Il punto mancante: l’ecologia

di Corrado Truffi

ecologia.jpgUna cosa è certa: iMille hanno un sacco di belle idee, ma finora poca attenzione ai temi dell’energia e dell’ecologia. Temi che sono stati citati di passata in un post di Scalfarotto, e approfonditi nella sezione idee nell’unico post che non ha avuto nessun commento.
Vediamo se questa volta si riesce a stimolare un po’ di attenzione su quello che dovrebbe essere il problema del futuro. Del resto, iMille non sono i soli a soffrire di questa apparente scarsa attenzione: Al Gore organizza un concertone mondiale per chiamare alla lotta contro il cambiamento climatico, in cui l’Italia è uno dei pochi paesi non coinvolti. Il governo nostrano sembra avviare finalmente una timida politica energetica e ambientale degna di questo nome, ma si riesce sempre a strappare ingenti investimenti in asfalto e, contemporaneamente, ad estendere la sindrome Nimby perfino off shore quando si tratta di energia eolica.

Walter Veltroni parla giustamente di ambientalismo del sì, ma cita fra le prospettive futuribili più il mitico ma opinabile idrogeno, che soluzioni più promettenti. Dimostrando così una competenza non grandissima sul tema. E qualcuno, magari anche per rispettabili motivi di politica internazionale, insegue un po’ troppo la soluzione di corto respiro, e piena di controindicazioni alimentari, del biofuel.

L’ambiente è comunque stato messo al primo posto nell’ormai famoso elenco delle quattro priorità di Veltroni, e quindi è virtualmente al primo posto nell’agenda del Partito Democratico. Il problema, è che questa posizione resta declamatoria e ininfluente se non si esce dal generico e non si fanno le scelte giuste, da vero “ambientalismo del sì”. Quanto segue è un modesto tentativo di raccogliere alcune idee nuove in proposito.

Tre filosofie

L’assunto che qui si da per scontato è che il cambiamento climatico sia un problema reale ed urgentissimo. In altri termini, si deve partire dal presupposto che le stime prevalenti fra gli scienziati, che danno un orizzonte temporale di dieci anni come tempo limite per invertire la tendenza al riscaldamento, siano da prendere sul serio. Sulla base di tale postulato però, le vie di uscita possono basarsi su tre visioni filosofiche del tutto diverse:

* La soluzione della decrescita;
* La soluzione dello sviluppo sostenibile;
* La soluzione della pura mitigazione.

La decrescita è una teoria affascinante e molto ragionevole, ma certamente assai utopica. Può essere utile per orientare gli obiettivi, e come contesto di educazione e rieducazione della cultura prevalente. Sostituire il dio PIL con la consapevolezza della realtà dell’ entropia è certamente un grande passo avanti per l’umanità.
E tuttavia, una politica responsabile e realizzabile – in dieci anni! – è solo quella che si richiama all’idea di sviluppo sostenibile (e quindi anche di crescita): una crescita orientata ai beni immateriali e ai servizi, e comunque ferocemente regolata: regolazione dei mercati, politiche di incentivo e disincentivo, grandi investimenti nelle tecnologie del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili e della bassa emissione, bilanciamento fra la strategia della mitigazione del danno e quella della trasformazione del sistema produttivo.
Perché va soprattutto scongiurato il terzo approccio, quello di chi propugna il tutto mitigazione sulla base di una resa a priori alla logica del mercato e del capitalismo, e di una cinica accettazione del business as usual.

Tre politiche

Tutto va bene, tutto è utile. Le proposte per il risparmio energetico, per la riduzione delle emissioni, sono tantissime e tutte – o almeno molte, escludendo le numerose bizzarrie che si diffondono – hanno una loro validità. Perfino il futuribile idrogeno ha un certo grado di realismo.
In questo senso, è giusto che un governo stimoli in una certa misura una vasta gamma di strumenti, spinga per la diversificazione delle fonti e quindi del rischio, incentivi anche la fantasia e il bricolage risparmioso dei cittadini e delle imprese. Anche perché, entro certi limiti, non è facile prevedere quale sia e se esista la soluzione tecnologica alla crisi climatica. E tuttavia, in presenza di risorse scarse, si dovrebbero fare anche delle scelte di concentrazione degli investimenti e dei meccanismi incentivanti/disicentivanti sulle soluzione più promettenti e (anche) più convenienti per l’Italia. Queste:

