Ho scritto ieri a proposito del voto in Senato sull’emendamento che chiedeva di togliere l’esenzione ICI dagli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciale. La bocciatura di tale emendamento, come già scritto presentato da tre senatori socialisti, ha generato una tanto isterica quanto miope caccia ai “clericacci baciapile del PD”, a cui hanno aderito volti noti e meno noti. Il tema è meritevole di discussione, non tanto per il voto del 7 Novembre già ampiamente sviscerato, quanto per capire come va portata avanti una battaglia da noi ritenuta imprescindibile: la battaglia per la laicità dello Stato.
Fatemelo dire ancora e meglio: penso che siano gesti come quelli dei sopracitati senatori – barattare la visibilità con la possibilità di cambiare le cose – che allontanano i nostri obiettivi sul fronte laicità.
Spesso il primo passo per rendere più raggiungibili alcune conquiste di civilità è evitare di trasformarle in temi-bandiera. Passi per questioni che sono effettivamente eticamente sensibili perchè toccano il tema della vita e della morte, come la fecondazione assistita o l’eutanasia, ma questa dell’esenzione ICI non è una faccenda di laicità, non è un tema eticamente sensibile: per favore, non ce lo trasformiamo noi. Si tratta di una questione di economia, di concorrenza, di attività produttive, di antitrust. Trasformare l’esenzione dall’ICI in un tema-bandiera allontana il giorno in cui riusciremo a risolvere la questione. La stessa cosa vale per i PACS: la laicità dello stato non c’entra. E’ una questione meramente di diritto, che in tutti i settori – compreso il diritto di famiglia – si aggiorna naturalmente al cambiare delle condizioni della società. Le coppie di fatto esistono già, non le inventa certo la legge. Farne una questione di bandiera ci fa fare tante belle manifestazioni di piazza e conseguenti schieramenti pseudo-ultrà, ma non ci fa risolvere il problema. Peggio, ce ne allontana.
Ancora. Se si aspira solo a fare testimonianza o tirare su un paio di voti, indirre un voto al giorno sulla laicità per perdere ogni giorno e far vedere quanto si è stoici può essere una buona strategia. Se si aspira a cambiare le cose, no. L’esperienza dovrebbe averci insegnato a maneggiare con cura il momento della conta.
Mettiamo da parte le intenzioni meramente strategiche dei tre senatori socialisti e supponiamo che Pd, Sinistra Democratica, Rifondazione, Verdi e Pdci avessero votato Sì a quell’emendamento. Avremmo ottenuto due cose, e tra queste due cose non c’è l’abolizione dell’esenzione Ici. Primo: avremmo regalato un’altra vittoria al fronte clericale di questo paese, come abbiamo già fatto col referendum sulla procreazione medicalmente assistita (da certi errori si dovrebbe imparare: passi chiedere un voto – nel paese o in Parlamento – quando speri di poter vincere, ma chiedere un voto quando sei sicuro di perdere è autolesionismo, o malafede). Secondo: avremmo messo sotto la maggioranza su un tema-bandiera, nella settimana più importante della sua vita, con tutto quel che ne consegue (e tra le cose che ne conseguono non c’è l’abolizione dell’esenzione Ici. Ci sono nel migliore dei casi una bordata di polemiche e muro contro muro e nel peggiore nuove elezioni o un bel governo tecnico con Udc e Udeur a fare da padroni: chissà che difesa della laicità). Se il nostro obiettivo non è fare testimonianza ma cambiare le cose, entrambe queste conseguenze ce ne allontanano.
Detto questo, non capisco lo sconforto di chi si aspettava qualcosa di diverso dal “primo voto del PD”. O meglio, lo capisco: tutti vogliamo un partito laico, laico e basta. iMille sono in prima fila: nel nostro wiki c’è abbastanza materiale per capire quanto le nostre idee siano chiare su questi temi. Ma non mi ricordo quando è successo che il successo delle primarie e di Veltroni hanno cambiato la conformazione di questa maggioranza parlamentare. Ci siamo accorti il 7 Novembre che il governo attuale non è in grado di decidere su faccende che hanno a che fare con la laicità dello Stato? Vi siete dimenticati dei Dico? E chi si mise in mezzo sui Dico, il Pd o l’Udeur? Signori, è triste ma è così, e il Pd non c’entra: le elezioni ci hanno consegnato una maggioranza che non è in grado di legiferare sulle vicende che hanno a che fare con la laicità dello Stato.
