Facciamoci del male

di Giuseppe Alessandro Veltri

Da quando ho iniziato a seguire l’iniziativa dei iMille nel limitato tempo libero a mia disposizione MorettiNutella.jpge sapendo in anticipo che non vivrò in Italia nei prossimi tre anni (quindi non si preoccupino coloro che denunciano il fatto che sia il ritorno personale per sistemarmi con la politica la mia “hidden agenda”, come se fosse una opzione terribilmente attraente l’essere la scimmietta di qualche politico ignorante), ho visto tanti esempi del classico morettiano “facciamoci del male” quando si discute del futuro Partito Democratico.

Da un lato ci sono coloro che considerano (e sperano) nel partito democratico come una finestra di apertura della politica, magari anche lasciata aperta in modo involontario dalla ‘casta’, che dovrebbe essere sfruttata.
Il loro ragionamento e’ semplice: evitare quella che il sottoscritto definirebbe una ‘self-fulfilling prophecy’, una profezia che si auto-avvera. Evitare che le persone che potrebbero migliorarlo rimangano fuori perché credono che il PD faccia schifo avverando la profezia che il PD faccia schifo davvero.

Dall’altra parte ci sono gli inossidabili nemici del partito democratico che si dividono in due gruppi: quelli che lo oppongono come progetto politico e quelli che in teoria lo approvano ma lo ritengono un artificio della ‘casta’ politica italiana per rigenerarsi come un serpente che cambia pelle.
Sul primo dei due gruppi menzionati, c’e’ poco da dire. Se si ha un’altra idea politica, ci si può confrontare sui contenuti ma il discorso viene rinviato a quando le soluzioni proposte dal PD e quelle di altre formazioni politiche si confronteranno.

Il secondo gruppo e’ maggiormente rilevante perché riguarda persone che potenzialmente potrebbero contribuire al PD.
Queste persone sono estremamente scoraggiate, non credono che il PD sia una possibilità di rinnovo sono restie a fidarsi di personaggi politici che non hanno fatto nulla per guadagnarsi questa fiducia nel recente passato. Ritengono che sia l’ennesimo “trappolone”, dove si parla d’innovazione e ricambio ma in realtà si tratta solo di vuote forme retoriche.
Non dovrebbe sorprendere nessuno che ci siano tante persone con questo atteggiamento visto lo stato della politica italiana.

Provo una grande simpatia per queste persone. Io stesso ne ho condiviso lo scetticismo ed il cinismo.
Ma questa simpatia non mi ha aiutato a trovare sinora una risposta razionale convincente al pericolo di “self-fulfilling prophecy” che gli “interventisti” denunciano.

In aggiunta, ho avuto l’impressione che vi sia anche un po’ di timore nelllo “sporcarsi le mani” nel senso di temere di essere ritenuti in parte responsabili o complici se il PD dovesse fallire miseramente.

Certo, questo pericolo e’ reale, ma alla fine cosa abbiamo da perderci a parte un po’ del nostro tempo e qualche speranza?
Se il PD finirà per essere una schifezza allora potremo dire che ci abbiamo provato. Anche per noi stessi, non ci saranno rimorsi.

L’adesione al progetto del PD non e’ incondizionata. Questo e’ bene ricordarlo con forza.

Ma il dovere morale di provarci, a mio vedere, esiste.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. paolo

    Sono abbastanza d’accordo con te, anche se aggiungerei giusto un dettaglio non trascurabile. Se il PD fallisse il suo obiettivo, cioè quello di essere il principale centro di aggregazione del centro sinistra, il nucleo attorno cui ruoterebbero poi gli elettroni della sinistra, avremmo un disfacimento politico “definitivo”. Il progetto del PD è l’ultimo possibile tentativo di rianimazione non solo della sinistra ma dell’intero panorama politico (come tra l’altro ha riconosciuto persino Fini). Se si riducesse appunto ad essere solo la scialuppa di salvataggio di qualche burocrate di partito, ci rimetteremmo tutti perchè la credibilità del “fare politica” ne uscirebbe completamente frantumata. Rimarrebbero a fare politica solo i politici stessi (e relativo codazzo di intrallazzati, ammanicati, famigliari, mafiosi e interessati vari).

    La destra italiana non fa politica, ma solo difesa di privilegi, nazionalismo, qualunquismo e anzi ha contribuito in maniera determinante al sentimento di “anti-politica” dominante.
    La sinistra non ha saputo offrire nessuna risposta alla crisi degli anni ’90 e si ritrova disgregata in mille rivoli litigiosi.
    Lo scenario attuale non consente altra mossa che quella di costruire un PD che sia appunto autentico rinnovamento e che abbia idee e contenuti moderni, laici, democratici e di sinistra, centro di gravità del centro-sinistra. PUNTO.
    Non si tratta di consegnare il governo al centro destra, ma di provare a costruire qualcosa sulle macerie o di ritrovarsi in mezzo al deserto.

