di Cristiana Alicata
Ci risiamo. Un intero consiglio provinciale, quello di Benevento ha votato contro un termovalorizzatore. Termovalorizzatore addirittura approvato dal Ministero dell’Ambiente, da Pecoraro Scanio, non proprio noto per la sua lungimiranza in questo campo. Un termovalorizzatore a dissociazione molecolare che NON HA (ripeto NON HA) emissioni di CO2, dovendo “andare” a bio-masse. Beffa ulteriore: i comitati civici, appoggiati dai No Global con la partecipazione di padre Alex Zanotelli sostengono che l’energia prodotta a Benevento sarebbe stata usata a Bergamo.
L’ingnoranza regna sovrana: laureatuncoli in sociologia e scienze delle comunicazioni, pseudo giornalisti con sciarpetta e sandali di canapa, indirizzo ambientale perchè magari hanno raccolto le mele in trentino un’estate della loro adolescenza, prendono decisioni tecniche con il piglio degli eco-contestatori stile 1977. Individui che fanno politica fin da piccoli, ebbri di stronzate ecologiste che non hanno mai visto una equazione di cinetica chimica e non sanno nemmeno cosa è o come si formi la CO2. E benchè meno come funzioni la rete distributiva elettrica in Italia, come se fosse possibile costruire un elettrodotto lungo 1000 Km.
Non possono essere i comuni a decidere queste cose. E nemmeno le province e le Regioni. Deve essere lo Stato a decidere per tutti, avendo a cuore il bene di tutto il Paese e soprattutto deve dare in mano le decisioni a persone che abbiano le competenze per decidere. Non voglio dire che ci vuole la repubblica degli ingegneri, ma poco ci manca. Certamente ripropongo la mia idea del Ministero delle Risorse Umane, in modo da distribuire e valorizzare le competenze di chi prende le decisioni.
Il segretario della provincia si è dimesso dimostrando tutta la sua onestà intellettuale, perchè non lo candidano a segretario regionale del PD in Campania? Troppo coraggioso.
Non solo: un intera regione appoggiata dalla sinistra radicale che continua a ribellarsi ai termovalorizzatori facendo gli interessi della Camorra.
Proposte tra il serio e il faceto:
1) commissariare la provincia di Benevento
2) costruire il termovalorizzatore con la protezione dell’esercito
3) penalizzare il reato di ostruzionismo al bene del Paese come un reato di terrorismo. Fa più vittime la diossina delle discariche che le BR e Bin Laden tutti messi insieme. Idioti!
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





//ripropongo la mia idea del Ministero delle Risorse Umane//
Scusa, cosa dovrebbe fare il ministero delle risorse umane?
Scusa, io non conosco i dettagli dell’impianto di Benevento, ma i termovalorizzatori a dissociazione molecolare, proprio perchè vanno a biomasse hanno come parte di sottoprodotto la CO2 che di per se non è dannosa alla salute (casomai contribuisce all’a aumento del global warming, ma qui si entra in un campo minato e niente affatto condiviso da tutti).
Quello che verrebbe eliminato sono le microparticelle e le diossine, quelle si molto pericolose per la salute.
Inoltre tutta la rete elettrica italiana e’ interconessa, anzi, l’Italia è connessa anche con le nazioni confinanti. Quindi anche senza costruire elettrodotti specifici, potrebbe benissimo darsi che l’energia prodotta a Benevento sia consumata a Bergamo (ma anche a Bolzano o in Sicilia), però non credo che questo rappresenti un problema: l’energia prodotta sarebbe immessa in rete dietro pagamento, e che poi venga consumata altrove non avrebbe nessuna influenza negativa economica sull’economia beneventana.
Comunque dietro il rifiuto di impianti ritenuti inquinanti, gioca sicuramente un ruolo importante l’egoismo, ma anche considerazioni che hanno un valore e che non serve liquidare bollandole semplicemente come ignoranza. Innazitutto esiste una diffidenza innata degli individui nei confronti delle iniziative statale, diffidenza che ha motivazioni logiche e storiche. Inoltre esistono motivazioni economiche, ad esempio se ti fanno una discarica vicino a casa è chiaro a tutti che il valore della tua casa diminuisce enormemente. Tutto questo non ha a che fare con l’ignoranza e non lo risolvi certo con la “repubblica degli ingegneri”.
