sezione Speakers’ Corner
di Paolo Ribichini
È bastata una lettera di qualche anonimo esasperato per far scoppiare il nuovo caso di fine estate. Ci troviamo a metà settembre ed è periodo di test di ammissione alle università. Uno dei test più inaccessibili è certamente quello per le facoltà di medicina: molte sono le richieste e pochi sono i posti a disposizione. Ma a Bari, Catanzaro e Messina qualcosa non torna.
Nel capoluogo pugliese sono emerse strane irregolarità. Alcuni studenti (gran parte figli di medici) hanno usufruito di “aiuti” da parte di professori (amici di famiglia) e di società di preparazione ai test. Il metodo utilizzato a Bari sembra quello dell’invio di messaggi attraverso palmari o cellulari. Alcune persone, secondo testimoni, avrebbero indossato vestiti neri e particolarmente larghi in parte per farsi riconoscere, in parte per nascondere palmari e tecnologia simile. Ci si trova di fronte ad una vera e propria organizzazione a delinquere che chiedeva ai candidati cifre comprese tra gli 8.000 e i 30.000 euro. Anche a Catanzaro sono emerse delle irregolarità con l’apertura anticipata dei plichi. In questo caso è ipotizzabile che le persone che “dovevano” passare il test fossero state anticipatamente informate sulle domande. Anche a Messina sono emerse anomalie non di poco conto. Su 17 candidati sul territorio nazionale che hanno ottenuto un punteggio superiore a 70, 8 hanno sostenuto il test proprio a Messina. Mentre le varie Procure aprono un’inchiesta, non potevano mancare i commenti degli studenti che hanno barato: «Io non ho fatto niente di male e quindi io mi sento a tutti gli effetti uno studente dell’Università di Bari… Ho fatto quello che si è sempre fatto durante un esame. Niente di più, niente di meno» dice uno studente anonimo intervistato da Giuliano Foschini per Repubblica «Ho vinto perché ero più preparato. E forse perché sono stato più furbo. Questo è il paese dei furbi». In fondo, nelle sconvolgenti parole dello studente emerge un briciolo di verità: questo è veramente il paese dei furbi. Non c’è niente da dire. E quel ragazzo non ha fatto nulla di male perché ormai è una consuetudine il fatto che si cerchi sempre un modo di barare. Chissà quante volte prima di oggi è successo? Concorsi pubblici all’Università, nei ministeri, negli enti pubblici…quante raccomandazioni, quanti “aiutini”? Si, tra l’altro, oltre ad essere il paese dei furbi, siamo anche il paese del mitico aiutino, cioè il paese in cui a nessuno piace correre con le proprie gambe, ottenere risultati con le proprie forze. C’è sempre bisogno della divina provvidenza. Certo che poi non possiamo meravigliarci se un diciannovenne dà una risposta del genere: i figli li abituiamo già da piccoli a barare, a copiare il compito e a pagare.
Quello che è emerso in questi giorni è solo la punta di un iceberg di dimensioni enormi, in particolar modo in ambito universitario. Non ci sono solo i test di medicina ma anche i concorsi per il dottorato di ricerca, borse di ricerca, concorso per professore di ruolo ecc. Il tutto ha proporzioni veramente enormi. Purtroppo in questo paese il concetto di meritocrazia assume un significato tutto particolare. Premiare la meritocrazia significa premiare il più meritevole creatore di una truffa ai danni della collettività. Come scardinare questo sistema che, prima ancora di essere malavitoso, è un sistema culturale?
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





granate nucleari?
La cosa che rattrista di piu’ e’ che il tutto per ottenere un posto da studente di medicina. A Bari, Catanzaro e Messina!!! Ma si puo’?!
Urge biografia di Alfieri e simili proto e veri romantici. Unico modo per uscire dal pantano fetido del piccolo borghesismo lumpen. Ciao.
cominciamo ad abolire gli ordini professionali e a riformare l’universita’.
Ho pero’ il sospetto che nessuno vorrebbe queste riforme, nonostante tutti si lamentino.
Sarai tu che abitui i tuoi figli a barare, a copiare e a pagare.
A me sembra proprio il contrario: su decine di migliaia di studenti in tutta Italia solo 17 hanno preso più di 70 (su 80).
Mi sembra quindi che la stragrande maggioranza dei diciannovenni siano persone oneste.
Quello 0,01% di disonesti li sbattiamo in galera e chiudiamo il discorso.
Senza farne sempre una questione generalizzata e generazionale.
Vi rigiro un’idea che ho sentito un po’ di tempo fa.
Togliamo il test all’ingresso e facciamo una graduatoria (basata sui voti degli esami) alla fine del primo anno. Rispetto al test unico, se ci sono diversi esami e’ pu’ difficile barare.
Philippe, a me la tua idea piace assai.
E’ un’idea, anche se io sono filosoficamente contrario al numero chiuso.
Temo però che al primo anno di medicina, di “medicina” se ne faccia ben poca.
Sempre meglio del test “psico-attitudinale”, d’accordo.
Chiedo scusa, ma come sarebbe possibile consentire a qualche migliaio di persone di seguire le lezioni universitarie del primo anno che, almeno nella facoltà di medicina, sono obbligatorie? Dove li mettono tremila studenti? Moltiplicano ogni cattedra per dieci? E le aule? Capisco la fantasia al potere, ma sino ad un certo punto…
@Fabio:
1) se si diffonde l’idea che passare al secondo anno sia davvero difficile, ci saranno un po’ meno iscritti al primo
2) e’ evidente che ci sono troppi studenti di medicina rispetto alla domanda di dottori. Le aule sovraffollate del primo anno sono uno strumento (un po’ brusco, d’accordo) per farlo capire a tutti.
Questi diciannovenni santi ed immacolati esistono solo nei film americani. Non è un problema della sola medicina. E’ questo paese il problema. Iniziamo dalla scuola dove ricordo anni fa gran parte dei migliori erano quelli che baravano, copiando il compitino ed inventandosi i più ingegnosi stratagemmi per sfangare l’esame o l’interrogazione. Poi passiamo al mondo del lavoro dove chi può si fa raccomandare, in totale barba alla meritocrazia. E poi ci sono i falsi invalidi e quelli che siccome hanno la nonna inferma si fanno assegnare il posto auto handicappati sotto casa. Non si sa come mai all’una di notte quei posti sono sempre vuoti. Che nonnini arzilli!!!!
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