Ora, si può pensare che un governo che non riesce a legiferare sulla laicità è meglio che non esista, e battersi perchè affondi, con tutte le sue conseguenze. Oppure si può pensare che un governo che non riesce a legiferare sulla laicità è un governo in cui non è possibile riconoscersi al 100% ma non per questo è un governo che non può fare delle cose buone per migliorare la vita dei cittadini. Io sono sulla seconda posizione. Per stare sulla prima posizione, sarebbe meglio avere delle soluzioni alternative per arrivare al raggiungimento dei propri obiettivi. A meno che non si sia interessati solo alla visibilità, ovviamente.
Quali speranze per il PD? Le speranze ci sono. All’interno del PD, l’ala oltranzista sul fronte della laicità dello stato è quella dei teodem, ovvero tre (3) senatori e due (2) deputati. Sì, sono cinque, c-i-n-q-u-e, meno di quelli della Südtiroler Volkspartei: ogni tanto dovremmo ricordarcelo. Prima erano in cinque in un partito del 10% diretto da un Rutelli che se li coccolava dalla mattina alla sera. Oggi sono sempre in cinque, ma in un partito che potenzialmente può arrivare al 38%, diretto da un segretario con le idee molto più chiare e con dei meccanismi di democrazia diretta (vedi le primarie) che congresso dopo congresso e elezione dopo elezione li costringeranno a chiedere i voti sulla base delle loro idee. Sopravviveranno? Secondo me no. E qui entrano in gioco iMille e tutti coloro che vogliono un partito laico.
Nei commenti al post precedente Giovanni mi chiedeva quando è il momento allora di fare la battaglia per la laicità. Io sono certo più che mai che il momento debba essere già oggi e la battaglia debba svolgersi all’interno del Partito Democratico: nelle sezioni, nei dibattiti, alle primarie e soprattutto nei congressi, dove ci si conta sulla base delle idee. Facciamo in modo che nel PD ad ogni livello emerga una classe dirigente il meno equivoca possibile sulle questioni che hanno a che fare con la laicità dello Stato. Questo governo, con tutti i suoi difetti, qualcosa può ancora farla per il paese: evitiamo di spezzargli le gambe cadendo nella trappola di barattare la visibilità con la possibilità di cambiare davvero le cose.



















concordo su tutta la linea.
Ma nessuno vuole spezzare le gambe al Governo…
Il PD ha delle responsabilità sulla laicità. Ha detto bene Nullo da me.
Questo atteggiamento sembra un “ma anche” veltroniano.
COn la presa di posiozione chiara e forte del PD forse avremmo avuto una esito favorevole, vista l’opinione del paese su questo tema (che prima tu dici che non è bandiera e poi si).
O il paese vogliamo ricordarcelo solo quando c’è da avere consenso (primarie)?
AH, Veltroni non ha le idee chiare, o meglio, non lo comunica.
Dimmi perchè la fusione di due partiti che volevano il maggioritario debba dar vita ad un partito (che il 38% se lo sogna a meno di non diventare come pare la DC) che vuole il proporzionale.
Io ho la forte sensazione che oggi si scrive la storia di questo governo. Se ce la fa, anche se con il vergognoso compromesso dell’ICI alla Chiesa (e altri che però sarebbero OT), acquisisce una bella forza e soprattutto scioglie di fatto l’alleanza elettorale che a destra non si è mai sciolta, in attesa di elezioni, appunto. Quindi adesso è il momento di plasmare il PD e di fargli prendere delle posizioni, in modo che quando questo governo, con rinnovato vigore, potrà fare una legge elettorale, e quindi si andrà alle elezioni, non ci siano dubbi su quali siano le sue posizioni in merito alla laicità. Secondo me anche Veltroni non ha fatto cose che vorrebbe fare e detto cose che vorrebbe dire in attesa del voto di questa sera.
