Vivo con grande disagio la mia condizione di donna in un mondo che giorno dopo giorno, anziché aprirsi e migliorarsi si chiude e peggiora e in cui le donne sono sempre le vittime preferite perché controllarle significa, in sostanza, controllare metà della società, metà del genere umano.
Il disagio è dovuto soprattutto alla situazione di assoggettamento culturale e sociale che c’è intorno al dramma che ogni giorno, tra l’indifferenza generale, avviene a danno esclusivo delle donne. Non di tutte le donne sia ben inteso, ma solo di quelle che trasgrediscono “le regole”, che cercano di sottrarsi al giogo di soprusi e schiavitù che non accettano il predominio, sempre e comunque del maschio.
Il disagio è anche quello di misurarsi coi termini di maschio, di femminismo, di separatismo nell’anno 2007.
Il disagio è quanto partecipando ad una assemblea di femministe è dover ascoltare le filippiche contro i maschi in quanto tali.
Il disagio è soprattutto vedere come la politica fino ad ora sia stata zitta e muta e inconsistente. E dopo il disagio arriva il dolore di dover ammettere che siamo ad un punto morto: dopo le grandi e fondamentali battaglie degli anni 70 si è tutto fermato. Anche il lessico è rimasto fermo a quegli anni, se è vero che le donne che scelgono di fare politica non possono esimersi dall’affrontare queste questioni.
Nel frattempo nei partiti ha preso piede la politica delle quote e grazie ad esse, si è avuta qualche opportunità in più per le donne, di poter parlare e rappresentare. Troppo poco davvero se, fino ad ora, la politica delle quote di fatto non ha rappresentato maggiori opportunità ma solo sedimentazione di potere da parte delle donne che lo avevano già acquisito. Il risultato è che le donne che fanno politica sono sempre le stesse, non devono mai misurarsi su presunti obiettivi conseguiti, e la quota è finita per diventare un altro degli insopportabili privilegi di cui è sterminato questo paese. Questo almeno fino ad ora, fino cioè al giorno in cui si è insediato il partito democratico.
La quota del 50 e 50 fa saltare tutti gli schemi fin qui già prestabiliti ed apre a nuovi ed imprevisti scenari.
Non sarà più possibile spartirsi la quota “femmine” con il solite modalità da manuale Cencelli per esempio. Già a partire dall’elezione dei costituenti, altre donne, da quelle solite, sono diventate improvvisamente visibili e altre ancora ce ne saranno. Questa grande capacità di elaborazione culturale dei fondatori del partito democratico non deve andare sprecata. I pericoli sono molti ma molte di più sono le emergenze e le politiche strutturali che bisogna affrontare. Penso ad esempio, che bisogna dire un no, forte e senza appello alle politiche femminili appaltate esclusivamente da donne. Il livello di consapevolezza di questa tragedia infinita che avviene tutti i giorni deve essere un livello di consapevolezza della società tutta che tradotto in pratica vuol dire che deve essere il partito democratico in quanto tale e non le sue donne, a volere e a pretendere maggiori finanziamenti ad esempio, per i centri antiviolenza, se è vero, come è vero, che nella regione in cui ce ne sono di più, l’Emilia Romagna c’è anche il numero maggiore di denunce e nelle regioni in cui non ve ne sono, ad esempio l’Umbria, c’è anche il numero minore di denunce. Ma delegare tutto questo solo alle donne sarebbe come creare un ghetto, invece, su questo, come su altri temi deve essere l’intero partito a muoversi, deve essere l’intero partito a considerare, come scelta strategica della sua azione questo terreno. Un terreno scivoloso e pieno di pregiudizi, ma di fronte ai numeri impressionanti, una donna ammazzata ogni tre giorni, c’è poco da dire. Se anziché donne fossero stati ebrei o musulmani il popolo della sinistra sarebbe già in strada a fare le barricate. Invece silenzio. Il silenzio è dato dal fatto che la violenza sulle donne è trasversale: alle condizioni sociali, alle appartenenze politiche a tutto. Il nemico è in mezzo a noi, e siamo così abituate a vivere a fianco a fianco del nostro aguzzino che si sono tutti abituati, pure le vittime. Ma denunciare non è bastato fino ad ora e non basterà. Ma se solo dal 1996 la violenza sessuale ha cessato di essere un reato contro la pubblica morale ed è diventato un reato contro la persona, va da sé che il cammino da fare è ancora lungo e il partito democratico non può e non deve permettersi di considerarlo un fatto residuale o peggio un’organizzazione tematica all’interno del partito. Per questo penso che bisogna subito caratterizzare questo tema con nuove e importanti parole d’ordine, dentro al partito, per scongiurare che quello che è stato fino ad ora continui ad essere, e nella società per rendere maggiore se non in tanti casi alfabetizzare sul livello di consapevolezza di questo dramma che ci coinvolge tutti e che fa i conti con la nostra coscienza e la nostra dignità di esseri umani.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Cara Maddalena,
post ineccepibile.
Il passo successivo alle “quote” é fare in modo che le donne possano esserci. Anche dove non ci sono discriminazioni la presenza di donne é sempre ridotta rispetto a quella degli uomini. Dipende da tanti aspetti: uno senz’altro é la scarsa libertà di tempo che le donne hanno, obbligate ai moltepolici ruoli di lavoratrici/mamme/casalinghe …
Credo che occorra agire anche lì.