- Geotermia di terza generazione

L’Italia è un Paese dalle caratteristiche geologiche particolari, estremamente favorevoli alla geotermia. Forse, il posto più favorevole a questa fonte energetica dopo l’Islanda. Eppure, gli investimenti nella geotermia tradizionale sono fermi, e pochissimi si stanno attivando per la geotermia di terza generazione. Che, invece, potrebbe costituire una fonte energetica pulita e autoctona, capace di coprire, entro dieci/quindici anni, una quota non indifferente del nostro fabbisogno. Un governo lungimirante dovrebbe investire e concentrare più risorse su questa tecnica, perché:

* abbiamo già potenziali competenze (siamo bravi a trivellare e perforare, perché abbiamo l’ENI e il suo indotto tecnologico/meccanico);
* abbiamo, secondo quanto dicono le analisi più aggiornate, un potenziale termico sotto il mare molto elevato: e sotto il mare significa lontano dal nostro troppo abitato territorio, e quindi abbastanza lontano da sindromi nimby;
* si tratta di una fonte rinnovabile e autoctona, quindi capace di dare indipendenza energetica al Paese: esattamente quello che serve per coniugare l’obiettivo climatico della riduzione delle emissioni, con quello economico della riduzione della bolletta energetica.

Insomma, per l’Italia l’investimento geotermico dovrebbe essere la priorità.

- Coordinamento energetico del mediterraneo

L’Italia è in mezzo al Mediterraneo, e deve fare una politica attenta all’Africa del nord, ed è o dovrebbe essere il luogo migliore per una politica di cooperazione in questo mare. Le potenzialità di un Nord Africa desertico trasformato in un grande campo solare (con solare termico a concertazione di Rubbia, e con il fotovoltaico) sono fantastiche. L’Europa, con la Germania in testa, sta già lavorando a un coordinamento delle fonti energetiche su scala mediterranea.
Si vorrebbe che l’Italia, il centro del Mediterraneo, fosse più attiva e più propositiva. Si vorrebbe che il ricordo di Mattei non restasse solo un richiamo retorico.

- Carbon tax

La conversione del sistema produttivo verso lo sviluppo sostenibile costa. E va finanziata. Inoltre, solo con incentivi e disincentivi ai comportamenti individuali (di persone e di imprese) si può sperare di invertire la rotta rapidamente. Quindi, è essenziale cambiare radicalmente anche il sistema fiscale.
Incentivi e disincentivi sono essenziali per internalizzare nei prodotti le esternalità negative ambientali, e il mercato dei certificati verdi e bianchi è una soluzione certamente interessante ed utile. Ma tale soluzione dovrebbe essere affiancata anche da una vera carbon tax.
L’idea della carbon tax non è affatto nuova, ma non c’è nessuno che la implementi davvero, in Italia. Anzi, la vulgata giornalistica e politica alza continuamente polveroni e terrori ad ogni aumento del prezzo della benzina. Che andrebbe combattuto con più concorrenza. E magari, stelirizzando l’aumento degli incassi da accise in corrispondenza dell’aumento del prezzo del greggio.
Il problema, è che la carbon tax che serve non è una tassa fissa sul carburante, ma una tassa che internalizzi nel costo di tutti i prodotti il loro impatto in termini di carbonio. E, al contrario, conceda sconti (incentivi) ai prodotti carbon free.
Quello raccontato qui è forse un delirio fantascientifico. Però, ci dice l’esigenza di pensare in modo nuovo, e soprattutto ci suggerisce un possibile scambio politico: invece di continuare a inseguire l’abolizione dell’ICI sulla prima casa (la tassa, chissà poi perchè, più odiata dagli italiani), senza però far capire ai comuni come diavolo debbano trovare i soldi per esistere, non sarebbe meglio dire che l’ICI può essere sostituita, a parità di gettito, da un sistema di tasse sul carbonio ben calibrato?.

