Aung San Suu.. chi?!?

di Arianna Cavallo

birmania4.jpgStamattina (ieri, ndr) ho aperto la pagina web di Repubblica e tra i titoli si annunciava una fiaccolata a sostegno delle marce in Birmania. Già dai primi di settembre tv e giornali raccontavano le contestazioni e gli scontri nel Paese e quando al leader dei dissidenti Oh Wai era stata fratturata una gamba dai poliziotti e le autorità impedivano ai medici di visitarlo, mi stupii che nessuno da noi dicesse nulla. Non una manifestazione davanti all’ambasciata Birmana, non una protesta in piazza organizzata dalle associazioni umanitarie, nepppure uno sciopero della fame.
Meglio tardi che mai, penso.


Decido di andarci, chiamo Francesco Costa, anche lui ci vuole essere; l’appuntamento è alle 18:30 in Piazza del Campidoglio. Arrivo puntuale, ma mentre salgo la scalinata inizio a preoccuparmi: avrò mica letto male? non si vede nulla, non c’è nessuno: avrò sbagliato orario o giorno, mi rammarico. Sono sul punto di telefonare a Francesco, quando intravvedo dei cartelli. Mi avvicino con una nuova e opposta speranza: quella di un mio errore; e invece no, la manifestazione sarebbe proprio lì. C’è qualche cartello della CISL che si dichiara solidale al popolo birmano e si augura la fine della dittatura. C’è un mucchietto di monaci: qualcuno stringe dei fogliettini con la foto di Aung San Suu Kyi, altri portano annodata al collo la bandiera del Tibet. In un angolo, delle candeline accatastate. Ci saranno non più di 30 persone.

Tra lo sconforto e l’indignazione, mi avvicino a un giornalista: «Ma la manifestazione per la Birmania è ora?», domando. «Sì, ma sai come vanno ‘ste cose: inizierà tra una mezz’oretta, comunque per le nove è finita, ché Veltroni deve prendere l’aereo», risponde. «ah. e c’è così poca gente?», ingenua «ma no, deve ancora arrivare, arriverà».
Invece dopo neanche un minuto è Veltroni ad arrivare. I monaci gli si stringono intorno; con lui qualche politico (Alemanno, Boato, Zingaretti, Realacci, Malan) e la presidente dei buddhisti italiani (o qualcosa del genere). Salgono sul palco; un ragazzino inizia a distribuire le fiaccole, ma a me mette tristezza e non la prendo. Nel frattempo è arrivato Francesco; gli vado incontro amareggiata mentre un altro distributore di candele gliene appioppa una senza tanti complimenti. Veltroni inizia a parlare. Un bel discorso, uno dei suoi. Racconta del suo incontro con Aung San Suu Kyi. Sottolinea come sia irrinunciabile difendere i diritti di tutte le persone, non solo di quelle che abitano sopra i giacimenti di petrolio o più semplicemente vicino a noi: li si difende a prescindere da qualsiasi convenienza. Infine legge il ringraziamento del portavoce all’Onu di Aung San Suu Kyi: lei è lieta e confortata dal sapere che noi tutti siamo lì per sostenerla. E si farà il possibile per trasmettere le immagini della fiaccolata a Roma nelle tv birmane.

