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Tessere e partecipazione

sezione Speakers' corner

di Francesco Minervino

cards.jpgIl 27 ottobre si terrà la prima assemblea del PD.

Gli argomenti da discutere sono pressoché infiniti, visto che c'è da creare un partito, e dargli un'anima.

C'è una questione che però mi sta a cuore. Per alcuni può sembrare una roba burocratica, o forse una anticaglia: questo nuovo partito deve essere snello, nuovo, deve prevedere un tipo di partecipazione diversa. Forse è vero, ma non sono d'accordo. Il problema di cui sto parlando è quello delle tessere e in modo indiretto delle sezioni.

Aperta parentesi
Sabato ho letto l'articolo di Fazio su La Stampa.
Credo che su diverse cose abbia ragione, anch'io sono confuso e credo che lo siano in molti qua intorno. Credo però, che si dovesse andare a votare lo stesso domenica, affinché il nostro disorientamento non si traducesse in immobilismo e impossibilità di scegliere. Qualche punto fermo c'è ancora e vediamo se si riesce a farlo valere.
Una cosa però dice Fazio, verso la fine, che secondo me è sbagliata: "avrei tanto preferito andare a votare per decidere se fare o no il partito democratico piuttosto che per il suo leader".
Ora, io non lo so se la dimenticanza è volontaria o no, però vorrei ricoradare che ad aprile si sono tenuti i congressi dei Ds e della Margherita e che gli iscritti (e sottolineo, "solo" gli iscritti), hanno votato le mozioni per decidere se fare il Pd oppure no. Nel caso dei Ds, c'erano due mozioni contrarie (quella di Mussi e quella di Angius), tant'è che si è verificata una scissione dolorosa, ma forse inevitabile.
Quindi, mi sembra sbagliato sostenere che non ci è stato chiesto. Ci è stato chiesto eccome, ma solo a quelli con la tessera e c'è stato un dibattito, con posizioni contrastanti e tantissimi dubbi su quello che si stava per fare, specie tra gli iscritti di vecchia data (alzi la mano chi non ha sentito la frase "non vogliamo morire democristiani").
Chiusa parentesi.

Per le primarie del leader, dopo un lungo dibattito, si è deciso di non iscrivere automaticamente i votanti al nuovo partito. E' una scelta dettata dal fatto che molte persone avrebbero trovato fastidiosa questa clausola e non avrebbero partecipato, quindi il risultato sarebbe stato sicuramente meno esaltante di quello che effettivamente è stato.
Ok, va benissimo, cerchiamo di ottenere una base di potenziale elettori che sia la più ampia possibile...però...

C'è un però. La costituente dovrà decidere se istituzionalizzare il meccanismo delle primarie e magari estenderlo anche ad altre scelte, oltre a quella del leader (e io mi auguro che sia così), ma mi auguro anche che la possibilità di votare in futuro sia riservata ai soli iscritti.
Vi sembra giusto che delle persone godano del diritto di poter scegliere riguardo questioni vitali di un partito, senza assumersi alcun dovere? A me no, si era capito. Mi pare arrogante. E pure dettato dall'idea che la vita democratica di un paese si risolva tutta nella solitudine della cabina elettorale.
Ma non è così. Esiste sempre un prima e un dopo. C'è tutta la nostra storia privata e pubblica, le nostre scelte, le nostre azioni, i nostri errori, le nostre speranze.
Votare è una cosa bellissima, ma democrazia è partecipare. Quindi non credo che si debba avere paura di iscriversi a un partito, le tessere durano un anno, non tutta la vita, e se abbiamo paura di prenderci questa responsabilità vuol dire che non ci crediamo davvero, bombardati come siamo dalla convinzione comune che la politica sia solo malaffare e volontà di affermazione personale.

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Commenti (28)

G.V.:

La questione organizzativa del PD e' cruciale perche' determinera' la differenza tra le aspettive di quello che dovrebbe essere e cio che sara'.

