di Luca Sofri
Molte cose si possono dire sui radicali e su Pannella, e la maggior parte sarebbero sicuramente buone (per me, è l’unico partito a cui mi sia mai iscritto finora). Il giudizio diventerebbe più complicato se ci si limitasse agli ultimi tempi e ai casini capezzoniani. E di sicuro anche l’intenzione di Pannella di candidarsi alle primarie del Partito Democratico può essere letta sia come un’idea interessante e rilevante per la costruzione del nuovo partito e una disponibilità a impegnarsi, sia come un capriccio da piantagrane. Se ne potrebbe parlare, ma è irrilevante per la considerazione che segue, che mi pare indiscutibile.

La scelta dei tutori del partito che non c’è ancora di escludere dalle primarie Marco Pannella ed Emma Bonino (o chiunque altro) è antidemocratica, sintomo di pavidità e insicurezza, e autolesionista. Perché un partito nuovo deve poter essere aperto a tutti e obbedire solo a regole democratiche. Perché un partito nuovo non deve aver paura di nessuno, e men che mai di Pannella e Bonino. Perché un partito nuovo – se quello di Pannella fosse solo un capriccio provocatorio – non può cascarci come un allocco. Perché un partito nuovo – se quello di Pannella fosse invece un sincero contributo – non può ignorare il curriculum di meriti dei radicali, e anzi deve agognare a contaminarsene. Perché la scusa dell’appartenenza al partito radicale è un alibi strumentale (e comunque a Pannella suggerirei di andare a vedere il bluff: e lasciare il Partito Radicale, subito). E perché le figuracce preventive di questo partito nuovo sono già abbastanza per sperare – chi lo sente già suo – che non ve ne siano altre, sciocche e sventate.
Suggerisco ai Mille di continuare – lo fecero ancora prima di chiamarsi così – a lavorare perché queste primarie siano degne del loro ruolo: e di chiedere che Pannella e Bonino possano parteciparvi, come gli altri. Oggi.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Ci sono le cose che piacciono e altre che dispiacciono. Questo anche a prescindere dalla capacità e possibilità di dare corpo e sostanza alla “mossa”. Va da se che ci sarà un domani e che in quel domani chi lo abiterà avrà modo di posizionarsi. Ma noi stiamo parlando di ora, di qui, delle primarie per la scelta del segretario nazionale del Partito Democatico. Quindi chi si oppone alle candidature “di Pannella e di Di Pietro” se lo fa a partire dale dichiarazioni al momento disponibiti antepone la sua regola alla nostra regola del confronto, compreso quella dei numeri. Spero di poter votare per Veltroni e lo farò se avrà il coraggio di lasciare che ognuno si confronti accettando il risultato dell’urna e mantenendo disponibile il proprio ragionare ad un futuro in cui la sintesi sia “nuova”.
I costi della politica che non sa decidere perchè patteggia, i temi di una crisi ambientale che non sopporterà rinvii, le questioni della sicurezza che dovranno misurarsi con la possibilità estesa di partecipare la vita civile, il merito, la capacità come matrici del buon governo, al centro e in ogni provincia. La fiducia che possiamo ancora farcela in parallelo con la preoccupazione che non sarà facile e chissà se saremo noi a vederla possibile. Quindi senza drammatizzare e senza chiudersi in noi, nelle ragioni di un istante. Mille firme immediatamente per le primarie primarie. Senza veti, senza divieti. Con i voti che si contano, con le battaglie che si fanno. Io la vedo così.
Guelfo
A me sembra che per contrastare le voglie degli apparati dei due partiti da sciogliere, che ci sono, si faccia la scelta contrapposta privilegiare due personaggi con i loro partitini tascabili e autocratici sino ad ora non hanno dato alcun segno di interesse al progetto ma vogliono ricavarsi un po’ di visibilità. Può essere poco “pubblicitario” fargli presente le regole e il buon senso ma la politica non è solo pubblicità.
E se si candida anche il Berlusca ? o Casini ?
il bluff andava visto e Pannella s’é dimostrato un pessimo giocatore ma negare l’accesso é ridicolo e puzza “d’apparato”, proprio quello che dovrebbero evitare che accada in questa fase “costruttiva”
Grave errore rifiutare Pannella (che io probabilmente avrei votato) e Di Pietro.
Il PD si mostra come una somma di Margherita e DS.
