Peppe, l’altra faccia della politica

Questa è la storia di Giuseppe Provenzano, candidato alle primarie del PD a Caltanissetta.

gp.JPGdi Davide Guadagni (da Il Tirreno)

“Passano gli anni e otto son lunghi però quel ragazzo ne ha fatta di strada”. Il ragazzo di questa storia si chiama Giuseppe (Peppe) Provenzano, gli anni del distacco dalla “prima casa” in realtà sono sei (ma quando ne hai 25 sono tantissimi), la via non è nella periferia milanese ma in quella milenese. Sì, Milena, un paesino siciliano incastonato al confine tra Agrigento e Caltanisetta, profondo Sud. Ma ora parliamo della variegata strada che ha fatto.


Peppe va a Pisa
Peppe Provenzano, figlio di un’artigiano e di una maestra elementare, studia bene e, dopo la maturità, affronta il coriaceo concorso che una delle scuole di eccellenza italiane, la Scuola Superiore Sant’Anna (quella di Ciampi, Amato, Letta) richiede. Lo supera, prende il treno, e si trasferisce nella città della torre. Qui si laurea brillantemente in giurisprudenza e si appassiona alla politica. Una politica del fare, però. E qui il racconto lo continua lui: “Mi iscrivo ai ds a Pisa. Ma il partito, in un certo senso, mi sta stretto. Insieme ad un gruppo di altri ragazzi tutti ventenni, studenti universitari, metto in piedi un’associazione di cultura politica ‒ La città futura ‒ che fa parlare subito di sé, a Pisa e fuori. Anche grazie all’attenzione di D’Alema e Amato, che ci apprezzano e ne parlano sui giornali, ci incontrano. Noi giocavamo a fare i giovani intellettuali (ci sono filosofi, giuristi, economisti, storici, letterati, politologi), rompendo anche un po’ le scatole in giro. Cruciale è stato l’incontro con Adriano Sofri, che allora lavorava in Normale. Tra i molti il più attento a noi, a Pisa, è stato Paolo Fontanelli. Come “fratello maggiore” nell’associazione c’era anche Roberto Cerreto. A Pisa ho imparato cose preziose. La più importante è il gioco di squadra, l’importanza del gruppo, anche in politica”.

L’appuntamento delle Primarie
Quando il partito che gli stava stretto decide di sciogliersi per dar vita a una nuova forza politica, Peppe capisce che è arrivato il momento di impegnarsi davvero, e lo fa nell’associazione per il partito nuovo. Organizza, dibatte, aggrega, si confronta. La civile, felice ma conservatrice Toscana dà spazio e possibilità finalmente anche ai giovani. Ma una sera, dopo un dibattito, dopo la birra, riceve una telefonata.

Terra depressa
E’ un caro amico che, dalla sua terra, gli racconta di una situazione del tutto diversa. La Sicilia è oggi la regione più povera d’Italia. Le questioni sociali rimangono quelle che si studiano sui classici del meridionalismo. 600 mila giovani diplomati e laureati sono tornati ad emigrare. Quelli che rimangono fanno anticamera dal potente di turno e, se sono fortunati, prendono il lavoro che gli lascia il padre, agli altri non rimane che un lavoro sommerso fuori dalle regole e dalle garanzie, o un posto nell’industria della malavita. L’amico racconta di questo e della sua condizione personale di emigrato per forza che lo ha portato nel gorgo della depressione.