Tre temi su tutti:

1) Turn over per le cariche principali.
2) Voto segreto alle riunioni di partito per garantire massima liberta'
2) La questione delle tessere e la loro manipolazione a fine di potere all'interno dell'organizzazione di partito (vedi scandalo Margherita pre congresso)

Di questi temi si dovrebbe parlare perche' e' inutile nasconderci dietro un dito, ora come ora le sezioni sia DS che Margherita funzionano male perche' orientate su un modello ottocentesco di partito.

Ad esempio, rimane aperta la questione di come garantire la partecipazione nell'era dei lavori flessibili e quindi di orari di lavoro flessibili.

Luca:

Mi permetto di dissentire non tanto sulla questione delle tessere o non tessere, ma sull’idea che le nostre vite, le nostre storie e le nostre idee debbano per forza trovare una sintesi nell’iscrizione ad un partito. Molti di quelli che hanno lavorato con iMille non sono mai stati iscritti a un partito (io a uno, ma assai leggero), eppure sono stati a votare e hanno cotruito pensieri e idee senza sentire come una frustrazione la mancanza di una tessera. Insomma, l’idea che un partito moderno possa essere una struttura di servizio per migliorare le nostre vite e il mondo, piuttosto che essere le nostre vite e il nostro mondo, mi pare del tutto sensata e plausibile. Poi comprendo anche le opinioni opposte: ma hanno motivazioni soggettive e non universali, ecco. Luca S.

Concordo pienamente con Luca, proprio quando stavo per intervenire sull'argomento. La questione potrebbe essere qual è il senso di avere la tessera di un partito. Le modalità che noi conosciamo (a parte il partito leggero di cui parla luca ...) sono o quella del partito comunista, dove tessera vuol dire essere "fedeli alla linea", o quella dei partiti dei notabili, dove avere la tessera serve per avere accesso a gruppi di potere (insomma come nella DC ...).

E il PD? Io spero nessuno dei due, anche se si rischia più il secondo che il primo. Quindi avere la tessera "leggera" vuol dire, da una parte che avere la tessera di un partito non significa dover essere sempre d'accordo con quello che il partito definisce, dall'altra che non si aderisce per avere accesso al potere. E i leggeri dovrebbero vigilare proprio a che la seconda (che individuo come la più "pericolosa") sia messa in minoranza nel PD ... cosa non facile ...

Io sono d'accordo che il PD abbia iscritti e tessere, ma non sono d'accordo che, sulle primarie, d'ora in poi si debba limitare il voto ai soli iscritti. Credo che in un partito si debbano distinguere diversi livelli di coinvolgimento e di responsabilità. Gli iscritti dovrebbero partecipare all'elaborazione delle idee ed alla sintesi delle proposte, però il partito non si deve chiudere in sè stesso. Far partecipare i simpatizzanti alla scelta tra le diverse proposte ed i diversi candidati che il partito può offrire è un modo efficace per limitare l'influenza delle logiche di scambio tra i notabili e di pura gestione del potere.

raoul:

Daniele pero' ancora aspettiamo foto, bio, partecipazione in chifalecose etc.

Giacomo:

Credo sia importante fin da subito ragionare su punti importnati:
1) organizzazione e struttura del partito: è necessario, a mio avviso, che le strutture di base siano riferite ad un livello istituzionale (comune o circoscrizione). Questo facilita la funzione politica delle "sezioni" e le rende in grado subito di esercitare una funzione chiara. Inoltre dovrebbe essere possibile costruire circoli tematici su temi di carattere generale per stimolare la discussione politica senza limitarsi al localismo.
2) tessere e partecipazione: un partito nuovo e moderno, e rappresentativo in maniera "larga", deve essere in grado di andare oltre l'adesione per tessera e tutti i diritti che questo comporta. La tessera sarà fondamentale per l'autofinanziamento ma le decsioni devono poter essere prese con il coinvolgimento di una platea più larga possibile, su alternative chiare. Il metodo delle primarie deve essere mantenuto per tutti gli organismi monocratici nel partito e nelle istituzioni. Infine la partecipazione deve essere favorita nella maniera più flessibile, su questo la rete telematica è uno strumento informativo e di comunicazione insostituibile; per la partecipazione locale credo debba essere assunta una regola: la centralità della figura dell'eletto che, senz'altro in uqesta fase iniziale, deve costituire il punto di riferimento per tutti gli interessati ed i militanti.