Fonti:
http://caravita.biz
http://petrolio.blogosfere.it/
http://www.monbiot.com/
http://www.ecoblog.it/
http://ecoalfabeta.blogosfere.it/
http://aspoitalia.blogspot.com/
http://www.nens.it
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. Innanzi tutto complimenti a Corrado.
    Credo che il principale problema sia la mancanza di un indirizzo “univoco”, o che comunque, tenendo conto delle differenti caratteristiche di ogni Paese (clima di base, conformazione geografica, risorse proprie, ecc.) indichi LA soluzione migliore.
    Invece si passa, a seconda del governo o della “moda”, di questo o di quell’”esperto di turno”, dal carbone al nucleare, dall’eolico al solare.
    Già sapere di un coordinamento delle fonti energetiche su scala mediterranea mi sembra incoraggiante.
    In casi del genere non so mai quale sia la “partenza” migliore. Ad esempio: se aspettare l’applicazione del protocollo di Kioto (soprattutto da parte di quegli Stati che poi sono i maggiori “inquinatori”), o se cominciare, intanto a spegnere, ognuno di noi, le decine di lucine rosse degli apparecchi domestici in stand-by.

  2. Ti pongo una domanda: secondo te, nel breve-medio periodo è possibile realmente far fronte alla continua richiesta energetica cambiando rotta, cioè introducendo la geotermia e spingendo per l’utilizzo massiccio del solare e dell’eolico? Io dubito che nei prossimi venti anni tali fonti siano in grado realmente di consentire una riduzione dell’anidride carbonica, delle polveri sottili e veleni vari. Di conseguenza non sarebbe più logico, per il momento, tentare la strada del nucleare, almeno fino a quando tali sistemi di produzione energetica non vengano migliorati dal punto di vista del rendimento? Sarebbe anche un modo ecologico e sicuro di rilanciare il settore industriale italiano che deve attualmente sopportare costi elevati per l’approvigionamento energetico, dovuti alla mancanza di risorse del nostro paese.
    Non dimentico, però, anche la necessità di cambiare la mentalità degli italiani, molte volte troppo poco attenti all’ambiente e soprattutto alla questione energetica.

  3. PS per l’amministratore del blog: Ogni volta che invio un commento il server mi risponde con un messaggio d’errore. Per questo più di una volta ho inviato la stessa copia del commento. Ora ho capito che evidentemente devo ignorare il messaggio

  4. enricobocci

    Non mi va di iniziare una ennesima discussione su energia ed ambiente scriviamo punti di un programma (soluzioni) e confrontiamoci con queste. Quindi se il punto vine messo in programma e ognuno apporta le proprie correzioni per me è molto meglio che iniziare solita discussione. Per esempio qui vengono citate 3 politiche (coordinamento, carbon tax e geotermia) ma che cappero di discorsi sono!!! allora io parlo di risparmio, efficienza, emissioni, eolico, minidro e chi più ne ha più ne metta: serve un quadro coerente da migliorare non lista della spesa..

  5. ruggiero

    corrado,

    anzitutto complimenti per il post.

    Io mi chiedo pero’ sempre una cosa quando si parla di sviluppo sostenibile e cioe’, perche’ prima di parlare di fonti rinnovabili non si parla prima di risparmio energetico?

    L’energia piu’ rinnovabile di tutte e’ quella che non viene usata.

    Una grossa fetta di energia in italia viene utilizzata per il condizionamento degli edifici e molta di questa energia e’ sprecata perche’ gli edifici sono completamente inefficienti. Io lavoro a Londra, ma sono coinvolto anche in alcuni importanti progetti in Italia e l’approccio e’ purtroppo ancora troppo tradizionale. Esistono tante soluzioni “naturali” e “passive” che consentirebbero di ridurre notevolmente i consumi di energia sia per il riscaldamento che per il condizionamento estivo SENZA rinunciare al comfort, ma queste soluzioni vengono di solito completamente ignorate.

    E’ come dire che produco energia elettrica con i pannelli fotovoltaici e poi uso lampadine ad incandescenza. In un caso come questo i pannelli fotovoltaici sono solo fumo negli occhi assolutamente allo stesso modo della parola idrogeno pronuciata da Veltroni. I suoi consulenti sull’ambiente dovrebbero spiegargli che l’idrogeno non e’ una fonte di energia.

