Da MicroMega di settembre-ottobre 2007: Il Partito Democratico nascerà senza un vero congresso. Il 14 ottobre si svolgeranno le primarie per il segretario e immediatamente dopo un mero 'congresso di investitura'. MicroMega ha provato perciò a realizzare il congresso che manca, chiedendo un intervento delle dimensioni tradizionali dei congressi del Pci (15 minuti) a 19 cittadini, 19 'sinceri democratici', esponenti della società civile quotidianamente impegnati per la trasformazione dell'Italia secondo maggiore giustizia e libertà. con la speranza che i verbali di questo congresso virtuale, più vero del congresso ufficiale, possano convincere almeno una parte del gruppo dirigente a farla finita con una politica tutta autoreferenziale, e a ritrovare i legami con il suo potenziale 'popolo'.
Tra i 19 cittadini chiamati ad intervenire da MicroMega, in compagnia di Oscar Luigi Scalfaro, Margherita Hack, Curzio Maltese, Oliviero Toscani, Sandro Veronesi, Moni Ovadia, Gad Lerner, Rita Borsellino, Pancho Pardi e altri, c'è il "nostro" Luca Sofri.
Nel link sottostante il suo intervento
Care persone del Partito Democratico,
ho riflettuto su come iniziare questo intervento, come riferirmi a voi che siete qui e che avete care le sorti della sinistra italiana. Alla fine ho privilegiato questa formula – “care persone del partito Democratico” – per ragioni di efficacia letteraria. Ma non penso ci debbano più essere, in un partito nuovo e moderno, le persone “di” quel partito. Sarebbe anacronistico, e superficiale, pensare oggi ancora a un partito come un luogo di appartenenza e di residenza, un motivo di identità e addirittura di affermazione di se stessi. I partiti, in questo secolo, saranno più trascurati dai loro elettori: ed è giusto che sia così.
Con questo non dico certo che le loro responsabilità siano diminuite: sono casomai accresciute dal non poter rifugiare la loro ragion d’essere in quell’identità da stadio che nel bene e nel male li ha caratterizzati fino a oggi. E quindi non potranno sottrarsi al loro ruolo divenuto essenziale e prioritario di strumento per il miglioramento concreto delle vite delle persone, e del paese e del mondo in cui agiscono.
I grandi partiti dei regimi maggioritari e bipolari non sono infatti quella cosa di appartenenza e identità militante a cui è abituata la nostra vecchia politica, ma dei contenitori di idee, sensazioni e intenzioni molto diverse tra loro. Appartenere a un partito, o votarlo, non è più un tratto somatico, o identitario: è un mezzo, e non un fine.
Questo per dire che il Partito Democratico necessiterà di un'evoluzione nell'atteggiamento che lo sostiene, e non un'impensabile omologazione delle idee di chi vi appartenga. Quindi ognuno di noi che ha deciso di frequentarlo dovrà abbozzare rispetto alle proprie insofferenze per questo o quello. Sarà un grande partito di centrosinistra, e ci sarà dentro di tutto.
No, non proprio di tutto. Sarà un grande partito di centrosinistra, e questo qualcosa dovrà pur significare. Pur accettando le adesioni di chiunque, non potrà avere tra i suoi rappresentanti eletti e tra i suoi leader persone che con il centrosinistra non c'entrano affatto. E non parlo in termini di storia: come ho detto, l'appartenenza si giocherà sulla condivisione di valori e progetti, non sull'identità e la storia personale. Una buona idea e un buon lavoro sono benvenuti anche se vengono da un pregiudicato: e di stupidaggini dette e fatte da persone pie è piena la storia della nostra politica.
Ma proprio per questo, sarà inaccettabile che un simile partito porti in parlamento persone che continuino a vedere il carcere solo come uno strumento punitivo e vendicativo, per fare un esempio. O, per farne un altro, persone che sostengono pubblicamente che gli omosessuali siano "contro natura", o cattivi genitori in quanto tali. Questi sono gli stessi argomenti per cui non ci si allea con i fascisti: non perché i fascisti sono brutti e cattivi, ma perché sono brutte e cattive le cose che dicono. Insomma, è vero che dentro il Partito Democratico dovranno stare molti modi di intendere la sinistra. Ma non quelli che la intendono di destra.
Altrimenti, se è solo questione di vincere le elezioni ad ogni costo e assoldando ogni De Gregorio o Binetti che passa, allora quello eravamo riusciti a farlo anche senza Partito Democratico.
E vengo al secondo tratto di dissonanza dal passato che deve essere fatto proprio dal Partito Democratico, e che Walter Veltroni ha giustamente sottolineato in un suo scritto recente. Il Partito Democratico non abbia come sua priorità ad ogni costo – ma nemmeno a costi intollerabili – la vittoria elettorale. I peggiori guasti e i peggiori fallimenti del centrosinistra italiano sono nati, in situazioni oggettivamente difficili, dalla cultura dell’emergenza politica e dall’urgenza di sconfiggere gli avversari disegnando scenari catastrofici e riducendosi a mediocri alternative.
