di Riccardo Spezia
Ebbene sì, bisogna anche parlare ogni tanto di argomenti che sembrano non riguardarci direttamente e personalmente, partendo proprio dalla Leva e dall’Esercito, o meglio dal modello di esercito che vogliamo, partendo, per quel che possibile, dalle nostre esperienze personali. Vista l’età media de iMille, molti di noi hanno dovuto scegliere tra servizio militare e civile, poi i più giovani sono stati esentati da ogni servizio, mentre i più attempati hanno vissuto il periodo in cui non si poteva scegliere, e chi era obiettore di coscienza se la passava veramente male. Faccio questa premessa perché, immagino, pochi di noi hanno fatto il CAR, io personalmente scelsi per il servizio civile da cui fui poi esonerato perché mi capitò di doverlo fare sotto il governo D’Alema quando non c’erano soldi per il servizio civile e quindi bastava entrare in uno dei criteri di esonero senza “amici” (nel mio caso “meriti scientifici” dovuti alla borsa di dottorato di ricerca del ministero dell’Università) e si era in esubero. Questo esubero era dovuto al fatto che c’erano moltissime più domande di servizio civile di quanti posti (ovvero soldi) fossero disponibili. La scelta del servizio civile, oltre ad essere un “sintomo di coscienza”, era soprattutto un’interessante mappatura sociale. Ovvero, normalmente domandavano il servizio civile giovani che avevano frequentato l’Università, provenienti da una famiglia di cultura medio-alta e abitanti nelle grandi città del centro-nord. Curiosamente questo profilo coincide con il profilo medio degli aderenti de iMille …
Ma i poveri del sud perché non volevano fare il servizio civile? Perché erano tutti militaristi? Certamente no, ma perché più semplicemente l’esercito era, è e sarà una speranza di occupazione sicura e morale (si perché almeno è legale e non bisogna accordarsi col boss locale) e l’anno di Leva il primo passo per entrarvi, spesso seguito dalla cosiddetta ferma. Ora non è più così, ora c’è l’esercito dei professionisti. Bene si dirà, lo Stato non obbliga più la popolazione a fare il servizio militare. Ma voglio essere provocatorio, è veramente un bene a lungo termine? In assoluto sì, ma questo deve essere accompagnato da una profonda revisione del concetto di difesa, esercito, uso delle armi. E la direzione presa in politica estera ed uso dell’esercito, sia dal centro-destra che dal centro-sinistra, non è compatibile con un esercito “di volontari”. Ma mi spiego meglio. Esercito di volontari, significa in realtà esercito di poveri e disperati, i figli delle classi benestanti sono ben contenti di non dover fare il militare (o comunque perdere un anno di studio-lavoro con il servizio civile) e sbandierano ai quattro venti quanto sia giusto e libertario che lo stato non obblighi i propri cittadini. Salvo costringere de facto i più poveri, che si identificano spesso con i giovani del Sud d’Italia, ad entrare nel “nuovo e moderno” esercito di professionisti. E se guardiamo quello che succede negli altri stati occidentali, vediamo che il trend è proprio questo. L’esercito USA, per necessità di sempre nuove reclute a causa della propria scellerata politica estera, oramai arruola chiunque, tanto che le gang criminali dei ghetti americani (altra faccia della medaglia del modello liberista americano) oramai si sono trasferiti a pie’ pari nell’esercito. E anche in Israele, i giovani delle nuove generazioni non sentono il motivato furore patriottico dei loro padri o fratelli maggiori.
Quindi esiste una profonda contraddizione, in Italia come in tutto il mondo occidentale dove l’esercito di leva non esiste più: in nome della libertà i più ricchi e coloro che possono sperare in un “lavoro normale” evitano la leva, mentre i più poveri (e anche i delinquenti) formano l’esercito, che è paradossalmente sempre più chiamato ad agire, a guerreggiare nel mondo.
Qual è la soluzione a tutto ciò? Non è certo una domanda dalla facile risposta. Nel doppio spirito “ideale e reale”, provo a suggerire due possibili modi di agire futuri:
1) Ideale: bisogna lavorare perché le questioni internazionali non si debbano risolvere più nel futuro con interventi militari, anche qualora questi si camuffino sotto il nome di “peacekeeping”. Non solo e non tanto perché il pacifismo è un valore assoluto, ma anche per una questione di giustizia sociale: un esercito di poveri che combatte a destra e sinistra nel mondo per preservare i diritti dei ricchi non è degno di una repubblica democratica.
2) Reale: proporrei che per poter prestare servizio militare volontario (il solo ora possibile) nell’Esercito Italiano o per essere arruolati in ogni forma nelle forze armate, si sia obbligati prima a prestare servizio civile presso un ospedale, un ente di assistenza a malati, invalidi etc … Perché se non vogliamo avere un esercito di popolo e non possiamo ottenere subito il pacifismo gandhiano in Italia e nel mondo, che almeno sia un esercito dove prima si impara il rispetto per il prossimo e poi la guerra.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





L’esercito e la difesa ‘non sembrano riguardaci’?
