sezione Speakers' Corner
di Paolo Ribichini

Cosa sono i sindacati? A cosa servono? Una prima risposta potrebbe suonare più o meno in questo modo: «I sindacati sono delle organizzazioni che rappresentano i lavoratori dipendenti e sono preposte alla difesa di questi e alla contrattazione collettiva». Ma quanti oggi sono i lavoratori iscritti al sindacato, quanti sono i lavoratori che si sentono difesi e protetti da questo?
I lavoratori iscritti al sindacato sono poco meno che 6 milioni. Non molti, in realtà. Ma quanti sanno che al sindacato sono iscritti altrettanti pensionati? I sindacati, ormai, rappresentano solo poche categorie, in particolar modo i pensionati, eppure prendono decisioni che riguardano tutti i lavoratori e gestiscono risorse che appartengono a tutti. Per comprendere quanto sia vasto il potere di queste organizzazioni è sufficiente pensare alla tipologia di concertazione che vi è stata quando recentemente il governo ha riformato il sistema pensionistico. Proprio il governo ha ricercato il consenso dei sindacati, cioè i rappresentanti di una parte degli interessati come lavoratori attuali e pensionati, senza ricercare il consenso anche di altre categorie come i futuri lavoratori. Ma quest’ultimi, si sa, non godono di nessuna rappresentanza in quanto non costituiscono un gruppo d’interesse.
I sindacati si finanziano in due modi. La parte più sostanziosa dei finanziamenti arriva dalle iscrizioni. L’iscrizione equivale all’1% della paga base per i lavoratori e €35 all’anno per i pensionati. Il costo esattoriale ricade sulle aziende e sugli enti di previdenza che trattengono le quote dalle buste paga e dalle pensioni. Con questo sistema molte persone nemmeno si ricordano che stanno pagando l’iscrizione al sindacato. Altra parte degli introiti dei sindacati provengono dai CAF. Questi svolgono un servizio pubblico che ha ricadute sul bilancio statale. Infatti lo stesso stato paga ai sindacati circa €16 per ogni prestazione.
Il potere dei sindacati in Italia deriva da ragioni storiche. In primo luogo nel periodo tardo-liberale e nel Ventennio, si discuteva di ridisegnare lo stato sullo stampo corporativo, cioè attraverso una rappresentanza degli interessi professionali. Con l’avvento della Repubblica, il potere sindacale è andato gradualmente crescendo. Infatti, il sindacato si fece carico realmente degli interessi delle classi più deboli, tanto da essere considerato dal sistema politico come unico rappresentante della società civile. Da qui derivano una serie di leggi che attribuiscono ai sindacati poteri straordinari come la possibilità di nominare parte dei componenti di organi pubblici e condizionare l’adozione di alcuni atti amministrativi.
Tutto questo oggi trova una qualche giustificazione, al di là del retaggio storico? Sicuramente no. Gli iscritti al sindacato rispecchiano sempre meno l’articolazione della società e tante categorie, soprattutto quelle più deboli (penso agli operatori dei call center, ai disoccupati e ai futuri lavoratori), si ritrovano senza una rappresentanza di fatto. Infatti, i sindacati combattono una guerra al precariato senza trovare l’appoggio degli stessi precari. Perché? Perché i sindacati combattono una battaglia volta esclusivamente a rendere a tempo indeterminato i contratti a tempo determinato. Ma non capiscono che il problema non è questo. Il problema riguarda lo sfruttamento, riguarda le condizioni di lavoro, riguarda gli stipendi miseri che vengono elargiti, riguarda soprattutto il futuro dei giovani e dei lavoratori precari, quando raggiungeranno la vecchiaia.
Di conseguenza è necessario per questo paese ridisegnare il concetto stesso di concertazione, includendo anche tutte quelle categorie che oggi sono discriminate e non rappresentate. Un modo certamente valido potrebbe essere quello di applicare la Costituzione e di ridimensionare il potere dei sindacati. Infatti, come propone il prof. Bernardo Giorgio Mattarella si potrebbe ridare nuova vita ad un organo, già previsto dalla Costituzione all’art. 99, quale è il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, in cui il governo si possa realmente confrontare con i rappresentanti di TUTTE le categorie produttive e non solo con i sindacati. Inoltre, su certe scelte, come la riforma delle pensioni, la concertazione dovrebbe avvenire non in un confronto tra governo e categorie lavorative, bensì tra governo e parti sociali, quest’ultime intese come espressione non corporativa ma di cittadinanza, esattamente come propone il prof. Onofri, presidente della commissione di valutazione macro-economica degli effetti dello stato sociale nel 1997. Solo così, all’interno di una concertazione volta a ricercare l’accordo sulla riforma pensionistica, i giovani, futuri lavoratori e futuri pensionati, possono aver voce in capitolo.
Il sistema attuale di concertazione difende i privilegi e questo non è affatto di sinistra.
Commenti (48)
difendere i privilegi degli industriali certamente è più di sinistra .....
domandiamoci invece se i sindacati attuali si impegnano veramente affinché "i contratti a tempo determinato diventino a tempo indeterminato" e affinché i salari non perdano il proprio potere d'acquisto.
Non ridimensionare ma ESTENDERE. Punire severissimamente i padroni (o i più amati "managers") che cacciano i cococo/cocopro/finte-partite-iva che vogliono sindacalizzarsi. Perché in molte realtà si torna all'ottocento (come rapporto padrone/dipendente) altro che di sinistra!
Inviato da riccardo da parigi | September 21, 2007 9:07 AM
Posted on September 21, 2007 09:07
Vorrei solo ridimensionare il potere di questi sindacati e non certo difendere il potere degli industriali. Non so quanti oggi tra i giovani si sentano rappresentati dai sindacati dei "nonni"
Inviato da Paoloribichini | September 21, 2007 9:35 AM
Posted on September 21, 2007 09:35
Una perfetta fotografia della situazione, complimenti.
Vedendola, qualcuno la gira, perchè ha deciso in anticipo che non gli piace. Altri la osservano, per capire meglio.
Così va il mondo.