Francesco,
il problema non è nel singolo provvedimento, ma nel quadro generale. Il governo sacrifica ogni azione sull’altare del tirare a campare. Ogni azione, indipendentemente dal “colore” di questa azione. Basta che provoca qualche distinguo e allora o non si fa nulla o la si rende fumosa e inutile.
Questo vuol dire venire meno al senso di governo. E soprattutto, si sacrifica lo spirito di sinistra sull’altare del governo (nel senso non del governare ma dello stare al governo). Così facendo si fa male non solo all’oggi, ma soprattutto al domani. Se il governo fa morire ogni barlume di politiche di sinistra, relegate solo nei recinti della cosiddetta “sinistra radicale” (termine che non sopporto, per inciso), allora sarà la morte di ogni possibile partito di massa di sinistra, laico, repubblicano che aspiri a governare. Indipendentemente da come si chiami.
Quindi, per me, o il governo e la sua maggioranza prendono il coraggio a due mani, oppure veramente tra questo governo e quello dini (per fare un esempio) non c’è alcuna differenza.
Concordo con quanto scritto da Emilio. Anch’io ho la sensazione che per ora la cosa importante sia gettare le fondamenta del PD, anche accettando il compromesso sull’ICI alla chiesa. Non nascondiamoci poi che questo provvedimento non sarebbe realmente MAI passato… In conclusione la politica è fango: meno male che c’è qualcuno che ha la mia fiducia che si tira su le maniche e in questo fango infila le braccia cercando di fare qualche cosa di utile!
hai ragione francesco la storia dell’ICI non é una qeustione di laicità, ma di libera concorrenza. ed é su questo punto che sono state presentate delle obiezioni alla commissione europea.
il fatto é che esiste un rapporto particolare in Italia fra Chiesa e Stato. questo é evidente.
il tuo discorso sui pacs, dici che é una questione di diritto, non di laicità é molto bello. ma non credo che possa passare questa visione in italia, apunto perché alcuni confondo catechismo e codice civile pensando che quello che sta nel primo deve stare nel secondo.
certo i pacs é una questione di diritto. c’é un problema di vuoto giuridico. ma perché allora tutti rimangono immobili?
comunque su pacs (dico o cus) volevo scrivere un post…
“Nei commenti al post precedente Giovanni mi chiedeva quando è il momento allora di fare la battaglia per la laicità. Io sono certo più che mai che il momento debba essere già oggi e la battaglia debba svolgersi all’interno del Partito Democratico: nelle sezioni, nei dibattiti, alle primarie e soprattutto nei congressi, dove ci si conta sulla base delle idee. Facciamo in modo che nel PD ad ogni livello emerga una classe dirigente il meno equivoca possibile sulle questioni che hanno a che fare con la laicità dello Stato.”
