Una proposta laica

di Tommaso Caldarelli

funerpapa.jpgParlare di laicità oramai sembra di moda : è dunque, anche se ripetitivo, credo doveroso e importante.

E’ noto che alcuni spazi della Margherita ( Teodem, Rutelli, Fioroni…. ) sono spesso in condizione di imbarazzante servilismo. Secondo me questa cosa è da cambiare.

Sono il primo a non avere i paraocchi, però: in Italia non si governa senza tener presente la vicinanza e la condizione di ” protettorato ” che la gerarchia esercita. Non è una lamentazione biblica o un mugugno continuo : semplicemente, un dato di fatto. In Francia, dove i Pacs ci sono da una vita, i vescovi francesi prima delle recenti elezioni, hanno pubblicato un comunicato lungo 15 righe in cui, fatta salva l’autonomia dello Stato, ricordavano il valore della famiglia fondata sul matrimonio tradizionale. In Italia, non è andata esattamente cosi: al primo tentativo di una legge che disciplinasse le leggi di fatto ( una legge assolutamente migliorabile, soprattutto nel comparto economico, e nel rapporto diritti/doveri ) si è parlato di “Mutazione Antropologica”.

C’è dunque uno sviluppo antropologico ritenuto migliore di altri, che dovrebbe essere : Bambino ‒ Scuola ‒ Università ‒ Lavoro e Indipendenza ‒ Famiglia ‒ Prole ‒ Vecchiaia. Sbaglio?

Bene, se è cosi, questo sviluppo antropologico non è un nemico da battere. Non è questo il punto.

I punti a mio parere sono 3.
1. Spiegateci, in questa Italia di fuga di cervelli, affitti alle stelle, lavoro precario, assenza di classe dirigente dalle lunghe vedute e che sappia gettare un ponte verso il futuro, come un ragazzo possa realizzare questo sviluppo antropologico che è per me il più bello dei sogni.
2. Spiegateci in che modo la legalizzazione delle coppie di fatto mini questo sviluppo antropologico. Perché non è questa legalizzazione che rende lo Stato corrotto e libertino, è la situazione contingente a rendere tutto più precario e mutevole.
3. Spiegateci perché la legalizzazione delle coppie omosessuali mini questo sviluppo antropologico. Cos’è, da quando i gay potranno essere riconosciuti come coppia ci saranno immediatamente molti più gay in giro? Non credo, no?

Bene, dunque questo non è un ” problema di laicità “: al massimo, una ” risposta laica “, ovvero Pacs e affini non creano un problema, semmai lo risolvono.

Che ne viene a iMille di tutto questo? La mia proposta è semplice : schierarci assolutamente per i diritti civili, senza che questo diventi una battaglia di tipo radical-boselliana contro le gerarchie. Agiamo nel rispetto reciproco, ma impegnandoci a contrastare quelle nostre componenti più clericali e reazionarie.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

26 Commenti

  1. raoul minetti

    Caro Tommaso, c’e’ probabilmente anche un difetto di strategia e di immagine. Mi chiedo perche’ non si e’ inquadrato il disegno di legge sui Pacs in un disegno di legge piu’ ampio di aiuto anche alle famiglie tradizionali. Alcune misure sono state prese in Finanziaria ma sarebbe stato forse piu’ logico inserirle in un disegno di legge apposito e integrarle con altre. Con ben scritto a caratteri cubitali “Legge sui PACS e congiuntamente di Sostegno alle Famiglie Tradizionali”. Se il disegno di legge sui Pacs fosse inserito nel contesto piu’ ampio di aiuto anche alle famiglie tradizionali, sarebbe (stato) molto piu’ difficile affossarlo. E penso che anche ampi settori cattolici sarebbero stati piu’ morbidi. Invece cosi’ e’ un gioco da ragazzi dire che “le famiglie non hanno i soldi per mandare i bambini l’asilo e invece andiamo ad aiutare i conviventi gay”. La Pollastrini ci ha provato a ricordare che alcune misure sono state prese per la famiglia, ma nessuna la sta a sentire. Le cose vanno fatte in maniera organica e chiamate con nomi chiari.

