Degno di nota l’omonimo articolo di Alfredo Reichlin, da l’Unità, ricco di spunti molto interessanti sull’eredità della politica attuale. [link...]
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Grazie a Sergio per la segnalazione. Da un pezzo così si potrebbe scrivere un libro, talmente è ricco di riflessioni interessanti.
Ma non la voglio fare lunga. Però una cosa mi ha colpito in particolare. La sua scommessa sul PD, sulla necessità e urgenza di fondare una nuova democrazia. Che si ponga in antitesi al berlusconismo di questi anni, e a una politica che si rivolge sempre e solo al SINGOLO e mai alla COMUNITà.
Da una decina d’anni a questa parte, soprattutto con la destra al governo (la destra che abbiamo in Italia), la politica ha smesso di essere “l’arte per governare una società” ed è stata solo quella che “non mette le mani nelle tasche dei cittadini”. Producendo alla lunga una società parcellizzata, atomizzata, nella quale anche il vicino ci è estraneo. E ci dà pure fastidio, se cammina lento sulle scale.
Purtroppo Reichlin appartiene a quella generazione eroica e di un rigore intellettuale senza pari che non esiste più e che non si è più rinnovata generazionalmente, o almeno che non arriva più agli stessi livelli di visibilità.
Come dire, il “Berlusconismo” come esaltazione del dilettantismo e del semplicismo imperversa, a destra e a manca. Perché chi tenta più di sforzarsi per capire i “raggionamendi” di De Mita o le astrazioni di Russo Spena? Tante volte si taccia facilmente di politichese tutto cio’ che non è terra terra …
Caro Riccardo. Visto che scrivi da Parigi, lì in Francia com’è la situazione politica? Mi rendo conto che è un domanda impegnativa, ma mi piacerebbe saperne di più. Intendo, come la gente vive la politica? C’è più o meno partecipazione rispetto all’Italia? E al di là delle alpi è così diffuso il giudizio negativo verso la propria classe dirigente?
Articolo senza dubbio interessante e profondo.
Dice Reichlin. “Io credo che questa risposta non ci sarà finché qualcuno (penso a Veltroni, ma non solo a lui) non farà al popolo italiano, con chiarezza, nel modo più brutale il DISCORSO DELLA VERITA’.”
Spero anch’io che Veltroni lo faccia questo discorso. Che dev’essere frutto di un’analisi attenta che trova la sintesi in poche ricette incisive e severe.
Nel frattempo speriamo che i vari “discorsi della verità” a sinistra ci si vergogni sempre di più di avere certa gente come compagni di banco.
Come esercizio di insignazione suggerisco il blog del nostro Ministro di Grazia e Giustizia (giò Ministro del Lavoro, Berlusconi I, anno 1994):
http://clementemastella.blogspot.com/
io non vivo in Francia ma ho recentemente visto su TV5, se ricordo bene, una fantastica intervista a Sarko, sotto un terribile fuoco incrociato di due Giornalisti, scrivo bene Giornalisti e non lecchini di turno. Riccardo, hai visto? Non ho condiviso molte parti del suo discorso, ma che comunicatore! e che intervista di qualità. saluti.
Contro corrente
A me sembra che Reichlin faccia una analisi condivisibile là dove afferma che in Italia c’è stata una grande redistribuzione del lavoro e della ricchezza a cui è corrisposto la chiacchiera infinita sul riformismo. Così è stato, ma Reichlin sembra dimenticare nell’analisi il tema delle responsabilità: anzi si premura di tessere le lodi a Fassino ‒ fra l’altro accostandolo al successo dell’Euro . Vorrei ricordare che i principali artefici furono Prodi e Ciampi e che Fassino è diventato Segretario dei DS solo nel 2001- . La sua denuncia del divario tra”ciò che si fa e ciò che si dice” sembra rivolta ad una identità astratta. Invece lui stesso afferma nel corso del suo intervento “Il paese ha bisogno di un nuovo ceto politico portatore in qualche modo di una visione del futuro italiano più giusta e più moderna.” Logica vuole che questa affermazione postula un giudizio negativo sull’attuale ceto politico. Ecco dunque la responsabilità di chi ha governato il centro sinistra in questi ultimi quindi anni. Per stare nel campo riformista, di chi è la responsabilità del divario tra il fare e il dire?. Reichlin continua nella sua analisi richiamando le ragioni della nascita del PD e della speranza che scucita la grande partecipazione alle primarie del 14. Bene, tuttavia non dice come concilia la necessità del rinnovamento del ceto politico da lui sottolineata, con il fatto che chi sta portando avanti il percorso costituente è lo stesso che ha guidato le formazioni che si rifanno al riformismo. Anzi, in conclusione arriva ad affermare che “c’è una nuova leadership che propone un diverso patto di cittadinanza agli italiani indicando quelle riforme senza le quali questo paese non «sta insieme».” Oltre al fatto che risulta difficile vedere nomi nuovi, veramente Reichlin crede che Veltroni, D’Alema, Fassino, Rutelli, Marini, Bindy, Letta siano percepiti dagli elettori come la nuova leadership? E pensa che chiamando fuori dalla responsabilità degli errori questo gruppo dirigente possa assolvere anche i suoi, dato che anche lui ha sempre fatto parte dei massimi organi di direzione politica?
Il PD può avere successo solo se si realizza una discontinuità anche di leadership, non mi pare che ciò stia avvenendo.
Saluti.
Enzo Lodesani