Non c’è bisogno di ripetere quanto sia stato dannoso e imbarazzante per l’Italia il periodo recente di governo del centrodestra, gestito con persone incompetenti e non all’altezza e con politiche da marciapiede. Ma se questo è avvenuto è anche perché la sinistra non ha saputo disegnarsi come una forza capace di attrarre lo stesso sostegno. La colpa delle cose è sempre dei migliori, altrimenti smettono di esserlo e legittimano gli altri.
E alla fine, presa nello stesso fallimento del centrodestra, la sinistra italiana non ha imparato niente e quando si è confrontata con un avversario elettorale reduce da un quinquennio di governo vistosamente disastroso e inconcludente ha ottenuto appena, con scelte vecchie e pigre, di vincere per un soffio e di trovarsi impedita a governare. Questo non deve succedere più: non deve più succedere che il rinnovamento e l’alternativa vogliano passare per una politica e per degli uomini che hanno già fallito dieci anni prima e che siano responsabili, con tutta la loro buona fede, di non essere riusciti prima. Chi è riuscito a creare una cosa coraggiosa e rivoluzionaria come il Partito Democratico merita – e non solo per questo – stima e applausi sinceri: ma questo non può bastare a convincerci che chi ha guidato pure con generosità e sacrificio la sinistra fino a oggi sia in grado di farlo con risultati e visioni diverse d’ora in poi: il mondo è in uno straordinario ed eccitante movimento, e l’Italia è cupa e rassegnata. Ci vogliono idee e persone nuove. Non deve succedere più che gli elettori di sinistra abbiano come principale motivazione al sostegno di candidati che non stimano la paura di Berlusconi o di chissà cos’altro: con la paura si sostengono i regimi e le emergenze. E le emergenze alimentano emergenze. L’Italia deve tornare a essere un paese normale – e poi un paese di cui andar fieri - e il primo passo dobbiamo farlo noi. Come scrisse Thomas Friedman a proposito del ruolo delle democrazie occidentali, “noi siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo”. Il famoso complesso di superiorità della sinistra se l’è inventato la destra per nascondere il suo complesso di inferiorità: in realtà si tratta solo dell’ambizione a capire quali siano le cose giuste e a cercare di farle. Noi siamo i buoni, solo se cerchiamo di dimostrarlo. Dai.
Commenti (7)
Che pena il surrogato di congresso. Finora avevo dubbi, ora credo proprio che il PD non sarà il mio partito.
Inviato da giancarlo | September 17, 2007 9:04 PM
Posted on September 17, 2007 21:04
Sono "pienamente d'accordo a metà" con l'intervento di Luca. La mia parte razionale mi dice che Luca ha ragione: "pensare oggi ancora a un partito come un luogo di appartenenza e di residenza" è puro anacronismo. Eppure non riesco a rassegnarmi all'idea di un partito "leggero", sullo stile dei partiti americani. Io, al contrario, vorrei che il PD fosse un partito "pesante". Senza bisogno di richiamare il vecchio funzionario di partito di un sorpassato Pci, mi piacerebbe che nel nuovo partito ci fosse spazio per lavorarci all'interno. E spero che il PD sia in grado di produrre un nuovo sentire comune, un sentirsi DEMOCRATICO, appartenenza ancora tutta da costruire. Certo i modi di aggregazione saranno diversi, meno fondati su rigide identità e più legati a un orizzonte valoriale comune. Un comune sentire, che dia spazio al confronto sulla base di idee e progetti concreti. Un'aggregazione forse meno "romantica", ma sicuramente più efficace volta, scusate il gergo aziendale, al problem solving.
Inviato da gionata | September 17, 2007 9:24 PM
Posted on September 17, 2007 21:24
Al solito, cose sensate e più che condivisibili... Peccato che la realtà delle cose, tra faide e spartizioni, sembri ben diversa. Italia, il paese delle occasioni sprecate!
Inviato da PAdbn | September 17, 2007 10:31 PM
Posted on September 17, 2007 22:31
Saimo alle solite, la teoria è splendida, tutti in teoria dicono cose ampiamente condivisibili. Ma il punto è: saranno in grado di realizzare questa politica? saranno in grado di essere davvero autonomi e liberi da condizionamenti? Manterranno i sontuosi impegni e le belle parole d'ordine?
L'esperienza ci insegna che la risposta è sempre NO.
Purtroppo siamo delusi e diffidenti, sarà dura tornare a credere.
Alessio
Inviato da Alessio | September 18, 2007 11:18 AM
Posted on September 18, 2007 11:18
...la colpa delle cose è sempre dei migliori...
ok, me la sto attaccando sotto lo schermo del computer, così la guardo e ci penso su
Inviato da ilse | September 18, 2007 11:55 AM
Posted on September 18, 2007 11:55
Io dico che non dobbiamo chiederci se "loro" saranno in grado di mantenere le promesse. Dobbiamo avere una prospettiva rovesciata. Loro non sono altro da noi. Il partito democratico siamo NOI. Deve essere noi, altrimenti il progetto fallisce.
