di Maddalena Di Maio
La fuga di capitale umano dall’Italia non solo è una vicenda plateale ma complessa. Quando si parla di capitale umano in fuga ci si riferisce spesso, e con ragione ai giovani desiderosi di applicarsi nella ricerca che non trovano opportunità di alcun tipo in Italia, purtroppo il fenomeno non riguarda solo il livello più alto delle nostre intelligenze nazionali ma ahinoi si tratta di un fenomeno che abbraccia gran parte della società civile, e dico civile, del meridione d’Italia. Sono i figli e le figlie di quella terra, che hanno studiato, spesso facendo sacrifici o facendoli sopportare ai genitori che, pur di vedere quei figli emancipati in un mondo migliore si sono sottoposti ad una qualità di vita molto “ristretta”. Ma, a fronte di ogni aspettativa andata delusa, bisogna aggiungere il disinteresse delle classi governative per la ripresa violenta, del ritorno dell’emigrazione verso il nord d’Italia da parte del sud. Un fenomeno cominciato alla chetichella ed esploso negli ultimi anni. Un fenomeno che ancora più grave di quello descritto, perché i dati ISTAT si riferiscono ai trasferimenti di residenza. Ma in realtà il trasferimento di residenza di un meridionale al nord avviene solo nel momento in cui la sua posizione ha raggiunto una qualche stabilità, ergo trascorrono 4/5 anni prima che un meridionale decida di trasferire, oltre che sé stesso, anche la propria residenza. Dunque i dati ISTAT, vanno riconsiderati al rialzo. Ma, come dicevo, la gravità della vicenda è legata al disinteresse generale del Paese per questa piaga che impoverisce il sud di risorse e regala al Paese intero cittadini depressi, scontenti poco inclini a credere nelle istituzioni. Un peccato mortale se si considera che questi cittadini se non possono essere definiti come “le intelligenze del nostro Paese” di sicuro sono l’humus migliore che viene abbandonato e buttato via. Si tratta di quelle persone che rifiutano la logica dell’assistenza e dell’accontentarsi che c’è al sud, che potrebbero dare ai paesi e alle città del sud una cittadinanza migliore ed attiva che, solo per esempio, riconosce l’importanza del risparmio energetico e della raccolta differenziata, che crede nell’azione del singolo per il miglioramento di tutti e che, se non è classe dirigente diffusa sicuramente è quella classe lavoratrice che ogni buon dirigente vorrebbe avere. E’ gente piena di dignità che piuttosto che subire i ricatti di ogni tipo decide di “abbandonare il campo” e trasferirsi al nord. Ma non si tratta solo di diplomati e laureati, spesso è gente ancora più umile, dal punto di vista culturale che svolge lavori pesanti e che preferisce fare mille chilometri piuttosto che “stare sotto padrone”, un padrone che a sud non sempre ti paga e quanto lo fa usa una busta-paga completamente contraffatta, con il silenzio assenso di tutto il consorzio cosiddetto civile, organizzazioni sindacali in testa. Si tratta di persone che piuttosto che perdere la loro dignità decidono di emigrare. Ma non è più come alla fine della guerra, adesso si parte in silenzio, tra l’indifferenza della società e dello Stato. Senza aiuto e senza solidarietà.
Questa emorragia è grave quanto quella della fuga dei cervelli dall’Italia. Dal sud, possiamo dire, c’è un fuggi fuggi generalizzato che lascia lì i vecchi, i bambini i peggiori e pochi eroi ed espelle tutto il resto.
La distanza del Paese da questo problema è tale che basta fare un unico esempio per dimostrare quanta insipienza, ignoranza e indifferenza c’è nei confronti di tanti, troppi giovani italiani. L’esempio è quello della gestione scandalosa dei treni che viaggiano tra il sud e il nord del Paese. Uno scandalo alla luce del sole di cui nemmeno i media hanno preso bene coscienza. A fronte di investimenti plurimilionari degli ultimi anni, fatti a sostegno dello sviluppo dei corridoi europei e dell’alta velocità, niente è stato previsto ed è previsto per migliorare la qualità del servizio di quei treni che portano gli emigranti, erroneamente definiti pendolari, dal sud verso il nord. Si tratta di treni espressi, quelli che costano poco per intenderci e che sono sempre di meno e che viaggiano di notte, Eh sì perché se c’è una cosa pendolare di questa emigrazione è l’insistenza degli emigranti a non voler perdere i legami con la propria terra e così si sobbarcano lunghissimi viaggi notturni al fine settimana per poter tornare 36 ore a “casa loro”. Treni sporchi, stracolmi, a rischio perenne di tragedia, dove le intellighenzie e i dirigenti non viaggerebbero ma per un altro bel pezzo di umanità è una scelta obbligata. La vicenda del blocco della stazione Tiburtina a Roma da parte dei tanti che rifiutavano di pagare il prezzo del biglietto per intero dopo la fine della concessione, non più rinnovata, tra la regione Campania e la società dei treni che concedeva un abbonamento ai migranti nostrani è l’effetto del disinteresse, dell’ignoranza, della leggerezza con cui questo Stato abbandona i suoi figli e li spinge nelle braccia del qualunquismo, dell’antipolitica, dell’individualismo sfrenato, nel disincanto più totale. Penso che i mille servano anche a questo, a far aprire gli occhi, a porre questioni, ad allargare il fronte della conoscenza, a smuovere coscienze e soprattutto ad aggregare persone. E’ per questo che oggi i Mille si rivolgono ai giovani migranti meridionali, affinché insieme riescano a porre all’attenzione del nascente partito democratico sulla questione meridionale. Aggreghiamoci e non stanchiamoci di parlare, di proporre e di partecipare . Le cose cambiano.