Beh, almeno so chi NON votare. Più difficile sarà trovare qualcuno a cui dare il voto.
Ultim’ora: Colombo rinuncia. Il re ora è proprio nudo, soprattutto a sinistra. Con la camicia rossa ci stanno solo i garibaldini?
Voto Enzo Ligori come partecipante più saggio (senza nulla togliere a nessun altro)
carissimi,
scusate l’OT, ma devo dirvi che la decisione di sostenere Veltroni mi pare davvero un controsenso rispetto agli obiettivi fondanti della lista. Non per il povero Veltroni, di cui stimo le posizioni politiche e la capacità comunicativa.
Mi pare una scelta sciocca per come é maturata la candidatura d Veltroni, appoggiata da tutti coloro che fino ad adesso hanno remato contro la trasparenza e la partecipazione. Pensate che nella mia regione, la Toscana, DS e DL si sono già messi d’accordo per la segretaria regionale: segretario DS, vice DL. E molti lottano perché ci sia un listone unico pro-Veltroni.
Insomma, massima stima a Veltroni, ma non al progetto di chi sostiene la sua candidatura, che é quello di una fusione fredda DS/DL: e se Veltroni sarà eletto dai loro voti poi non potrà certo fare rivoluzioni,
Per concludere: forse questa scelta é stata influenzata dall’esperienza d Scalfarotto: If you can’t beat them, join them? Beh, I won’t.
grazie, alessandro.
sono un maturo giovane fin troppe volte fregato, perciò mi attrezzo. vedi: quando c’era il vecchio pci funzionava con la cooptazione che vuol dire questo: i 100 dirigenti cercavano di non farsi scalzare da quelli che spingevano, e allora convincevano qualcuno a fare il grande gesto e rendere libero il posto. quel posto, però, non andava direttamente agli emergenti, perché il vecchio pci era in gamba, e chiamava qualche bella personalità “democratica” (allora si diceva così per dire che non era “comunista”) e la si metteva in lista. Ti assicuro che entravano più esterni agli apparati con la cooptazione intelligente di quanti ne sarebbero mai entrati con l’unione di tutti i girotondi di flores d’arcais e di moretti.
Ma oggi c’è una novità: l’ha detta d’alema quando ha sciolto (non a caso) i dalemiani: una testa un voto, garantitevi da soli l’elezione. Problema raddoppiato per due, per via della stessa preoccupazione dei margheriti. per cui nessuno propone ai “democratici” esterni di entrare in lista, e l’unica speranza siamo noi (hai letto bene: noi, i mille), ma solo se cerchiamo di rubare il mestiere al maestro, cioè se ci studiamo bene le regole, piangiamo di meno (che dopo avremo tempo e motivo) e teniamo ben saldi i piedi a terra e nel territorio.
è agosto, ma una iniziativa nel mio collegio la voglio fare. metto a disposizione fin d’ora il mio monolocale di lecce (centro storico) se serve a far risparmiare per chi viene a darci una mano. inutile dire che luca sofri sarebbe gradito (chiedo scusa agli altri, ma siamo tutti un po’ figli dei media), come scalfarotto, ma forse alcuni di voi conoscono persone dell’università, o del cnr, o del laboratorio di nanotecnologie, o delle case editrici… insomma qua siamo vivi, siamo solo un po’ lontani, ma sappiate che è qui il centro del mondo, è qui che ha vinto vendola contro ogni previsione, è qui che le primarie sono state una cosa seria (è qui, anche, che uno come me che aveva appoggiato boccia ha lavorato poi due anni con vendola: ma è un’altra storia).
Alle chiuse: procurateci i modelli per la raccolta firme e istruzioni puntuali e dettagliate.
Sinceramente non capisco il problema: quando si parlava di creare il PD i radicali e IDV, insieme alla sinistra, si sono chiamati fuori, tra l’altro con motivazioni anche sensate (prima fra tutte la critica alla fase costituente, tutta decisa da DS e Margherita e piu’ mirata a far finta di essere gia’ un partito, piuttosto che alla formazione di una nuova formazione).
Adesso che i media non hanno alro da fare che continuare a scrivere del PD, Pannella e DiPietro saltano fuori gridando “anch’io, anch’io!”