  6. @Kkarl: magari esistesse LA soluzione. In una certa misura, è giusto il bricolage e la moltiplicazione delle soluzioni, proprio perché il problema è maledettamente complesso. Però, quello che tento di dire è proprio che il governo dovrebbe indirizzare politiche industriali nette e concentrare le risorse scarse in alcune direzioni
    @Paoloribichini: non ho nulla a priori contro il nucleare, tanto più che l’Italia usa energia nucleare importata. E sono convinto che, a suo tempo, gli italiani abbiano fatto una bella stupidaggine ad uscirne. Tuttavia, mi dicono un po’ tutti gli esperti che 1) ormai abbiamo perso il treno tecnologico 2) i tempi per riaprire nuove centrali nucleari sicure in Italia non sono affatto inferiori a quelli necessari, che so, per riempire di fotovoltaico o solare a concentrazione l’intera Sicilia 3) anche l’uranio, che attualmente serve per mandare avanti le centrali, è una fonte esauribile e, quindi, sta diventando sempre più costosa.
    Comunque, da quello che leggo sul Sole24Ore di oggi, parrebbe che il fotovoltaico, in fondo, sia un poco più avanti di quanto non si credesse.
    @enricobocci: una versione del post, che include anche quanto scritto a suo tempo da Enrico Macrì, è sul wiki opportunamente emendabile. Comunque, mi sembra che ti contraddici: da un lato rifiuti una lista della spesa di soluzioni, dall’altro chiedi un programma, ossia soluzioni.
    Nel merito, ovviamente non ho obiezioni ad incrementare la lista. Però trovo che le priorità che propongo abbiano maggiore interesse, per l’Italia, ad esempio, del pur interessante eolico. Il quale, così com’è, è più adatto a posti ventosi ed ampi. Salvo effettivi sviluppi delle soluzioni “ad alta quota”.
    @ruggero: totalmente d’accordo sul risparmio prima di tutto e sulle soluzioni “passive”. Non le ho indicate nel post sia per non fare “cenni sull’universo”, sia perché le considero davvero un prerequisito: per quanto si faccia per sostituire fonti fossili con fonti rinnovabili, è chiaro che ciò non basterà mai per ridurre le emissioni.
    E già, l’idrogeno è un vettore e non una fonte, ma in un paese di umanisti è purtroppo inevitabile che pochi lo sappiano…

  7. alvise

    Io mi sto occupando di idrogeno, che come giustamente sottolineato è un vettore e non una fonte. Per come la vedo io, dalle cose che sento/vedo/studio, nei prossimi 50 anni (sto largo) le soluzioni ci saranno. Non perché nel frattempo si è voluto studiare ricercare progredire, ma semplicemente perché le fonti non rinnovabili (derivati fossili e anche l’uranio) saranno talmente costosi da estrarre che pochi se li potranno permettere.

    LA soluzione non esiste, come si è detto, perché tutte le fonti energetiche rinnovabili sono caratterizzate dalla loro localizzazione. Non si potranno installare centrali eoliche solari o idroelettriche grandi abbastanza da sostituire una centrale a carbone e servire intere province. Bisogna puntare alla diffusione di tutte le tecnologie, che siano anche i privati stessi ad installarle in casa e a rivendere ai vicini. Geotermia, biogas, biomassa, eolico, solare, mini-idroelettrico, cyclette, devono essere diffusi capillarmente.
    (Sull’eccesso di produzione elettrica e non direttamente utilizzata, può essere una soluzione il sistema idrogeno, come accumulatore energetico e vettore.)

    L’unica operazione su grande scala alla quale tutti indistintamente sono chiamati a partecipare è il risparmio energetico.
    Il risparmio energetico si articola in vari modi, agendo sulla diminuzione dei consumi, sul miglioramento dell’efficienza delle apparecchiature, sul riciclaggio, ma anche sul rispetto di regole comuni che migliorano l’efficienza (anche dal lato burocratico) dell’intero stato.