  2. Daccordo su tutta la linea e
    nessuna obbiezione sul merito della questione.
    Riguardo al “protettorato”, penso che sia opportuno che finalmente qualcuno dica un fermo e pacato “no”, al di là delle convenienze elettorali.
    Rivolgiamoci ai credenti in quanto tali e non al vaticano, che sempre meno li rappresenta: è ora di riconoscere chi è il nostro vero interlocutore.
    Con un cristiano possiamo condividere, e già condividiamo, tantissimi valori, con un fondamentalista, no.

  3. Cerco di integrare il mio stesso testo.

    Partiamo dunque dalla discussione sul riconoscimento delle coppie di fatto. Ci sono tre linee possibili.

    1) Avanti coi Dico o anche con i Dico ammorbiditi.
    2)Avanti coi Pacs.
    3)Matrimonio Omosessuale.

    Personalmente sono d’accordo su tutti e tre i punti, con una postilla sull’ultimo. Come tutti sappiamo la costituzione parla di ” Famiglia Naturale “. Ora, sono il primo a neanche pensare che un omosessuale sia contro natura, però il termine Famiglia Naturale ha un significato nella storia del diritto che non possiamo ignorare : ovvero nei secoli è stata chiamata famiglia naturale quella fra un uomo e una donna. Quindi per il matrimonio omosessuale bisognerebbe quantomeno procedere a una revisione costituzionale, cosa possibile ma piu lunga e articolata.

    Per quanto riguarda la questione del protettorato, è una triste e dura realtà ma è cosi da sempre e già Gramsci lo sapeva. L’italia è un paese dove è difficile essere cattolici ( direbbe mia madre ). La gerarchia da sempre è reazionaria, da sempre cerca appoggi in politica. Ciò che si può fare ( ed è rivoluzionario ) è appunto dialogare liberamente. Ovvero se la chiesa interferisce io teoricamente avrei il diritto di metter bocca su, non so, come i preti dicono messa ( è paradossale ma è per far capire ). Quindi si tratta di riconoscere la chiesa in italia ( ci si deve stare ) come interlocutore qualificato su alcune questioni, su cui bisogna parlar prima per evitare casini poi. Non c’è altra strada ( secondo me, ed è una posizione che non va tenuta per forza, beninteso ) nè penso ci sia mai stata.

  4. Fabio

    Ammesso che la dizione “Famiglia Naturale” abbia una significato univoco nella storia del diritto – ma sappiamo che non è così, perchè la nostra famiglia non è certo la familia degli antichi romani – per quale motivo tale dizione non possa essere aggiornata è un vero mistero. La storia dei neri è, per la gran parte, storia di schiavitù. E’ veramente incredibile che ad un certo punto qualcuno abbia deciso di ignorare quella storia! Provoco, ovviamente, ma il concetto è, più o meno, lo stesso. Per quanto riguarda la modifica costituzionale, non sono d’accordo nemmeno su questo. Insigni giuristi sostengono – purtroppo non ricordo più dove sta la lettera in cui affermano ciò – che il riconoscimento del matrimonio omosessuale non va contro la Costituzione, anche per il fatto che la Costituzione non fa alcun riferimento al sesso dei coniugi. Solo una lettura pregiudizievole o politicamente cinica, e pure un po’ beghina, della Costituzione autorizza l’interpretazione che conosciamo. E che va bene per un popolino plagiato dal Vaticano. Inoltre, tutto ciò in cui compare la dizione “naturale”, da famiglia in sù o in giù, dovrebbe essere guardato perlomeno con un certo sospetto da uomini del nostro secolo, dopo che il costruttivismo, a tutti i livelli e in quasi tutte le discipline, ha minato sin dalle fondamenta i concetti di “verità”, “realtà” e “natura”. In particolare, dietro quest’ultimo, si nasconde, di solito, il complesso e fragile equilibrio del potere dominante. Senza farla troppo lunga, ché non è questo il luogo, quando si parla di “natura” sarebbe meglio insospettirsi, fortemente. Sia che si parli di omosessualità, sia che si parli di matrimoni omosessuali, sia che si parli di qualsiasi altra cosa.