Il plurale a chi si riferisce, a te e ai cittadini svizzeri ? Magari non sara un argomento di moda tra voi frequentatori di Universita’di cultura medio alta delle citta’ del centro-nord, ma a me sembra un argomento abbastanza importante.
Pensare che l’esercito volontario sia un sostituto del sussidio di disoccupazione o debba diventare un’associazione di boy scout e’ ridicolo.
Quanto alle Gang figlie del crudele liberismo americano, che mi dici della Camorra e della Mafia ? Sono figlie del crudele liberismo campano-siculo? E forse non sono molto informato, ma in Israele il servizio militare credo sia obbligatorio e non volontario.
E l’esercito di poveri costretto a morire per difendere i ricchi….
E la prima volta che vedo idee su iMille e sono cosi’ totalmente in disaccordo, ma forse mi mancano l’Universita’ e la famiglia cultura medio alta e la citta’ del centro nord………
Paolo,
le idee che appaiono in questi articoli non sono il programma dei mille, ma sono l’espressione di chi le propone, in questo caso di Riccardo.
In quanto tale, l’opinione di Riccardo sarà legittima quanto la tua, immagino, e non è necessariamente l’espressione di una società colta e snob del nord italia. Per quanto ne so io stesso, Riccardo può essere figlio di un bracciante della Lucania, e avere maturato le sue opinioni in libertà di coscienza.
Quanto al merito, l’opinione di Riccardo non è unanime. Nel concetto di democrazia non è incluso il concetto di pacifismo. La democrazia implica il potere del popolo, espresso anche attraverso rappresentanti; se un popolo elegge democraticamente i suoi rappresentanti, e poi essi decidono la guerra, il popolo non è per questo meno democratico.
La guerra si fa per molte ragioni. Secondo me la guerra contro l’Iraq era arbitraria, illegittima, aveva secondi fini evidenti, ed è stata assolutamente controproducente. La guerra contro l’Afghanistan invece era ed è dolorosa, ma necessaria. Opinione mia, che non discuto qui, ma che pretendo legittima come quella di chiunque altro.
Sono d’accordo con Paolo su una cosa. Non è necessario che un soldato serva preliminarmente in un ospedale. Non perché un soldato debba essere una macchina da guerra assetata di sangue. Ma perché è lì che il soldato imparerà prima di tutto il rispetto per il prossimo, nell’esercito di una repubblica democratica.
E’ questione di esperienze, forse. Io non ho fatto il servizio civile, ho fatto il soldato. E mi è servito a imparare il rispetto per il prossimo. Una nota storica: il reparto presso il quale ho prestato servizio io si è fatto massacrare a Roma dall’8 all’11 settembre combattendo, assieme a improvvisate formazioni popolari, contro i nazisti che cercavano di prendere la città mentre il re vigliacco fuggiva. Ditemi voi se tutto questo non è democratico e repubblicano.
Ditemi anche militarista, se volete, ma secondo me Castro e Guevara mentre combattevano Batista, e gli alleati e i partigiani mentre combattevano i fascisti e i nazisti facevano bene. E io non avrei apprezzato la soluzione diplomatica dei filonazisti inglesi.
@paolo: guarda che, oltre la provocazione, volevo mettere in risalto un aspetto di cui oggettivamente nel sito non si è parlato. Punto. Questo non vuol dire che non ci interessa, anzi, per questo ho voluto parlarne.
Vedo poi che non hai colto affatto il senso del post. Volevo mettere in risalto il paradosso: la democrazia “avanzata” porta ad un esercito di volontari (usa, francia, italia …), però poi questo esercito viene usato sempre più spesso ed ha bisogno di sempre più reclute e per questo non guarda in faccia a nessuno (vedi usa e la dilagante criminalità nell’esercito). In fondo cosa denunciavo, una cosa nota da tempo in realtà, ma di cui si parla poco, discendente se vogliamo dalla posizione di pasolini con i celerini (classi popolari) e non con gli studenti (borghesi benestanti): la democrazia usa l’esercito e in nome di veri o falsi ideali sacrifica sempre i più deboli. Se è veramente democratico questo ….
Non capisco poi cosa tu voglia dire a proposito di mafia e camorra … anzi direi che invece di andare in iraq, afghanistan e kosovo, si potrebbe guardare a calabria, sicilia e campania.
Magari con un po’ meno di astio e preconcetti si potrebbe dialogare meglio e uscire fuori da questa idea che se si toccano delle questioni si è “radicali e massimalisti”. Poi come dice giustamente alessandro è una mia posizione personale.
cordialmente.
