Le parole del piddì

di Francesca Pollastrini, millina eletta all’assemblea nazionale del PD.

Che sarebbe stato un grande momento di ars oratoria lo sapevamo. Che avrebbe parlato di come l’Italia può cambiare, di come tutti possiamo aiutarla a cambiare era da aspettarselo, e per fortuna. Ma quando ho visto che parti importanti della scenografia erano foto, foto e ancora foto di gente che sorride, che lavora, proprio come nella campagna per la sua rielezione a sindaco di Roma, mi son detta qui c’è qualcosa in più. E ho pensato al suo “orgogliosi di essere romani”.


Poi è entrato Prodi che ha detto sarò sintetico e ha parlato per un’ora, ma sì, dai, era necessario. Subito dopo è entrato Veltroni. Io non ho esperienza politica, proprio no, ma so riconoscere un discorso bello e accessibile da un discorso sintatticamente perfetto, ma troppo pesante da essere ascoltato, senza avere il testo sotto gli occhi. Veltroni non fa frasi lunghe, quasi mai. C’è un soggetto, seguito quasi subito dal suo verbo e poi rapidamente uno o due complementi. Punto. Poi si ricomincia: altro soggetto(oppure lo stesso di prima), altro verbo… Anche questa è democrazia, anche questa è apertura a tutti i soggetti della società: persone colte che se non usano un congiuntivo ogni 25 parole si sentono male, persone che hanno scelto l’Italia pur avendo nel cuore il loro Paese d’origine, adolescenti che stanno terminando il liceo, ma anche le loro nonne che la storia di questo Paese la conoscono, non perché l’hanno studiata, ma perché c’erano e quella Storia l’hanno fatta.

Temevo una troppo invadente presenza della metafora del sogno, di un vocabolario troppo legato al sogno, a quel dream che, secondo me, lessicalmente, non fa molto bene alla politica. Non perché non sia giusto sognare, proprio no, anzi credo che siano il sogno, il desiderio che ci spingono a fare, ma purtroppo il sogno può essere avvicinato e maldestramente confuso con l’irrealizzabile. Veltroni ha detto solamente che quel giorno si avverava il sogno suo e di Romano, poi però ha messo da parte il sogno e ha parlato delle cose da fare, delle cose che disturbano (e ha avuto l’audacia di parlare della sicurezza delle città), ma anche quelle su cui dobbiamo costruire una nuova identità, un nuovo orgoglio di essere italiani. Perché la bellezza e le differenze geografiche e naturali del nostro Paese sono una risorsa per fare dell’Italia un grande laboratorio di progresso ambientale. Le risorse naturali sono realtà, non sono un sogno. In Italia c’è il sole: è vero. E quindi è possibile e realizzabile uno sviluppo delle tecniche di energia solare. L’Italia è riuscita a uscire da momenti storici difficilissimi. Sono queste caratteristiche positive su cui dobbiamo lavorare, per essere fieri, orgogliosi di essere italiani. Poi ci ha fatto cantare l’inno di Mameli. Io non me l’aspettavo, e ancora oggi mi stupisco perché conosco tutte le parole, fino alla fine, e fino alla fine non mi sono trovata ridicola.

Chiedo venia per l’inevitabile confronto con la Francia. Pur avendo fatto un discorso di centro-sinistra, Veltroni ha alcune cose in comune con Sarkozy. Nel modo di parlare, nell’audacia di andare a rubare all’avversario argomenti che si credevano proprietà altrui, rilavorarli e farli propri. Sapere che Sarkozy in Francia ha stravinto non mi rallegra affatto, ma se queste sue tecniche di essere positivi, di guardare al futuro sono vincenti, allora è bene iniziare a utilizzarle pure noi. Veltroni, secondo me, è più sensibile di Sarkozy, più rispettoso del passato, di quel patrimonio storico, inevitabilmente positivo e negativo, che ci ha portati fino a qui e che è parte fondante della nostra identità. Sarko, invece, è troppo nell’andare avanti e sembra abbia paura di voltarsi a vedere quale è stato il cammino che ha portato la Francia fino qui.

Umilmente e timidamente, ringrazio tutti voi che mi avete aiutato a essere eletta. E’ una responsabilità grande e i miei silenzi in rete vi dimostrano quanto, ogni tanto, non mi trovi all’altezza. Ma ci sarò, anzi ci sono e sabato ci sono stata. Non abbiamo potuto dire la nostra, questo è vero, ma è stata una grande prima giornata. Le prossime dovranno essere più aperte, più feconde, ma è solo l’inizio di un lungo cammino.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Non è proprio vero che Sarkozy non guarda mai al suo passato. Proprio in questi giorni c’è una grossa polemica per la sua decisione di imporre nelle scuole la lettura del testamento del comunista Guy Moquet, trucidato a 17 anni dai nazisti. Sinistra, destra e scuola sono contrarie. A parte questi episodi Sarkozy sembra sempre di più perdere consensi. La luna di miele con la stampa è finita, il piano economico per il prossimo anno non attrae. Questo significa che è importante essere buoni comunicatori, per attrarre e “rubare” elettori, ma poi la politica delle decisioni è molto differente. Io credo che Veltroni abbia le capacità di fare meglio del presidente francese, sperando che non sia solo un ottimo oratore, io “mi fido di lui”.

  2. Anche i minatori di Carbonia nei filmati dell’istituto Luce, durante il regime fascista, sorridevano :)

  3. Francesca

    Sarkozy guarda ben poco al suo passato, su questo non cambio idea. Vi consiglierei la lettura di un articolo splendido di Bernardo Valli di qualche tempo fa, sui primi 100 giorni all’Eliseo.
    E per la lettura della lettera di Guy Moquet: insegno nella scuola francese e quella, bella, lettera ci è stata consigliata. Ma perché e in che modo? Riprendere il passato, rileggerlo e crescere grazie ai suoi insegnamenti è molto più lungo e profondo di una lettura che, consigliata il 22 ottobre a tutte le classi, lascia davvero il tempo che trova. Nessun rapporto con i programmi scolastici, nessun tipo di analisi con i ragazzi in classe. Questo non è guardare al passato, è far finta di guardare al passato per tranquillizzare la gente. Il passato si guarda in un altro modo, soprattutto con degli adolescenti. Io la lettera in classe non l’ho letta perché era compito del collega di storia. La lettera è bella e non è vero che destra, sinistra e scuola sono contrarie. Semplicemente vorrebbero sapere perché farlo in modo così populista e leggero.
    Comunque, Sarkozy perde consensi, ma la sinistra francese non li aumenta, quindi c’è poco da rallegrarsi.
    Veltroni non è solo un ottimo oratore, il suo discorso è piaciuto molto anche a me, ma ora stiamo a vedere. E certo che mi fido di lui, altrimenti non sarei stata candidata in una delle sue liste.

    Saluti

Lascia un commento

Subscribe without commenting