  2. Sono d’accordissimo con Paolo, ottima analisi.

  3. “… che sia il ritorno personale per sistemarmi con la politica la mia “hidden agenda”"

    Questa è un’accusa con la quale tutti quelli che si vogliono impegnare in prima persona si devono scontrare. Non so se hai letto l’ultima proposta nella sezione idee: dovrebbe servire proprio ad evitare questo problema. Dimostrare di essere disposti ad un grosso sacrificio personale per acquistare la fiducia di chi, ormai, non si fida più di nessuno.

    @paolo: sono d’accordo che siamo sull’orlo del baratro, ma a mio avviso anche se il PD fallisce ci sarà sempre la possibilità di recuperare. Solo che sarà ancora più difficile.

  4. enzo ligori

    bravo bravo bravo veltri!
    quando dico che i giovani sanno meglio di noi come va il mondo, solo che non glielo mettiamo in mano, questo voglio dire.
    coraggio!
    per uscire c’è sempre tempo: è l’entrata che è a tempo, o passi adesso o la porta non gira più.

  5. Alè, così E’!!!!

    You Cannot Win If You Do Not Play

    http://baotzebao.wordpress.com/2007/08/07/you-cannot-win-if-you-do-not-play/

  6. paolo

    @daniele: infatti ho detto che la scelta è tra partire dalle macerie o dal deserto.

    Il fatto è che c’è proprio una crisi di “mission”, di visione del futuro, di affrancamento dal passato.
    C’è la volontà perentoria di “vivere di rendita”. E’ un problema di tutto l’occidente (con parecchie distinzioni da fare), impegnato in una battaglia a tutto campo per la conservazione. Leggete il Corriere di oggi e in prima pagina trovate un fondo di Sartori sul “conservatorismo” che io trovo particolarmente aberrante perchè dà il senso preciso del pensiero comune: perchè cambiare quello che va bene se possiamo conservarlo? Mi verrebbe da rispondere: forse perchè l’uomo se non cresce muore? E’ così semplice tanto per l’individuo quanto per la società. I bambini sono bellissimi ma chi vorrebbe “conservare” i bambini? Dobbiamo crescere e abbandonare quello che magari va bene per gli ottantenni come Sartori ma che non ci serve per il futuro.

    E purtroppo nello stesso editoriale c’è anche un fondo di verità per quanto riguarda i partiti di sinistra, che non sono come li dipinge Sartori ma che sicuramente hanno scelto una linea di pura demagogia rispetto a quella di affrontare la sfida del futuro.

    Il PD difficilmente sarà altro che una nuova accozzaglia di “conservatori”, di nuovo incapace di vedere (e figuriamoci guidare il Paese verso) il futuro, ma oltre questo tocca poi ripartire da dove? Un PD schiavo dei retaggi del passato, senza più credibilità, con una sinistra frammentata e divisa, una forza elettorale inconsistente, ci consegnerà un Paese immobile, in balia dei potentati economici e delle mafie. Sarà ancora possibile ripartire? Se è difficile ora, che bene o male è data la possibilità perlomeno di “partecipare” (con regole comunque fatte apposta contro il rinnovamento), non oso immaginare il poi.

  7. Mario

    Ecco.
    Se lo capissimo in molti, un ragionamento di questo tipo, sarebbe già un’altra Italia.
    Purtroppo però, almeno finora, prevale ancora la sfiducia, la disillusione, quando non l’autentico livore nei confronti di chi ha anche solo l’ardire di provarci.
    Di provare a credere che non sia tutto così scontato, tutto così inutile.
    Di provarci, appunto.
    Non c’è niente di nuovo, intendiamoci; un po’ è stato sempre così: qualcuno che si sbatte e gli altri che – quando va bene – non fanno ostruzionismo. Solo che adesso sembra esserci quasi più cattiveria, più gusto nello scagliarsi contro quelli che almeno ci provano. Quasi che fossero la prova vivente che un altro modo è possibile e, quindi, la dimostrazione concreta che l’alibi di chi trova più comodo continuare a sparare a zero non regge. Ancora più pericolosi quindi, perchè tolgono la patetica illusione di essere giustificati nel loro crogiolarsi dentro la melma quotidiana.
    Ma forse è solo che è agosto, e prevale la voglia di staccare la spina e poi, a settembre …

  8. Io credo che il PD sarà già visibile il 14 Ottobre, dal TIPO di persone che andranno a VOTARE, aldilà di chi verrà eletto.
    Se riusciremo tutti insieme a portare al VOTO gente NUOVA, competente, critica, giovane e non giovane, molte donne,

    bene, allora avremmo fatto un miracolo.

    Persone nuove che si iscrivono ad un Partito fin dall’inizio, lo rendono NUOVO

    Io sono di questo convinto

    Speriamo bene

    Massimo Preziuso

  9. Paolo: le mafie etc. avranno sempre più difficoltà a gestire un Paese con un debito pubblico e problemi come il nostro senza perdere il consenso. Per questo credo che poi, comunque, ci sarà modo per una diversa classe dirigente di farsi avanti.

  10. ottima analisi, Giuseppe chiara ed efficace. Avercene ;)

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