Inviato da Mario Berlanda | September 21, 2007 12:21 PM
Posted on September 21, 2007 12:21
Paolo, ti sei mai chiesto perché i lavoratori a tempo determinato non hanno rappresentanza sindacale? forse perché i sindacati non li vogliono? O non è forse perché i loro benefattori datori di lavoro li cacciano un istante dopo che questi abbiano non dico messo piede in una riunione sindacale ma solo palesato l'interesse a farlo.
Limitare vuol dire cosa? Sostituire i sindacati con cosa? Con delle corporazioni? Con che? Non confondiamo "gli istituti" (sindacati come partiti) con il loro utilizzo.
Diciamo che tutti i lavoratori devono poter esercitare i propri diritti sindacali.
p.s. a mario non rispondo che si commenta da solo.
Inviato da riccardo da parigi | September 21, 2007 12:27 PM
Posted on September 21, 2007 12:27
I sindacati ora sono forse la forza più conservatrice.
La bocciatura da parte della Fiom di un accordo buono sul welfare è uno schiaffo ai giovani, ai precari, al paese. Confido che, nel referendum dei lavoratori, l'accordo venga accolto con favore.
I sindacati svolgono un ruolo fondamentale, ma anche loro, come tutta la politica, devono avere il coraggio di innovarsi e guardare al futuro.
Inviato da Andrea Bondi | September 21, 2007 12:36 PM
Posted on September 21, 2007 12:36
Chiedi in giro agli atipici se si sentono rappresentati dai sindacati. Vedrai quali sono le loro risposte. Non credo che gli atipici abbiano intenzione di iscriversi ad un sindacato che, oltretutto, non li rappresenta.
Spiego meglio cosa intendo con riduzione del potere dei sindacati. Perché i sindacati devono intervenire nella concertazione pensionistica nel momento che la pensione non riguarda esclusivamente gli iscritti al sindacato e che va ad incidere, dal punto di vista economico, su tutta la società e sulle generazioni future? Certe materie, come appunto le pensioni, dovrebbero essere concertate in consessi diversi con composizioni più variegate, in cui siano rappresentati gli interessi di tutti, a partire dai giovani per poi passare ai lavoratori allo stato attuale e poi ai pensionati di oggi. Questa è una vera concertazione, che può essere svolta all'interno di un organo "morto" ma esistente, che si chiama Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Come organizzare le parti sociali? Questo è un altro discorso molto complesso. Personalmente ritengo che delle corporazioni moderne, riviste volta per volta in base alla materia interessata e votate da categorie stabilite volta per volta, potrebbero essere una soluzione. Nel caso della riforma pensionistica si potrebbe votare un certo numero di rappresentanti in base alle categorie proposte dal governo (es:giovani futuri lavoratori, lavoratori, pensionati). Ogni categoria si vota i propri rappresentanti. Ovviamente lasciando l'ultima parola al parlamento. D'altronde ci chiamano a votare per le cose più stupide e non ci chiamano a votare sulle cose che veramente interessano alla gente.
Inviato da Paoloribichini | September 21, 2007 1:37 PM
Posted on September 21, 2007 13:37
Paolo, come direbbe giuseppe è una "self-consistent prophecy", o meglio un gatto che se morde la coda. I sindacati non li rappresentano perché ai lavoratori "atipici" non è dato sindacalizzarsi, quindi ovviamente molti non si sentono attratti e cosi' via.
Chi ci guadagna in tutto cio'? I pensionati? O non anche le aziende che possono sfruttare questi lavoratori privi di ogni difesa?
Quanto alla nobiltà del sindacalismo che dovrebbe essere intergenerazionale, interclassista, il più possibile trasversale, come valore sociale e solidale rispetto al corporativismo, ecco un piccolo post mi pare un luogo un po' ristretto ...
Inviato da riccardo da parigi | September 21, 2007 1:58 PM
Posted on September 21, 2007 13:58
I sindacati rappresentano un potere effettivo (12 milioni di iscritti non sono mica bruscolini), ora si propone di sostituirli con un organismi evanescenti. Scusate ma a me i cosiddetti rappresentanti dei giovani, o di altri interessi se non sono costituiti in maniera visibile e con potere contrattuale, hanno la stessa consistenza di un ectoplasma, o peggio ancora si tratta di qualcuno autoproclamatosi "rappresentante di".
Seguendo questa logica bisognerebbe anche smontare qualsiasi rappresentanza di categoria (quante persone rappresenta confindustria? ).
Ha ragione il parigino: il problema è dare consistenza e rappresentanza a chi oggi no la ha, non toglierla a chi faticosamente è riuscito a raggiungerla.
Comunque un particolare mi ha convinto che l'estensore del post non abbia mai avuto nessun contatto con il mondo del lavoro: sostiene che molti lavoratori non sono coscienti di pagare "la tessera" sindacale. Posso assicurare per esperienza personale, avendo bazzicato uffici paghe per anni che chi percepisce uno stipendio di 1000 euro , o un pensionato con pensione bassa, è attento anche al singolo euro e sostenere che stia pagando l'iscrizione al sindacato senza saperlo è innanzitutto offensivo e in secondo luogo qualifica chi lo afferma come ignorante (nel senso etimologico) delle tematiche del lavoro.
Inviato da giancarlo | September 21, 2007 3:36 PM
Posted on September 21, 2007 15:36
Apprezzo il senso "etimologico" ma non sono io il primo a dire che la gente si dimentica di pagare i contributi al sindacato. I radicali sono i primi ad aver sollevato il problema. Quando Forza Italia presentò un emendamento anni fa per la cancellazione del contributo automatico, si sollevò un muro incredibile da parte dello stesso sindacato. Come mai? Se i lavoratori se lo ricordano e sono tanto contenti di pagare il sindacato, perché non è permesso loro di recarsi spontaneamente alla posta e fare un bel versamento?
Io sarò anche ignorante nel senso "etimologico" del termine circa il mercato del lavoro (sono un semplice collaboratore occasionale e sono alla prima esperienza) ma su quello che scrivo sono bene informato.
Poi ripeto per tutti: io non ho detto CANCELLIAMO IL SINDACATO. Ho detto, semmai, riduciamo il potere del sindacato su questioni non prettamente attinenti il lavoro, come le pensioni, ed estendiamo la rappresentatività di altre categorie, in una concertazione rivoluzionata.
In conclusione rispondo a Riccardo sul "gatto che si morde la coda". Qualcuno la coda la dovrà pur tagliare. Perché il sindacato non lo fa?
