di Francesco Magagnino
Punto 1
- Dalla rappresentanza territoriale alla rappresentanza delle competenze.
E’ oramai di comune opinione che le circoscrizioni siano un elemento inutile. Non decidono, non rappresentano, sono ridondanti. Fatta nostra questa assunzione, il PD deve realizzare la necessità di dare una nuova forma alle sue rappresentanze. Le sezioni e i circoli territoriali sono oramai un carissimo e romanticissimo aspetto dell’attuale politica ma sono palesemente delle strutture che possiedono un bassissimo valore aggiunto. E’ necessario che il PD si proponga di creare una base militante riunita per competenze, non più per minuscoli territori. In questo modo possibile creare classe dirigente preparata ad affrontare cariche amministrative specifiche. Da coloro che sono interessati ad occuparsi di sport a coloro che interessano di economia, da coloro che trattano di ambiente a coloro che trattano di tecnologie, da coloro che conoscono di istruzione a coloro che competono di politiche sociali e via discorrendo. Una politica seria, competente, a basso costo, si fa su un territorio di medie e grandi dimensioni non su singoli quartieri. Prova ulteriore dell’inconsistenza e del basso valore aggiunto delle sezioni sono le elezioni di circoscrizione, chiunque può averne un sicuro riscontro costatando come sempre più spesso vengano elette persone che non provengono dalle rappresentative territoriali o che comunque non è da queste che attingono i loro voti. E’ chiaro e condivisibile che superare il concetto di sezione o di circolo sia passaggio non sentimentalmente facile. Ma è da ritenersi razionalmente necessario. Il PD non può pensare di essere forza innovativa se pensa di mantenere una struttura obsoleta per la salvaguardia di pochi a discapito di approcci innovativi, maggiormente formativi a vantaggio di molti e di nuovi.
Punto 2
- Rappresentativit giovanile fino ai 25 anni.
- Nuova rappresentanza dai 25 anni ai 39 anni.
E’ necessario che il PD punti al rinnovamento della sua classe dirigente; questo può avvenire se viene data rappresentativit a quella fascia di giovani-adulti che oggi non trovano spazio nelle strutture degli attuali partiti. Nella fascia tra i 27 e i 37 anni si entra nel mondo del lavoro, si crea una famiglia, si costruisce o si compera una casa. Il PD deve guardare con attenzione ed interesse a questa fascia di popolazione che necessità di una rappresentativit. Ricercatori, lavoratori dipendenti, personale in carriera nelle grandi e piccole aziende, lavoratori autonomi, nuovi piccoli imprenditori. Allo stesso tempo necessario abbassare la fascia d’età della prima rappresentativa giovanile, per lo stesso ragionamento sopra riportato. Un ragazzo di 28-29 anni, ha necessità di rappresentare problematiche differenti da quelle di un diciottenne. L’obiettivo è quello di dare rappresentatività ai giovani delle scuole superiori e dell’università in una giovanile che termina con i 25 anni; dare rappresentatività alla fascia giovani-adulti dai 26 ai 39 anni che rappresentano la classe generazionale che può, per forza e per creatività, cambiare questo paese.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Sinceramente non mi sembrano due buone idee. La “rappresentanza delle competenze” è un concetto astruso, visto che per rappresentanza si intende un meccanismo di delega che in questo caso dovrebbe partire dalle “competenze”, ma chi le certifica queste competenze e su quali basi si assegnano le une o le altre?? Mi sembra una riproposizione del vecchio concetto del “tecnico” da preferire al “politico”, che però presenta una miriade di problemi pratici e uno scarsissimo senso ideale.
Ad esempio di solito il tecnico per deformazione professionale tende a privilegiare il proprio campo di azione rispetto agli altri in maniera spesso acritica. Per fare un esempio stupido, un fisico nucleare probabilmente tenderà a privilegiare l’energia nucleare. Inoltre mi sembra impossibile in termini pratici organizzare sezioni tematiche. Faresti roma centro – cultura, eur – ambiente, parioli – urbanistica, ecc. Non mi sembra sia molto funzionale.
In termini ideali poi ti dico che secondo me la politica dovrebbe servire proprio a dare quelle risposte che servono nell’organizzazione delle società con un orizzonte ideale che vada oltre i tecnicismi e la semplice amministrazione/programmazione.
Noi dobbiamo occuparci di riformare la politica soprattutto per farla tornare ad essere una cosa “alta” ed “importante”, non per farla diventare una espressione di competenze.
Il punto 2 invece proprio non lo capisco.