@Alessandro: la proposta di servire in ospedale era un po’ provocatoria, ma forse non tanto campata per aria in un esercito di volontari e non più democratico come forse quello che hai visto tu.
p.s. in israele l’esercito è di leva ma basta dichiararsi “ebrei ortodossi” (una pura dichiarazione) e si è esentati. Si è constatato che questi ortodossi sono sempre più … e non solo per maggiore vocazione religiosa autentica.
Questo é innegabile. Chi vede piu’ un carabiniere od un poliziotto veneto?
E’ un fenomeno comune ad altri posti. In Spagna i posti dell’Esercito e della Guardia Civil sono occupati in prevalenza da gante proveniente dalle regioni storicamente meno ricche (in primis l’Anadalusia).
Questo e’ un dato di fatto.
E nel constatare questo dato di fatto non v’e’ nessun atteggiamento discriminatorio.
Forse bisognerebbe introdurre delle quote nei concorsi per le Forze Armate e le Forze dell’Ordine(tot. posti x i residenti Nord e tot i residenti Sud).
L’abolizione del servizio militare obbligatorio e’ stato un’importante passo in avanti (anche se l’Italia in questo non ha fatto che seguire una tendenza europea, la Spagna lo aveva fatto nel 1995 e la Francia nel 1997 se non vado errato)
Tuttavia con la sua abolizone ci sono due aspetti che “mancano” alle nostre popolazioni.
1) Qualcosa di concreto: inviando soldati veneti in Campania e Campani in Sardegna per esempio, nel bene o nel male, peremetteva ai giovani italiani di conoscersi.
2) Il concetto si servizio “obbligatorio” di “dovere” non sembra piu’ esistere. Prima lo Stato ti chiedeva un anno della tua vita, perche’ era tuo dovere “servirla”.
Come dire: Io ti garantisco “liberta`” e “democrazia” (seppur l’Italia nno sia sempre stat all’avanguardia in questo senso)pero tu, in cambio, devi dedicargli un anno della tua vita alla comunita’, allo Stato appunto.
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Ora questo non esiste piu’ lo Stato non esige piu’ nulla. Ed ogni volta si lamenta di piu’l'inerzia dei giovani, l’assenza di valori, il fatto che la gente pensa solo agli affari suoi, che non c’e’ piu sens del dovere, della comunita’ (in senso esteso, non solo la famiglia).
Per questo bisogna proporre l’introduzione di un nuovo servizio obbligatorio per maschi e femmini, senza dispense e senza esoneri, che consista nel dedicare alcuni mesi della propria vita alla comunita’.
Qaunto alle modalita’ ed alle giustificazioni di detto servizio sarebbe opportune ri-inviarle ad un altro post.
(es.: Un anno tutto d’un mezzo od un mese l’anno durante vari anni?)
Fatevi una doamanda: come si fa un cittadino?
Insegnandogli il senso del dovere e della responsabilita’. Che far parte di una comunita’ implica i suo obblighi
infatti pensavo proprio a pasolini e alla storia sui cellerini.
pensavo che l’esercito rappresenta per la gente non solo un impiego sicuro e fuori dai giri del boss locale ma anche uno straordinario esempio di “ascensore sociale”.
il/la figli@ del militare molto probabilmente non sara’ militare e probabilemnte fara’ degli studi.
quanto al servizio civile
obbligatorio credo sia doveroso formulare una proposta concreta od almeno le grandi linee
dopo un’iniziale perplessita’ io sono passato a favore di un servizio che possa essere distribuito in vari anni (uno o due mesi estate durante vari anni)
in francia arrivera’ presro una proposta probabilemente.
anche se oltr’alpe esiste una diatriba circa il ritorno di un servizio “obbligatorio”.
penso che e’il momento di riscoprire il concetto di “cittadinanza” con tutto cio’ che esso implica: dovere, responsabilita’, implicazione,
ricordarti che non sei solo, che fai parte di una comunita’.
Lo Stato non impone piu’ nessun obbligo, a parte le tasse. E la gente mostra insofferenza anche verso di
loro (dico il concetto di tasse in generale, non mi esprimo sul livello piu’ o mneo alto di tassazione)
Ognuno pensa al suo piccolo vantaggio e non a come la collettivitá possa trarne vantaggio.
Ai ragazzi, ai giovani e piu’ semplicemnte alle gente, ai cittadini bisognerebbe insegnare il rispetto: che oltre a dei diritti ci sono degli obblighi. Come?
1) Creando delle ore di volontariato obbligatorie a scuola, da sommare alle
altre materie. Portare 2 ore a settimana gli alunni a fare delle attivitá.
