Il diritto all’informazione economica

di Raoul Minetti

Wallstreet.jpgiMille portano avanti nel loro progetto una nozione moderna di equità che significa anzitutto garanzia di accesso per tutti alle stesse opportunità economiche. Uno dei nostri convincimenti fondamentali è che non vi può essere equità senza un’ adeguata informazione economica e finanziaria. L’Italia e’ uno dei paesi con la piu’ scarsa informazione economica e finanziaria. Questa carenza di informazione esclude larghe fasce della popolazione, i giovani in primis, da numerose opportunita’ economiche, spesso aggravando la loro condizione di disagio. Prendiamo in considerazione tre esempi.
Cominciamo con un problema che sta a cuore a molti giovani e che è stato recentemente portato alla ribalta da un intervento del governatore di Bankitalia Mario Draghi: il mutuo per l’acquisto di una nuova casa. A causa di una scarsa informazione sui mutui molti giovani impegnati nell’ acquisto della prima casa hanno nel passato recente optato per un mutuo a tasso variabile piuttosto che a tasso fisso. Dato che i tassi di interessi erano bassi, e in mancanza di una adeguata informazione sull’evoluzione prevista dei tassi, molti giovani hanno pensato che i tassi sarebbero rimasti bassi (si veda anche l’approfondita analisi di Fabrizio Ghisellini su laVoce.info). La conseguenza è che l’Italia è oggi uno dei paesi Europei con la più alta percentuale di mutui a tasso variabile: il 75% dei mutui è a tasso variabile contro il 25% in Francia e Spagna. I tassi sono stati invece rialzati dalla BCE ed ex post la scelta di mutui a tasso variabile si è rivelata sbagliata. Se i giovani mutuatari avessero ricevuto una corretta informazione finanziaria sull’evoluzione prevista dei tassi questo non sarebbe avvenuto.
Secondo esempio, sempre nel contesto mutui-casa. Gli Italiani sono tra i piu’ restii in Europa a contrarre un mutuo di periodo molto lungo. Anche questo e’ frutto di una scarsa informazione che genera riluttanza ad indebitarsi a lungo o lunghissimo termine. Il paradosso e’ che specie per i giovani tale forma di indebitamento presenta numerosi vantaggi. Se molte coppie giovani ricevessero adeguate informazioni sui vantaggi che comportano mutui a 40-50 anni molti prodotti che sono gia’ ampiamenti utilizzati in altri paesi Europei diverrebbero popolari anche nel nostro paese.
Terzo esempio, nel contesto delle pensioni stavolta. In alcuni paesi Europei con sistema pensionistico contributivo (la Svezia ad esempio), i lavoratori riceveno periodicamente un prospetto sui frutti che i loro contributi previdenziali stanno dando. Questo consente ai lavoratori (specie giovani nei primi anni della loro carriera) di operare delle scelte previdenziali più oculate e, non ultimo, di sviluppare un approccio più positivo verso il legislatore.

L’informazione economico-finanziaria è in Italia un bene assai più scarso che in altri paesi Europei. Uno degli obiettivi prioritari dovrebbe essere un adeguato sviluppo dei canali informativi. Questo significa: introdurre una disciplina più moderna sugli obblighi di informazione per istituzioni come le banche o gli enti pensionistici; incentivare lo sviluppo di un network in rete dove gli utenti possano trovare informazioni in maniera rapida.
Un esempio di un sito che negli ultimi anni ha svolto un’opera meritoria di diffusione di conoscenza economico-finanziaria è laVoce. L’esperienza de laVoce rimane tuttavia isolata e c’è bisogno di nuovi network e siti con un taglio anche più applicato. Infine, rimane l’eterno problema dei programmi scolastici. La comprensione dell’informazione economica e finanziaria potrebbe essere molto più facile se i giovani fossero esposti ad alcune conoscenze gia’ dagli anni di scuola. Purtroppo, con l’eccezioni di pochi istituti, l’economia e la finanza non vengono insegnate nelle nostre scuole.

Sono convinto che il raggiungimento dell’equità passi attraverso una adeguata diffusione dell’informazione. Perpetuare l’ignoranza sulle opportunità economiche esistenti significa privare tanti, a partire dai giovani, del diritto a migliorare la propria condizione.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

8 Commenti

  1. Massimob

    Giuste osservazioni, Raoul. Da parte mia posso dire di avere esperienza diretta di alcune circostanze prettamente “italiane” ed evidenzio solo 2 punti:

    1. non è che manca la corretta informazione, bensì è diffusissima la disinformazione economico-finanziaria.

    2. tale disinformazione non è dovuta a semplice incompetenza, bensì è voluta e diretta esplicitamente a raggirare i potenziali “clienti-cittadini” (es: un tasso a mutuo a variabile “rende” di più alle banche).