Intanto cominciamo con l’abolire le province.
Sull’inquinamento locale di questi impianti non sono esperto e non mi pronuncio, pero’ sui gas serra abbastanza, e un impianto di quel tipo, se ho capito bene, non produce, anzi diminuisce le emissioni di gas serra per due motivi.
1. La CO2 prodotta dalla combustione di biomassa è pari alla CO2 accunmulata dalla biomassa nel corso della vita attraverso la fotosintesi. Bruciare un albero disperde in aria la stessa quantità di CO2 che l’albero ha assimilato durante tutta la sua vita, ed è quindi carbon-neutral. (poi bisogna ripiantare l’albero, chiaro)
2. Le discariche producono naturalmente metano per decomposizione, che se non raccolto e bruciato per produrre energia ha un effetto sul riscaldamento globale 21 volte superiore alla CO2.
3) La monnezza (e i rifiuti agroindustriali) devono diventare una grande opportunità ecologica e economica. (Kyoto mon amour). Si tratta di trasformare la merda in oro (o in fiori). Non è poi cosi’ complicato. Non capisco proprio in Campania dove sia il problema. Camorra? Ignoranza? Ipocrisia? Mah…
PS. Un Saluto dall’Ecuador. Sono in uno dei piu’ bei campus universitari che abbia mai visto in vita mia! non pensavo…
Tre parole: un post bellissimo.
Cara Cristiana, il tuo intervento mi pare molto pretestuoso. Pare che il consiglio provinciale di Benevento sia un covo della sinistra radicale. Navigando sul sito della Provincia, leggo che nel consiglio provinciale il gruppo più numeroso di maggioranza sia dell’UDEUR di Mastella (un comunistone) poi dai Ds e dalla Margherita (non sono mica i due partiti ultra-no global che vogliono fondersi nel Partito Democratico?).
I problemi ambientali non sono di sinistra o di desta…nel senso che fino ad ora nessun governo li sta affrondatando seriamente. Tutti si dicono a favore dell’ambiente ma non esiste una politca per l’ambiente quale risorsa per il paese.
Per questo prima di discutere se fare un termovalorizzatore o no mi chiedo…che politica sui rifiuti esiste in Italia? Se mi sapete rispondere? Grazie
Ovviamente C02 nulle sottindeva che quel tipo di termovalorizzatore con quel tipo di combustibile è appunto carbon-neutral. Quanto alla rete, so molto bene che è una rete, appunto e che non esiste un federalismo elettrico, ma l’energia prodotta viene buttata in rete.
Per quanto riguarda il Ministero delle Risorse umane che sembra conciliare immagini sovietiche e regimistiche, penso alle esperienze aziendali post-fordiste in cui la funzione di HR (human resources) non è più la bieca funziona atta ai licenziamenti, ma è la funzione che sposa l’individuo con il bene comune, in quel caso dell’azienda. In piccolo, valorizzando le competenze, si dovrebbe fare la stessa cosa per il bene del Paese. Ripeto, trovo assurdo che sociologi e giornalisti, con tutto il rispetto, si occupino di problemi tecnici e scientifici, ed anche quando si avvalgono di commissioni tecniche, non sono purtroppo in grado di selezionare i saperi.
La repubblica degli ingegneri è solo una provocazione, ma è indubbio che l’Italia in questo momento ha un ritardo strutturale a cui forse può rispondere solo una forte e rapida competenza tecnica piuttosto che una speculazione filosofica puramente teorica sui problemi del Paese. Tra il dire il fare, insomma…spesso ci vorrebbe un ingegnere. Fermo restando il valore di tutte le altre discipline…
@ Cristiana
Almeno l’Italia fosse, davvero, la Repubblica dei sociologi e dei giornalisti. Saremmo molto più in là di quanto non siamo. E non molto più in là di quanto saremmo in una Repubblica di ingegneri. Capisco lo sfogo e la provocazione, ma tante mostruosità ingegneristiche delle nostre città – ben prezzolate dalla politica democomunista degli ultimi cinquant’anni – rappresentano così bene l’oltraggio all’estetica e all’ambiente – come minimo – che dovrebbero essere inserite in appositi “tour dell’orrore” organizzati da qualche coraggiosa agenzia di viaggi. Tra l’altro, l’Human Relations Movement, in quanto risposta al Taylorismo efficientista del primo 900, non vede come figure di primo piano gli ingegneri ma, semmai, psicologi ed esperti in ‒ adesso dico la parolaccia – sociologia del lavoro e delle organizzazioni.