Mi piace DiPietro, per certe cose mi piacciono anche Bonino e Pannella (basta che non parlino di lavoro e di economia), ma tutto questo scandalizzarsi non ha senso. Il PD non e’ un nuovo partito formato da sconosciuti, e’ la mera somma (forse) di altri partiti, anzi di due partiti, mi spiegate per quale motivo avrebbero dovuto accettare di poter avere come leader due persone che hanno rifiutato di di entrare nella costituente di quel partito?
Ma è anche giusto che vengano esclusi i leader di altri partiti che non vogliono sciogliersi nel PD. Si sciolga il PR e non ci potrebbero essere altri problemi
ho inserito il nostro manifesto sul forum di Libertà e Giustizia (www.libertaegiustizia.it), chiedendo di provare a pensare a cinque candidati per collegio rappresentanti ognuno di una associazione.
facciamo campagna elettorale, fratelli!
invadiamo i forum e i blog democratici e giovanili, diffondiamo le idee…
Io credo che ci siano ragioni da entrambe le parti.
Credo che sarebbe stato bello che il PD si aprisse ad altre esperienze, però credo anche che, se Pannella e Di Pietro avessero voluto partecipare, si sarebbero potuti svegliare prima, e avrebbero potuto coinvolgere il loro partito in un progetto più ampio, che si concludeva con una confluenza – totale o parziale – nel PD.
Voglio dire che i timori di alcuni esponenti del nascituro PD che il PD e le sue primarie siano utilizzate come un autobus, sono legittime.
E non mancano le differenze con Mastella che partecipò alle primarie dell’Unione, ma lui e il suo partito ne facevano parte a pieno titolo e lui proveniva dall’esperienza di opposizione con gli altri (sì ha fatto il ministro per berlusconi, ma nel berlusconi 1, non nel governo precedente alle primarie)
Questo per dire che è un peccato perdere Pannella, ma se lui e Di Pietro avessero agito più tempestivamente e più trasparentemente, forse sarebbero stati più difendibili.
Ho letto con un briciolo di preoccupazione gli interventi di quanti avvertono di movimenti già in atto internamente al futuro PD. Li considero temi di attenzione, anche se non motivo di disfattismo; sono convinto che sia importante che quanti tra di noi hanno esperienza del funzionamento dei partiti, e in particolar modo dei DS ci aiutino e ci indirizzino affinché non finiamo per perderci.
federico, noi abbiamo le nostre idee e le portiamo avanti assieme a Veltroni, che e’ il candidato che maggiormente le condivide. Se poi gli apparati vogliono appoggiare Veltroni per altri motivi e’ un problema degli apparati.
Noi abbiamo un’identita’ precisa, se ci accorgeremo che le nostre idee non sono ne’ seguite ne’ portate avanti allora faremo altre scelte, altrimenti avanti tutta.
Filippo, lo so che avete un’identità precisa.
E infatti vi auguro di fare bene, anzi benissimo.
Ma credo che sia una tattica sbagliata, perché farete la foglia di fico degli apparati: Veltroni ha già dato segno di cedere alle pressioni non firmando il referendum,per non scomodare le “tante anime” del PD. A mio parere, non é un buon inizio.
Ma forse il bello é che siamo tutti nuovi alla politica attiva, e ci dobbiamo fare un po’ di esperienza: vedremo!
scusate, ma perchè appoggiare veltroni? io e altri amici imprenditori della mia zona, molto interessati alle posizioni dei mille, abbiamo firmato per enrico letta; sono conquistato anche dal suo slogan “Libertà, Natalità, Mobilità”. Pensavamo che non saremmo stati i soli… in tutta onestà, non ci teniamo molto a sostenere i comunisti (ex o post, ci pare lo stesso). Letta poi mi pare uno che si è fatto da solo, senza padrini o particolari appoggi; così giovane ha raggiunto traguardi impensabili in un Paese dove domina la gerontocrazia e dove basta avere un cognome famoso per qualsiasi ragione e si ottiene un posto ovunque. io sto con letta
federico, non si puo’ pretendere che le cose cambino dall’oggi al domani. Gli apparati e il loro potere non scompaiono perche’ noi lo si vorrebbe. Sono ancora tutti la’, ma proprio per quello son nati iMille.
Poi ripeto, se ci accorgeremo che le nostre idee non vengono supportate o recepite, allora faremo altre scelte.