Inviato da Paoloribichini | September 21, 2007 5:30 PM
Posted on September 21, 2007 17:30
Paolo, come dire se un lavoratore atipico quando manifesta il desiderio di iscriversi ad un sindacato viene buttato fuori, poi non è più lavoratore e quindi non ha nessun sindacato. Ora il sindacato cosa potrebbe fare? Uno sciopero, una protesta. Ma è quello che fa contro il precariato.
Esistono poi delle leggi che riconoscono come diritto l'adesione ad un sindacato che, ricordiamocelo, ha la sua ragion d'essere nella tutela dei diritti dei lavoratori, tipici, atipici o pensionati. Se questo diritto non viene rispettato, bisognerebbe sanzionare chi lo impedisce. O no?
E poi ci vuole il coraggio dei lavoratori, come fu nel secolo scorso quando i sindacati non esistevano. Sono riusciti a far riconoscere i diritti di parola dei lavoratori grazie ad azioni coraggiose, "di rottura". Uno sciopero generale di tutti, atipici in testa, i picchetti e tante altre cose. Ma poi si dice che sono della "sinistra radicale". Ora se qualcuno trova altre forme ....
Quindi il sindacato da parte sua che fa? Esiste una CGIL-NIDIL (o almeno esisteva) ma non se ne parla mai. Certo perché ha pochi iscritti. Quindi è come per il PD, entrare nel sindacato per contare. Certo è necessaria una sponda "politica" perché chi licenzia "senza giusta causa" i lavoratori sindacalizzati non lo possa fare .... e il PD dovrebbe dargliela.
Inviato da riccardo da parigi | September 21, 2007 6:00 PM
Posted on September 21, 2007 18:00
Guarda, metto in chiaro una cosa: io non contesto il grande lavoro che il sindacato ha compiuto in decenni di lotte. Oggi molti di quei diritti reclamati sono leggi. Oggi il ruolo del sindacato è quello di rappresentare i lavoratori nelle contrattazioni salariali, in particolar modo per quanto riguarda i lavoratori meno qualificati. Ma i precari sono difesi in che modo? Chiedendo di trasformare i contratti a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato. Lo so che lo fanno. Ma è sufficiente? Io credo di no di fronte a gente che non si sente rappresentata dal sindacato. Perdona poi l'ignoranza, ma se io precario mi iscrivo al sindacato, il datore di lavoro come lo viene a sapere?
E poi mi spieghi per quale motivo i sindacati monopolizzano la concertazione sulla riforma del sistema pensionistico, decidendo esclusivamente per chi rappresentano: pensionati e pensionandi?
Inviato da Paoloribichini | September 21, 2007 6:12 PM
Posted on September 21, 2007 18:12
Paolo, non volevo dire che non riconosci il valore del sindacato, volevo solo ricordare delle cose che spesso si dimenticano.
Per rispondere alle tue domande. Se tu precario ti iscrivi al sindacato il tuo "datore di lavoro" lo viene a sapere, non ti preoccupare. In primo luogo perché iscriversi ad un sindacato non è come iscriversi al club di golf. In primis, consiste nel partecipare alle assemblee sindacali del tuo luogo di lavoro. E quindi ti vede, senza bisogno di "spie".
Quanto alla presenza dei sindacati al tavolo delle pensioni è ovvia: tutti i lavoratori sono "pensionandi", dipende solo dalla scala dei tempi. E i pensionati sono ex-lavoratori che hanno solo il sindacato come strumento per farsi sentire (non potendo neanche scioperare). E' quindi giusto che qualcuno difenda sia chi attualmente lavora sia chi ha già lavorato. Ed è giusto che non ci siano una "corporazione" per i pensionati, una per i pensionandi, una per quelli cui mancano 20 anni, una per i precari etc .... "Divide et impera" sia di fronte a confindustria sia di fronte a governi non sempre amici.
Poi che l'agire dei sindacati possa essere miope, è un altro discorso.
Inviato da riccardo da parigi | September 21, 2007 6:28 PM
Posted on September 21, 2007 18:28
se vi capita c'è un vecchio report dell'OIL che mette luce anche sui sindacati dei datori di lavoro. Anche questi ultimi tutelano solo uan piccolissima parte dei datori di lavoro.
Io sono dell'idea che l'analisi andrebbe svolta in temrini di insider e outsider, intesi in senso trasversale. Cioè non datori di lavoro vs lavoratori, ma alcuni tutelati datori di lavoro e alcuni tutelati lavoratori versus tutti quelli non tutelati
Inviato da scrooge | September 21, 2007 6:32 PM
Posted on September 21, 2007 18:32
Mi sento un pò a disagio a commentare una frase come questa: "Se i lavoratori se lo ricordano e sono tanto contenti di pagare il sindacato, perché non è permesso loro di recarsi spontaneamente alla posta e fare un bel versamento?"
Ecco, io ho l'addebito automatico delle bollette (telefono, energia elettrica, gas e carta di credito) sul conto corrente. E' una comodità, ma forse hai ragione tu: aboliamo gli addebiti automatici perchè poi la gente si dimentica che sta pagando le bollette. Poi forse non sai che se un lavoratore non è contento di pagare la tessera sindacale non è che debba fare un grande sforzo: basta che firmi uno dei prestampati che gli uffici personale tengono a disposizione in grande quantità e smette di pagare. Intendiamoci, io so benissimo che il sindacato è pieno di magagne, ma l'alternativa è la perdita di qualsiasi potere contrattuale da parte di categorie che se lo sono conquistate faticosamente. Sono d'accordo anche sul fatto che il sindacato tenda ad occupare spazi non suoi, ma non trovi che sia principalmente colpa della debolezza dei governi (della politica) che non sanno assumersi le proprie responsabilità? In Inghilterra la Tatchter ha preso decisioni avversate dal sindacato, ha tenuto duro e l'ha avuta vinta. In Italia bastano un pugno di tassisti per far rimangiare anche le minime decisioni prese, e francamente incolpare di ciò il sindacato, che in fondo fa quello per cui è nato, mi pare miope.
Su un punto sono d'accordo completamente con te ed è che il problema dei problemi è che si sia formate due tipologie di lavoratori con trattamenti troppo ineguali tra di loro e destinate inevitabilmente a scontrarsi tra di loro.