Il dottor Provenzano torna a casa
E’ a quel punto che Peppe Provenzano decide che il suo impegno, le sue primarie, andrà a farsele là: “Decido di tornare in Sicilia a costruire il Partito Democratico per diverse ragioni, politiche e personali. Non ultimo, il richiamo dello “scoglio”. Esistono due tipi di siciliani: di mare aperto e di scoglio. Chi si porta la Sicilia dentro, navigando in libertà, e chi ha bisogno di tornare sempre. Io credevo di essere di “mare aperto”, ma stavolta ha prevalso lo scoglio”.
Appena torna si rende conto che le cose non sono cambiate in meglio, anche se coglie segnali che possono incoraggiare:”Quando sono arrivato ho capito perché dovevo rimanere lì. L’escalation di violenza e tensione mafiosa mi ha impressionato. Ma vedere che a Gela 80 imprenditori hanno trovato la forza di denunciare il racket mi ha fatto pensare che forse si può. Loro si sentono isolati e per lavorare c’è chi vive sotto scorta. Il mio posto era al fianco di questa gente che, per disperazione, cede alla mafia, o che, disperata, resiste.
La campagna per le primarie è stata esaltante e dolorosa, l’esperienza umana più intensa della mia vita. Nella case, nel marasma di esistenze senza prospettiva, le parole nei confronti della politica sono molto più dure del turpiloquio di Grillo. Ho lavorato con persone e compagni straordinari, che mi hanno insegnato tantissimo, e l’attenzione nei nostri confronti è cresciuta di giorno in giorno”.

L’altra faccia della politica
Come è diventata lontana la Toscana del lavoro e delle sezioni. Ma a volte le storie dure insegnano molto e trovano un riconoscimento nei fatti. Vediamo come è andata a Peppe: “A Milena – Sicilia granaria del feudo, altopiano dello zolfo, luogo pirandelliano di una contrada sciasciana ‒ si è registrata una delle percentuali di votanti più alte d’Italia. Su una popolazione di 3.300 abitanti, su 2.200 aventi diritto, hanno partecipato al voto ben 959 cittadini, e la mia lista ‒ Democratici con Veltroni – ha raccolto 860 consensi. Una cosa straordinaria e commovente, andrò alla Costituente del partito nuovo. Ma questo è solo un primo piccolo passo. Continuare ora per me è un dovere. E allora mi arrovello sulle soluzioni praticabili per questa landa di Sicilia,”Mi ci romperò la testa”, come diceva Sciascia”.
Anche questo accade oggi, quando la politica è in prima pagina solo per le sue divisioni, i suoi sprechi, i battibecchi e la siderale lontananza dalla realtà. Per questo abbiamo pensato fosse giusto raccontare questa storia. Ci sono dei giovani, tra le nuove leve, che coltivano ancora una vera passione civile e pensano che l’impegno possa essere disinteressato. Con loro, forse, abbiamo ancora qualche speranza.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

6 Commenti

  1. Barbara

    Bella storia, quando il mondo va al contrario del contrario del contrario, diventa interessante. Grazie.

  2. il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette. Conosco bene peppe e gli auguro davvero un felice futuro. e’ uuna risosa per il paese e per la politica. Chi come me ha la fortuna di potersi confrontare con lui sa bene cosa dico. Sergio Ragone.

  3. Calogero

    Peppe è un amico da sei anni, conosco i suoi valori, gli ideali che lo muovono. Aver accettato la sfida in Sicilia gli fa onore. Aver avuto successo è testimonianza delle sue capacità. Sono felice per lui. Sono felice per quella terra depressa, che è pure la mia. C’è bisogno, non solo in Sicilia, ma in Sicilia a maggior ragione, di menti brillanti e libere come la sua. Calogero Oddo

  4. Carlo

    L’elezione di Pino, per come si è materializzata, è qualcosa di straordinario…
    Sono legato a Pino da un’amicizia profonda e dalla comune appartenenza all’associazione La Città Futura, che lui coordina in maniera sapiente.
    Il ragazzo non ha bisogno di maturare ulteriormente. Chi lo conosce sa che è già pronto per sfide più importanti.
    Io, da suo allievo, non posso che augurargli tutta la fortuna che serve per poter cambiare la politica e l’Italia.

  5. alberto

    Ma Peppe è dei Mille?

  6. Filippo Zuliani

    un articolo da leggersi ascoltando Celentano :)

    molto bello, davvero. Complimenti Peppe!

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