Sono assolutamente d’accordo con Maddalena.
Le televisioni sono mute, i giornali non ne parlano. La questione meridionale sembra non esistere. Anche su internet, chi scrive di queste cose non viene certo innondato di visite e commenti.
Chiaramente l’argomento “non vende”, “non frutta”. Ma siccome stiamo facendo politica e non economia (e lo dico da studioso di economia!), rimbocchiamoci le maniche almeno noi.
perchè non apriamo una sezione dedicata a questo e oltre a contattare, come abbiamo fatto, i cervelli in fuga all’estero, stabiliamo una relazione, un affetto, anche con i meridionali che non vivono al sud?
Il fatto che molti bravi se ne vadano via da un posto (il sud, l’Italia, l’India, …) è un problema che alimenta se stesso: la gente se ne va, il posto peggiora, le opportunità diminuiscono e ancora più gente è spinta ad andarsene.
Per passare all’altro punto di equilibrio stabile, “la gente resta, crea opportunità e quindi gli altri sono incoraggiati a restare” potrebbe essere più utile fare tanto sforzo per poco tempo (“poco” vuol dire almeno dieci anni … ma teniamo conto che da sempre vengono dati un po’ di incentivi al sud senza risolvere il problema)
Però non so cosa ottieni se vai a dire a uno del nord-est “da ora per dieci anni diamo enormi facilitazioni alle imprese nel sud, a tue spese, ma poi vedrai che il sud si sarà messo in marcia e non ce ne sarà più bisogno, e potremo magari anche ridarti i soldi”… anche perché poi potrebbe pure non funzionare.
Ho letto che a Venezia ha avuto molto successo un documetario sui viaggi in treno degli emigrati “pendolari” dal Sud al Nord.
Quando ci sarà un po’ di tempo dopo le primarie si potrebbe organizzare qualcosa per farlo vedere e per parlare di questo problema.
Avevo già sentito l’intervento di Maddalena all’assemblea di Roma e approfitto della ripetizione per commentare in differita.
Sono andato a rileggermi la cronaca relativa alla stazione Tiburtina e vorrei esporvi due desideri:
1) che l’anima de iMille che stiamo plasmando sia portata a non appoggiare alcuna manifestazione non autorizzata che limiti la libertà di altri cittadini (l’individualismo sfrenato di cui giustamente parla Maddalena);
2) che per iMille gli aiuti alle zone meno sviluppate del Paese siano mirati allo sviluppo in loco e non al sussidio della fuga (com’era il paradossale sconto ferroviario che la Campania dava ai propri pendolari settimanali verso Milano).
Assoluamente d’accordo con Paolo. Lo dico tra le altre cose, da pendolare settimanale sulla tratta Roma Milano. io passo 400 euro al mese a Trenitalia per i miei viaggi.Chi si prende il diritto di bolcccare un paese perche vuole lo sconto non si guadagna ne il mio appoggio ne la mia simpatia.
Sì, costruire una rete di meridionali in fuga potrebbe essere molto importante per far conoscere i termini della questione proprio perchè non si conosce. Io ho fatto l’esempio dei treni come vicenda esemplificativa di un problema, non perchè sostengo chi non paga il biglietto. E anche sulla vicenda dei sussidi o degli incentivi, forse bisognerebbe incentivare le persone e non le istituzioni immobili, forse bisognerebbe che lo stato prevedesse un abbonamento così come esiste per tutti i pendolari del paese e così discorrendo. Ma troppe sono le parole spese sul meridione ed è fondamentale sottrarsi a quel tipo di dibattito secolare sulla questione. i mille secondo me dovrebbero svolgere un ruolo importante nel dibattito sulla formazione del partito democratico per poter esigere una classe dirigente che si assuma la piena responsabilità delle azioni politiche e amministrative nel sud, cosa che di fatto non avviene. La costruzione di una rete di persone che svolgano la funzione di cittadinanza attiva che riescano a far sentire la loro voce attualmente inesistente sui temi dell’emigrazione interna al paese è invece strumento di conoscenza e di approfondimento che il nascituro partito democratico non si può permettere di continuare ad ignorare.
è un articolo bellissimo. parlare degli espressi in particolare è esemplificativo di uno stato d’animo diffuso in tutti noi ragazzi che ci trasferiamo dal sud al nord. complimenti veramente
sn assolutamente d’accordo cn pietro,purtoppo è una piaga ke nel nostro paese c’è ed è anche piuttosto inevitabile fin quando tutto resta nel silenzio.
Ciao ragazzi, io ho lasciato la mia terra, la Lucania, con le lacrime agli occhi ed ora vivo a Londra. Sono stato costretto a emigrare perche nella mia terra non riuscivo a trovare uno straccio di lavoro, nonostante una laurea in Lingue e varie esperienze di lavoro all`estero. Qui, a Londra, non e facile, ma ci sono molte opportunita lavorative per chi le sa cogliere, Londra e pienissima di italiani che hanno deciso di lasciare l`Italia per un futuro migliore qui. Io pero sogno sempre di ritornare nella mia terra, e spero che un giorno il sogno si realizzi. Un saluto a tutti. Paolo