Mentre si attende la prima riunione dell’assemblea costituente e soprattutto che tutti i risultati siano resi noti e ufficializzati, registriamo dalla Francia:
- un commento di Riccardo Spezia sul risultato delle primarie all’estero;
- una lettera aperta di alcuni giovani ricercatori italiani in Francia al ministro dell’Università italiano sul problema della ricerca in Italia e in particolare su baronati e criteri di assunzione.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





santocielo la faccenda della ricerca sarà giusta giustisima e sacrosanta; ma la tremenda sensazione che coglie il lettore di questo sito è che imille, sempre di più, siano diventati/stiano diventando il veicolo politico di un pugno di intellettualini che la sfangano a fatica oltre frontiera per cercare di tornare a sfangarla, possibilmente lucrando il giusto, in italia. la polemica su baroni e baronati è uno di quei refrain che ha un suo significato serio per casi particolari di immeritocrazia, per specifici (per quanto molteplici) concorsi tarocchi; ma questa polemica, così impostata in liena generale, si presta e si presterà sempre alla critica che si può sempre muovere all’insurgent di dimostrare – sempre – di essere più bravo, più efficiente, e – anche – meno costoso dell’incumbent, e soprattutto di avere in italia un “mercato”: cioè di dimostrare che c’è qualcuno che ha voglia di impararle, le cose che gli emigrati insegnano all’estero; e non mi venite a dire, così in generale, che il rientro di tutti gli emigrati è nell’interesse superiore perchè non è così che il discorso va impostato. a meno di non stabilire a priori che il tavolo va buttato a gambe all’aria così, per decisione politica, perchè si ha voglia di fare la rivoluzione, l’onere della prova non grava sui baroni, ma sugli insurgent.
Vorrei segnalare che la lettera dei ricercatori (e se “si pero’” invece di sparare a priori l’avesse letta forse, ma molto forse, invece ma, avrebbe altro da dire o da pensare, si pero’ invece no), è stata rilanciata su:
TuttoScienze de La Stampa;
Forum scienza e spazio di corriere.it ;
contributo esterno sul sito di Sinistra Democratica (il movimento politico del ministro Mussi).
ah beh allora… citazioni di livello tale da tappare la bocca a qualunque critica. mi ritiro in buon ordine.
si’ pero’, da come scrivi sembri molto preparato (hai un po’ un linguaggio da economista). perche’ invece di demolirci come fanno in tanti non ci dai una mano, anche piccola? purtroppo, so gia’ che non lo farai, anzi probabilmente neanche risponderai a questo appello
Per quanto riguarda il commento di “si pero’” mi limito a dire che tacciarci di gente che ha come unico interesse quello di “tornare a sfangarla in Italia, lucrando il giusto” e’ veramente ridicolo. In Francia tutti noi abbiamo vinto un posto fisso in istituti prestigiosi, abbiamo uno stipendio doppio di quello che avremmo in Italia come ricercatori, abbiamo uno stato sociale mille volte migliore, e la ricerca che si fa in Francia e’ almeno interessante come quella che si fa in Italia.
Dunque l’ultima ragione che ci ha spinto a scrivere questa lettera e’ il desiderio di tornare. Semmai, e’ la tristezza che proviamo, da fuori, a vedere i nostri colleghi italiani annaspare senza fondi e senza riconoscimenti del loro lavoro.
Per quanto riguarda il discorso dell’insurgent che deve dimostrare ecc.ecc, direi che noi l’abbiamo dimostrato ampiamente, dal momento che in Francia e negli Stati Uniti abbiamo avuto offerte e vinto posti. Dunque, direi che il nostro lavoro a qualcosa serve. Che poi in Italia venga non ritenuto interessante, e si decida di formare persone per mandarle a lavorare altrove, di nuovo e’ un problema dell’Italia, e non nostro, temo.
Infine tengo a sottolineare che come diciamo nella lettera il problema non e’ far tornare noi, ma semmai assumere qualcuno che venga da fuori, francesi, tedeschi, indiani, cinesi, …
volevo aggiungere che “il successo dei fisici in Francia” è stato oggi presentato da Marco Cattaneo che tiene un blog su Le Scienze.