  5. Sono assolutamente d’accordo. il modello della famiglia cosidetta tradizionale non é superato ne brutto ne antiquato. semplicemente per molti italiani é un utopia. Alla chiesa bisogna chiedere di aiutare chi lo vuole a raggiungere quel traguardo. Coadiuvare lo stato in primo luogo. Aiutare con la carota: costruire asili nido, detassare la prima casa, rimodulare le aliquote in modo tale da favorire unioni stabili e cosi via. La chiesa ci puo mettere il suo con gli asili e le scuole, con gli oratori (tutte strutture per le quali io benvolentieri farei l’esenzione ICI, se questo fosse il patto che l’esenzione sottointende) e gli aiuti alle famiglie. Senza però usare il bastone, e cioè proibendo a chi in questo modello “tradizionale” non vi si riconosce di sperimentare altre vie con qualche minima tutela legale. Vedi Dico. In fondo ognuno ha diritto a ricercare la propria felicità, anche se sappiamo che per la maggioranza di noi, questa alla fine si risolve attorno ad una famiglia, ai figli e a delle prospettive più o meno stabili per il futuro…

  6. Matteo, gli asili e le scuole cattoliche sono private, spesso anche molto care (e non si capisce perchè visto che spesso il livello didattico è piuttosto scadente, per la conoscenza che ne ho io). Non vedo perchè dovrebbero essere esentate dall’ICI.

  7. Matteo, gli asili e le scuole cattoliche sono private, spesso anche molto care (e non si capisce perchè visto che spesso il livello didattico è piuttosto scadente, per la conoscenza che ne ho io). Non vedo perchè dovrebbero essere esentate dall’ICI.

  8. Cara Serena. il tuo commento mi sembra tradisca un po’ di quell’astiosità che Tommaso battezza come radical-boselliana.

    Punto primo: dici che gli asili e le scuole cattoliche costano caro e sono scarse. Costano per forza care, dal momento che sono private. non credo che in media si possa affermare che costino più care di altre scuole private laiche.

    punto secondo. sono scarse per la conoscenzae che hai te. per la mia conoscenza invece é vero l’opposto, quindi credo che sulla base delle nostre scarse inferenze statistiche si possa concludree ben poco. in generale però mi sembra di poter dire che dall’asilo all’università le scuole cattoliche sono mediamente di buon livello. Con tutte le eccezioni del caso ben inteso. Pronto ad essere smentito con dati certi.

    Torniamo alla questione ICI. anche io ero inizialmente contrario. é una cosa che da fastidio pensare che la chiesa cattolica non paghi l’ICI. Detto questo, e scavando un po’ più a fondo, salta fuori che l’esenzione é per tutti gli enti pubblici e per le istituzioni che abbiano stipulato speciali convenzioni con lo stato come la chiesa cattolica ed altre chiese e/o confessioni.

    insomma, sono in tanti a non pagare l’ICI, ed io ho personalmente concluso che sia giusto cosi con l’ovvio distinguo che l’esenzione deve essere motivata. Se insomma la chiesa possiede degli appartamenti che da in affitto, o dei locali che usa a mo’ di churchshop (mai visti?) allora é giusto che paghi l’ICI.

    se invece sono utilizzati senza fini di lucro allora l’esenzione ci sta. A maggior ragione se questi fini assecondano per cosi dire una policy pubblica che nel nostro caso potrebbe essere quella della promozione di quelle unioni stabili di cui si parlava sopra. tanto piu che alla stessa esenzione possono accedere altri enti che condividono le medesime finalità.