Capisco benissimo che un precario che non ha nessuna certezza faccia fatica ad entusiasmarsi per difendere i diritti acquisiti di chi sta messo molto meglio di lui.
Inviato da giancarlo | September 21, 2007 9:08 PM
Posted on September 21, 2007 21:08
Riccardo,
un appunto sulla CGIL-NIDIL, la branca della CGIL attenta al precariato: da informazioni "interne", so che della NIDIL non si parla perche' di fatto e' ostracizzata dalla CGIL stessa. La decisione di fare un branca apposita per il precariato, mi dicono che e' stata una decisione presa per relegare il problema precariato all'angolo e dimenticarsene col cuore in pace.
Bada ben, precariato, non precari. Si sa, per ogni precario che diventa indeterminato, i sindacati ci guadagnano eterna gratitudine.
Inviato da Filippo Zuliani | September 21, 2007 10:48 PM
Posted on September 21, 2007 22:48
per il resto io concordo con Paolo. Il sindacato italiano (non il sindacato francese, Riccardo, guarda il sindacato italiano e renditi conto della differenza che ci passa tra i due) oggi potra' essere tutto e il contrario di tutto. Ma non venitemi a dire che e' al passo coi tempi e col corrente mercato del lavoro (passato da solido a liquido, come dicono gli esperti).
Quando i sindacati capiranno che non bisogna piu' difendere il posto di lavoro ma il lavoratore (tutele sociali e ammortizzatori), sara' sempre troppo tardi. Qualcuno li ha definiti l'altra casta, per l'incapacita' totale di accettare il trascorrere del tempo e le mutate condizioni globali. Mai stato piu' d'accordo.
L'idea di Paolo mi pare assai buona, bisognerebbe pero' declinarla in dettaglio (hai provato a vedere se lavoce.info da' qualche suggerimento?)
Inviato da Filippo Zuliani | September 21, 2007 10:55 PM
Posted on September 21, 2007 22:55
Filippo, della Nidil come dicevo non so bene che fine avesse fatto, era solo un vago ricordo di gioventù.
I sindacati francesi in italia sarebbero tutti visti (anche il più moderato) come istiuzioni sovietiche, lascia perdere. Pensa che qui non esiste il servizio minimo e gli scioperi possono essere "riconducibili", ovvero indetti per il giorno x possono proseguire all'infinito se ogni mattina le singole assemblee sindacali lo vogliono. Nel 2003 questo ha portato a quasi UN MESE di fila di disagi sui trasporti pubblici qui nella regione di parigi ...
Inviato da riccardo da parigi | September 22, 2007 10:51 AM
Posted on September 22, 2007 10:51
La differenza che intercorre tra la trattenuta sindacale e le bollette è a mio avviso piuttosto chiara: le bollette arrivano a casa e sono tranquillamente leggibili da tutti, le trattenute automatiche dei sindacati sono una voce della busta paga di cui non tutti sanno come si legge. Io conosco persone con laurea specialistica che non sono in grado di leggere la busta paga! E poi ci sono persone che le busta paga (non lo stipendio), le ricevono solo ogni sei mesi. Anche questo sarà un caso ma è indicativo del fatto che il lavoratore si trova un attimo in difficoltà nel riuscire a controllare e a comprendere le trattenute.
Inoltre, e concludo, perché i datori di lavoro devono farsi carico economicamente di trattenere e versare al sindacato le dovute quote? Non esiste nessun'altra associazione in Italia che si finanzia senza dover ricorrere a personale addetto alla riscossione delle quote. Costi, questi, che pesano sul settore secondario, che è certamente quello più in crisi in Italia, a causa della feroce concorrenza internazionale.
Inviato da Paoloribichini | September 22, 2007 12:04 PM
Posted on September 22, 2007 12:04
Sono d'accordo con la tesi di base dell'articolo. Oggi si parla molto del fatto che il sindacato in Italia è pochissimo rappresentativo per i lavoratori atipici, che peraltro stanno diventando sempre più tipici. Ma esso è poco rappresentativo anche per i lavoratori delle piccole imprese, soprattutto quelle sotto i 15 dipendenti.
Nel settore pubblico e nelle grandi imprese - molte delle quali erano pubbliche - il sindacato ha avuto un potere enorme, che ha raggiunto il suo massimo negli anni settanta. In quegli anni è riuscito ad imporre protezioni fortissime per i lavoratori di quei settori, anche grazie alla debolezza della politica ed alla forza dell'ideologia marxista in quel periodo. Protezioni fortissime che purtroppo si sono tradotte in inefficienza sempre maggiore della pubblica amministrazione e perdita di competitività delle grandi imprese: che, non a caso, da allora hanno perso sempre più peso nel sistema produttivo italiano.
Negli anni ottanta il potere del sindacato è stato molto ridimensionato. Esso è passato da una posizione offensiva ad una posizione difensiva delle conquiste ottenute nei decenni precedenti. Ha dovuto di fatto abbandonare l'idea di estendere queste conquiste alle piccole imprese, che erano le uniche a compensare le perdite di posti di lavoro di quelle grandi e che sono state determinanti per restituire forza al sistema Italia nella competizione internazionale. Moltissimi lavoratori di queste piccole imprese si sono allora resi conto che il sindacato era diventato di fatto il protettore di lavoratori privilegiati rispetto a loro: è vero che la bassa percentuale di adesioni sindacali poteva dipendere da possibili ritorsioni del datore di lavoro, ma la perdita di voti della sinistra politica collegata al sindacato è un dato incontrovertibile.
Negli anni novanta è stata introdotta una nuova forma di lavoro di serie B: i contratti atipici. Attraverso di essi è stato possibile introdurre una quota di lavoro flessibile e meno protetto anche nella pubblica amministrazione e nelle grandi imprese. Scaricando in questo modo quasi tutto il peso della flessibilità e della maggiore efficienza richiesta su nuovi assunti, senza toccare i "diritti acquisiti" degli altri dipendenti. Io ho visto in prima persona come, in un Comune, i lavoratori a tempo determinato venivano sfruttati da alcuni di quelli garantiti a vita per svolgere il lavoro che loro non avevano voglia di fare. Il conflitto di interessi tra lavoratori iperprotetti e quelli niente affatto protetti è un dato di fatto. E' esattamante come quello tra chi oggi si vuole garantire una pensone a 57 anni facendola pagare a chi sa già che non ci potrà andare prima dei 65.