  8. Aggiungo i miei complimenti a Corrado per la stringatezza e chiarezza del post che è tra l’altro un ottimo ponte per collegarsi alla questione della “vocazione” mediterranea dell’Italia che dovrebbe essere riscoperta e posta tra gli elementi di base necessari alla riscoperta dell’orgoglio di essere italiani di cui parlava Ivan all’assemblea.
    Detto questo, pur senza pretendere in alcun modo di essere uno specialista in materia, da quanto leggo da tempo ho l’impressione che la soluzione geotermica e quella del solare termico siano a oggi quelle più promettenti e sulle quali diversi interessi e piste di ricerca, anche europee, stanno convergendo. Per quel che riguarda il nucleare, non bisogna dimenticare il problema spesso perso di vista della gestione delle scorie, che per noi in particolare costituisce già oggi, senza più centrali, un rompicapo spinoso.
    Per quanto riguarda infine il risparmio energetico, la questione in senso ampio riguarda una svolta culturale molto incisiva che dovrebbe rivedere gran parte degli assunti impliciti che guidano il modo di vita oggi prevalente. La filosofia imperante – si pensi solamente al packaging – è quella della disattenzione a ogni forma di spreco e anzi a un continuo incoraggiamento più o meno mascherato in quella direzione. Senza una critica approfondita ad alcuni capisaldi dei comportamenti collettivi, una politica attenta di incentivi e disincentivi e soprattutto una prassi di esempio virtuoso opportunamente diffusa e posta all’attenzione collettiva, il risparmio energetico – come d’altronde quello economico – resta una chimera.

  9. Il problema dell’ecologia è complicato, ma se posso esprimere la mia opinione direi che:

    a) Questioni tipo su quali fonti d’energia alternativa convenga puntare dovrebbero essere affrontate solo con delle analisi quantitative alla mano (e che io non ho). Solo sapendo quanto costa costruire una centrale solare/eolica/geotermica/nucleare, quanto tempo ci vuole a farla, quanta energia ci puoi cavare, quanto inquina e quanto può durare nel tempo puoi prendere una decisione.

    b) Anche sul risparmio energetico ci vorrebbe più informazione, oltre che più buona volontà: per esempio temo che spegnere il led di standby della TV riduca in modo minimo il consumo energetico di una casa (so che un monitor LCD in standby assorbe meno di 1W; acceso per 24 ore, sono meno di 15 minuti di lampadina a 100W, o 2 minuti di un asciugacapelli; lo 0.017% della magra bolletta ENEL di casa mia). Credo che occorra piuttosto agire sui consumi più grossi (grandi elettrodomestici, riscaldamento, eventuale condizionamento, acqua calda, auto), sia riducendo lo spreco (a cosa serve un’auto da 2000cc? puoi usare un ventilatore invece di un condizionatore?) sia migliorandone l’efficienza (lampadine a risparmio, elettrodomestici migliori, …).

    c) L’idea della Carbon Tax andrebbe generalizzata: lo stato dovrebbe rendere economicamente più costosi i comportamenti antiecologici, e usare i soldi ricavati da questo per migliorare le soluzioni alternative: un esempio banale potrebbe essere aumentare le tasse sulla benzina e prezzi di autostrada e parcheggi a pagamento in centro, e fornire in cambio treni ed autobus buoni ed economici (che dovrebbero essere servizi pubblici di base tipo le scuole e gli ospedali, non aziende mirino al profitto).

  10. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    ottimo articolo, Corrado.

    Alcune obiezioni pero’. Concordo pienamente con quanto detto da alvise sopra. Il problema del geotermico e’ la quantita’ di energia che si puo’ produrre. Nel 2003 in Italia abbiamo avuto un consumo di energia elettrica di 330.000 GWh, contro una produzione geotermica di circa 5.000 GWh. Domanda: esiste una stima del limite superiore a cui la produzione di energia geotermica puo’ essere portata? Perche’ se quel limite e’ 10.000 GWh, pur validi e non disprezzabili, non risolveranno di certo il problema energetico. Decrescita dei consumi o meno.

    Quanto all’uso dell’idrogeno, non dimentichiamoci che il vantaggio dei combustibili fossili e’ l’immagazzinamento dell’energia. L’idrogeno dovrebbe servire proprio a quello, a far marchiare le nostre auto senza doverci attaccare alla rete elettrica (e dissipare energia per dispersione 24/24h). Indispensabile, a patto di risolvere i problemi di stoccaggio.

    Sull’uso della Carbon Tax al posto dell’ICI sono assai perplesso. Viste le mie esperienze di meccanici che certificavano come auto a bassa emissione catorci che inquinavano come trattori (potenza della mazzetta), mi chiedo quanti edifici a false basse emissioni di CO2 avremmo con conseguente supersconto sulle tasse.

Lascia un commento

Subscribe without commenting