Il mio intervento, ieri

dal blog di Ivan Scalfarotto

ivanint.jpg“Quando ho saputo che avrei fatto parte di questa commissione, mi sono chiesto quale ruolo avrei potuto giocare qui. E ho deciso subito che ciò che avrei fatto quale componente della Commissione per lo Statuto: avrei cercato di essere, tra i cento, tra coloro che cercheranno di fare di questo partito un partito aperto, un partito inclusivo e rispettoso.”


“Un partito rispettoso sin dall’uso che fa del tempo. Un partito in cui chi ha sette minuti per parlare non parli più di sette minuti, per esempio, come anche oggi è successo troppo spesso. E sempre in tema di tempo devo dire che la discussione che ha preceduto di poco il mio intervento, sulla data della prossima riunione, è stata davvero molto significativa. Facciamo in modo che in questo partito sia dato a tutti il tempo di partecipare: convocare una riunione di giovedì a Roma significa dare un messaggio molto chiaro all’esterno: che in questo partito partecipa chi vive a Roma e fa politica per professione. Attenti, quando si parla di casta si pensa immediatamente ai costi della politica: ma non è solo questo. La casta è anche la politica che chiude le sue porte. Il Partito Democratico deve essere secondo me, invece, un mezzo formidabile per consentire a chi vuol far politica di trovare una strada semplice ed evidente per poterlo fare, e questo sarà secondo me un importantissimo punto da sviluppare nello Statuto che andremo insieme ad elaborare.

Che il nostro Statuto sia poi rispettoso anche nella lingua che parla. Che sia uno statuto scritto in un bell’italiano, comprensibile a tutti, come la nostra Carta Costituzionale, un testo alto, scritto in un italiano ad un tempo elegantissimo eppure alla portata di tutti (a parte, va da sé, degli involuti e tecnicistici interventi del legislatore costituzionale successivi al 1948). La lingua che parliamo, anche quella che abbiamo parlato qui quest’oggi, è praticamente incomprensibile a chi abbia meno di trent’anni e noi non possiamo fare questo partito lasciando fuori dalla sua comunicazione una fetta così importante di questo paese.

Che il nostro statuto parli poi una lingua rispettosa dei generi: dobbiamo riprendere l’importanza della lingua, nel fare politica. Una ministra non è un ministro, è una ministra, e non è solo una questione di “political correctness”, è una fondamentale questione di rispetto e di riconoscimento dell’esistenza dell’altro.

Alcuni degli intervenuti prima di me hanno criticato la tempistica che ci siamo dati per la stesura dello Statuto: solo due riunioni plenarie prima della prima bozza. Qualcuno ha chiesto tempo ad libitum per poter discutere approfonditamente del tema, senza fretta, riflettendo in profondità. Ecco, sebbene io comprenda la prospettiva di chi ha sostenuto questa posizione, tra cui gli onorevoli De Mita e Morando (e devo dire che mi riconosco peraltro moltissimo in quasi tutte le altre cose dette da quest’ultimo), io penso invece che le decisioni che dovremo prendere, dovremo prenderle molto in fretta. In primo luogo ancora per un motivo di rispetto e di inclusione: non tutti i 100 componenti di questa commissione sono nella posizione di dedicare a questo sforzo tutte le loro energie, molti hanno lavori e famiglie, e altri impegni.

Ma c’è un motivo ancora più importante, che è dato dal fatto che la politica deve smettere di pensare di poter dettare i tempi della vita, i tempi del paese. Benvenuti nel 21° secolo, colleghi. Noi viviamo nel tempo della velocità, nel tempo dell’informazione, nel tempo della tecnologia. Le decisioni, oggi, devono essere prese velocemente, e se non le prenderemo velocemente il paese non starà lì certo ad aspettarci ma andrà comunque avanti, con noi o senza di noi.

Quanto alla struttura del partito vorrei dire che, dalla lettura dei giornali e dall’ascolto degli interventi di oggi, mi pare stiamo correndo il rischio di infilarci in una situazione paradossale. Oltre il 75% dei votanti ha appoggiato Walter Veltroni nel suo tentativo di creare un partito a vocazione maggioritaria, che riesca a prendere – in pratica – i voti per governare da solo. Ed ecco che mentre procediamo in questo sforzo moltissime voci si levano per costruire un partito magari maggioritario fuori ma che rimanga assolutamente proporzionale dentro.