  9. Matteo, è ovvio che non intendevo fare una statistica sulla qualità delle scuole cattoliche, infatti ho aggiunto che il mio giudizio si basava sulla conoscenza che ne ho io. Ce ne sono di buone, è ovvio, ma ci sono anche classi elementari con trentasei alunni. E fare pagare una retta anche di diverse migliaia di euro non mi sembra molto filantropico. Quando penso ad associazioni senza fini di lucro, le scuole private non sono esattamente quello che mi viene in mente. Sull’utilizzo della scuola per promuovere le unioni stabili poi, sinceramente, ho dei forti dubbi; la scuola deve formare individui in grado di scegliere, non propagandare scelte di vita.
    Ciao

  10. Matteo, è ovvio che non intendevo fare una statistica sulla qualità delle scuole cattoliche, infatti ho aggiunto che il mio giudizio si basava sulla conoscenza che ne ho io. Ce ne sono di buone, è ovvio, ma ci sono anche classi elementari con trentasei alunni. E fare pagare una retta anche di diverse migliaia di euro non mi sembra molto filantropico. Quando penso ad associazioni senza fini di lucro, le scuole private non sono esattamente quello che mi viene in mente. Sull’utilizzo della scuola per promuovere le unioni stabili poi, sinceramente, ho dei forti dubbi; la scuola deve formare individui in grado di scegliere, non propagandare scelte di vita.
    Ciao

  11. Henrietta, non prendiamo scorciatoie. io mica ho detto che le scuole devono
    “insegnare” le unioni stabili. Ma piuttosto che la scuola deve rendersi conto che i genitori dei figli che accoglie hanno certe esigenze, anche e non solo in termini di orario. Ricordo solo che mia madre mi ha mandato dalle suore perche era l’unica scuola compatibile con i suoi orari di lavoro. le altre mi avrebbero rimandato a casa all’1. Le suore mi tenevano fino alle 5.
    Finche le suore “assecondano” queste esigenze, io gli farei tutti gli sconti ICI del caso.

    Peraltro tu dici che ti viene difficile associare le scuole private a delle associazioni senza fini di lucro. Beh fai uno sforzo, perché nella maggior partedei casi lo sono.
    Per la retta da miliaia di euro… permettimi, ma la tua é un ingenuità. Quanto pensi che costi mandare i figli alla scuola pubblica? pensa alle strutture, pensa al quasi milione di insegnanti. pensa alle miliaia di impiegati di ministeri, sovraintendenze, provveditorati e cosi via. Pensi che queste non costino? Beh… ti do una notizia: costano qualche punto di PIL percentuale. dividila per il numero di scolari e per i dodici mesi e cosi scopri quanto cara costa la buona scuola pubblica italiana. Solo che la paghi con le tasse invece che con le rette.

  12. Concordo con la strategia da seguire per la risposta laica. Sono stanca di anatemi e di demonizzazioni del nemico politico. Abbiamo bisogno di toni piu’ pacati nella vita politica italiana.

    P.S.: per quanto riguarda l’ICI, sono d’accordo con chi scrive che debba essere pagata se una struttura viene utilizzata a scopo di lucro.

  13. Matteo, il punto è che chi manda i figli alla scuola privata paga sia le tasse per la ” retta ” degli altri, sia la retta vera e propria per se alla privata. Dunque si suppone che abbia piu soldi…Il punto è che per l’impostazione assistenziale del nostro stato, ciò è giusto : si cerca di fornire un servizio uguale per tutti, e si incoraggia tutti ad usare quello. Il problema della scuola pubblica lo sappiamo tutti : poca meritocrazia negli insegnanti e tante altre cose da aggiustare. Dunque le scuole private sono e restano un di più, qualcosa di aggiuntivo e tendenzialmente ritenuto superfluo.Certo, questo dipende in gran parte dalla scelta ” statalista ” operata a monte. Però non mi sento di dire, no liberalizziamo tutto. Io sono per far funzionare bene la scuola pubblica…e sinceramente visto che per le private funziona appunto che alcune funzionano, altre no, nella normalità, non mi sento di dare ulteriori agevolazioni.