Perciò, io lascerei perdere gli ordini professionali ‒ ingegneri, sociologi, psicologi e tricchetracche ‒ e penserei piuttosto alla cultura che, come è noto, non si misura in termini di titoli universitari: da che mondo è mondo ‒ signora mia ‒ la grettezza si abbevera spesso alle fonti dei nostri Atenei. La cultura mi pare un bene molto più prezioso, in politica e non solo, che non le competenze strettamente tecniche. In situazioni come quella di Benevento, la responsabilità è in primo luogo dei cittadini italiani ‒ che dimostrano, come sempre, tutta la loro ignoranza ‒ e, in seconda battuta, della politica, nazionale e locale, che non sa più parlare alla gente, che non sa convincerla e che è lo specchio, forse un po’ deformato in meglio, del popolo che pretende di governare. Il nodo della questione sta lì e non si risolve vagheggiando Repubbliche similplatoniche che, tra l’altro, hanno ispirato regimi ben altro che democratici.
Tre lettere: BAH!
A me questo post lascia interdetto e non poco.
Questo genere di sfoghi provocatori non aiutano un dibattito, non aiutano una comprensione, non propongono nulla di serio e pubblicati in questo modo rischiano anche di farci fare una bella figuraccia.
Cristiana, se davvero vuoi costruire un termovalorizzatore a Benevento, ti sconsiglio di continuare a dare dell’idiota al centro e a sinistra e cominciare a pensare a come parlarci con questa gente. Se invece pensi davvero di risolvere il problema con l’esercito o con la galera allora l’unica cosa che ti posso dire, oltre al fatto che mi sembra una oscenità, è che forse non hai capito come funzionano le cose in Italia.
@Fabio
Concordo perfettamente con te.
In realtà siamo d’accordo…alle risorse umane metterei filofofi e sociologi, umanisti, insomma…come già accade nelle aziende private. A parte tutto, la mia voleva essere una provocazione. Mi sembra a volte che le competenze siano vilipese invece che esaltate.
Quanto al boom edilizio non è certo colpa degli ing…ma questa è un’altra storia e magari apriamo un altro capitolo…
più che la repubblica degli ingegneri (che hanno colpa solo in parte degli orrori presenti nell’italico suolo, anche i mandanti hanno la loro bella responsabilità), o dei filosofi direi che basterebbe un pò più di informazione e un pò più di spirito critico delle persone. Dire no al termovalorizzatore perchè inquina se non si sa cos’è l’inquinamento diventa un atto di fede e a questo punto non è possibile nessun dialogo, anche perchè (e l’ho provato direttamente) spesso le due parti non sono interessate a dialogare tra loro.
Benvengano gli scienziati della comunicazione che si interessano del problema contro cui protestano tanto quanto gli ingegneri che cercano un dialogo con i suddetti protestanti.
La repubblica delle banane non è solo il Silvio e i suoi vecchi e nuovi servetti, sono anche i noglobal che protestano senza sapere bene il perchè e senza capire quello che stanno dicendo.
e lo dico da scienziato (in divenire) filo-noglobal.