La prima cosa che penso è che spero non accada: voltandomi indietro la piazza è semideserta, a malapena un centinaio di persone. Afferro un perplesso scambio di battute tra due ragazzi vicino a me: «non ne avranno parlato sui giornali…». E invece sì che ne hanno parlato! È da un mese che la Birmania fa notizia e la manifestazione era annunciata su Repubblica, dico Repubblica. Ormai non ascolto più i brevi interventi della signora buddhista e poi di Bonanni.
Sono piena di rabbia. Mi vergogno. Mi guardo attorno e mi vergogno. Dov’era stasera la gente scesa in piazza per le due Simone? quella sera il Campidoglio straripava. E quella che protestava per Mastrogiacomo o per Hanefi? Per ciò in cui l’Italia è direttamente implicata si fa baccano e per gli altri non ci si scomoda?
Poi me la prendo con Veltroni: alle 18:30 è troppo presto, è orario d’ufficio! Neanche lui deve considerare così importanti i diritti dei birmani se ci dedica una mezz’oretta risicata da altri impegni, nel tardo pomeriggio. D’altronde è l’unico ad essersi preso la briga di fare qualcosa e dichiarare il sotegno dell’Italia ai dissidenti del Myanmar. Oppure conosce bene i suoi cittadini: la fiaccolata in favore degli studenti iraniani sbattuti in carcere da Ahmadinejad (il novello campione della libertà, come si è proclamato oggi) era alle nove di sera e non c’era un cane. Alla manifestazione, anche questa in tardo pomeriggio, per Pegah ‒ testimonia Francesco ‒ c’era giusto qualcuno dell’Arcigay e dell’Arcilesbica. Di ‘A day for Darfur’ ‒ domenica 16 settembre ‒ non se n’è neanche accennato sui giornali o in tv.
Soprattutto oggi di fronte all’ennesima piazza ingiustamente vuota, vorrei sapere dov’erano quelli che inneggiano alla pace, alla fratellanza, a un altro mondo possibile. Non ho visto nessuna di quelle facce e bandiere che intasano i colossali cortei contro la guerra in Iraq, contro Bush, contro le truppe in Afghanistan. Dov’erano quelli che asseriscono l’impossibilità e l’illegittimità di importare la democrazia? I sostenitori del ‘deve partire dal basso’?
Ma come, c’è un popolo oppresso che si risveglia, è forse sul punto di far crollare un regime addirittura senza le armi, tutto secondo le vostre teorie, e voi non siete in prima fila a festeggiare e a dargli forza?
Mi chiedo infine dove fossero i radicali, sempre in prima linea e in questa occasione distratti e negligenti.
L’ultimo a parlare è un monaco ossuto dall’accento inglese. Ringrazia, invita a un minuto di silenzio e poi con gli altri monaci intona una sutra.
Allora penso che vorrei avvicinarlo e chiedergli scusa. A nome mio, e di non so chi.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

8 Commenti

  1. Giovanni Fontana

    Liberare il (Myan)mar con un bicchiere.

  2. Cara Arianna,
    i “numeri” per le manifestazioni di questo tipo sono purtroppo questi. C’è stata la stessa (scarsa) mobilitazione per Pegah e per il Darfur. La gente non è più abituata a manifestare “per gli altri”, si sente coinvolta solo se vengono toccati i propri interessi.
    Due parole su Aung San Suu: dolcissimo il suo sorriso nonostate il suo stato di arresti domiciliari. Sembrava colorare ancora di più il mare zafferano fatto dalle tuniche dei monaci.

  3. Il globale che vediamo è solo quello che ci fanno vedere per farci paura. Il locale che ci appassiona è solo l’interesse personale più ristretto. Gli italiani sono incattiviti, e noi stessi che proviamo ad essere “i buoni”, come direbbe Luca Sofri, ci dimentichiamo del Myanmar e ci accapigliamo sul miglior carburante per mandare avanti un’auto…

    Grazie per questo post, che mi ha ispirato una riflessione un po’ triste ma, per me, utile

  4. io son mancato per un pelo, ché m’hanno recluso al lavoro. l’unica cosa che ho potuto, è sensibilizzare i colleghi ignari. grazie per il post!

  5. Giovanni Fontana

    Abbiamo una seconda chance: http://www.la7.it/news/dettaglio_news.asp?id_news=48042&cat=economia

  6. Giuseppe

    “Venerdì 28, tutti in rosso”
    Catena di sms nel mondo

    http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial979805.html

    Vi invito ad aderire alla protesta indossando una camicia, un maglione, una maglietta di colore rosso. Nel mio ufficio lo faremo!

  7. andrew

    Non c’è modo di unire la gente della rete in un sito che abbia l’autorità per rappresentarci? Siamo in molti ma non siamo uniti. Aung San Suu Kyi non può essere lasciata sola. Bisogna parlare di lei e chi si occupa d’informazione specie nel servizio pubblico dovrebbe dedicarle più spazio… magari in prima serata su rai uno al posto dei pacchi che si aprono. Bisogna verificare CHI finanzia quel colossale esercito di stupratori, torturatori e assassini e poi mostrarli al mondo intero.
    Poichè noi stessi probabilmente consumiamo prodotti di queste grandi aziende o stati, noi stessi indirettamente contribuiamo alla longevità di quel regime! Il mondo, i giovani hanno bisogno di buoni ideali e quello di San Suu Kyi è un ideale meraviglioso, facciamola conoscere questa donna… aiutiamola!

  8. Cercasi dependance uso Dalai Lama

    di Francesco Costa Non si fermano il dibattito e le polemiche attorno alla prossima visita in Italia di Tenzin Gyatso, leader politico e religioso del Tibet, noto ai più come il 14simo Dalai Lama. Il Dalai Lama, capo del governo tibeta

Lascia un commento

Subscribe without commenting