Per cui dobbiamo pensare se noi saremo in grado di mantenere le promesse, se saremo in grado di impegnarci e di resistere nel tempo, al di là del giusto entusiasmo per una nuovo partito che vede la luce. Io la vedo così.
Ma dobbiamo, tutti, tornare a scuola. Imparare, imparare, imparare. Perchè per starci dentro, per non farsi manovrare e delegare sempre ad altri le responsabilità, dobbiamo essere in grado di assumerle noi. Dobbiamo avere le spalle grosse.
Immagino un PD che sia in grado di dare incarichi di RESPONSABILITA' agli iscritti (certo secondo la capacità e l'esperienza). A livello locale, nei consigli di zona, nelle future sezioni. Per questo io mi vorrei impegnare per costruire insieme - lo dico, adesso lo dico - delle scuole di formazione alla politica. Strutturate in modo da garantire la massima partecipazione. Per esempio ipotizzare corsi serali, nelle quali affiancare alla storia, l'affronto di temi di attualità. Qualcuno si ricorda delle "Frattocchie"? Immagino qualcosa di simile, ovviamente in un contesto diverso e senza dogmatismi ideologici. Anche questo è un modo per diffondere una CULTURA DEMOCRATICA. Il paese, l'Italia, penso ne abbia bisogno.
Inviato da gionata | September 18, 2007 3:31 PM
Posted on September 18, 2007 15:31
Questo non deve succedere più: non deve più succedere che il rinnovamento e l’alternativa vogliano passare per una politica e per degli uomini che hanno già fallito dieci anni prima e che siano responsabili, con tutta la loro buona fede, di non essere riusciti prima. Chi è riuscito a creare una cosa coraggiosa e rivoluzionaria come il Partito Democratico merita – e non solo per questo – stima e applausi sinceri: ma questo non può bastare a convincerci che chi ha guidato pure con generosità e sacrificio la sinistra fino a oggi sia in grado di farlo con risultati e visioni diverse d’ora in poi: il mondo è in uno straordinario ed eccitante movimento, e l’Italia è cupa e rassegnata. Ci vogliono idee e persone nuove.
C’è una incongruenza nell’intervento di Luca Sofri che non riguarda solo il suo ragionamento, ma l’intera iniziativa di chi si riconosce in questo sito. Infatti nel passo che riporto Sofri afferma (giustamente) che il rinnovamento “..non deve più succedere che il rinnovamento e l’alternativa vogliano passare per una politica e per degli uomini che hanno già fallito dieci anni prima e che siano responsabili, con tutta la loro buona fede, di non essere riusciti prima.”
E’ evidente il riferimento al primo governo Prodi e richiama alla necessità di affermare il concetto di “responsabilità”; poi prosegue così “ ma questo non può bastare a convincerci che chi ha guidato pure con generosità e sacrificio la sinistra fino a oggi sia in grado di farlo con risultati e visioni diverse d’ora in poi:”
E’ chiaro il pensiero di Sofri, non ci sono dubbi. Non solo auspica un rinnovamento, fin da subito, del gruppo dirigente (almeno nelle figure che hanno gestito fin ad oggi la politica dei DS e della Margherita) afferma (implicitamente) che senza questo il PD non va da nessuna parte: “Ci vogliono idee e persone nuove.”. Ebbene l’incongruenza mi sembra evidente: Veltroni è stato Vicepresidente del governo Prodi, poi Segretario dai DS e infine dirigente al massimo livello del partito. Anche lui porta la responsabilità di non aver portato il paese alle elezioni nel ’98, anche lui porta la responsabilità della morte dell’Ulivo, anche lui porta la responsabilità nella definizione di un processo costituente che certamente tende ad escludere piuttosto che ad includere. Allora pure l’impegno di questo sito che afferma di lavorare per il rinnovamento della politica nei fatti rappresenta la continuità. D’altro canto è quanto meno strano che una aggregazione di giovani non abbia prodotto il gesto più significativo cioè la candidatura per “contendere” ai “responsabili della politica di questi ultimi dieci anni” la guida del PD. Non basta dire, come fa Ivan Scalfarotto (a cui va tutta la mia stima) che “è già stato fatto” e non basta sperare in Veltroni, quando tutti vedono che l’assemblea che uscirà dalle primarie del 14 sarà dominata dai soliti noti e il segretario sarà prigioniero degli apparati che governano le liste.
Peccato avrei potuto avere un candidato per cui votare, ma ancora una volta si è preferito aspettare di diventare giovani cinquantenni per entrare nell’agone politico.
Un cordiale saluto ai iMille.
Enzo Lodesani
Ravenna
Inviato da Enzo lodesani | September 20, 2007 5:51 PM
Posted on September 20, 2007 17:51