giobbi:

Qualcuno ha scritto "Il metodo delle primarie deve essere mantenuto per tutti gli organismi monocratici nel partito e nelle istituzioni".
Avete idea di cosa significa organizzare le primarie? Trovare le sedi, i presidenti, altri quattro scrutatori per seggio (tutti rigorosamente senza compenso nè rimborso spese)? In provincia di Imperia abbiamo cominciato a lavorarci a luglio: è stata una esperienza esaltante, ma assolutamente irripetibile a breve termine (scelta dei segretari provinciali e cittadini).Nessun valore politico alla mia posizione, ma non parlatemidi primarieprima di un anno,un anno e mezzo!

Bene, mi sembra che qui si sia d'accordo in prevalenza con l'idea dei cerchi concentrici: un partito strutturato, con sedi territoriali ed iscritti, ma leggero e poroso, e dove una buona parte delle decisioni (non tutte) viene preso chiamando a consultazione anche gli elettori e i simpatizzanti.
Mi sembra un buon modello, più o meno quello che ho tentato di tratteggiare nel Wiki.
Certo, Francesco Minervino ha anche ragione nel dire che lasciando la decisione a tutti, si dà un potere in cambio di nessuna responsabilità. Tuttavia, è un po' la stessa cosa che accade con la validità erga omnes dei contratti stipulati dai sindacati, cui non tutti sono iscritti. Insomma, occorre che gli iscritti - che servono e devono essere tanti - ragionino con spirito di servizio e non abbiano troppo potere. Anche perché in questo modo non c'è spazio per i "signori delle tessere".

Personalmente credo che abbia senso avere una qualche distinzione fra chi si vuole impegnare di più nel partito e chi no, e che questa distinzione sia simboleggiata dalla tessera.

Ma questo non significa assolutamente chiudere questioni di interesse generale tipo le primarie ai non tesserati.
Anche perché ci possono essere diverse ragioni, anche ottime, per non tesserasi (per esempio se uno ha un ruolo nell'informazione o nella giustizia, o se comunque vuole mantenere più distanza e sentirsi più indipendente; o perché uno il tempo proprio non ce l'ha)

E bisognerebbe anche evitare che le tessere servano solo a dare peso al partito, e a dare potere a chi le porta.
- Avere la tessera non deve significare "obbedisco al partito", ma "ho voglia di andare a discutere e collaborare alle decisioni del partito".
- Non ci si deve "guadagnare potere", solo un canale di comunicazione più rapido con il partito, in cambio del proprio impegno ad usarlo (un diritto/dovere, un po' come lo e' l'andare a votare)

@giobbi: capisco che organizzare delle consultazioni è faticoso (ma relativamente io l'ho fatto insieme ad altri a paris e non è che poi è stata durissima). Ma soprattutto quello che mi sembra assurdo è recriminare il fatto di non pagare gli scrutatori. Tanto per dirvi, qui in francia scrutatori e presidenti delle elezioni vere non sono pagati, perché è un servizio repubblicano .... ecco iniziamo a pensarci anche in italia e non recriminiamo che alle primarie non si è pagati. Mi sembra il minimo proprio.

d'accordo nel definire questo un punto campale. è molto tempo infatti che penso ai possibili problemi legati alla " forma-partito ".

ora, è stato dimostrato che alle primarie del pd sono andati a votare molti militanti di rifondazione ( e questo va bene, benissimo : anche solo perchè volevano " spostare l'asse del pd verso sinistra ", a me va bene ) ma anche alcuni elettori di AN hanno votato veltroni perchè vincesse e si dimettesse da sindaco di roma per mancanza di tempo. questo è meno giusto.
guardate che estendere il meccanismo delle primarie sempre e comunque a tutti i livelli si presta molto di più alla corruzione e ad altre influenze varie.