  14. jessica

    Ho l’impressione, per quanto riguarda il rapporto tutto italiano tra stato e chiesa e la sudditanza del primo nei confronti della seconda che il piano sia meno popolar-ideologico di quello che si pensa e che si inserisca in un’ altra questione altrettanto essenziale al sistema Italia, ovvero a quella delle spartizioni a tavolino del potere, degli ambiti, in un gioco autoreferente di incastri dove non è possibile muovere pedine senza perdere o alterare posizioni. Non riesco altrimenti a giustificare l’ossequio alla gerarchia vaticana di tutta la nostra sinistra incapace negli anni di governo di agire secondo coscienza laica, dalla discussione sull’eutanasia al matrimonio tra omosessuali. I ns. dirigenti partitici mascherano dietro alla parvenza del rispetto della cultura religiosa la difesa dello status quo. Anche il Pd a cui sto guardando con grande attenzione e interesse per quanto distaccata e fredda (sono 15 anni che si parla di riforme e non se ne vede l’ombra…scusate le riserve!) crea il forte sospetto di un cambiamento nella continuità. Questo paese ha bisogno di serietà politica, strategia e lungimiranza, nuovi metodi, approcci, valori e non credo che l’uomo di ieri sia in grado di diventare l’uomo di domani. A volte ho l’impressione che vendano la nascita del PD come capacità di ascolto nei confronti di un Paese stanco e atto coraggioso di risposta al distacco del cittadino dalla politica, ma che abbia come nutrice invece la preoccupazione di continuare a mantenersi in vita in un periodo in cui il castello è assediato.

  15. d’accordo con matteo e maria grazia. con i toni da elite illuminista e radicale si combina poco. ci vuole un approccio pacato, che promuova convivenze civili e famiglia tradizionale allo stesso tempo. bisogna far capire che non c’e’ nessuna contraddizione tra le due e che le convivenze civile sono una ricchezza e non un pericolo per la famiglia. per questo continuo a chiedermi perche’ non e’ stata portata avanti una proposta di legge ri riordino piu’ ampia che contemplasse anche aiuti alla famiglia

  16. Fabio

    A me pare che l’obbrobrio partorito dalla Pollastrini con la Bindi andasse esattamente nel senso da alcuni indicato e auspicato sopra, e cioè convincere, tirando al ribasso il più possibile, che le convivenze civili (che io chiamo famiglie, al pari delle altre, perchè pari alle altre sono) sono una ricchezza e non un pericolo per le famiglie “tradizionali”. Risultati? I Dico sono fermi dove stavano e, con ogni probabilità, rimarranno lì. L’unica cosa, a questo punto, sono le modifiche al codice civile per garantire ad alcune persone, componenti di coppie di fatto, il godimento di alcuni diritti. E’, sotto sotto, la tesi binettian-bobbiana. Se iMille si devono spalmare su questa tesi (che poi, intendiamoci, a leggere bene il discorso di Torino, è l’approccio anche di Veltroni) io combatterò, per quanto mi è possibile, per impedirlo.

  17. Tommaso. ok sull’ICI per la scuola è un punto da discutere mi rendo conto. il tuo argomento è coerente anche se non lo condivido: visto che il servizio scuola lo offre lo stato, ed in un certo senso il servizio privato è superfluo (nel senso che è un di più) allora niente sconti ICI. io non sono d’accordo, nel senso che penso che la scuola cattolica (cosi come le altre scuole confessionali, montessoriane, e di altri stili e pratiche) siano complementari a quella pubblica ed abbiano un loro legiittimo ed auspicabile spazio. Peraltro io sarei per fare i vaucher, un po’ sul modello formigoni, per introdurre un po’ di sana competizione tra le scuole a chi si aggiudica piu scolari. Ma mi rendo conto che la mia è una posizione discutibile e capisco le ragioni di chi mi potrebbe controargomentare.

    detto questo, sei d’accordo con me che non è un dramma (anzi è doveroso) se non facciamo pagare l’ICI sulle superfici di chiese, monasteri, oratori, sale parrochiali, sedi scout, sedi ACLI, sedi ACL e via discorrendo? (ovvio,, per lo stesso motivo non dovrebbero pagare l’ICI nemmeno moschee, sinagoghe centri scientology e cosi via)

  18. Sembra a me una scorciatoia invece equiparare il sostegno alla scuola pubblica attraverso le tasse e il pagamento della retta per frequentare delle scuole private. La scuola deve essere un tesoro pubblico accessibile a tutti, chi vuole istituire una scuola privata a pagamento, paghi le tasse e le imposte. Il tempo prolungato è una cosa molto utile, ma si paga anche quello.