Ma si… non volevo certo muovere un attacco col coltello fra i denti…
Ribadisco: capisco perfettamente lo sfogo, capitano spesso anche a me. Quel che invece mi pare il nodo centrale della questione è il rapporto malato tra i cittadini e la politica. Se è vero che gli italiani non hanno la minima idea di cosa sia il senso civico, ed il loro orizzonte economico e di sopravvivenza ha, più o meno, la stessa estensione del diametro della pagnotta quotidiana, è altrettanto vero che la politica nostrana è andata ben oltre il livello fisiologico di menzogna che è connaturato alla gestione del potere. La gente non si fida, a volte del tutto irrazionalmente, come certamente in questo caso, ma quante altre volte, invece, del tutto a ragione? Quante volte nella vita quotidiana – noi tutti – non ci fidiamo dello Stato e di tutto ciò che ne promana? In questo senso, qualsiasi esperto in qualsivoglia disciplina non risolverebbe certamente il nodo. La sensazione di essere raggirati, e la conseguente necessità di dover raggirare per sopravvivere, è una costante del nostro popolo. Come risolvere il problema? Per esempio: siamo sicuri che qualcuno abbia spiegato – bene e senza le arroganze tipiche di chi, molto spesso, sta nei laboratori ma non è certo abituato a confrontarsi con la gente – ai cittadini di Benevento come funziona il termovalorizzatore? O la cosa gli è stata spiegata dai politici, magari dell’UDEUR, che lì sono la maggioranza quasi assoluta? E, ancora, è stata prevista una qualche forma di “premio” ( un parco, uno sconto ICI, un pandoro a Natale…) per una struttura che comunque, se pure non pericolosa, è percepita come tale, quando non semplicemente “scomoda”? Dopo questi semplici accorgimenti della nonna, vogliamo anche prendere in considerazione il fatto che se noi come cittadini italiani ci sentiamo impotenti di fronte a chi ci governa, per chi vive al Sud questa sensazione è più che raddoppiata?
Io ricordo che questo governo aveva fatto della “partecipazione” il suo cavallo di battaglia, ma a me pare che finora si sia dimostrata unicamente l’assenza di mezzi e strumenti idonei a comunicare. E basta guardare il Presidente del Consiglio o il suo simpatico portavoce per rendersi conto della situazione.
Come detto in molti commenti, il principale problema in Italia sono la sfiducia ed il cinismo dei cittadini. C’è poco da fare: il cittadino medio non può e non potrà mai capire tecnicamente dove sta la verità tra la diverse campane, quando si parla di termovalorizzatori, rigassifictori e altri argomenti simili. Ma è anche vero che, se bisogna decidere dove piazzare un impianto del genere, quasi mai esiste una unica scelta ottimale da un punto di vista puramente tecnico: si tratta in grandissima parte di una scelta politica, che favorirà qualcuno a discapito di qualcun altro. E lo stesso vale se si deve decidere in politica economica o in quasi tutti gli altri ambiti. Quindi sono i politici che devono essere in grado farsi spiegare dai tecnici le possibili alternative, per poi spiegarle a loro volta ai cittadini in termini di costi e benefici per loro e giustificare la decisione presa. Per farlo però devono prima godere della fiducia dei cittadini… mentre sono proprio i politici quelli di cui la gente si fida meno.
Quindi la soluzione deve passare dall’affermazione in politica di persone serie, oneste e capaci, che siano anche in grado di conquistare la fiducia dei cittadini. Come fare? Non credo che un semplice rinnovamento generazionale della politica italiana possa rimediare all’eredità disastrosa lasciata dalla attuale gestione. Ci vuole molto di più, se si vuole uscire dal circolo vizioso in cui siamo.
Ciao
Daniele
Non credo che Cristiana intendesse proporre una irrealizzabile repubblica dei tecnici. Ma porre il problema dello scarso peso che hanno organi tecnici competenti nel dibattito. Come ho gia’ scritto in un altro post questo accade anche su questioni economiche in cui spesso in TV politicanti incompetenti citano a casaccio tabelline dell’Istat senza neanche capire da che parte si leggono. E vale anche su questioni come i costi della politica e dell’amministrazione pubblica. Ci sono fior fiore di documenti della Corte dei Conti sull’argomento che i media ignorano del tutto (mentre ci fanno in dettaglio sapere cosa pensa l’ultimo politicante di turno). In Italia gli organi tecnici di controllo a partire dalla Corte dei Conti vengono sviliti e relegati a pagina 20 dei giornali. Pero’ ogni giorno sui TG ci sorbiamo una decina di minuti di ovvieta’ trite e ritrite di politicanti. Perche’ una democrazia funzioni gli organi tecnici previsti dalla costituzione e dalle leggi devono poter esercitare il loro ruolo di controllo degli organi politici e avere ampio risalto nei media cosicche’ i cittadini possano essere informati della qualita’ delle decisioni politiche. Mi pare una questione semplice che non ha nulla a che vedere con la repubblica dei filosofi.