è vero che il PD è un partito nuovo ,aperto e poroso, ma non è che " ogni idea va bene, tutti dentro ". e se si candida alle primarie un tesserato an? voi direte, " beh, allora scriviamo che ci si può candidare e votare solo se si è iscritti al PD o senza nessuna altra tessera ". che discorso è? è facile l'imbroglio.

per me la tessera è fondamentale, e non " ottocentesca" . si vota e ci si può candidare a tessera presentata. punto. i giochi " larghissimi " sono finiti, io direi che ci possiamo accontentare d'ora in poi dei giochi " larghi ".

G.V.:

Ripeto la questione dell'organizzazione e' importante perche' un conto e' discutere dell'etica dell'organizzazione ed un altro e' quello di realizzarla il piu' possibile.

D'altra parte ne abbiamo visto un esempio a queste primarie dove le regole sono state castranti di molti buoni propositi.

Non mi piacerebbe che il PD diventasse come l'ONU, eticamente condivisibile, ma impraticabile da un punto di vista organizzativo.

Disinteressarsi di questi aspetti significa avere una idea ingenua di come le organizzazioni funzionano.

francescomine:

Non so se si tratti di un campione statisticamente attendibile, ma mi pare di essere in minoranza qua dentro.

Quello che però non capisco bene è cosa significhi concretamente la "tessera leggera".
Riccardo dice: il non dover essere a tutti i costi fedeli alla linea.
Io leggo (perdonami la malignità): avere la possibilità di prendere le distanze ogni volta che viene deciso qualcosa che non ci piace.

Per quanto riguarda invece l'uso del tesseramento a fine di conquista del potere, ho paura che stiamo facendo lo stesso errore che abbiamo fatto con le preferenze: pensare che lo strumento fosse sbagliato, quando forse, sbagliato era l'uso.

Infine, direi che per sapere cosa pensa l'opinione pubblica, ci sono già i sondaggi, e se ne potrebbero fare a scopo informativo quanti se ne vogliono. Magari sfruttando meglio la rete, come dice Giacomo.
Ma per quanto riguarda le decisioni, scusate, ma rimango fermo nella mia idea

@francesco
innanzitutto facevo un'analisi del senso della tessera, che era diverso nei due partiti/tradizioni che sono confluiti nel PD. Ed entrambi sbagliati.
Un partito fatto di genti pensanti non è fatto di yesmen fedeli alla linea. Se il PD fa una fesseria ogni tesserato deve avere il diritto (e il dovere se questa fesseria è immorale se non anche illegale) di dissociarsi, senza per questo essere "espulso" come si faceva nel PCI.

Questo vuol dire che "psicologicamente" avere la tessera può non voler dire sentirsi di dover difendere sempre quello che i vertici dicono. In un certo senso il metodo dei radicali (quello cui faceva riferimento luca) lo trovo forse il migliore tra gli esistenti.
Oggi poi Rosy Bindi su RaiTre proponeva un modello interessante di chi fa (un po' sul modello mille ...), da seguire con interesse credo.

francescomine:

Quello che dici mi sembra giusto, ma credo ci sia differenza tra il dissociarsi (pienamente legittimo) e il prendere le distanze (come a dire che noi non c'entriamo, se la decisione non è quella che avremmo voluto).
Come ho già detto le tessere non sono come il matrimonio (finché morte no vi separi) e, se le scelte che non ci vanno giù sono troppe, basta non rinnovarla.

Si certo francesco, ma volevo far notare che per una parte non piccola di chi va nel pd le tessere sono più di un matrimonio, sono come la squadra di calcio che non si cambia mai.

E questo scoraggia molti nuovi ad entrare perché (giustamente) non vogliono affidarsi al pd finché morte non li separi. E perché non vogliono essere identificati per la loro tessera più che per il loro pensiero.

allora se stiamo parlando semplicemente di " avere la tessera non vuol dire essere sempre fedeli alla linea " , sono d'accordo. anzi per me è presupposto.

resta che secondo me si candida e vota solo chi è tesserato. anzi, magari si candida proprio perchè non è d'accordo, senza per questo essere buttato fuori.