Giacomo, hai mai sentito parlare di Gianni Letta, l’onnipresente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Berlusconi? Immagino di si. Bene. Ora, come si chiama il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Prodi? Ohhhhh – stuporone! – guarda il caso a volte che combina: Letta! Proprio Enrico Letta. Lo sai, Giacomo, che Gianni Letta è lo zio di Enrico Letta? E lo sai, Giacomo, che Gianni Letta è quell’uomo che Veltroni vorrebbe come ministro? Ora unisci tutti i punti con un segno di matita e vedi che figura esce fuori…
@giacomo: sulla mancanza di padrini e conoscenze di Letta (Enrico, nipote di Gianni, che prima di essere l’eminenza grigia di berlusconi era direttore del tempo mi pare e sempre in “ottimi” rapporti con tutto l’arco costituzionale) forse è meglio non parlare.
Sul suo programma politico, o meglio visione politica, iMille credo (e spero) che sono più a sinistra, sia sul piano economico-sociale sia sulle questioni di libertà personali e laicità.
Ma poi il bello è che si entra tutti nello stesso partito e ci sono tante cose ovviamente in comune (penso alla visione della democrazia e dell’europa per esempio)
cordialmente
gianni letta piace anche a me, che conosco bene l’odiato zio ai tempi del Tempo. Ma come si fa ad inserire su tre-parole-tre quel “natalità”, come se un partito o un governo dovessero svegliarsi ogni mattina e pensare quanti hanno copulato la notte e se lo hanno fatto con o senza protezione… allo stesso modo in cui, invece, devono alzarsi pensando quanti operai sono morti giovani all’Ilva di Taranto stanotte, o quanti ingegneri sono stati dati in affitto per seicento euro al mese o quanti ricercatori sono andati negli Usa…?
sì, noi siamo più a sinistra.
Ma stiamo attenti ad attendere troppo: le altre liste si stanno muovendo e, se la gente si impegna, quando arriviamo noi non troviamo che trippa per gatti (con tutto il rispetto: so che facciamo una battaglia dal basso, sincera, nuova, essendo i soli. Ma qualche voto lo vogliamo raccogliere o no?)
e.c.
enrico non gianni. scherzi freudiani.
per Enzo Ligori
con tutta onestà, vorrei sapere se secondo te il sig. veltroni stia pensando (o abbia mai pensato in vita sua, o vorrà pensare in futuro) ai giovani operai che muoiono a taranto e in qualsiasi altra parte del mondo…non prendiamoci in giro, per cortesia
vorrei che fossero altri a risponderti.
la tua mi sembra una classica battuta da educazione di destra. perdonami, magari mi dirai che tuo nonno era partigiano e che tuo padre era parlamentare comunista, ma non è la risposta che importa, bensì lo stesso concepire quella domanda. e non perché è veltroni, ma perchè per ognuno di noi parla la sua storia, e ad ognuno va dato il beneficio della buona fede.
Non vorrei che iniziamo a scannarci per la scelta del segretario. Tenete conto che, eletto Veltroni, Letta rimane nel partito e ne rappresenterà parte rilevantissima, con le sue ragioni e le sue istanze (e viceversa, anche se i numeri oggi non suggeriscono di ipotizzare alternative).
All’inizio, ma forse più per la carenza di comunicazione, avevo pensato che se iMille si identificavano con Veltroni, io dovevo stare fuori. Non la penso più così, perché se i Mille sono nati per il PD, tutti quelli che si ritrovano nel PD hanno spazio nei Mille, anche se preferiscono Letta a Veltroni.
Si tratterà di rappresentare (anche all’interno dei Mille) istanze e ragioni che non sono tutte e solo quelle di Veltroni, ma hanno più cose in comune che differenze.
Voi credete che, se Veltroni, come appare, sarà segretario, Letta e Bersani lasceranno il partito? Oppure che resteranno e lavoreranno con Veltroni?
A Giacomo, in particolare, se Veltroni davvero non pensasse abbastanza ai morti sul lavoro, sarà compito delle forze che ci pensano, all’interno del PD ricordarglielo.
E’ in questo senso che ho detto e ridico: da subito è bene chiarire contenuti e idee, e presentarsi non (non solo) come un gruppo di persone, ma soprattutto come “quelle” idee, “quei” contenuti, per non essere presi e messi da parte. Quindi ben venga l’osservazione di Giacomo se diventa, da polemica contro Veltroni, un tema di approfondimento, con dei punti programmatici che entrino a far parte dell’ambito propositivo dei Mille. Proprio perché Veltroni pensi in futuro, se davvero non lo ha mai fatto finora.