@ Raoul
Sono perfettamente d’accordo sul ruolo degli organi tecnici di controllo. Sulla loro attività indispensabile e fondamentale. Sulla necessità assoluta che siano eletti e nominati sulla base di criteri trasparenti e nel massimo rispetto della legalità. Peccato che questo non accada se non per pochissimi di questi organi. Peccato che, non più di due mesi fa, Gian Antonio Stella abbia scritto un interessante articolo relativo all’elezione dei difensori civici di due importanti città (Roma – ho detto Roma, eh… – e Napoli)nel quale ha messo in luce in modo magistrale gli intrallazzi sottostanti. E a Roma il Difensore Civico – a cui non mi rivolgerei mai se, per puro caso, dovessi avere un contrasto con l’amministrazione e che, guarda un po’, non troppo tempo fa pare sia stato redarguito dalla Corte dei Conti per qualche spesuccia non proprio in regola – non è l’unico organo di garanzia che sia stato nominato nel modo descritto da Stella. Ma la cosa ancora peggiore di tutte è che nessuno si sente in dovere di dare spiegazioni. Detto ciò, e premesso che dei noglobal, dei “laureatuncoli in sociologia e scienze delle comunicazioni, pseudo giornalisti con sciarpetta e sandali di canapa” e dei seguaci di Beppe Grillo, ne penso – complessivamente – piuttosto male, di fronte alla voracità della politica nostrana, come non prestare almeno un orecchio alle dichiarazioni incavolate dei cittadini beneventani? Un intero territorio che si ribella allo Stato vorrà dire qualcosa o è solamente indice di una scarsa considerazione per le competenze? Decidere va benissimo, anzi si deve, anche se spesso le decisioni possono risultare scomode per qualcuno, ma qui il problema è un altro. E sta nell’assenza di comunicazione e di informazione, che è funzionale proprio a svuotare di senso ogni garanzia ed ogni tutela del cittadino. Che non può che resistere – in modo ignorante, cioè come sa fare – di fronte a ciò che sospetta essere l’ennesimo raggiro. E conta ben poco che, per una volta, non lo sia.
bel post
concordo anche con chi propone di abolire le provincie, fan più danni che altro.
Per quanto riguarda la competenza dei nostri ambientalisti ricordo che per molti di loro i bosci in italia sono cose “naturali”, peccato che non ci troviamo in amazzonia ma in un abiente antropizzato da millenni, coi nostri avi che han coltivato e sfruttato le aree boscate da sempre.
Non voglio certo risolvere i problemi del paese con i tecnici al governo (che vanno usati, non devono governare, certo) e i cittadini campani in galera. Resta il fatto che in Italia, più che altrove, anche dove la sensibilità ecologista (che è vero non dovrebbe avere colore politico) è più alta della nostra. Di recente ho avuto una discussione con chi sostiene che in Italia l’eolico no perchè potrebbe essere messo solo sulle rotte migratorie…Bah. Parlo con gente che non sa che una centrale a carbone, oggi, non ha niente a che vedere con il carbone londinese del 1800. Tutti dicono dobbiamo andare con il solare ma nessuno si fa i conti su quanti mq servirebbero per avere un minimo impatto.
@ paolo negri. Quanto alla provincia di Benevento, il solo presidente DS si è dimesso in polemica con tutto il consiglio comunale. Qualcuno crede davvero che il consiglio provinciale abbia fatto questa scelta se non per mero calcolo pre elettorale? Quando parlavo della sindrome della sinistra facevo notare che i no-global, che dovrebbero fare informazione vera e non la stessa della camorra, invece manifestano con chi vive di luoghi comuni a scopo elettorale. Il governo della provincia è di centro sinistra, oltre tutto…
Ho letto solo ora questo intervento e sono alquanto allibita. Uno dei motivi per cui ho aderito a iMille è la volontà del movimento di discutere dei problemi del paese affidandosi più alla ragione che all’ideologia e alla tradizione.
Ma mi chiedo a che servano interventi come questo che mi sembrano sopperire con l’insulto alle capacità di analisi.
Va bene che questo Speaker’s COrner è l’angolo del dibattito e qualche provocazione va bene, ma se senza conoscere iMille fossi entrata nel sito e avessi letto per primo questo intervento mi sarei fatta un’idea falsata del movimento.