Nella mia esperienza di vita ho potuto osservare il funzionamento di paesi a democrazia matura, dove la democrazia si sostanzia in una parola che non ha una vera traduzione in italiano: “accountability”. Accountability vuol dire in qualche modo “responsabilità”, la responsabilità di prendere delle decisioni e di essere poi responsabili delle stesse. La democrazia, vedete, non è contarsi ad ogni momento: quello è invece ciò che consente a Mastella di essere ogni giorno sulle prime pagine dei giornali. La democrazia negli altri grandi paesi occidentali è scegliere uno che guida, e mentre guida non può esserci uno che gli mette la freccia, un altro che gli cambia le marce e uno che gli pigia il pedale del freno. La democrazia consiste nel mettere una persona in grado di guidare per un certo periodo di tempo e chiedergli poi conto del tragitto percorso alla fine di quel periodo.

Abbiamo scelto un leader, insieme agli elettori, a larga, larghissima maggioranza e non possiamo pensare che la democrazia si chiami plebiscitarismo quando perdiamo. Io credo che le primarie del 14 ottobre siano state un esercizio di grande democrazia e che questo partito nasca sull’onda di una straordinaria legittimazione democratica.
Questo partito dovrà essere secondo me un partito liquido. Capisco bene le preoccupazioni di chi pensa che sia essenziale avere una forma di adesione o di tesseramento, ma non le condivido affatto. Le tessere rassicurano, sì, ma quanti esempi abbiamo di tesseramento fatto in forme quanto meno discutibili? Qui in sala c’è il mio amico Mario Adinolfi che temerariamente dimostrò questo assunto soltanto pochi mesi fa con la telecamera del suo telefonino andando a filmare un’assemblea provinciale di partito nella quale si sosteneva fossero presenti (e votanti) migliaia di militanti tesserati e che invece si svolgeva davanti a poche decine di persone. Non è forse più democratica una piattaforma wiki, dove ciascuno può dare il suo contributo, rispetto ad un tesseramento che può essere fatto in modo assolutamente scorretto, come purtroppo la politica ci ha dimostrato in passato?

Con questo statuto dobbiamo mettere in grado il partito di intercettare il Paese. Le primarie sono state un’esperienza democraticamente entusiasmante perché hanno dato diritto di cittadinanza ha chi oggi non ce l’ha: i giovani tra i 16 e i 18 anni, gli stranieri che vivono nel nostro paese, le famiglie di fatto. Ecco, noi saremo vincenti se sapremo rappresentare tutta l’Italia. Ed è per questo che sono così orgoglioso di essere in un partito che riconosce, ora sì davvero, pari dignità alle donne. Perché è un partito che ha capito che la prima cosa da fare per essere forte ed autorevole, è assomigliare al paese che intende governare.”
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

14 Commenti

  1. monica borgonovo

    Grande!

    mo

  2. Paolo Cambieri

    Gran bel intervento Zio Ivan !
    Si riesce a farlo passare a Wuolter ?

  3. enzo lodesani

    Caro Ivan non ho partecipato alle primarie perchè i dubbi su come si stava portando avanti il percorso costituenmte erano tali da impedere alla mia coscienza di essere uno dei tanti che si sono recati alle urne. Però il PD è stato e continua ad essere il mio orizzonte politico e ho ancora la speranza che si possa fare del nascente PD un vero “èartito democratico”. Da questo punto di vista ho letto il tuo intervento come la speranza che ciò è possibile. E’ possibile se le idee che hai espresso riusciranno ad imporsi. Bravo! Vai avanti così. Spero proprio che, assieme ad altri “giovani”, presenti nel comitato riusciate a sparigliare le carte della conservazione. Per quello che conta il mio parere, su questa strada avrete il mio appoggio.
    Grazie e buon lavoro.

  4. Complimenti davvero. Un intervento bello, giusto e pure entusiasmante. Sopratutto sulla necessità di essere veloci e sul ruolo del leader. E su dove sta la vera innovazione.

    A forza di sentirti, quasi mi convinci sul partito senza tessere. Hai ragione, infatti, a temere che le tessere siano una gabbia o, peggio, un puro strumento di potere.
    Però, da vecchio abituato a militare in un partito tradizionale, ho la triste tendenza a vedere le cose nella piccola pratica quotidiana della politica locale. Come funzionerebbe? Tutti i cittadini che lo vogliono eleggono i loro politici pro tempore a dirigere le sezioni locali? Con quali garanzie che non si riproducano gli stessi meccanismi di potere? Con quale garanzia che la partecipazione non sia scarsa oppure “da condominio” (sai, mobilitare 3 milioni di persone per eleggere un leader nazionale è una cosa, mobilitarne 3000 per scegliere un candidato consigliere municipale è un’altra: meno entusiasmo e più micro potere, temo…)

  5. Paola Alessandri

    Caro Ivan, complimenti per il tuo intervento, che sottoscrivo. Mi auguro che con le commissioni statuto riusciamo a dare davvero una svolta a questo partito. Quando si passa dal centro alla periferia le luci dei riflettori si spengono e il modello di partito che sta avanzando a colpi di dispositivi finali non è certo quello per cui ci stiamo impegnando. Ma diamoci tempo (non troppo) e lavoriamo per evitare la chiusura degli apparati su modelli autoconservativi.
    Anch’io farò parte della commissione statuto per la mia regione, l’Emilia Romagna, con il tuo stesso obiettivo: farne un partito aperto, trasparente e partecipato.