Non si può chiedere al sindacato di andare contro gli interessi dei propri iscritti. Se, come io sono convinto, alcuni lavoratori hanno dei privilegi ingiusti, perché pagati da altri lavoratori, è solo il potere politico democraticamente eletto a poter sanare questa situazione: togliendo gli eccessi di protezione agli uni per poterne dare una adeguata agli altri. I privilegiati non cedono i loro privilegi con la concertazione: questo valeva per i nobili di un tempo, per i tassisti e gli evasori fiscali oggi, e pure per i lavoratori iperprotetti. Se lo Stato eliminerà la divisione dei lavoratori in categorie protette e non protette, il sindacato potrà tornare a svolgere il suo vero e necessario ruolo: contrattare con i datori di lavoro le condizioni migliori possibili per i lavoratori.
Inviato da daniele | September 22, 2007 12:08 PM
Posted on September 22, 2007 12:08
parole sante, Daniele. Ma lo stato, contemporaneamente al togliere la divisione tra ipertutelati e ipotutelati, deve anche provvedere al rispetto delle regole (se taglieggi il precario, ti sanzionano pesantemente). Altrimenti si finisce nella situazione paventata da Riccardo: togli i diritti acquisiti ai "vecchi" ma non ne dai ai "nuovi" (perche' nessuno li rispetta, vedi caso Atesia qualche tempo fa). E a quel punto diventiamo tutti sfruttati e torniamo in toto al secolo scorso.
Inviato da Filippo Zuliani | September 22, 2007 12:34 PM
Posted on September 22, 2007 12:34
Un'ultimo commento e poi la smetto se no sembra che ce l'abbia con Paolo :) La busta paga va consegnata tutti i mesi, se qualcuno la consegna ogni 6 mesi credo sia un filino illegale. Del resto in Italia c'e' anche chi non la consegna per niente o chi si fa ridare parte dello stipendio, ma fare di questo la regola mi pare azzardato. Continuo a ritenere una cosa offensiva il fatto che tu ritieni che chi è iscritto al sindacato non sappia cosa sta facendo, nel 99% dei casi lo sa benissimo, fidati.
Inoltre non è assolutamente vero che non esistano altre associazioni che facciano riscuotere ad altri i loro contributi, ad esempio tramite il 5 per mille.
Se lo fa la cooperativa ortoverde di Ripatransone di sotto non vedo che ci sia di scandaloso che lo faccia il sindacato, che tra l'altro l'ha ottenuto in via contrattuale. Ha ottenuto anche che le aziende forniscano il servizio mensa ai dipendenti (o gli paghino un'indennità), aboliamo anche quella?
Inviato da giancarlo | September 22, 2007 12:45 PM
Posted on September 22, 2007 12:45
Sottoscrivo al 100% il commento di Daniele.
Inviato da giancarlo | September 22, 2007 12:49 PM
Posted on September 22, 2007 12:49
Ragazzi nel post di Paolo ed in molte risposte risposte è accatastata una valanga di luoghi comuni, sciocchezze e falsità spiegabili solo con una profonda ignoranza della storia e della realtà del sindacato italiano. (Veramente preoccupante per chi si presenta come: -aspirante giornalista. Esperto del sistema politico italiano e cultore di storia contemporanea italiana ed europea.-).
Se c'è un punto da cui deve partire il rinnovamento della sinistra è da quella "immensa forza tranquilla" mostrata nel marzo del 2002.
http://www.repubblica.it/online/politica/manifestazionedue/scalfari/scalfari.html
Inviato da Eugenio viceconte | September 22, 2007 1:19 PM
Posted on September 22, 2007 13:19
Filippo, d'accordissimo, anzi di più! Io concordo in pieno con chi propone il modello danese: con un minimo vitale garantito a tutti, compresi i disoccupati. A quel punto il potere di taglieggiare i precari (che io vorrei comunque meno precari) sarebbe di moltissimo ridotto. L'altra faccia della medaglia sarebbe l'obbligo per chi percepisce il sussidio per più di un certo periodo di accettare qualunque offerta di lavoro gli arrivi, e punizioni molto pesanti per chi prende il sussidio e poi lavora in nero.
Però non mi nascondo che raggiungere quel modello sarà molto difficile, per l'Italia. Da una parte ci saranno resistenze enormi dai tanti che con il modello iniziale ci guadagna, dall'altra il tasso di occupazione è attualmente troppo basso per sopportare questo tipo di sistema. Spero che il PD si faccia carico di questi problemi.
Inviato da daniele | September 22, 2007 1:46 PM
Posted on September 22, 2007 13:46
Eugenio, non lanciare accuse generiche: dicci esattamente quali sono le falsità e le sciocchezze. A me non pare di averne dette.
Inviato da daniele | September 22, 2007 1:51 PM
Posted on September 22, 2007 13:51
Da lavoratrice precaria oramai settennale (avendo cambiato diversi lavori) posso testimoniare che i sindacati sono altri pezzi di Paese che ostacolano i giovani, la mobilità sociale e la felicità.
Sono oramai delle lobbiese in cui si difendono gli interessi degli iscritti a prescindere, sono luoghi in cui il dibattito sul futuro è inesistente e la lettura del presente è completamente fuori di testa. vi potrei raccontare un sacco di aneddoti al riguardo ma ve ne dico solo 1:
Milano, autunno 2001, si prepara il primo grande sciopero contro l'abolizione dell'articolo 18, si tiene una grande assemblea alla camera del lavoro di Milano e dal pubblico una vocina chiede: segretario lo sa che domani ci saranno centinaia di migliaia di giovani che non potranno partecipare allo sciopero perchè precari e in scadenza di contratto (cioè sotto ricatto dei datori)?risposta del segretario della Camera del lavoro di Milano: signorina ma lei lo sa che lo sciopero è un diritto garantito dalla Costituzione?
signorina che pensa: ma te lo sai di essere una gran testa di cazzo?