Continuo a sostenere che il problema è quello di informare la popolazione in merito agli interventi che vengono fatti sul territorio. Nel caso di Benevento mi risulta che il consiglio provinciale abbia deciso per il no perché incalzato da ben tre comitati di quartiere. La vera rivoluzione da fare è quella dell’informazione, oltre a quella delle competenze, che non voglio certo sminuire. Informare vuol dire, principalmente, due cose: in primo luogo, dire la verità, che non è mai certezza di nulla. Nel discorso scientifico la certezza non esiste, come credo ben sappia chi fa ricerca attivamente. Esiste, al più, probabilità che certe cose accadano o non accadano. La scienza è, soprattutto, complessità, e non un articolo di fede. I cittadini hanno diritto di essere informati dettagliatamente sulla complessità, con obiettività e rigore ( e qui le famose competenze hanno un ruolo fondamentale). E’ certamente difficile, ma la complessità può essere comunicata con semplicità. Dal primo punto ne consegue un secondo: non minimizzare. Assolutamente, mai, per nessuna ragione al mondo, minimizzare i rischi e le sensazioni di chi esprime il disagio. Ascoltare e comprendere. Fare silenzio e prestare l’orecchio. Analizzare la domanda e capire che cosa esprime. Molto spesso i cittadini non sanno cosa comporterà la presenza di questo genere di impianti in termini di impatto e di funzionamento, come si articola il servizio che verrà fornito, quali benefici ci saranno per la comunità, per quali ragioni è stato scelto quel posto e non un altro e, più importante di tutto, quali sono le possibili, probabili o improbabili, ricadute sulla salute. Molta gente non sa che possono essere più pericolosi, in termini di elettrosmog, gli elettrodomestici che ha in casa, che non un’antenna per cellulari a cento metri. Molti non sanno che esistono iter di autorizzazione e che i documenti sono pubblici. La maggior parte delle persone ignora che la legislazione italiana è molto severa in termini di protezione della salute e impone spesso parametri ben più restrittivi di quelli adottati da altri paesi europei. Il terreno di coltura di certa sinistra conservatrice e reazionaria (l’aggettivo radicale è quanto mai inappropriato) è il senso di insicurezza, la mancanza di informazione, l’arroganza del potere, la menzogna stratificata. Su tutto questo la variopinta ammucchiata di noglobal, comunisti confusi, verdi di rabbia e preti in cerca di gregge ha la meglio. Le amministrazioni comunali spendono centinaia di migliaia di euro, quando non milioni, in consulenze esterne di ogni genere (di solito, per assicurare un posto ai clientes). Mai e poi mai che si sia speso un euro per una campagna informativa adeguata, soprattutto in situazioni come quella di Benevento. In questo senso, la differenza tra destra e sinistra è zero assoluto. E su questo sarebbe auspicabile che iMille si impegnassero a fare la differenza.
Intervengo in quanto abitante della provincia di Benevento. La centrale a biomasse, presente nel programma elettorale del pres. della provincia Nardone, è stata osteggiata per motivi di pura convenienza politica e non per ragioni ambientali o di pubblica sicurezza. Il mandato della giunta è in scadenza e gli attuali amministratori sono già con la mente alle elezioni della prossima primavera, magari mostrandosi attivi con la cittadinanza facendosi paladini di una qualsivoglia causa, cavalcando in questo caso ignoranza e disinformazione. E’ buffo notare che i componenti più in vista del comitato anti-centrale sono tutti nell’orbita dei ds, il partito del presidente, il quale, al contrario di assessori, consglieri e aspiranti tali, non teme l’appuntamento elettorale potendo disporre di un ampio consenso che lo ha portato a vincere le scorse elezioni con il 70% dei voti. Il mio comune, che si trova a una decina di km in linea d’aria dal sito previsto per l’impianto, è stato l’unico a continuare ad appoggiare strenuamente Nardone, perché il mio sindaco è un fedelissimo del presidente più che per spirito ecologista. La questione è tutt’altro che chiusa però: i conti si riapriranno l’anno prossimo quando le province dovranno smaltire autonomamente i propri rifiuti. Allora coloro i quali hanno votato contro si renderanno conto che il loro diniego ha solo procrastinato una decisione inevitabile, e tutto questo per 5 minuti di gloria sotto i loro miseri riflettori di paese. Altro che ideologia, altro che “sinistra radicale” ed “ecologismo del no”. A volte le motivazioni sono ben più meschine di quanto immaginiamo, per quanto ci paia impossibile.