La soluzione e’ giusta, ma il problema e’ sbagliato. Un partito non si organizza solo per educare amministratori ed eletti, ma sopratutto per entare nella “carne” della societa’, per fornire luoghi e tempi di una sintesi dei pensieri individuali. Ossia per organizzare la democrazia. Ed e’ per adempiere a questa funzione che e’ necessario creare strutture che favoriscano una militanza per temi e per interessi. Oggi e’ impensabile andare in sezione per ascoltare una relazione del segretario che analizza l’ universo per step deterministici, partendo dalla crisi del capitalismo finanziario e arrivando alla nomina del custode del parco giochi della scuola. Oggi ci sono donne e uomini che vogliono impegnarsi su temi specifici, sui quali hanno interesse o, appunto, competenze: la scuola, i diritti, la pace, la ricerca, l’ ambiente…Una struttura come quella che tu proponi e’ senza dubbio piu’ in grado di quella “territoriale” di organizzare questa partecipazione.
Continuo invece ad avere perplessita’ per la catterizzazione generazionale-anagrafica di questo movimento. Mi sembra che il problema sia affrontato piu’ in termini moralistici ed assistenziali che in in termini politici. Sopratutto non riesco a conciliarla con il sostegno al secondo candidato segretario piu’ anziano tra quelli a disposizione, e le spiegazioni che mi do’ non mi piacciono.
Seppure le soluzioni di francesco sono opinabili io credo che abbia voluto dar voce ad un disagio… io non cancellerei le rappresentanze territoriali ma non si può negare che si va sviluppando una fetta di società “fluida”, che per tante ragioni sia fisicamente che virtualmente si sposta sul territorio. Chi è che rappresenta quel territorio, chi ci abita (e magari però ci va solo a dormire), chi ci lavora, chi ci va in vacanza? chi si interessa dei problemi che riguardano quel territorio? Questo discorso vale particolarmente per le grande aree metropolitane perché nei piccoli centri il radicamento assume invece forme più definite.
Non ci si può neanche nascondere il fatto che le forme di partecipazione siano cambiate, che le sezioni di partito stiano progressivamente perdendo presenze e che le reti di partecipazione, grazie anche alle forme di comunicazione odierne, siano sempre più delocalizzate e si costruiscano per tematismi più che per appartenenza territoriale.
Il fatto di non avere soluzioni chiare per tali questioni (e che soprattutto tali questioni non siano facilmente riconducibili ai modelli tradizionali di analisi dei problemi che ognuno si porta dietro)non significa che non dobbiamo prenderle in considerazione, è un pezzo di realtà e far finta di non vederla non cambia le cose…
Per quanto riguarda il discorso che la politica deve volare alto e andare oltre le semplici questioni di amministrazione/programmazione, direi che è un discorso che condividerei se fossimo in un paese in cui veramente le questioni di amministrazione/programmazione fossere semplici…
Una Pubblica Amminsitrazione che non funziona e quindi non traduce materialmente nel tessuto della società gli orizzonti ideali della politica è o non è un problema politico?
spero di proseguire questa interessante discussione.
saluti
estella
Il mio concetto di partito è radicalmente diverso da quello ipotizzato in questo post. Le competenze secondo me ci sono già e sono rappresentate dalla cosiddetta “società civile”. Ci sono un sacco di associazioni attive in ogni campo e con competenze altissime nel settore dove operano. A mio avviso al partito servono soprattutto antenne capaci di captare i segnali che vengono dalla società, mediarli e trasformarli in sintesi politica. Insomma un partito che sostituisca la presenza sul territorio con le “corporazioni” non mi piace (e un po’ mi da i brividi).
Quanto alle “quote giovani” non ho una idea precisa, però il mio sogno è che l’Italia diventi come il resto del mondo, dove i giovani emergono per meriti propri e non perchè garantiti da quote.
Sul secondo punto nulla da dire: è ora che la si finisca con questa storia dei “ggiovani” a 35 anni
Sul primo. Concordo con la necessità di proporre una organizzazione “centrale” per temi (a livello provinciale o cittadino per intendersi), ma non possiamo tralasciare il radicamento territoriale perchè è a quel livello che si organizza il consenso.
C’è però un rischio da evitare: che a livello centrale si faccia politica e nelle sezioni territoriali ci si smazzi solo il lavoro sporco. Le sezioni perderebbero così fascino e soprattutto una delle loro funzioni che (almeno nei DS) ancora in parte svolgono: quello della selezione della nuova classe dirigente. Compito non esclusivo ovviamente, ma è importante che venga fatto anche lì
Ciao a tutti,
vi ringrazio per la partecipazione al post, che poi è la cosa più importante.
Mi rendo conto che le proposte che avanzo sono molto criticabili, e possono essere interpretate in maniera diversa in base alle proprie esperienze personali.