Inviato da maddalena | September 22, 2007 4:08 PM
Posted on September 22, 2007 16:08
la parolina magica di maddalena:
"[i sindacati] difendono gli interessi degli iscritti a prescindere".
Ecco, sta tutto li'. Quale giustizia sociale volete avere quando si difendono i diritti dei fannulloni licenziati allo stesso modo del bravo ma prevaricato licenziato, in virtu' di un'appartenenza o meno a un'associazione? E' giustizia sociale, questa? o lobby?
In tal senso ricordo la perla massima dei sindacati: riuscire a reintegrare nell'organico universitario l'ex ministro De Lorenzo (si', quello della Sanita' al tempo di mani pulite). C'e' di che esserne fieri.
Inviato da Filippo Zuliani | September 22, 2007 4:19 PM
Posted on September 22, 2007 16:19
Un primo brevissimo commento. Poi spero di avere il tempo di tornarci su con maggior dettaglio:
il modello danese, come tutti quelli scandinavi nelle loro diverse varianti, funziona perché in quel paese al sindacato sono iscritti la quasi totalità dei lavoratori (non ho qui la % esatta, ma siamo dalle parti del 90%).
Rifletteteci, intanto
Inviato da cOrrado truffi | September 22, 2007 5:18 PM
Posted on September 22, 2007 17:18
Infatti, Corrado. Prendere il modello danese e buttarlo pari-pari in pasto all'italia vuol dire naufragare miseramente. Copiare si', ma copiare meglio e adattare alla cultura dei diversi popoli.
Inviato da Filippo Zuliani | September 22, 2007 7:00 PM
Posted on September 22, 2007 19:00
Mi sembra che molte/i di voi dovrebbero informarsi un pochino di più sul Nidil-Cgil (ed è facile.. basta andare sul suo sito) prima di esprimere giudizi sul sindacato.. oppure credete che quante/i sono iscritte/i al Nidil (giovani con lavoro a tempo determinato)siona delle cretine/i ?
Inviato da george | September 22, 2007 11:39 PM
Posted on September 22, 2007 23:39
George, io mi pare che ho menzionato la nidil-cgil proprio per domandare come si comportasse. Ovviamente stando dal 2003 all'estero domando e ho vaghi ricordi di quando stavo in italia - che poi all'epoca essendo studente non mi toccava un sindacato :)
ma forse non ce l'avevi con me.
Però, dicci meglio come si muove la nidil-cgil ... io personalmente sono molto interessato a saperlo.
Inviato da riccardo da parigi | September 23, 2007 12:22 AM
Posted on September 23, 2007 00:22
george, mai detto che chi e' iscritto al NIDIL siano cretino/a. Tutt'altro (io mi iscriverei se fossi giovane a tempo determinato).
Nel mio commento precedente ho solo riferito un pensiero interno dei "capoccioni" della CGIL sul ruolo della NIDIL nel sindacato, riferitomi da qualche amico sindacalista che sa quel che dice. Io sindacalista non sono, per cui non ci metto una mano sul fuoco. Derivo invece i miei personali pensieri dai risultati che posso vedere e toccare.
Inviato da Filippo Zuliani | September 23, 2007 12:29 AM
Posted on September 23, 2007 00:29
Quasi fuori tempo massimo rispetto ai tempi del blog, trovo modo di commentare più estesamente il pezzo di Paolo. Dico subito che sono fondamentalmente d'accordo sulle sue conclusioni/proposte, ma sono radicalmente in disaccordo sulla sua analisi storico/politica del sindacato e del suo ruolo.
La proposta, infatti, segnala la necessità che il governo instauri un metodo di concertazione più estesa, dando pesi più chiari ai diversi interessi in campo e non facendosi paralizzare da un solo gruppo di interessi. E che il sindacato, con tutti i suoi meriti storici, sia oggi un'organizzazione che tende a rappresentare più gli interessi degli insider che di altri, è indubbio. Valga per tutti la ridicola reazione al piano Nicolais sui prepensionamenti nel pubblico impiego.
Per altro, impostare una "nuova concertazione" pone un problema di rappresentanza del corpo sociale che non è solo del sindacato. Come ha notato qualcuno, riguarda anche i sindacati dei datori di lavoro, e pone problemi non facili per la rappresentanza dei non rappresentati. Faccio notare che esistono proposte di legge mai arrivate in porto, per definire per legge i criteri di ponderazione della rappresentanza sindacale, superando il criterio ambiguo dei "sindacati maggiormente rappresentativi". E ricordo che su tali proposte c'è il consenso della CGIL e il veto sistematico di CISL e UIL - il ché ci dovrebbe insegnare qualcosa... Ad esempio che i sindacati sono organizzazioni umane complesse ed anche contraddittorie, dove si scontrano linee politiche non sempre uniformi, e dove può prevalere il ruolo di portatore di interessi generali, o quello di pura rappresentanza corporativa. Per definizione, la Confederazione sindacale - l'unione di diversi sindacati di categoria - tende a darsi obiettivi di tipo più generale e di lungo periodo, e non a caso sono scelte confederali che hanno portato alla creazione del NIDIL, e all'elaborazione di proposte niente affatto antiquate per il governo della flessibilità del lavoro in ambito IRES-CGIL (l'ufficio studi). Mentre, spesso, sono le singole categorie a tendere alla pura difesa dell'esistente.
E qui, vorrei sommessamente dire a Paolo, che sta il mio radicale dissenso sulla sua ricostruzione storico politica. I sindacati sono infatti parte di una storia ben più complessa di quella che lui tratteggia riducendoli quasi a corporazioni che, per un accidente della storia e un'assenza di alternative, hanno avuto nel dopoguerra un ruolo sociale esorbitante. I sindacati sono la struttura organizzata attraverso la quale la classe operaia ha educato il capitalismo, il modo attraverso cui è stato letteralmente strappato - a suon di lotte spesso assai dure - lo stato sociale di modello europeo. E la differenza di modelli di sindacato e di qualità e quantità della rappresentanza spiega molto delle differenze di modello sociale che percorrono l'Europa e gli USA. Ad esempio, il fatto che i contratti qui da noi valgano erga omnes, e non solo per gli iscritti al sindacato, è una grandiosa conquista di civiltà, perché include un importantissimo principio di solidarietà. E, ancora a titolo di esempio, le percentuali altissime di iscrizione ai sindacati nei paesi scandinavi ne fanno istituzioni al tempo stesso potenti e intrinsecamente "riformiste". Viceversa, la scarsità di iscritti e la mancanza di valore erga omnes dei contratti, fa dei sindacati USA poco più che piccole corporazioni, che infatti stanno perdendo anche il loro residuo potere di condizionamento delle politiche del Democratic Party.
