di Roberto Quartullo
Questa volta non voglio assolutamente parlare dei meccanismi delle primarie per la costituente del Partito Democratico, ma delle ben più importanti elezioni politiche prossime venture.
Subito dopo le elezioni politiche del 2006 si è iniziato a parlare di riforma della legge elettorale. Prima o dopo sono stati nominati tutti i sistemi dell’Europa continentale: il doppio turno alla francese, il proporzionale alla tedesca, il sistema spagnolo, ci mancava solo il sistema russo o quello bulgaro (che personalmente non conosco e quindi potrebbero essere ottimi sistemi) e li nominavano tutti. Nessuno ha mai parlato dei sistemi elettorali di Stati Uniti e Regno Unito, i miei preferiti, ma pare che gli Stati Uniti vadano imitati per tante cose ma non per il loro sistema elettorale.
L’opinione che mi son fatto è che la riforma l’abbia voluta e fatta Berlusconi ma che alla fin fine piaccia a quasi tutto l’arco parlamentare: ha dato alle direzioni di partito uno spazio di manovra inimmaginabile nel passato, e i partiti, penso proprio tutti, ne hanno goduto. Naturalmente esistono quelli che hanno appoggiato il referendum e quelli che vogliono fare una riforma ma sia con il referendum che con le riforme proposte dai vari partiti (di solito una o due a partito, ci fossero due partiti che volessero lo stesso sistema!) nessuno parla di reintrodurre le preferenze sui candidati. E questo secondo me è il maggior affronto per un paese democratico.
Ripensando al vecchio sistema maggioritario occorre dire ache anche in quel caso tutta questa scelta non veniva offerta all’elettore: magari doveva scegliere tra la Binetti e Adornato. E dopo questa riflessione anche il sistema maggioritario perde il fascino che ha sulla mia persona.
Esiste però uno strumento che potrebbe ridare agli elettori la possibilità di scelta con QUALSIASI SISTEMA ELETTORALE: lo strumento delle primarie. Il centro-sinistra è il soggetto politico che ha introdotto questo strumento e con successo: prima Prodi, in modo quasi formale, poi Vendola in modo del tutto inaspettato, hanno ottenuto dei successi dopo essere stati scelti con le primarie. Anche Rita Borsellino in Sicilia, dopo aver vinto le primarie, ha ottenuto un enorme successo personale raccogliendo molti più voti di quelli raccolti dalle liste che la appoggiavano.
Lo strumento delle primarie, anche con i suoi limiti, finora si è dimostrato efficace.
Immaginiamo ora che alle prossime politiche si vada a votare con il sistema elettorale vigente: in teoria i partiti potrebbero fare le loro liste chiusi nelle loro stanze togliendo ogni possibilità di scelta agli elettori. Immaginiamo che tra questi partiti ce ne sia uno che si definisce Democratico e che si voglia distinguere: in ogni circoscrizione elettorale potrebbe indire delle primarie tra tutti quelli che si vogliono candidare e stilare le liste in base alla classifica uscita dalle primarie, e allora saremo sicuri che chi va in Parlamento ci va scelto dagli elettori, non dai dirigenti. Naturalmente do per scntato che un partito che si definisce Democratico impedisca a chiunque di presentarsi, anche alle primarie, in più circoscrizioni e impedisca quindi la scandalosa abitudine di scegliere dove farsi eleggere ad elezioni terminate.
Le primarie si adattano a qualsiasi sistema elettorale: anche al maggioritario, sistema che non penso vedremo più in Italia. Anche in quel caso si potrebbero indire delle primarie tra i candidati della coalizione (nell’esempio precedente era tra i candidati del partito), in modo che in un collegio si possa presentare chi ha più consensi nel collegio e non costringere gli elettori a votare “contro”: voto chiunque (Binetti, Fisichella, Follini, ecc.) perchè devo votare contro il candidato di centro-destra.
Visto che il Partito Democratico deve ancora nascere e il suo statuto deve essere ancora scritto mi piacerebbe tanto che avesse al suo interno la scelta dello strumento ogni volta che fosse possibile.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Roberto, se il PD adottasse un sistema di primarie aperto come dici tu (ovvero uno vero e non di cooptazione come sta avvenendo ora) sarebbe un enorme successo.
E per le primarie propongo il sistema all’australiana! (lo sai che esiste davvero ed è bellissimo?)
Il sistema all’australiana mi manca. Com’è?