Due lunghi post sulla vicenda dell’esenzione ICI per gli immobili della Chiesa per concludere con questo invito che definisco, non me ne voglia Francesco, retorico. Retorico e astratto perché immagina di fare una battaglia politica dentro il PD per far emergere una classe dirigente “meno equivoca” sul tema della laicità. Le battaglie è giusto farle, ma come si fa a fare una battaglia se si riducono i bisogni dei cittadini, i nuovi diritti (in buona sostanza il tema della laicità) a questioni negoziabili da sacrificare sull’altare del realismo e di una politica manovriera? Astratta , poi, perché si immagina di marginalizzare i teo-dem, quasi che il problema fosse tutto legato alla loro presenza nel PD. Qui si tratta di cultura politica. Il PD deve decidere se vuole essere appunto un partito laico dove per laicità si intende che l’attività di legislatore si compie nel rispetto delle tante diverse “coscienze” che abitano nelle moderne società. In altre parole non si può impedire l’uso della pillola abortiva a chi in base alla propria coscienza ritiene di usarla, come non si può accettare un regime (in questo caso fiscale) speciale per una confessione quando si tratta di attività che hanno come solo scopo il lucro. Non è una questione economica, è una questione di giusta distinzione dei ruoli e dell’affermazione che lo Stato non può essere succube di alcuna istanza estranea al libero svolgersi delle regole che esso si dà. Quindi fino a quando il PD non si darà una identità ben precisa sarà facile bersaglio di critiche. Se il termine sinistra ha ancora un senso non può essere ostaggio di una politica fatta solo di manovre tutte interne ai recinti degli addetti ai lavori. Il PD ha futuro se scende nelle strade, si apre ai bisogni, li interpreta con proposte chiare e precise e chiede consenso da usare, questo si, nei rapporti di forza. Non serve una battaglia per spostare i pesi interni al futuro partito se questo non prende forza là dove la forza esiste: tra i cittadini. Chiede, quindi, consenso su cose concrete, e tra le cose concrete ci stanno appunto le battaglie per i diritti e per l’affermazione della separazione tra stato e chiesa.
E’ antistorico pensare a queste battaglie?
questo è un post da standing ovation.
Il mio dissenso da questa impostazione, che a tratti trovo capziosa, imbelle e perfino odiosa, non potrebbe essere più totale.
Se negli anni Settanta la Sinistra avesse ragionato come fa Costa, non avremmo MAI avuto il percorso di laicizzazione che portò all’approvazione delle leggi su aborto e divorzio e poi alla loro difesa tramite referendum.
Tutti vorrebbero evadere le tasse. I furbetti del quartierino lo facevano e sono stati beccati. La Chiesa cattolica lo faceva, e ora lo può continuare a fare in modo legale (ma non legittimo) grazie anche al voto degli 88 senatori del PD.
Come ha ben detto Crisitiana Alicata (membro dei Mille) nel suo blog, la posizione del PD sull’emendamento Angius è “indifendibile”. Questo va ben al di là della questione numerica. Un conto è far passare un emendamento di abdicazione della propria sovranità per 240 a 12 con 48 astenuti, un conto è farlo passare per 152 a 148, come sarebbe stato se gli 88 del PD e i 48 astenuti della Sinistra avessero votato per il SI.
Seguendo il ragionamento di questo post, il PD diverrà un partito di Destra, non di Centro. Se ogni volta che si presenterà un tema difficile o scottante (etico o non etico, come è la questione del pagamento delle tasse da parte degli immobili commerciali del Vaticano) voi, anziché di lottare per far passare la soluzione che ritenete equa e giusta, vi accorderete con chi la pensa all’opposto di voi solo perché ha “più numeri”, rinunciate a fare politica.
Non mi metto a spiegare i motivi per cui il concetto di votare contro all’emendamento che mira a far pagare l’ICI sugli immobili COMMERCIALI della Chiesa sia sbagliato perché auspico che all’interno di questa associazione politica la pensiate, su questo, tutti come me.
Dico solo che tra i 12 sì ci sono voti di AN, PRI, e Dc delle autonomie. Il PD ha votato in modo più conservatore di quei senatori. Non mi interessa se dietro c’è un calcolo politico, io sto ai fatti e i fatti parlano con la forza delle scelte compiute.
La tassazione, soprattutto quando è proporzionale al reddito, è uno dei modi attraverso cui lo Stato equipara i cittadini davanti alla legge.
Il Vaticano al momento è l’unica realtà politica, assieme agli evasori fiscali totali, che gode di una rappresentanza politica nel Parlamento italiano SENZA essere sottoposto alla giusta fiscalità che ne dovrebbe discendere. Siamo al rovesciamento del principio della rivoluzione liberale americana, che diceva appunto “No taxation without representation”, che potremmo parafrasare in “Uguali tasse, uguali diritti”.
La Chiesa ha ottenuto il meglio: zero tasse e mille diritti, anche quello di decidere chi si può sposare e chi no, chi può adottare e chi no, chi può farsi inseminare e chi no.