Tutto questo per dire - e concludere - che io sono d'accordo che bisogna aprire la concertazione ad altri soggetti, e che in ogni caso la concertazione non deve mai impedire ad un governo di decidere. E tuttavia, starei molto attento a avviare politiche, leggi e a diffondere una cultura politica basata sull'idea che il sindacato sia o debba essere semplicemente il rappresentante di uno specifico interesse di parte. In breve, preferirei lottare nel sindacato perché il NIDIL conti quanto il sindacato di categoria della Funzione Pubblica, piuttosto che lottare contro il sindacato.
PS: ti assicuro che la gente sa benissimo se gli levano la trattenuta sindacale, e sa benissimo come fare a NON iscriversi al sindacato. Nella mia azienda il numero di iscrizioni varia rapidamente di anno in anno, in alto o in basso, in funzione della credibilità del sindacato aziendale.
Inviato da cOrrado truffi | September 23, 2007 9:47 AM
Posted on September 23, 2007 09:47
Corrado: io non credo che sia in discussione il ruolo storico del sindacato; qui il problema è il suo ruolo in Italia nel passato recente e nel presente. Nel passato gran parte del sindacato funzionava avendo come prospettiva quella del comunismo o del socialismo, in cui tutti i lavoratori sarebbero stati uguali e liberati dall'alienazione. Oggi che quella prospettiva non c'è più, se non in fasce marginali dei lavoratori, la realtà del sindacato non può che essere completamente diversa, ma mi sembra che in molti non se ne rendano ancora conto.
Quanti lavoratori del settore privato oggi sentono di avere gli stessi interessi dei lavoratori pubblici? Quanti dei primi gioiscono se i secondi riescono a spuntare un aumento, una riduzione di orario, più garanzie? Fino a trent'anni fa, il lavoratore privato poteva esserne contento, pensando: un giorno, quella conquista sarà anche mia. Da almeno vent'anni non è più così. Sempre più salariati se ne rendono conto. Sbagliano?
Il più grande favore che la politica potrebbe fare al sindacato come istituzione sarebbe quello di rimettere tutti i lavoratori dipendenti sullo stesso piano in termini di garanzie da parte dello Stato, eliminando i privilegi di alcuni e sostituendoli con meccanismi che possano valere per tutti. Operazione difficilissima, perché da una parte ci sarebbero le proteste dei privilegiati, e dall'altra ci sarebbe il tentativo dei datori di lavoro di ridurre al massimo la loro parte dei costi del nuovo sistema. Ma, se il sindacato non avesse più la possibilità di trattare garanzie speciali solo per alcuni dei suoi iscritti, allora potrebbe anche tornare a svolgere un ruolo politico nella difesa degli interessi generali dei lavoratori dipendenti: ruolo che oggi la maggioranza dei dipendenti non gli riconosce.
Fermo restando che, in una democrazia che funziona bene (e questa qualifica esclude l'Italia), i veri rappresentanti degli interessi generali sono i politici democraticamente eletti.
Inviato da daniele | September 23, 2007 11:49 AM
Posted on September 23, 2007 11:49
la discussione sta diventando quatomodo interessante. Bello l'intervento di Corrado, molto umano (quando non, come dire, un po' troppo idealizzato - vedi difesa degli statali a oltranza come fa notare daniele).
Condivisibilissima la frase "preferirei lottare nel sindacato perché il NIDIL conti quanto il sindacato di categoria della Funzione Pubblica, piuttosto che lottare contro il sindacato." che riassume in se' il senso di una nuova concertazione.
E' un peccato che il post stia scivolando verso il basso divenendo via via meno visibile. E' il problema dei blog. Senza voler aprire un forum, qualcuno di voi ha soluzione tecniche per non perdere discussioni come questa?
Inviato da Filippo Zuliani | September 23, 2007 12:35 PM
Posted on September 23, 2007 12:35
Filippo, io ho suggerito a qualcuno di attivare il feed RSS dei commenti: in questo modo sarebbe facile sapere quando viene commentato anche un vecchio articolo. Dovrebbe essere semplice (ma non conosco bene movable type).
Inviato da daniele | September 23, 2007 1:52 PM
Posted on September 23, 2007 13:52
attivare il feed RSS sui commenti e' una buona idea, ma tutelerebbe solamente quelli che visitano il blog con una certa regolarita'. Chi invece lo guarda una volta per settimana e' tagliato fuori lo stesso.
Inviato da Filippo Zuliani | September 23, 2007 2:06 PM
Posted on September 23, 2007 14:06
[OT] Filippo: credo che allora la soluzione debba essere cercata fuori dal mondo dei blog. Conosci digg.com ? Magari esiste un plugin per movable type basato sul quel principio di funzionamento....
Comunque l'rss dei commenti a me sembra assolutamente necessario.
Inviato da daniele | September 23, 2007 2:27 PM
Posted on September 23, 2007 14:27
Intanto mettiamo RSS sui commenti. Poi il resto verrà...
Inviato da Corrado truffi | September 23, 2007 5:55 PM
Posted on September 23, 2007 17:55
fosse facile. Personalmente non sono un esperto di RSS sui commenti e devo appena cominciare a documentarmi su come si fa.
Inviato da Filippo Zuliani | September 23, 2007 6:36 PM
Posted on September 23, 2007 18:36
[OT] Filippo: non ho mai usato movable type, comunque ho trovato due possibilità. Una è quella del feed, che è consentito da questo plugin: http://plugins.movabletype.org/feed-manager/
Non so perché ma non ha un gran voto.
Possibile alternativa: http://plugins.movabletype.org/comment-subscribe/
Questo invece del feed manda una email a chi ha postato un commento quando viene messa una risposta. Almeno servirebbe a tenere aperti i dibattiti sui post.