Eccolo, è “bellissimo”:
In Australia alla Camera il sistema elettorale è uninominale con l’obbligo di votare tutti i candidati in un ordine decrescente di preferenze. Si faccia l’ipotesi di tre liste per un seggio. La prima riceve il 40% dei voti diretti, la seconda il 35 e la terza il 25. Si faccia inoltre l’ipotesi che gli elettori della lista più votata esprimano tutti, come seconda preferenza, la lista del 35%, e così facciano anche gli elettori della terza lista, mentre i votanti della lista intermedia diano la seconda preferenza alla lista del 25%. È ovvio che la lista di testa ottiene la terza ed ultima preferenza da parte dei votanti di quella intermedia e di quella del 25%. Non riceve quindi alcuna seconda preferenza. Ne consegue che la persona eletta apparterrà alla lista intermedia, la quale sommando le preferenze dirette e le seconde ricevute dalle altre liste, ottiene più voti di tutti.
Ci avevo pensato anche io senza conoscere il sistema australiano: votare a favore e contro, sommare algebricamente tutti i voti ottenuti e chi ottiene la maggiore differenza di voti tra favorevoli e contrari viene eletto.
Questi pensieri non mi potevano che venire in una stagione della nostra storia in cui prevale il voto “contro”, e per manifestarlo mi tocca votare a favore dell’altro, senza riuscire a far capire che non è un vero voto a favore…
Le primarie sono belle, ma sarebbero migliori se fossero fatte con più chiarezza: sarebbe auspicabile che i candidati si sforzassero di dire chiaramente in cosa differiscono i loro programma … altrimenti si vota solo le persone e non le idee (che è già qualcosa, comunque)
Inoltre la comunicazione fra il partito e il suo elettorato non può assolutamente limitarsi all’organizzare delle primarie: è necessario che tutti possano far arrivare le loro opinioni e perplessità, e non possono certo farlo se solo da scegliendo quale di tre nomi barrare prima di ciascuna elezione.
In futuro spero che i tesserati del PD si occuperanno di raccogliere queste opinioni, aggregarle, sintetizzarle e trasmetterle, eventualmente tramite altri stadi di raccolta e sintesi, fino a chi deve prendere le decisioni (da parte mia, prometto che ci proverò).
Riguardo al sistema australiano, al sottrarre i “voti contro” e metodi simili simili: queste cose funzionano, ma non sempre. Qualsiasi sistema usi ci sono sempre dei casi in cui il risultato è “illogico”.
Per più informazioni al riguardo cercate sotto paradosso di Condorcet e teorema di impossibilità di Arrow.
ehi, ma io scherzavo quando dicevo del sistema all’australiana!
p.s. come si fa a rendere l’ironia in un blog? difficile, eh?
Bella cosa le primarie. Bella cosa la possibilità di candidarsi per i cittadini. Perchè la partecipazione sia veramente efficace e si superi il meccanismo della cooptazione serve fare un passo ulteriore. Quello che serve per una partecipazione consapevole è una scuola politica. Oppure una formazione alla politica. Credo che sia essenziale che il partito democratico predisponga questo tipo di scolarizzazione.
Credo che ciò che Roberto propone implichi profondi cambiamenti della politica italiana. Quella delle primarie in ogni collegio è una modalità che a me piace moltissimo ma che si avvicina molto al modello americano, con un partito aperto e debole. Il sistema delle liste chiuse contiene in sé un’esigenza partitica di mantenere il controllo sui propri eletti, candidando nei primi posti della lista persone particolarmente fedeli seppur non molto brillanti e piuttosto sconosciute dagli elettori del proprio collegio.
Io sono un estimatore del sistema australiano che secondo me diviene utilissimo nel momento in cui ci sono più di due contendenti. E’ un po’ complesso ma permette realmente di esprimere da parte del corpo elettorale il candidato maggiormente preferito. Potrebbe essere utile se venisse utilizzato per le primarie in caso si torni al sistema uninominale maggioritario per l’elezione dei parlamentari.
In conclusione vorrei fare una precisazione. Nel post si scrive che il sistema maggioritario non tornerà più in Italia. Ma l’attuale (pessima) legge elettorale in realtà contiene elementi maggioritari. Il prof. Agosta l’ha definita una legge proporzionale per i partiti e maggioritaria per le coalizioni. Anche con l’eventuale riforma elettorale per mano referendaria, pur mantenendo il sistema proporzionale, indica in un unico partito il vincitore della competizione. Più maggioritario di così?!
Quello che certamente non tornerà è il sistema uninominale di collegio all’inglese. Ma non bisogna credere che quel sistema sia stato migliore dell’attuale: anche li operava la cooptazione e il rigido controllo partitico. Solo le primarie ci salvano veramente.