di David Monciardini
A una recente riunione sul futuro del PD a Londra mi sono trovato di fronte a uno spettacolo interessante e per certi versi sintomatico. Eravamo circa una quindicina con un pronunciato gap generazionale tra gli ultracinquantenni e gli under 30 e solo due o tre donne.
Gli “anziani” erano antagonisti, scettici e critici fino a sfiorare il masochismo. Dei veri “ribelli senza causa” dai capelli brizzolati che se la prendevano con l’establishment del futuro PD e dell’Unione. “Perchè andare a votare, se poi non posso esprimere una preferenza?”, urlava uno. “E’ solo un operazione di marketing!” gli faceva eco l’altro. “Son sempre le stesse facce che ci hanno governato per cinquant’anni!!” e “Qui non ci resta che appoggiare Grillo o confluire nella Sinistra Radicale!!”. Il colmo: “Si stava meglio quando c’era Berlusconi!! Almeno ci dava da dire!”
Io, francamente, mi chiedevo cosa fossi venuto a fare ad una riunione di (supposti) sostenitori del PD in cui se ne diceva tutto il male possibile.
A quel punto i “giovani” hanno replicato cercando di fare vedere ai “ribelli” brizzolati che no, c’erano stati dei miglioramenti. Con argomenti moderati e ragionevoli hanno fatto notare come, comunque, male che vada, da due partiti e apparati ne nascerà uno. E poi la Finocchiaro, Bersani, Letta, ecc… rappresentavano persone valide. Non proprio le “solite facce”. Infine che, qualora vincesse (come probabile) Veltroni, il rinnovamento sarebbe stato accentuato e continuato. (N.B. Al solo nominare la parola Veltroni e rinnovamento insieme dagli “anziani” son partiti lazzi e risate a crepapelle).
A un certo punto un ragazzo ha fatto acutamente notare che le tradizionali categorie si erano curiosamente ribaltate. Gli over-40 inneggiavano alla rivolta mentre gli under-40 erano ragionevoli e moderati.
E’ il caso di riflettere su questa situazione. Vi sono molte ragioni alla base e spero che se ne possa discutere perchè credo sia un tema interessante. Io, che appartengo, anche anagraficamente, ai giovani credo che tre ragioni mi portino a essere propositivo e moderato invece che antagonista e “forcaiolo”. Primo, abbiamo ereditato un monte di macerie, per cui mi sembra più giusto imbracciare la pala che il piccone. Secondo, ho un grande fastidio nei confronti delle ideologie e questo mi porta a valutare e analizzare quel che si può cambiare piuttosto che a creare contrapposizioni a priori. Terzo, ho speranza. Credo che le cose possano cambiare. Sono, forse, un illuso. Tuttavia credo che questo sia il nostro momento per disegnare il partito che vogliamo e, senza falsa modestia, un Paese più decente.
Ci vogliono tanti giovani (insieme a “buoni” vecchi) per salvare il PD dalla sclerosi e dalla riproposizione di schemi ideologici passati. Per dargli un anima aperta alla speranza e non avvelenata dallo scetticismo. I giovani si devono fare portatori di contenuti e di un stile nuovo. Infine bisogna salvare, a partire da iMille, dare un colpo netto al maschilismo della politica italiana. Come ha detto Anna Finocchiaro per essere un partito nuovo il PD deve essere un partito di donne e di giovani. Invece, le due o tre donne di ieri erano troppo poche e non hanno mai, ripeto MAI, aperto bocca. Ci serve la loro cretività e dedizione!
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Il fatto che i giovani siano più realisti mi sembra una buona notizia: forse stavolta riusciremo a cambiare le cose. La sfida è riuscire ad entusiasmarsi per obiettivi raggiungibili, non solo per le utopie che hanno mosso le generazioni passate, e che hanno portato ai risultati che abbiamo sotto gli occhi…
Se poi ci aggiungi che proprio quella generazione (degli over 40) è quella al potere e nei posti dirigenziali… beh, scusami ma inizio a pensare che ci sia qualcosa di non onesto (intellettualmente parlando) nel loro atteggiamento.
Quelle generazioni sono quelle del ’68 e degli anni ’70 … possibile che non riescano ad andare oltre la contestazione anche coi capelli brizzolati??
Sai l’assenza delle donne è l’altra faccia della medaglia… ogni donna sa che il proprio tempo è prezioso (perché è una risorsa finita) e non ha nessuna intenzione di sprecarlo in infinite riunioni in cui ci si parla addosso per non dire nulla… la politica italiana è molto maschile anche in questo (le donne generalmente intendono la politica come servizio), e ha allontanato ancora di più le donne… cavolo, speriamo di riuscire ad invertire la rotta..
saluti
estella
Bravo a David che ha fotografato con precisione la situazione.
Io a quella riunione c’ero. Stranamente, mi e’ capitato di difendere la “politica” contro “i ribelli”.
Purtroppo la situazione e’ questa. La gente e’ negativa in partenza. Se cerchi di portare un po’ di pacatezza e realismo nella discussione, subito sei sommerso dalla diffidenza.
Sara’ dura uscire dal circolo negativo in cui la societa’ italiana si e’ cacciata. Per fortuna a noi le sfide (quasi) impossibili piacciono.
E’ un po’ triste vedere la questione generazionale sotratta al discorso politico e consegnata ad un patetico giovanilismo identitario da primi anni sessanta, con tutto il suo corredo di generalizzazioni ben oltre i limiti del razzismo. Anche perche’ pare che i cinquantenni non facciano poi cosi’ schifo quando si chiamano Veltroni e garantiscono piu’ posti in lista dei giovani Letta o Adinolfi. Si potrebbe essere adulti anche da giovani, volendo.
grazie per le risposte stimolanti.. Mi piace questa cosa che le donne non fanno politica perchè hanno di meglio da fare, estella, non lo avevo mai capito. Ripensandoci mia madre (che è visceralmente ulivista) alla richiesta di entrare in lista ha risposto 1. ma non c’e’ qualcuno più giovane? 2. ma io c’ho tante cose da fare!! Alla fine da una mano attiva (lei è con Letta) e mi racconta lo strazio nel partecipare a queste riunioni lamenti e parole, parole, parole. Quello che mi spinge a partecipare qui è che si vede uno spirito diverso. Devo dire, e Philippe e altri ne sono l’esempio, c’e’ gente nuova, concreta e senza tempo da perdere.
Bellissimo post. Secondo me le azzecca quasi tutte. Il ribellismo anarcoide e’ sempre stato un’ulcera purulenta dello stomaco italiano. Prima scompare, prima si comincia a lavorare nella direzione giusta. Il problema del rapporto fra i generi e’ il tema cruciale in Italia, e forse proprio da li’ le cose inizieranno a cambiare. Auspico una rinnovata ondata di femminismo, adeguato ai tempi nostri.