    Ergo: il problema non è solo una migliore informazione (anche quella serve certo), ma anche una seria lotta a corporazioni (bancarie nell’esempio) che continuano ad essere interessate più ad aumentare i profitti, piuttosto che a fornire corrette informazioni ai loro potenziali clienti.

    E data l’ora, mi fermo qui.

    Cari saluti.
    MassimoB

  2. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Ottime osservazioni, Raoul. L’informazione al cittadino deve venire al primo posto nell’agenda di lavoro di qualsiasi governo.
    Altrimenti tutti i benefici rimangono ad uso di chi sa che esistano, banche, avvocati, commercialisti, notai, etcetcetc. Una situazione di monopolio della conescenza dei diritti su cui, ovviamente, i monopolisti potrebbero ingrassarsi senza limiti (chi ha detto avvocato azzeccagarbugli?)

  3. Alessandro de losa

    Concordo su tutto. L’Italia è in genere uno dei mercati meno trasparenti del mondo occidentale, non solo sul versante dei prodotti finanziari per il grande pubblico.

  4. “You got a point… a core point”.
    Mi piaverebbe aggiungere due concetti:

    1) il problema dell’informazione in Italia è presente non solo in campo economico. In campo legale per esempio le sciocchezze abbondano. In campo tecnico, che è il mio campo, (e si veda ciò che accade con la TAV)la disinformazione e persino voluta.

    2) in ambito economico, secondo me, la cosa che impatta di più sulla nostra vita è l’informazione sul mercato del lavoro. Le offerte sono criptiche e disperse. Non facendoci sapere quanto potremmo guadagnare altrove, fanno in modo di non farci cercare stipendi migliori, e tengono basso il mercato, e fanno sì che si acceda al lavoro solo tramite amicizia.

    Guido Mastrobuono

  5. non vorrei fare il bastian contrario, ma a leggere la storia dei mutui di serie B USA, ho il sospetto che l’informazione non sia trasparente o comunque sia truccata anche altrove.
    (dopodiché, concordo con il senso di fondo del post: l’informazione economica e finanziaria trasparente è uno dei tanti “beni pubblici” da riscoprire e fra crescere)

  6. piuttosto, visto che sta succedendo in questi giorni? sta “bolla immobiliare” scoppia o non scoppia?
    e poi che succede?

  7. raoul

    Grazie a tutti dei vostri commenti molto interessanti. Mi sembra emergano due cose su cui si e’ tutti d’accordo. 1) La mancata offerta di informazione spesso non e’ una ingenua “dimenticanza”, ma un modo di fare profitti. Ed e’ un modo certamente piu’ sottile del semplice “far pagare di piu’”. Il paragone con l’ azzeccagarbugli di Filippo calza alla perfezione. 2) In Italia manca informazione in molti campi. Esco un po’ dal tema ma rabbrividisco quando vede certi politici in televisione con fogliettini sgualciti con cifre sbagliate sopra o che estrapolano concetti assurdi dalle cifre, prendendo per i fondelli il pubblico. Quello che sto cercando di dire e’ che purtroppo anche certa classe politica “fa molti profitti” sulla mancanza di informazione del pubblico. E qui entra in gioco la responsabilita’ dei giornalisti che dovrebbero garantire sempre la presenza di persone competenti a vagliare i “fogliettini” o le parole alla rinfusa di politici scarsamente preparati. Insomma, raccontare balle al pubblico e’ un REATO. Per Corrado e Giodi, il caso USA e’ molto interessante. Evito di dire cretinate e azzardare commenti: prima mi voglio andare a guardare le considerazioni di Ben Bernanke al Senato USA e sul perche’ si dice abbastanza fiducioso che l’impatto sull’economia della crisi mutui sara’ contenuto.

  8. massimob

    Aggiungo allora, sulla questione della “trasparenza” Usa: è fuorviante (ed un alibi per molti nostri politici nostrani) dire che in Usa non esista un problema di trasparenza. Esiste eccome! Basterebbe, per limitarsi ai mercati finanziari, ricordare lo scoppio della bolla tecnologica del marzo 2000 ed il famigerato caso “Enron”.

    Estendendo la questione in ambito più generale e politico, con onestà intellettuale la stessa identica cosa può essere detta quanto all’affermazione “Usa = modello di democrazia”. Senza scomodare Tocqueville e senza muovere gli istinti più sempliciotti di chi vede anti-americani ovunque (anche tra i cittadini americani stessi, in perfetto stile neo-maccartista), direi semplicemente che adottare modelli di riferimento monolitici ed assoluti in tema politico od economico è cosa buona solo per un certo tipo di propaganda.

    Più seriamente, e chiudo, è solo nella conoscenza delle peculiarità di un singolo sistema-paese che vanno individuati i limiti ed i rimedi da apportare. E così è per anche l’Italia.

    saluti
    MassimoB

Lascia un commento

Subscribe without commenting