Giobbi:

@riccardo da parigi
Proprio nessuna recriminazione, nè da parte mia nè di nessun altro dei centotrenta coinvolto. Non so come possa esserti venuto in mente un pensiero del genere.

giobbi, semplicemente leggendoti (Trovare le sedi, i presidenti, altri quattro scrutatori per seggio (tutti rigorosamente senza compenso nè rimborso spese)) e sentendo non poche persone in italia.

Gianni:

Sono stato iscritto ai DS, avevo la tessera, e regolarmente alle riunioni e alle discussioni politiche partecipavano simpatizzanti che la tessera non l' avevano. I DS candidavano persone che al partito non erano mai stati iscritti (a dire la verita' lo faceva anche il PCI: besti ricordare Altiero Spinelli, tra i tanti) e nei direttivi a tutti i livelli ci sono sempre state persone che al partito non aderivano formalmente. Non mi pare che la discussione stia introducendo elementi di novita', francamente: mi sembra piuttosto che rifletta una diffidenza verso il partito come forma di organizzazione politica in quanto tale. Diffidenza legittima, ma giusto chiamarla con il suo nome.

giuseppe grandis:

Sono stato iscritto al PCI, al PDS, ai DS, conto di farlo con il PD. Ma non ho mai sentito il rischio di essere "espulso" se sostenevo una tesi contraria e mi è capitato, da ultimo, svariate volte (qualcuno ha detto "come faceva il PCI", presumo che non è mai stato nel PCI, non sa nemmeno di che parla). Temo invece che chi legge il tesseramento come qualcosa "più di un matrimonio... come la squadra di calcio che non si cambia mai" abbia un'idea "impaurita" della partecipazione politica. Un'idea debole, la costante paura della "sopraffazione". Nei partiti, nel mio partito, le battaglie si vincono e si perdono, l'importante è farle (e se si perde, non ci si porta via il pallone con cui si gioca). Fare la tessera significa un sacco di cose, ma soprattutto, oltre che a finanziare un partito (che non è cosa piccola), a fare un atto di responsabilità, di fronte a sè e agli altri, oltre che un gesto di comunità. Sono molto preoccupato da un'idea di partito cosiddetto "leggero", che vorrebbe affidarsi, molto di più, ad un'idea di fedeltà all'uomo, piuttosto che all'idea stessa, al suo impianto di valori, alla sua comunità. I famosi comitati elettorali, che durano il tempo di una campagna, poi le decisioni (quelle importanti, e senza rischio di espulsione, magari in qualche bel salotto) le prendono gli "eletti" e altri pochi intimi. E' la questione dirimente che mi dirà se continuare a stare nel PD oppure no.

Il punto di partenza per affrontare il problema dovrebbe essere la domanda: a che cosa serve un partito politico? Mi sembra che si possano distinguere tre funzioni principali:

  • La prima è quella di luogo di elaborazione culturale, dove si propongono, si discutono e si propagandano idee politiche.
  • La seconda è quella di selezionare e formare una classe dirigente. Le idee in politica sono importanti, ma sono le persone a prendere le decisioni.
  • La terza funzione, in teoria sintesi delle due precedenti, è quella di concorrere democraticamente alla gestione del potere statale (esecutivo e legislativo), portando propri candidati in Parlamento, nel governo, nelle assemblee comunali, provinciali, e purtroppo anche a capo di società a partecipazione pubblica, enti, etc. etc.


Un partito a vocazione maggioritaria non può essere un partito in cui tutti la pensano allo stesso modo. Deve essere un partito dove idee molto diverse possono convivere, ma che poi sia in grado di proporre alla società una proposta politica chiara e affidabile, fatta di candidati e di programmi di riforma limitati, realizzabili. A questa sintesi bisogna arrivare senza che ci sia bisogno che una componente raggiunga l’egemonia culturale nel partito. La logica maggioritaria deve valere anche al suo interno, e le elezioni primarie sono lo strumento giusto.