Tutto questo, da qualche giorno, grazie anche al voto degli 88 senatori del PD.
Ricordatevi di questa scelta, quando verrete a chiedere il voto a chi è laico e di Sinistra.
Francesco, nun te la pijà, ma questi due post mi hanno ispirato per scriverne un terzo sul mio blog:
http://www.anellidifumo.ilcannocchiale.it/post/1683692.html
Per rispondere all domanda che si pone enzo alla fine del suo post, si, io penso che sia antistorico occuparsi di queste battaglie. Mi sembra che tutto il tema della laicita’ sia largamente inteso (o peggio, praticato) come una battaglia di principi, mentre la politica di principi non dovrebbe occuparsene proprio, se non per farli convivere senza troppi disturbi reciproci.
Il tema dell’ ICI (non) pagato dalla chiesa cattolica non ha nessun impatto e nessuna conseguenza sulla vita dei cittadini italiani. Il tema della (non) autorizzazione alla ricerca sulle cellule staminali (per citare un altro tema controverso) non ci impedira’ di avere disponibili in tasca, tra qualche anno, medicine prodotte da aziende svizzere e tedesche (ossia all’ interno del nostro stesso spazio economico) cosi’ come oggi abbiamo la novalgina e l’ aspirina, tra l’altro progettate in laboratori dove lavorano tanti giovani italiani che sono pagati benissimo, al contrario di quel che avviene in patria.
Insomma, io penso che la chiesa cattolica abbia impatto sulla vita dei cittadini solo quando la si prende sul serio e si “scende” al confronto sui principi. Non mi pare che questo sia molto riformista ne’ scevro da ansie ideologiche: basti pensare che un grande ritormista come Tony Blair rispondeva direttamente al capo della sua chiesa (una chiesa non particolarmente economica ne’ discreta, a dire la verita’) ma non mi pare se ne sia mai occupato molto . Si vede che aveva altro da fare. Noi anche.
Non per amor di polemica, ma non ho mai letto tante inesattezze dette con tanta sicumera, gianni.
A spiegare che la Chiesa ha un bell’impatto sull’economia della vita degli italiani ci ha già provato Curzio Maltese, pur ammettendo egli stesso che fare i conti in tasca al Vaticano è impresa difficilissima, vista la mancanza di trasparenza dell’istituzione Chiesa Cattolica.
Sostenere poi che in linea generale “… la chiesa cattolica abbia impatto sulla vita dei cittadini solo quando la si prende sul serio e si “scende” al confronto sui princìpi” è così straniante da leggere che mi mancano le parole per replicare.
completamente d’accordo con Antonella.
Antonella, prendo atto che ne’ tu ne’ Maltese sapete dirci nulla riguardo l’impatto della chiesa sulla economia degli italiani. Appena troverai la parole per fornirci ulteriori informazioni altrettanto rilevanti le leggero con attenzione.
Gianni, forse prima di inalberarti saputello dovresti leggere gli articoli di Maltese: qualcosa in realtà c’è scritto, più di qualcosa in realtà e con tanto di cifre. Al di là del Tevere l’inchiesta non è stata gradita per niente e questo è un buon segno quando si cerca di capire e raccontare un Potere, quale esso sia.
Per le altre informazioni rilevanti che attendi, ti deluderò perché non vorrei “scendere” a parlare con te di “princìpi”, visto che secondo te la politica “non dovrebbe occuparsene proprio”.
Per comodità, qui ci sono tutti gli articoli e c’è pure il “Finiamola!” irritato del Vaticano.