  19. il punto è questo. La chiesa in quanto chiesa non deve pagar tasse, e neanche sedi scout e simili, in quanto non sono a scopo abitativo.

    Però la canonica, che è la casa dove abita il prete, è una casa, un abitazione, e il prete è un libero cittadino di questo paese. Allora si modifica al catasto la composizione dell’immobile, si isola lo spazio a scopo abitativo e su quello si fan pagare le tasse. Non vedo perchè, essendo la casa del prete semplicemente….la casa del prete, non debba esser tassata!

  20. Fabio

    Scusa Tommaso, ma l’ICI si paga solo sulle abitazioni?
    A me non risulta affatto.

  21. no, ma una casa paga l’ici con moltipicatore 100, perciò sono le case quelle che danno maggiori entrate. Il sospetto è che la canonica a livello catastale non sia distinta dall’edificio cultuale vero e proprio, e dunque sia automaticamente esente.

  22. alvise

    Io direi di metterci una pietra sopra, è un po’ inutile stare a disquisire su quanto i politici di oggi stiano a tirare in ballo temi come fede cristiana, papa, coscienza personale. Buona parte di loro lo fa in malafede, sperando di tirare acqua al proprio mulino. Chi lo fa in buona fede lo fa poco cristianamente, imponendo con la forza e l’ostinazione la propria fede anziché servire i cittadini con spirito di accoglienza verso tutti.

    Lo stato deve tutelare ogni cittadino, faccio l’esempio dell’aborto: sebbene per molti sia una scelta che singolarmente si eviterebbe, c’è sempre chi per motivi che non sta nessuno giudicare ha la necessità di ricorrervi, abbandonare queste persone (che comunque ci sarebbero sempre) al di fuori della legge e non tutelate da nessun punto di vista non è corretto ne cristianamente ne costituzionalmente. Quella volta non lo dovevano nemmeno fare il referendum, dovevano arrivarci da soli. Agire contro l’aborto non vuol dire vietarlo, ma aiutare chi crede di doverci ricorrere, spesso per motivi economici o sociali (e purtroppo spesso anche per motivi egoistici).

    L’ultimo degli “scontri” stato-chiesa lo si ha sul tema delle unioni civili, e la tutela della famiglia. Il papa ha ragione a fare il fondamentalista perché si trova di fronte una situazione drammatica, deve far sentire la sua voce e mantenere una posizione salda sui suoi principi, sempre coerente. Ma il punto di vista del papa non è quello dello stato, che lo deve lascar dire e basta, senza nemmeno commentare e senza alzare polveroni sul niente.

    Quindi lasciamo perdere la chiesa per quello che fa e dice, gli obiettivi dello stato sono diversi, i valori possono spesso coincidere ma sicuramente non le leggi.

  23. Mi permetto di intervenire sul tema della laicità, della famiglia, della scuola privata. Temi che in queste righe si intrecciano. Che andrebbero forse analizzati con più ordine e tuttavia seguirò lo stile colloquiale degli interventi che mi precedono:

    1) Adesso ci si accorge che la FAMIGLIA non è aiutata. Che è importante. Che i giovani hanno difficoltà e se non sono aiutati dai genitori fanno fatica a progettare un futuro. A vivere la loro GENERATIVITA’.