  6. Andrea Ballabeni

    Bravo Ivan

    Ottime riflessioni

    Avanti tutta su questa linea, senza paure.

    Andrea

  7. Jasmine LA morgia

    La cronaca dalla commissione introduce alcune riflessioni utili ad innovare le modalità di lavoro del Pd: il rispetto dei tempi di intervento, le date degli incontri in giornate che consentano a tutti di partecipare, un linguaggio chiaro ed efficace sono elementi che vanno nel senso dell’innovazione.
    Vorrei invece far riflettere sulla struttura organizzativa del partito che si sta delineando: il rafforzamento della leadership, l’allargamento numerico delle commissioni, la non risolta dinamica fra partito e governo, il ruolo di militante che scade a solo elettore, sono tutti elementi di forte conservazione dell’assetto partitico esistente.
    Non ci si accorge che sono i segni di una pesante involuzione politica.

  8. caro scalfarotto, ho avuto l’occasione di leggere il tuo intervento per la bella idea di enzo lodesani di segnalarcelo e riportarlo sul nostro sito (www.ulivoselvatico.org – pagina “Politica”). L’ho trovato interessante e sostanzialmente condivisibile. La tua raccomandazione riguardo alla celerità mi è parsa comprensibile ed opportuna, ma non dimentichiamo quanto tempo ed energie intellettuali, quanta sapiente ed oculata capacità di mediazione sono serviti per dar vita alla Carta Costituzionale della nostra Repubblica, per renderla così asciutta, essenziale, esaustiva e longeva.
    Lo Statuto del PD dovrà (per fortuna e purtroppo) contenere risposte ad istanze articolate e complesse, risultanti dall’aggregarsi di forze con storie eterogenee, in certi casi, al limite dell’incompatibilità… Mi sento quindi di affiancare al tuo auspicio di velocità anche il mio invito, per quel che vale, alla cautela ed all’ascolto.
    Buon lavoro e grazie per quello che state facendo tu e chi la pensa come te.
    silvia ricordy
    P.S.
    non posso non segnalarti che in uno degli ultimi paragrafi del tuo intervento ci sta un’acca di troppo (potremmo indire un concorso per chi indovina qual è…): “[...]hanno dato diritto di cittadinanza ha chi oggi non ce l’ha [...]”

  9. Sono d’accordo su molte cose e ti ringrazio di cuore, però avrei delle perplessità a pensare di risolvere solo con una piattaforma wiki il problema della partecipazione di tutti alle scelte politiche del PD. Vorrei che potesse partecipare anche chi fosse a digiuno di informatica, ma, perchè no,con idee utili al Paese.

  10. Bravo! Sono molto contenta del tuo intervento. Era proprio quello che volevo sentir dire.
    Io come altri, vengo dai vcchi partiti e la mia esperienza mi dice che le tessere non servono a nulla, soprattutto non servono a garantire la partecipazione degli individui che si sentono impegnati. Le tessere vengono utilizzate come fiches, e troppo spesso tutto viene considerato e trattato come un monopoli.
    Il nuovo partito non è un gioco da tavolo. Ed è vero, abbiamo fretta e bisogna essere celeri ma non confondiamoci con la Carta costituzionale della Repubblica, quella fu la Costituzione di un Paese la nostra è solo la costituzione di un partito, che potrà, avendondone il coraggio, essere grande per il nostro Paese. Anche io ho perplessità sul Wiki o sul come si stabiliranno regole certe, ma non è importante adesso. Mi sembra importante e oserei dire grandioso che Ivan ha colto il tempo e questo bisogna battere.

  11. Raoul

    Un intervento molto bello Ivan. Accountability, certezza della leadership, snellezza nei tempi e nel linguaggio. Benvenuti nella Nuova Politica

  12. Un’antitrust per il Partito Democratico

    Nella prima repubblica era normale assistere a lotte spietate per l’egemonia tra le diverse anime di un partito. Conquistare la segreteria nazionale era l’obiettivo necessario, ma non sufficiente: per poter veramente comandare, il segretari…

  13. estella

    grande! c’hai una capacità di sintesi razionale che convive con una comunicazione emotivo-empatica … un mix che fa paura!… ;o)
    saluti
    Estella

  14. Giovanni Fontana

    “Perché è un partito che ha capito che la prima cosa da fare per essere forte ed autorevole, è assomigliare al paese che intende governare”

    …o essere addirittura migliore.
    Bravo, ivan.

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