Beppe Severgnini sulla questione meridionale, ieri sul Italians.
“Il mancato progresso dell’Italia meridionale – sostituito, spesso, da un miope familismo – è uno dei veri, grandi drammi nazionali. Non è arrivato con il benessere, non è arrivato con l’istruzione. A Perth, a Melbourne e a Sydney ho incontrato giovani italiani del sud che sono SCAPPATI da situazioni ambientali insopportabili (illegalità endemica, favoritismi, addirittura minacce). Questo NON va bene. Nessun Paese tollera le cose che noi tolleriamo in Campania, in Calabria, in Sicilia, in parte anche in Puglia. Il Nord non ha saputo aiutare; il Sud non è stato capace di pretenderlo (con i comportamenti, non con i piagnistei). Tutto questo è drammatico, lo so bene. Mentre noi ci crogioliamo nei nostri difetti – e qui la classe dirigente meridionale ha grandi responsabilità – altri Paesi maturano cambiano, migliorano, progrediscono. E non c’aspettano.” [link...]
In più, un esaustivo trattato da parte di Marco Unia sulla questione meridionale e sui suoi (infiniti) dibattiti nella storia italiana. [link...]
Buona lettura, e buon fine settimana a tutti.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Continua e dibattito e penso che questo sia fondamentale. Mi sorprende e mi fa pensare molto però il link in cui c’è una sintesi, se pur efficace, della questione meridionale narrata come fatto che fu e ferma a quasi un secolo fa. L’impressione è che esista al fondo, una completa incapacità di intravvedere sia pure un lumicino.
L’impressione è che si preferisca scongiurare le tenebre piuttosto che combatterle. La questione meridionale rimane un fattò a sè, che tutto sommato non ci riguarda. Folclore, storia, letteratura, musica, giornalismo, di tanto in tanto, ma in maniera costante, atti di isolato eroismo per lo più votati ad una fine tragica che infittiscono la leggenda e rendono struggente, ammaliante ed epica la storia immobile del meridione. (direbbe il comico Albanese: “dopo la seconda volta, signor Fazio Fabio, “una bella rottura di cujuni”).
Questa approccio mi fa pensare al fatto che nel Paese non c’è coscienza del fatto che si tratta di un tumore che se invece riguardasse il nostro corpo in un attimo sapremmo approntare la più efficace terapia.
La descrizione della questione meridionale ferma ad un secolo fa non ci onora, nel senso che ci rende intellettualmente disonesti. Io penso che dopo un secolo di scelte, e di decisioni, di governo di un paese, ci sia il bisogno, storico, di indicare i risultati. Ripescare nel vecchio è fare confusione. Non mi piace una storia che riparte da zero ogni volta, che ogni volta annulla responsabilità ed azioni per andare alla ricerca di un peccato originale che giustifica, anzichè risolvere. Capisco il senso di quel link, e non è polemica su quello, ma su un modo di approccio in generale, in questo senso, il pensiero di Gramsci ma come di altri è molto importante. Ma se lo è allora è tempo di prendere coscienza di quello che siamo.
La colonizzazione del sud, non è terminata neanche durante l’età repubblicana, è una colonizzazione che si è resa possibile con il solito, sempre infallibile metodo di accordarsi con i potentati locali, chiunque siano, per trarne il massimo vantaggio possibile. Altrimenti non si capisce quando Severgnini dice …”accadono cose che in altri paesi non si tollererebbero”…. Una colonizzazione strana, come il liberismo più sfrenato applicato alla società piuttosto che all’economia ma con regole truffaldine, che non valgono per tutti ma solo per chi riesce ad avere potere. E’ il potere l’unica forma di promozione sociale della società meridionale, che sia quello di un usciere del sindaco o quello di un boss poco conta. Il potere solo conta.E questa pratica invece infesta gli altri luoghi del paese e della repubblica? E quanto incide su tutto? E’ già diventata la regola? Solo nel meridione o anche altrove? E se è regola, la regola del potere è fine a sè stessa, per gli individui che lo detengono, oppure è strumento finalizzato ad un qualche interesse collettivo? e di quale collettività? e quale interesse?
Quando dico, dunque, che bisogna fare i conti con De Mita e Bassolino in commissione statuto è a questo che mi riferisco. C’è una grande questione nel paese. Una novità ed un urgenza che va affrontata con coraggio e atti concreti che durano nel tempo. Si tratta della questione meridionale in Italia nell’anno 2007.
@Anonimo sopra,
la bibliografia del link copre la storia della discussione della questione meridionale, citando opere risalenti anche al 1981. Se sembrano ancora opere del secolo scorso, e’ dovuto al fatto che – come dici tu – l’analisi storica si e’ fermata.
Infine, condivido le tue opinioni: c’e’ una grande questione che va affrontata con coraggio e atti concreti che durano nel tempo.
Essendo meridionale e da poco in Australia per lavoro, non posso che tristemente annuire..
d’accordissimo con anonimo. Ci vuole potere, vero, dello stato. Fino a quando i processi saranno una barzelletta estenuante, fino a quando si tratterà il tema della povertà come questione culturale, non si andrà da nessuna parte. I rifiuti sono uno schiaffo della camorra allo stato: la camorra vince. Bassolino e demita in comissione sono uno schiaffo ai campani: la camorra vincerà sempre. Il “pacatamente”, i “tranquillamente”, il “rispetto per l’avversario” di veltroni, sono formule che non convincono, che lasciano spazio alla propaganda di berlusconi. Al sud ci vuole un re prima di tutto, perchè la situazione è molto difficile per molti. e se quel re non sarà lo stato, la giustizia, allora ce n’è gia un altro. Quindi niente più patti, niente mezze misure, nessuna pacatezza per favore.
l’anonimo sono io. sorry.