Inviato da daniele | September 23, 2007 8:46 PM
Posted on September 23, 2007 20:46
da come procede il dibattito mi sembra che intorno al tema ci sia un grande interesse.Molto bene. Io però sono un stufa di sentirmi fare la lezione su quanto è stato ed è importante il sindacato . Farne la critica, anche violenta, non significa contestare il fatto che la rappresentanza dei si lavoratori è sacrosanta. Ciò detto, e riconoscendo quanto siano state importanti le battaglie sindacali ai fini della democrazia medesima, vorrei continuare a criticare violentemente l'attuale organizzazione sindacale e la stessa NIDIL. I sei milioni di iscritti alla CGIL e non so quanti in totale iscritti attualmente al sindacato ne fanno, di fatto, la forza "politica" più forte del paese. Quei 6 milioni bastano e avanzano a porre qualsiasi tipo di veto e a a soffiare su qualsiasi ipotesi di riforma. Questo probabilemnte accade perchè i partiti sono debolissimi e perchè nel frattempo, l'elaborazione politico-sindacale è praticamente scomparsa. Da lavoratrice precaria, quale sono, non una volta mi sono imbattuta in proposte che mostrassero il segno di un ragionamento che andasse anche solo un pò oltre il fare blocco corporativo nei confronti di qualsiasi questione. Al di là, dei singoli casi meritori, la politica sindacale è in piena crisi di asma. Non c'è una volta che a fronte di una protesta dei lavoratori il sindacato non si schieri a prescindere con loro.La verità è che non sempre deve essere così.Il caso dei tassisti di Roma pr esempio è abbastanza esemplare: prima chiusura totale nei confronti delle proposte governative e del comune, poi trattativa in cui di fatto, si concede una linea "ereditaria" a chi sta già dentro e chi rimane fuori è sempre quel solito ragazzo, con nessun santo in paradiso e a cui sarebbe tanto piaciuto fare il tassista. Dunque, il sindacato ha protetto il lavoro di chi ce l'ha già e ha contribuito, a lasciare il mercato quanto più chiuso possibile (il numero delle licenze concesse in più a Roma è stata battaglia con le lame tra i denti). Dunque ancora la domanda: qual è la riflessione generale che il sindacato sta conducendo e come la applica nel particolare? Secondo me è mediocre la riflessione generale e pessimo il risultato particolare.
Il sindacato insomma come parte del cadavere dell'elefante che intasa il nostro paese e che sta per asfissiarci col suo puzzo mefitico.
Inviato da maddalena | September 23, 2007 9:49 PM
Posted on September 23, 2007 21:49
Un pezzo del genere mette una pietra sopra a ogni pretesa de iMille di considerarsi "di sinistra", dal mio punto di vista.
Si pone, giustamente, il problema della crisi di rappresentatività del sindacato, e poi, invece di pensare a come risolverlo, invece di riflettere su un sindacato più adatto alla realtà in cui viviamo, più utile ai lavoratori del 2007, e quindi più influente sulle scelte governative, si propone di renderlo meno influente, di ridurre il suo potere, a vantaggio di organismi vaghi e indefiniti.
Complimenti...
Inviato da masaccio | September 24, 2007 2:27 PM
Posted on September 24, 2007 14:27
masaccio,
qui si sta discutendo su come, per usare le parole di Corrado, "lottare nel sindacato perché il NIDIL conti quanto il sindacato di categoria della Funzione Pubblica, piuttosto che lottare contro il sindacato."
Inviato da Filippo Zuliani | September 24, 2007 3:17 PM
Posted on September 24, 2007 15:17
E' di sinistra difendere il sindacato che fa interessi di una parte o è di sinistra combattere per permettere a tutti (giovani in particolare) di avere voce in capitolo quando si tratta di pensioni?
Purtroppo sono mancato dal mondo di internet solo 2 giorni e vedo che è successo un po' di tutto...un gran bel polverone...
Rispondo in ritardo ad Eugenio Viceconte. Io personalmente ho espresso il mio parere, supportato da alcuni dati, sulla questione sindacale. C'ho messo la faccia e la firma. Tu mi critichi senza saper o voler argomentare i motivi della tua critica e senza mettere un link ad un blog o una mail. Aspetto critiche motivate per poter confrontarmi seriamente con te, al di là di quella linea che divide la chiacchiera dall'insulto, immagino che tu possa fare di meglio
Inviato da paoloribichini | September 24, 2007 6:25 PM
Posted on September 24, 2007 18:25
Scusa Filippo, ma c'e' un limite a tutto. Sostieni che si stia discutendo di come "lottare nel sindacato perché il NIDIL conti quanto il sindacato di categoria della Funzione Pubblica, piuttosto che lottare contro il sindacato."
Poi uno legge il post e il concetto principale che ci trova è che chi aderisce al sindacato sia un decrebrato che neanche sa cosa stia facendo (tesi ribadita più volte), poi legge i commenti, e ci trova frasi tipo quella che chiude il commento di Maddalena (siamo al cadavere putrescente).
A me pare che si cerchi di fare contare il sindacato tradizionale come il Nidil, non il contrario come sostieni tu.
Discutere il sindacato si può e si deve, di storture ce ne sono parecchie, ma credere che smontato questo sindacato se ne trovi uno migliore automagically è da fuori di testa. Smontato questo sindacato rimarrebbero le associazioni che rappresentano gli imprendiori, e quelli se ne guardano bene dallo sciogliersi.
Inviato da giancarlo | September 24, 2007 7:02 PM
Posted on September 24, 2007 19:02
Giancarlo,
//A me pare che si cerchi di fare contare il sindacato tradizionale come il Nidil, non il contrario come sostieni tu.//
che vuoi che ti dica? evidentemente ti pare male. Qui si tenta di discutere su come andare avanti e non su come distruggere tutto. Torniamo coi piedi per terra.
Inviato da Filippo Zuliani | September 24, 2007 7:31 PM
Posted on September 24, 2007 19:31
Masaccio: io un parere su cosa potrebbe rimettere in sesto il sindacato l'ho espresso: che la politica riporti tutti i lavoratori sullo stesso piano in termini di garanzie e diritti. Oggi ci sono figli e figliastri. Finché dura questa situazione, secondo me il sindacato non può riformare se stesso.
Inviato da daniele | September 24, 2007 9:54 PM
Posted on September 24, 2007 21:54