Chi si da da fare nel partito deve avere qualcosa in cambio. Io credo che le adesioni ufficiali, le tessere siano una cosa utile. Ed è giusto che chi si impegna direttamente abbia maggiori diritti e doveri di chi non lo fa; sicuramente deve avere il diritto di far sentire la propria voce nelle sedi ufficiali, anche e soprattutto se le sue posizioni sono minoritarie: in questo modo il partito può svolgere al meglio la prima funzione. Ma, quando si tratta di scegliere i candidati e la linea per delle elezioni, per la seconda e la terza funzione del partito, le primarie aperte sono una garanzia contro la chiusura verso la società, contro la preponderanza delle logiche di scambio che la gestione del potere spesso favorisce. Contro il rischio di brogli e l’intromissione di elementi di disturbo si possono prendere dei provvedimenti semplici. Basta richiedere la registrazione al voto per un determinato seggio, e rendere pubblici gli elenchi dei votanti: quanti berlusconiani vorranno vedere il proprio nome pubblicato tra i votanti del PD?

giuseppe grandis:

E bravo Daniele, davvero!

d'accordo.

inseriamo nel wiki-programma?

raoul:

Daniele, ti ri-ri-invito a mandarci la tua biografia+foto. stiamo riorganizzando la redazione Wiki-Tematiche e tu potresti certamente aiutare Corrado Truffi e Filippo de Agostini per l'area Diritti Polici-Organizazione Partito (nel tempo che hai ovviamente)

@raoul (OT): scusa se non ho risposto sulla biografia, non me la voglio tirare, ma si tratta di una storia che ha appena avuto una svolta... mi sono trasferito da tre settimane a Roma dalla Sardegna e sto per traslocare nel nuovo appartamento da una sistemazione temporanea. Nel frattempo lavoro e tengo famiglia. E' già un mezzo miracolo che sia riuscito a scrivere qualcosa, e mi premeva di più parlare del PD che di me stesso!

Grazie per l'offerta di collaborazione, sicuramente mi interessa (anche se per un po' avrò poco tempo). Cercherò di finire la biografia stasera stessa e inviarla - ma sono di quelli che prima di dare qualcosa alle stampe deve sempre leggerla e rileggerla bene, quindi abbi pazienza ;)

Le ottime osservazioni di Daniele sono state integrate nella apposita pagina del Wiki.

fabio:

Mi ritrovo in alcune osservazioni di Giacomo.
Sono stato (e sono fino a scioglimento) iscritto al PDS, poi ai DS. Conosco la vita delle sezioni e la militanza politica. Ma il modello del partito degli iscritti a mio avviso non riesce più ad essere rappresentativo della società di oggi. Quel modello presuppone l'adesione a un partito che "ti spiega tutto" della vita, ti da un'identità, una mission, abbraccia (qualche volta invade) tutta la tua vita, perchè si diceva una volta "tutto è politica". Ho capito, invece, nell'esperienza concreta non tutto è politica e soprattutto che i cittadini possono mobilitarsi su singoli temi che ritengono importanti, senza per questo aderire completamente al partito, del quale, per una certa istanza hanno abbracciato la causa.
Per questo penso che ci debbano essere le tessere e l'impegno militante di chi sente di doverlo fare e può farlo, anche perchè, è bene ricordarlo, non esiste un partito senza "apparato". Ma anche l'apertura a tutti quei cittadini che sono pronti a farsi coinvolgere per una singola istanza, come nel caso delle primarie del 14/10.
Vorrei approfittare dell'argomento per porre il problema della partecipazione alla vita politica da parte di cittadini "comuni" che si alzano la mattina alle 7 e escono dall'ufficio alle 18 e magari devono attraversare Roma per andare a casa. Ecco per tutti quelli come me, le riunioni in sezione, i convegni di partito sono spesso in orari impossibili (i convegni la mattina, le riunioni in sezione spesso cominciano alle 17:30, ecc.). Ecco, mi piacerebbe che il PD, ci desse la possibilità di partecipare anche senza una presenza fisica costante e, soprattutto, in orari più adatti. Come fanno i Mille!

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