Mercoledì 7 novembre, come annunciato, si è tenuta la prima riunione del gruppo di lavoro del Partito Democratico del IX Municipio di Roma, sul tema della forma partito. Una riunione che ha tratto spunto da quanto elaborato da iMille nel loro wiki, ed è stata partecipata anche da millini romani. Qui di seguito un serissimo resoconto su quello che ci siamo detti. Se non temete di annoiarvi, scoprirete che sono cose di una certa importanza.
Tanto per dire, le rappresentanti alla costituente regionale elette nel territorio del IX e presenti alla riunione, vorrebbero portare in discussione alla prossima riunione dell’assemblea o, meglio, alla costituenda commissione statuto, proprio le nostre proposte o una loro elaborazione.
Ecco il resoconto.
Il gruppo di lavoro sul “partito che vogliamo” ha discusso a partire da questo documento.
La prima discussione del gruppo di lavoro ha messo in luce alcuni punti condivisi, assieme ad un certo numero di problematiche aperte. Abbiamo inoltre immaginato un percorso di approfondimento e di supporto alle attività del Partito Democratico nel nostro territorio.
Il gruppo di lavoro è nuovamente convocato per il giorno giovedì 15 novembre presso i locali di Via Appia Nuova 361, alle ore 18.30 puntuali.
- Anche se il gruppo non ha ovviamente mandato per discutere di Statuto del Partito Democratico, la discussione sulla forma partito è importante, sia perché serve a supportare gli eletti alla costituente regionale, sia perché ci consente di sviluppare una analisi più approfondita di come deve essere il circuito della partecipazione democratica in un partito presente a livello territoriale. Insomma, di come deve essere il nostro partito nel nostro territorio.
- Due obiettivi fondamentali e correlati sono lo sviluppo della partecipazione e la trasparenza delle decisioni: qualunque sia il metodo di elaborazione, decisione, e formazione dei gruppi dirigenti, è essenziale che chi ha ruoli dirigenti renda sistematicamente conto, in modo trasparente, del proprio operato.
- Il Partito deve essere presente sul territorio, avere una struttura e quindi dei militanti. Immaginiamo un partito leggero in termini di funzionari e struttura burocratica, ma non in termini di presenza per quanto possibile capillare e continua sul territorio. Il numero di persone che “vivono di politica”, all’interno degli organismi dirigenti del PD a tutti i livelli, deve essere il più basso possibile, anche se nessuno nega la necessità di sviluppare anche specifiche professionalità politiche.
- Il partito dovrà consentire di dare un ruolo sia agli iscritti che a tutti gli elettori, che dovranno essere chiamati a partecipare in molti casi all’elaborazione e alla decisione. Da tale punto di vista, in modo molto operativo, c’è la necessità di non “perdere di vista” i cittadini che nel quartiere hanno votato per le primarie del 14 ottobre. Sia in quanto potenziali iscritti, sia in quanto elettori interessati a partecipare ad alcune fasi della vita politica del partito. Quegli stessi elettori sono potenzialmente portatori di competenze e quindi utili a migliorare la capacità di elaborazione del partito. Insomma, anche qui bisogna dare spazio al merito e alla professionalità più che alle appartenenze.
- I meccanismi della selezione dei dirigenti interni al partito e dei candidati alle elezioni di cariche pubbliche devono essere il più possibile aperti. Le primarie sono un buon metodo (in genere ma non necessariamente, primarie aperte per la selezione dei candidati a cariche elettive, primarie fra gli iscritti per la selezione dei dirigenti di partito). Tuttavia non bisogna mitizzare questo strumento, sia in quanto oneroso, sia in quanto la valutazione di certe competenze può essere meglio effettuata con altre tecniche. Inoltre, è bene ricordare che il punto critico di una selezione tramite primarie è nella definizione delle regole per la candidatura alle primarie stesse: chi può candidarsi, e con quali vincoli?
- In particolare, è essenziale favorire meccanismi dove vi sia stretta correlazione fra definizione delle candidature e definizione dei progetti che la candidatura supporta.
- I meccanismi della partecipazione alla elaborazione della linea politica devono essere innovati: crediamo che alle classiche assemblee di partito vadano affiancati meccanismi di partecipazione più complessi quali sondaggi deliberativi, sistematiche attività di ascolto dei cittadini, partecipazione in rete. La cosa essenziale è che le decisioni siano prese in modo davvero trasparente e democratico, e non in un “altrove” non meglio definito.
Durante la discussione, sono emerse due diverse visioni del ruolo del partito. Schematizzando:
- Il Partito deve avere una autonoma capacità di elaborazione e proposta rispetto ai suoi rappresentanti nelle istituzioni
vs
- Il Partito deve produrre, ai diversi livelli, procedure di elaborazione programmatica e selezione delle candidature per le cariche elettive, legate a programmi precisi. A quel punto, l’eletto è responsabile del proprio programma, e il partito non ha più ruolo diretto in tale ambito.
È stato anche segnalato come parte di questi principi (ascolto, partecipazione, apertura alla società, trasparenza, ecc.) fossero anche patrimonio “teorico” dei partiti che hanno contribuito a fondare il PD o, almeno, fossero espressi come forte esigenza nella pratica di tali partiti nel nostro territorio. E tuttavia, la differenza fra il dire e il fare dimostra che vi è una difficoltà oggettiva e un rischio di fallimento di parte di questi “buoni propositi”.
La possibilità di “fallimento” prima richiamata deriva probabilmente dalla difficoltà di bilanciare i vantaggi della democrazia rappresentativa con (l’utopia della) democrazia diretta. È quindi necessario approfondire tali due polarità e, soprattutto, studiare le potenzialità della democrazia deliberativa o partecipativa. Ci si propone di studiare e possibilmente sperimentare nel futuro tecniche di democrazia deliberativa, se possibile coinvolgendo anche il livello del Municipio. In tale ambito, deve essere approfondita anche la discussione sul ruolo del partito e in particolare sul rapporto partito/istituzioni/cariche elettive.
Nell’immediato, la prossima riunione del gruppo, il 15 novembre, sarà interamente dedicata a preparare alcune linee di proposta concreta e visibile sul “partito che vogliamo”, in previsione delle assemblee con gli eletti nella costituente e gli elettori che si terranno a breve nel Municipio. È infatti assai importante offrire alla cittadinanza attiva che ha dato il proprio sostegno alle primarie, un quadro credibile di proposte sul partito che li chiama alla partecipazione.
Ai fini della discussione teorica, si segnalano per la lettura questi link:
http://spaghettispindoctors.com/opslab/wp-content/blogs.dir/100/files//2007/10/ops_focus-deliberativo.pdf
http://caffeeuropa.it/archivi/democrazia/index.html
http://l_antonio.ilcannocchiale.it/post/1676072.html
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=G74JS
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





uff. un lungo ma esaustivo commento. Bravi.
Quale il ruolo dei partiti nel risolvere i problemi dei cittadini?
Qualche tempo fa, in un post, cercavo di individuare le principali funzioni legittime dei partiti in una democrazia liberale, trovandone tre: elaborazione politico/culturale, formazione e selezione di una classe dirigente, concorso alla gestione democr…
La forma partito è uno degli aspetti più interessanti del processo di costruzione del PD le idee sono molte ma spesso confuse, il riassunto proposto mi sembra un buon punto di partenza, sul sito del LAB8 abbiamo iniziato una discussione che si inserisce in questo solco con una proposta di rapporto sezioni-laboratori, iscritti-associati per chi volesse partecipare alla discussione la trovate su:
http://www.pdlaboratorio8.it/wpdir/?p=174
a presto e buon PD a tutti