Le quote non mi piacciono ma, essendomi infiltrato a curiosare alla costituente, devo dire che e’ l’unica grossa novita’ del PD.
Meno male le donne
“Il passo successivo alle quote è fare in modo che le donne possano esserci”.
Questa è la questione vera.
Obbligate a molteplici ruoli, poco compatibili con le forme, i tempi e i riti della politica, così come è stata fino ad oggi.Le poche donne presenti pagano spesso prezzi enormi per conciliare l’impegno politico con la vita privata.
Forse proprio di lì dovremmo ripartire: tempi di vita e tempi della politica. Forme di partecipazione e impegno dense di contenuti e nei luoghi decisivi ma non totalizzanti.Poche riunioni ma decisive, utililizzo delle reti per elaborare proposte e raccogliere contributi, meno professionisti della politica e più competenze al servizio della politica.
Le tante donne elette in queste assemblee costituenti hanno anche il compito di tentare di svecchiare le forme della partecipazione e i metodi di accesso ai ruoli direttivi.
maddalena io penso da donna e da femminista che il problema femminile sia di difficile discussione e ancor di più di difficile soluzione.
Partiamo da una visione colta sabato a milano.
Al tavolo della presidenza l’unica donna presente era la finocchiaro.
il numero non era paritetico a dispetto da quanto pubblicizzato tutto il giorno edurante tutta la campagna delle primarie.
Ora partiamo di qui evalutiamo l’insieme.
è una stupidaggine averlo rilevato?
non penso, poichè ho letto la stessa osservazione in altri commenti e in altri post.
di chi è la responsabilità?
Proviamo a ragionare sui passaggi obbligati per coloro che organizzano un’assemblea così lungamente attesa, veltroni e prodi hanno parlato più volte di 11 anni, cosi mediatica, tutti i giornalisti erano paizzati sotto il palco al punto che prodi ha dovuto redargurli perchè si sedessero e non impedissero la visibilità e non distogliessero l’attenzione della platea verso l’ascolto, possibile che nessuno nè il segretario eletto,nè il neo presidente prodi, ne la stessa finocchiaro, nè gli organizzatori della kermesse si fossero resi conto dell’enorme divario tra il dire e il fare?
tra le intenzioni e le reali condizioni?
La finocchiaro già ministro delle pari opportunità perchè ha accettato tale situazione e non ha preteso di avere al fianco una donna scelta tra il migliaio lì seduto ad aspettare che scatti l’ora x della parità e che si apra finalmente il
soffitto di cristallo che ci sovrasta ?
dobbiamo sempre aspettare che qualcuno decida quando, come e se darci parola e visibilità? perchè non dare avvio invece in forma autonoma a quella solidarietà femminile che dovrebbe avere il mome di sorellanza come alter ego della più conosciuta fratellanza?
La delusione è quella che proviamo verso gli uomini o non piuttosto verso le nostre compagne e sorelle che hanno girato le spalle e chiuso occhi per non vedere il deserto che hanno lasciato dietro di sè?
Scusa Maria ma non sono d’accordo. Mi sembra un femminismo un pò peloso quello che si mette a fare la conta del tavolo della presidenza. A contare sono i fatti e i fatti dicono che la metà degli eletti è donna e la metà dei componenti le commissioni è donna. Questo è un fatto storico mi sembra ed è a partire da questo che io ho fatto la mia riflessione. Il femminismo in quanto tale dovrebbe prendere atto che altre donne, non femministe, hanno elaborato un pensiero nuovo, frutto dei tempi che sono cambiati (ma anche delle battaglie storiche delle femministe). Oggi insieme alle violenze mai terminate sulle donne ci sono le gangs di ragazzine che picchiano e rubano, cosa che 30-35 anni fa, almeno in Italia era impossibile pensare. La società è cambiata e anche l’elaborazione del femminismo deve cambiare. con urgenza.
maddalena naturalmente non sono d’accordo, ma questo senza aprire una polemica con te nè con nessun altro ma solo per il diritto di esprimere il proprio parere.
io suddiverei i ruoli tra femminismo e vita sociale.
le ragazzine che picchiano e fanno del bullismo la loro scelta di vita appartiene ad una degenerazione sociale pari a quella dei ragazzi che decidono di fare della violenza la loro bandiera .
mai affermato, almeno personalmente, che un sesso sia migliore dell’altro e che da una parte prevalga il buon senso a discapito dell’altro.
ma se parliamo di leaders o di rappresentanti di governo ebbene sì io das loro pretendo che si faccia attenzione ai generi, al rispetto delle differenze e delle rappresentanze, primo perchè sono essi stessi che se ne fanno portavoce, secondo perchè avendo tutti gli occhi puntati addosso come lo è stato sabato scorso, possono dare un chiaro segnale di rottora con il passato e indicare , non solo con la teoria, bensì con i fatti, che c’è un nuovo modo d’intendere la politica e di conseguenza la vita, se era ai giovani che bisognava indicare la strada dunque quale migliore occasione per abbandonare i vecchi schemi e le vecchie apartheid per indicare un nuovo progetto di vita più lineare ai progetti appena da loro espressi e davvero confacente al reale?
non era mica una giornata qualsiasi quella, la ritroveremo sulle pagine di storia, ecco mi sarebbe piaciuto scriverla diversamente quella pagina, è dalle fondamenta che si costruisce una casa. a me sembrato un altro appuntamento e un’altra occasione mancata per smussare le differenze .