    2) sul MATRIMONIO GAY. Se si parla di contratto, di regole, sono d’accordo. Non vedo quali ragioni si potrebbero opporre in contrario. Ma il matrimonio che cos’è? Alla base di questo concetto ci sono la DIFFERENZA SESSUALE e la GENERAZIONE. C’è generazione solo dove c’è alterità. Sono d’accordo che di generazione si può parlare anche in un senso simbolico O analogico. Ma suggerirei di non perdere il significato originario delle parole che usiamo. Nel rispetto delle diversità anche di non rendere tutto uguale ed equivalmente.

    3) Il riconoscimento di diritti e doveri a livello giuridico non dovrebbe far sentire nessuno minacciato. Sono cattolica. Credo che uno Stato LAICO possa e debba riconoscere, qualora ci siano le ragioni per farlo, le richieste di una regolamentazione se questa è l’esigenza che emerge da una parte anche significativa della sua popolazione. Il problema invece è di ordine EPISTEMOLOGICO. E’ qui che avviene un mutamento: una coppia gay non è generativa. Se usiamo la parola matrimonio, dobbiamo allora essere almeno consapevoli che stiamo operando una semantizzazione diversa di quel concetto. E questo non è qualcosa di neutro. Almeno dovrebbe farci interrogare.

    4) LAICITA’: vuol dire riconoscimento delle diverse visioni sostantive. Quindi anche la visione delle religioni. Che credono in un Assoluto, ma non possono farlo se non dentro un relativismo, perchè nessuno può uscire dalla storia. Contrariamente a quanto si pensa normalmente i due concetti non solo non si contraddicono, ma devono stare insieme. Quando si dimentica che l’Assoluto non può che essere declinato in modo relativo, in una approssimazione mai conclusa, abbiamo il rinascere di forme di dogmatismo. Allo stesso modo dire che tutto è relativo è un’affermazione a sua volta assoluta. Se si dimentica questo si travisa completamente il ruolo delle visioni sostantive, quali che siano, nella storia.

    6) Uno STATO LAICO deve dare spazio all’autodeterminazione dei suoi cittadini. Deve COSTRUIRE LE CONDIZIONI perchè sia la società civile il vero soggetto politico attraverso il DIALOGO delle diverse parti che lo costituiscono. IMPARANDO A PORTARE, difendere, argomentare LE proprie RAGIONI – aggiungo: perchè mai meramente procedurali? Come se le ragioni sostantive non abbiano diritto di cittandinaza, mentre sono le ragioni che ci motivano nella vita di ogni giorno -.

    7) Le SCUOLE PRIVATE – quelle paritarie – che rispondono a deteminati requisiti possono credo chiedere degli aiuti, come accade per le cooperative, il no profit etc. Ma è importante che queste risorse non siano strumentalizzate. E che ci sia piena valutazione, trasparenza e controllo sul loro effettivo utilizzo. Se sono un ragazzo ebreo oppure tedesco – per non parlare sempre delle scuole cattoliche – e voglio seguire programmi che solo nella scuola della Comunità ebraica o in quella tedesca sono realizzate, ma non ho una famiglia abbiente, posso chiedere di essere aiutato, attraverso fondi privati – borse di studio – e agevolazioni statali. Ammesso che ci siano le risorse per questo. Dire che la scuola paritaria è superflua mi sembra una affermazione di principio che non porta nessuna ragione a suo sostegno. In generale le FAMIGLIE dovrebbero essere aiutate ad investire nell’educazione dei figli.
    8) Ahimè nessun Papa o autorità religiosa dovrebbe essere fondamentalista…Ma dov’è il fondamentalismo? Non nell’esprimere i propri contenuti valoriali. Semmai a volte NEL MODO in cui questi contenuti vengono espressi.

    9) E’ compito di TUTTI cercare convergenze profonde su temi cruciali che riguardano il significato che noi diamo alla nostra vita, alla nostra identità etc. Sulla base di ragioni non meramente procedurali. Attraverso reali forme di DELIBERAZIONE PARTECIPATIVA. Cioè attraverso ragioni.