Se sbatti il muso alla fine qualcosa impari;
2) Creando un servizio civile obbligatorio e senza deroghe per ragazzi e ragazze fra i 18 ed i 26 anni che siano operai o chirurghi. Se lo stato ti
permette di studiare, poi spetta a te dedicare 1 anno della tua vita allo stato, inteso come colletivita’. Mi sembra il minimo. Oltretutto sottomenttendo allo stesso obbligo gente di diverso sesso e proveninza
sociale (come prima era con il servizio militare), la gente si ricorda che oltre che ad un gruppo e ad una casta fá parte di una collettivitá che si chiama stato e scoprire che alla fine non siamo cosi’ diversi come possiamo pensare.
3) Prevendere un sistema che permetta di inquadrare e gestire nel servizio civile ragazzi e ragazze “difficili” o che provengono da situazioni “difficili”
4)Associare sistematicamente alle sanzioni pecuniare amministrative delle azioni di volontariato che pesino. E questo tanto per maggiorenni quanto per mniorenni.
Vai senza casco, senza cintura o guidi come
un pazzo? Paghi i soldi ed in piu’ durante 3 mesi ti occupi delle persone paralizzate a causa di incidenti stradali. Cosi capisci.
Una follia? Non credo. Credo che cosi’ si puo’ imparare il senso del dovere. Tutte queste cose non sono di destra né di sinistra. Sono solo delle
misure, ai miei occhi, che chiunque dovrebbe prendere.
Pero’ chi ha il coraggio di prendere delle misure del genere?
Ho ripensato spesso alla questione del nostro esercito. Idealmente sono convinto che l’impiego di un esercito armato è sbagliato, ma è un ideale appunto.
In generale ritengo che per il nostro paese la necessità concreta di avere un esercito debba essere rivista, ridimensionata, ricalcolata.
Le finalità per le quali si mantiene un esercito sono difesa, conquista, e forse ordine pubblico, magari è una visione semplicistica alla Risiko ma in effetti nel periodo in cui viviamo difesa e conquista hanno perso di priorità e quindi l’esercito dev’essere rivisto.
Quello che immagino, idealmente, è una parziale conversione delle forze armate in forze di protezione civile, per assolvere sia alle necessità interne del paese, che in missioni all’estero. Una forza di protezione civile che abbia la stessa capacità di intervento, ma con finalità diverse.
In quest’ottica una reintroduzione della leva obbligatoria (per tutti i cittadini italiani, anche quelli immigrati da altri paesi) mi pare sensata, si potrebbe ottenere:
-La responsabilizzazione verso la gestione del proprio territorio
-La coesione tra i cittadini
-La formazione dei cittadini sulle tematiche di educazione civica (che a scuola mi sembrano fatalmente sparire)
riprendo questa discussione dopo aver trovato casualmente questo sito. Ho visto che non si è toccato un tasto: il fatto che il servizio militare ,col nonnismo ed altre aberrazioni, ha rovinato , in tempo di pace, molti giovani, fisicamente o psicologicamente, ed ha perfino causato morti assurde. E’ vero che non avveniva nella maggioranza dei casi (per fortuna), ma non era ammissibile che ciò avvenisse. Non vi ricordate che l’anticipazione della sospensione della Leva segui’ al caso dell’ennesimo decesso di militare?
L’esercito che abbiamo sempre avuto, composto di mezze calzette che prestavano controvoglia il servizio di leva , non sarebbe mai potuto servire a nulla, nell’eventualità di una guerra: ve lo immaginate se carabinieri e poliziotti fossero reclutati obbligatoriamente che forze dell’ordine inefficienti avremmo? Perchè non si è voluto mai capire che anche l’esercito è inefficiente se composto da persone non portate?
Quanto al problema che solo i figli dei poveri meridionali scelgano la carriera militare…beh potrebbe essere anche vero ,ma a parte il fatto che io ne conosco anche al nord,e non mi pare che siano poveri, tale statistica c’era già con l’esercito di leva, in cui la maggioranza degli ufficiali di carriera erano meridionali. A parte il fatto che anche per le forze dell’ordine nell’80 % dei casi è così: figli di famiglie di modesti mezzi. Il discorso delle fedine penali sporche o della poca raccomandabilità
di chi sceglie la leva… io suppongo che ora che è volontaria e al contempo “conditio sine qua non” per sperare di entrare nelle Forze dell’Ordine beh…voglio ben sperare e supporre che si richieda agli aspiranti la fedina penale pulita e la buona condotta. Piuttosto era con la leva obbligatoria che , in quanto tale, costringeva anche i balordi e gli avanzi di galera a prestare servizio militare, sia pure solo per un anno, la presenza dei quali metteva in crisi i ragazzi onesti ed innocenti che erano costretti a convivere nelle camerate con costoro.
E poi secondo me il servizio militare obbligatorio contravviene l’articolo 4 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.