di Filippo De Agostini
Questo post si ispira a quanto già esposto da Michele Ruta e da Riccardo Spezia e vorrebbe esserne l’ideale sintesi. Si tratta di definire li’idea di Europa e di Integrazione Europea che iMille cercheranno di difendere e diffondere nell’assemblea costituente del Partito.
Punto Primo: Europa senza Europei?
Contrariamente a quanto si è spesso sentito affermare in questi ultimi anni (ed in particolare in occasione delle campagne referendarie sulla Costituzione Europea) è nostra idea che il principale difetto della costruzione europea non sia l’assenza di una dimensione sociale, ma piuttosto l’assenza di una vera implicazione e participazione dei cittadini.
In sostanza nel corso di questi 50 anni sarebbero stati fatti dei passi importantissimi dal punto di vista istituzionale creando un unione doganale e poi un mercato comune. Tuttavia oggi più che mai, a 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma, il progetto europeo sembra essere rimasto l’affare di pochi eletti (i governi) di cui i cittadini sanno poco o nulla.
Ci si troverebbe così in presenza di una struttura con una testa (i governi nazionali) ma senza cuore (cittadini).
L’affermazione può sembrare un po’ forte, ma i due elementi (testa e cuore – governi e società civile) sono entrambi necessari se si vuole costruire assieme una casa comune.
Perché l’Europa cresca, perché la costruzione europea si consolidi , è necessario che i cittadini sentano “loro” questa casa e non la vedano più come una chimera, come un club segreto in cui periodicamente i governanti si riuniscono e decidono.
Dobbiamo fare dei nostri cittadini dei cittadini europei. Non possiamo permetterci di continuare a mantenerli al di fuori. Non si tratta tanto di informare attraverso l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione, quanto di far si che la gente agisca, partecipi, si implichi nel cammino della costruzione europea. Solo se gli europei inizieranno a partecipare ed a sentirsi «cittadini», la «cosa» si trasformerà in “casa”.
La vera sfida europea è quella di implicare i cittadini e di farne egli attori attivamente implicati nella costruzione. E dall’impegno civile che nasce la democrazia. Solo cosi’ la gente sentirà la costruzione europea come qualche cosa di suo.
Punto secondo: Italia motore dell’Europa Democratica
Si lamenta costantemente una perdita di influenza dell’Italia a livello europeo e nonostante la parentesi euro scettica del quinquennio berlusconiano sia stata chiusa da oramai un anno si continua a lamentare detta perdita di carisma.
Si denuncia così la presenza di un Direttorio o meglio Triumvirato (Francia, Germania, UK) da cui l’Italia verrebbe costantemente esclusa e che nel corso di riunioni ristrette deciderebbero del futuro dell’Europa per poi “dettare legge” agli altri membri.
Arriviamo al punto: il nostro obbiettivo non deve essere quello di lottare per essere integrati anche noi nel Direttorio per poi “dettare legge” agli altri (come è stato tentato in Spagna sotto Aznar). In questo modo non faremo che perpetuare gli errori degli altri.
Come ha detto giustamente qualche tempo fa il deputato europeo Marco Cappato affinché l’Italia torni a contare, se vuole contare, è che necessario che l’Italia lotti e difenda l’idea di un Europa più “democratica”. Un’idea diversa da quelli «del Triumvirato» e da altri giochetti dove si decide a 3 od a 4, che poco hanno a che vedere con lo spirito dei padri europei.
Un primo passo in questo senso sarebbe quello di concedere il diritto di voto ai cittadini europei residenti in Europa (vedere post+discussione : é in preparazione una bozza ). Si tratterebbe di costituire una avanguardia democratica coraggiosa di cui si possono già individuare alcuni paesi (Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Irlanda, Finlandia, Austria, Slovenia, Germania ). Abbiamo le capacità ed il talento per farlo oltre che una forte dose di europeismo inesistente in altri paesi, dobbiamo smettere di lamentarci e prendere l’iniziativa appoggiandoci sui nostri punti forti.
Solo l’Italia può scommettere su iniziative simili. I veri europeisti siamo noi. Se non saremo noi a proporre un’Europa più democratica, è assai difficile che un altro paese importante dal punto di vista demografico prenderà una simile iniziativa (chi se non noi? La Francia? La Spagna? Il Regno Unito ?)
Punto Terzo : Possibili prospettive – Un accenno
Infine mi permetto di ricordare anche sul piano internazionale c’è molto da fare. Come sappiamo siamo fra i pochi a difendere la creazione di un seggio europeo presso l’ONU nonostante le resistenza nazionalistiche (la Germania preferirebbe un seggio tutto suo a scapito di un seggio europeo, la Francia e l’UK non pensano per nulla a rinunciare ai loro due). Anche qui l’Italia deve farsi promotrice di una visione “altra”, “diversa” in cui gli interessi del gruppo debbano prevalere su quelli dei singoli (« un seggio tutto per me”). Una visione “alta”, “democratica” in cui la partecipazione del gruppo e della trasparenza collettiva prevale sui singoli interessi nazionali (e nazionalistici), e che di fatto dovrebbe essere “in piccolo” quello che l’ONU non riesce ad essere in grande.
Lo stesso vale per la gestione di crisi internazionali in particolar modo quelle di ambito europeo e la creazione di un esercito comune europeo. 50 anni dopo il fallimento della CED ed in un contesto internazionale radicalmente diverso in cui l’Europa ha già potuto assumersi de facto responsabilità militari di gestioni crisi (Macedonia, Bosnia) è giunto il momento di avviare delle cooperazioni rinforzate in questo senso, attraverso la creazione del nocciolo di quello che dovrà essere un esercito europeo. E’ necessaria una iniziativa italiana anche in questo senso.
Le sfide che aspettano agli europei sono enormi, non sarà possibile continuare a pensare che è possibile risolverle da soli. Dobbiamo unirci, imparare a fare ed a essere gruppo. Non è una questione di ideologia ma di puro pragmatismo, da soli i singoli stati ben poco potranno fare davanti alle altre potenze mondiali. L’Italia dovrà per tanto avere un ruolo fondamentale in questo senso, non solo facendo lobby per la creazione di un seggio europeo presso il Consiglio di Sicurezza.
E’ questa idea che il PD dovrà difendere. O l’Europa sarà democratica, o non sarà. O meglio o la visione europea dell’Italia sarà una visione di un’Europa democratica o non sarà.
La futura Europa Unita esisterà solo se sarà stata capace di creare degli europei e di coinvolgerli.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Bellissimo post. L’Italia per un’Europa Democratica. Ottimo.
Vorrei aggiungere al post di Filippo, che forse proprio sull’europa (e sulla sua visione) la cosiddetta frattura generazionale è più evidente ed ha anche un reale senso. Le generazioni “erasmus” o “interail”, ovvero i nati dagli anni 70 in poi vedono l’Europa in maniera molto più unitaria (almeno in italia e nei paesi citati da filippo) di quanto non lo faccia la generazione che forma la cosiddetta “classe dirigente” attuale. Per noi parlare una o due lingue europee è quasi normale, molti hanno lavorato all’estero. Ma anche più semplicemente viaggiare in europa è naturale. La globalizzazione, o meglio europeizzazione dei costumi e degli stili di vita è un fatto, e l’appartenenza ad un’unica società è molto più viva di quanto non lo sia anche per i più europeisti tra i leaders politici, per non parlare ovviamente di coloro i quali non sono mai usciti dalle stanze delle sezioni di partito.