(spero che il link funzioni)
http://www.radioradicale.it/argomenti-storico/chiesa-cattolica
Ribadisco che la politica non si occupa di principi, ignoro gli insulti nervosi di chi non ha argomenti (e quindi nemmeno le parole per esprimerli) e prendo atto della conferma che ne’ Antonella ne’ Maltese ci sanno dire l’ impatto della chiesa nella vita economica degli italiani. Argomento peraltro irrilevante, in quanto nessuno lo ha sollevato: l’ esistenza di un ente privato che utilizza fondi pubblici e che provvede un servizio (nello specifico assistenza e conforto spirituale) ha senza dubbio un impatto economico, e sarebbe bizzarro che non fosse cosi’. Penso pero’ che questo impatto economico, ma sopratutto l’ impatto della chiesa sulla vita degli italiani (che era la mia unica preoccupazione) non vengano minimamente intaccati facendo pagare l’ ICI alla chiesa, indipendentemente dal fatto che sia giusto o meno (e io penso che sarebbe giusto). Dato che la politica, ribadisco, non si deve occupare di principi, bensi’ di migliorare la vita delle persone, penso che abbia cose migliori e piu’ importanti di cui occuparsi. Lo pensa anche Tony Blair: io troverei davvero insopportabilmente bigotto vivere in un paese in cui si diventa capo di stato (e capo della chiesa) solo per diritto dinastico (e poi noi stiamo quai a parlare di merito), ma non ricordo alcuna battaglia di “laicita’” in questo senso combattuta dal New Labour. Si vede che Blair aveva meno tempo a disposizione di quanto ne abbia antonella. Anch’io.
Gianni,
mi sa che più che non avere tempo sei pigro.
Forse una piccola sinossi di quanto ci costa l’ente privato meglio conosciuto come Chiesa Cattolica puoi leggerla, ci vuole poco più di un minuto.
” (…) Con prudenza e realismo si può stabilire che la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all’anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione («Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire», nell’opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c’è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per «aiuti di Stato». L’elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici (stime «non di mercato» dell’associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all’anno, più qualche decina di milioni.”
(C. Maltese, La Repubblica, 28 settembre 2007)
non capisco, da questo post viene fuori che il PD è un tale e strenuo difensore della laicità dello stato che per aggirare la politica dei teodem e dei loro datori di lavoro oltre Tevere fa esattamente la politica dei teodem perchè questo è il modo migliore per difendere la laicità. Sono d’accordo sull’importanza di portare avanti il governo che a spizzichi e mozzichi cose buone le sta facendo, ma abbiamo il coraggio di ammettere che la laicità dello stato è mortificata ogni giorno proprio nella violazione di norme di concorrenza e di diritti di convivenza considerati normali in tutti i grandi paesi europei e che Repubblica italiano appare ogni giorni di più come uno stato confessionale satellite di una teocrazia straniera, ho fatto pure una strip a proposito:
http://www.pdlaboratorio8.it/wpdir/?p=145
Scusate, ma io non sono affatto d’accordo con questo modo di impostare il discorso laicita’ dello Stato. Prima di fare i conti su quante agevolazioni fiscali riceve la Chiesa, che tra l’altro compie anche molte opere benemerite che non dobbiamo dimenticare, sarebbe il caso di fare i conti di quanti decine/centinaia di migliaia di furbetti evadono le tasse. Insomma cominciare a parlare di laicita’ dalle tasse in un paese in cui i gioiellieri dichiarano meno dei garzoni e’ semplicemenete ridicolo. Parliamo di aspetti sociali, non di tasse.
Bene, quindi il mancato introito dell’ ICI vale dallo 0.5% all’ 1% della scorsa finanziaria. Diciamo dieci o venti evasori alla Valentino Rossi. Sarebbe comunque giusto che l’ ICI fosse pagata, intendiamoci, ma questo e’ decisamente l’ argomento finale per capire se si sta facendo una battaglia di principi oppure di sostanza, come ciascuno puo’ valutare da se’. Grazie per i dati.
Vediamo. Ieri Francesco scrive:
“La legge che in Italia prevede l’esenzione dall’ICI per gli immobili della Chiesa destinati a uso commerciale è una legge iniqua e sbagliata.”
Inequivocabile, direi.
Oggi scrive:
“l’esenzione ICI non è una faccenda di laicità, non è un tema eticamente sensibile.[..] Si tratta di una questione di economia, di concorrenza, di attività produttive, di antitrust.”
Altrettanto inequivocabile.