Sgombro il campo dal primo dubbio!!
Credo necessarie le rappresentanze territoriali a livello di provincia e di comuni!!
Il punto, colto a pieno da estella, è la rappresentazione territoriale all’interno delle grandi città.
Chi ha una qualche esperienza in tal senso non può non convenire sul fatto che siano strutture oramai inutili, in cui si annidano posizioni di potere che nulla hanno a che fare con la meritocrazia di cui andiamo tanto parlando.
E dare rappresentanza alle competenze, non significa sostituire la tecnica alla politica, ma significa creare una nuova classe dirigente espressione di competenze specifiche e non del tuttologismo che va tanto di moda in questi anni.
E la legittimità delle competenze è data dai gruppi che attorno a quelle competenze si riuniscono.
Ed è proprio su questo livello che si possono cogliere importanti innesti esterni (associazioni, gruppi esterni ai partiti).
Un partito che ragiona in questo senso, significa, per me, un partito che nel momento in cui si deve scegliere un assessore all’ambiente, all’urbanistica, alle politiche sociali, alla scuola, non lo debba pescare tra persone che si legittimano (più o meno democraticamente) attraverso il consenso raccolto internamente al partito in qualsivoglia territorio o attraverso cooptazione ma bensì attraverso un processo naturale di legittimità sulle sue competenze.
Sul punto della legittimità della fascia post giovanile; non si tratta di fare una setta per assicurare “poltrone” ai trentacinquenni; ma significa sponsorizzare un’organizzazione che lavori per valorizzare le persone (attraverso le loro competenze) che rientrano nella fascia di età che più di tutte le altre può portare un contributo sostanziale a cambiare il nostro paese.
Farei volentieri a meno anche io delle quote rosa, della sinistra giovanile ecc, ma purtroppo è necessario organizzarsi per acquisire potere e non si facciano gli ingenui pensando ad un mondo di frutta candita.
La politica, il partito, è fatta da persone che per lo più non hanno nessuna intenzione di abbandonare le posizioni di potere acquisite.
Si tratta di potere contro potere. E io voglio che il potere di fare, il potere di decidere, il potere di cambiare sia anche (non solo) nelle nostre mani.
E se l’organizzazione che ci troviamo ad operare è malata dobbiamo fare i conti con il malato.
E ad ogni modo vorrei farvi notare una cosa; credo di poter dire che iMille sono perfettamente espressione di questa esigenza: dare rappresentanza alla fascia di età dai 30 ai 40 anni; dare rappresentanza alle competenze che questa fascia di età riesce ad esprimere.
Quindi è di questo che stiamo parlando: dare ai iMille o a chi per essa un’organizzazione in grado di intervenire e di imporsi all’interno del nascente Partito Democratico.
ps: ho scritto tutto molto di fretta spero di essere stato abbastanza chiaro.
@Francesco: consentimi una battuta amara.
dici: “E se l’organizzazione che ci troviamo ad operare è malata dobbiamo fare i conti con il malato.”
a me viene da dire che se il PD non è ancora nato e già è malato così gravemente forse è meglio un aborto terapeutico.
PS: continuo a chiedermi come mai nel resto del mondo i giovani riescano ad ottenere il potere, e non credo dipenda dal fatt o che “gli anziani” glielo mollino più facilmente che da noi.
x giancarlo.
ti rispondo io: perche’ nel resto del mondo i giovani hanno piu’ occasioni. E nel resto del mondo i giovani lavorano per sfruttarle quelle occasioni.
Per quanto io non mi senta di parlare della vita del partito in città, vorrei però cercare di capire meglio un punto: come si potrebbe “certificare” le competenze? Ed una volta appurate, come scegliere il candidato più adatto?
A parte questo, mi pare che dovremmo dotarci di strutture molto diversificate tra città e provincia.
Comunque stai facendo un buon lavoro, è giusto non dare nulla per scontato nel nuovo partito. E soprattutto non dobbiamo arrivare impreparati alla costituente.
Leggo che Veltroni chiede la costituzione di: “forum aperti a tutti quelli che vorranno partecipare portando la loro competenza specifica su diversi argomenti”, poi aggiunge “dovremo essere una struttura nazionale, una struttura aperta che non obblighi chi ha intenzione di entrarvi ad esibire un qualche bollino.”
http://www.ulivo.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=103201&sid=14
Quello che chiedevo in questo documento insomma… (-:
Oggi sento che il Partito Democratico che sta nascendo, nonostante alcune difficoltà, è il partito che più io possa desiderare.
Francesco Magagnino
BLOG http://ewave.wordpress.com/