    Cordialmente

    emanuela

  24. Fabio

    @ Emanuela

    Scusa, ma chi ti dice e, soprattutto, dove lo dice, che alla base del concetto di matrimonio ci siano differenza sessuale e generazione? E quando affermi che la generazione c’è solo dove c’è alterità, cosa vuoi dire? Certamente la parola matrimonio origina da mater ma, nondimeno, la parola patrimonio proviene da pater: non vorrei doverne trarre delle conclusioni che, immagino, non verrebbero particolarmente apprezzate dalle signore.
    “Una coppia gay non è generativa”. Ma non è generativa di che? Una coppia etero è, di per sé, generativa? Mi auguro che l’obiezione non sia del tipo “le eccezioni che confermano la regola”. La coppia eterosessuale è teoricamente, virtualmente, generativa, ma il matrimonio non comprende certamente la generatività come criterio fondante, come conditio sine qua non, tanto è che ci si può sposare da vecchi e persino da sterili, o tra vecchissimi e giovanissimi. Certamente quando usiamo la parola matrimonio operiamo una semantizzazione diversa ma, ripeto, non è differente da quella che viene fatta quando si usa, appunto, il termine patrimonio. Da nessuna parte è scritto, credo, che le semantizzazioni non possano essere cambiate, mutate, stravolte e, soprattutto, piegate alle esigenze degli uomini e della storia. Anzi: devono, e sottolineo il “devono”, essere mutate, stravolte e piegate alle esigenze degli uomini e della storia. O vogliamo rimanerne prigionieri?

  25. tonii

    vi invito a leggere:
    http://www.elperiodico.com/default.asp?idpublicacio_PK=46&idioma=CAS&idnoticia_PK=473449&idseccio_PK=1008&h=

    El Periodico sostiene che le affermazioni di De La Vega (“ne’ il governo ne’ la societa’ tollerano oggi ‘tutele morali’ come succedeva in passato, quando una unica morale era imposta a tutti gli spagnoli.”) siano pacate ed equilibrate, visto che le affermazioni di Sinistra Unita e Repubblicani Catalani chiedono esplicitamente la fine del concordato con roma e “suprimir numerosos privilegios que aún disfruta la Iglesia en España”.

    Le posizioni alla Binetti vengono giustamente classificate come proprie dei “coetáneos de Torquemada”.

    Ecco, io sono molto piu’ radicale, ma mi accontenterei di leggere queste dichiarazioni anche in italia. E non solo una volta l’anno quando viene il Dalai Lama a difendere lo stato laico.

  26. intanto il santopadre s’è pentito di aver strigliato uno dei suoi figli prediletti, l’unico che può garantirgli impunità nei prossimi anni:

    Citta’ del Vaticano, 11 gen. ”Desta meraviglia
    la strumentalizzazione politica che ha fato seguito alle parole
    rivolte dal Santo Padre ai rappresentanti della Regione Lazio, della
    Provincia e del Comune di Roma”. Inizia cosi’ il comunicato diffuso
    nella tarda mattinata di oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede nel
    quale si contesta l’interpretazione politica data dai giornali di oggi
    all’udienza concessa ieri dal Pontefice a Walter Veltroni, Piero
    Marrazzo ed Enrico Gasbarra insieme agli amministratori dei tre enti
    locali.

    “Non era certo intenzione del Papa – si legge ancora nel testo -
    sottovalutare l’azione sociale che i responsabili della Citta’ di Roma
    e della Regione stanno compiendo con apprezzabile impegno”. ”Egli
    infatti – si legge ancora nel testo – nella sua qualita’ di vescovo di
    Roma, in diverse circostanze e anche di recente, ha posto in luce le
    realizzazioni compiute a servizio della cittadinanza, realizzazioni
    che ha tenuto a sottolineare anche nel discorso di ieri. Ugualmente
    pero’ Egli non poteva non evocare, dando voce a tanti che a Lui si
    rivolgono, alcune problematiche umane particolarmente urgenti, che
    vanno affrontate con il contributo di tutti. La Chiesa, come Sua
    Santita’ ha assicurato, non fara’ mancare il proprio apporto e la
    propria collaborazione”.

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