Cosa c’entrano le battaglie etiche in tutto questo? niente. Ringraziamo i senatori socialisti per aver fatto passare la questione dell’ICI per tale (con bocciatura annunciata, proponendo l’emendamento in modo sciagurato e fuori luogo). Passera’ del tempo prima che se ne possa ridiscutere serenamente. L’avessero proposto in situazione piu’ acconcia avrebbe potuto anche essere seriamente discusso per quel che e’: violazione delle regole della concorrenza. Null’altro.
“Per rispondere all domanda che si pone enzo alla fine del suo post, si, io penso che sia antistorico occuparsi di queste battaglie. Mi sembra che tutto il tema della laicita’ sia largamente inteso (o peggio, praticato) come una battaglia di principi, mentre la politica di principi non dovrebbe occuparsene proprio, se non per farli convivere senza troppi disturbi reciproci”
Dunque la politica deve “solo amministrare”, ma allora la domanda è: che differenza fa se a governare è Prodi piuttosto che Berlusconi? Entrambi sono amministratori di condominio e sappiamo come vanno queste cose…..continuiamo a fare i fatti nostri, tanto ci pensa l’amministratore, al massimo protestiamo se c’è qualche problema che riguarda il nostro appartamento.
Scusate, ma io rimango dell’idea che la legge sull’ICI per la Chiesa è una questione E di sostanza (economia, concorrenza, etc.) E di laicità, visto che chi beneficia di questa iniquità, a spese nostre, è un’organizzazione religiosa che condiziona la politica italiana da sempre e che in tema di diritti e di eguaglianza negati a CITTADINE/I vuole che l’Italia rimanga così com’è, un paese ingiusto.
Poi, boh, sarò strana io…
Enzo, secondo me la politica deve ammministrare e governare. E questo lo si fa compiendo scelte che soddisfano alcuni e scontentano altri. Per cui mentre con Berlusconi si mandano soldati in Iraq e si tagliano le tasse ai redditi piu’ alti, con Prodi si ritirano i soldati dall’ Iraq, si liberalizzano servizi e prestazioni e si fa un patto per il welfare con le parti sociali. Non mi sembra proprio la stessa cosa. I principi sono il punto di partenza, da cui la politica parte, non il punto d’ arrivo.
Gianni, se l’invio o il ritiro delle truppe dall’IRAK sono scelte divaricanti in base a a principi “punto di partenza”, come dici tu, na consegue che ogni scelta di governo è fatta in base a principi. Allora non si spiega proprio la scelta di rinunciare a governare in base al principio della laicità. Il privilegio riservato alla Chiesa -grande o piccolo che sia- si spiega quindi solo con la sudditanza culturale: questo vuole il PD?
Io spero proprio di no.
Ragazzi (più o meno) a me pare che stiamo creando divisioni su un capello.
In pratica Gianni dice che dai principi derivano le azioni (cosa su cui siamo tutti d’accordo mi pare) e lo contrappone al suo inverso che è fare azioni per affermare principi. La differenza è sottilissima, accademica direi e sicuramente merita o testi più corposi di un commento ad un blog o la maggiore chiarezza del “viva voce” …
Insomma, ricordiamoci sempre quando polemizziamo accesamente che lo strumento blog è anche fonte di molte incomprensioni.
Feancesco ce fosse piu gente come te e pieroni!
Blogghisti combattivi e costitutivi e costruttivi.
Parliamone ner mio Blog
http://spartacusquirinusblog.blogspot.com/
Trovo interessante questo post come esempio dell’arroganza della burocrazia del PD, che già nasce vecchia come nel vecchio PCI.
Nel PD non si discute dei temi ’sensibili’ e se qualcuno, come Antonella, porta dati di fatto a carrellate (comprese le cifre che il Vaticano costa a tutti noi oggi in Italia) ecco che viene derisa e si cerca di costringerla al silenzio. Ha ragione Zucconi, quando dice che ogni formazione politica italiana ha nel nome l’opposto della sua natura. Peccato, un’altra occasione persa nel centro-sinistra.
[...] (per iMille) [...]