Breve report sulla preriunione organizzativa dei Mille a Milano, trasferitasi per ragioni di capienza dal previsto locale all’angolo a casa di Marella Reitani. Si sono presentati in circa trenta, e dopo tre ore e mezza ne erano rimasti la metà. Dato l’incombere delle scadenze regolamentari, la discussione ha girato molto intorno a come orientarsi sulla scelta mal sopportata ma inevitabile del candidato leader. Non più di tre persone che si conoscevano tra loro, indicazioni sulla preparazione dell’appuntamento pubblico milanese del 23, bella raccolta di capacità, competenze e disponibilità. Seguiranno aggiornamenti sul 23. Sono vivamente caldeggiate riunioni analoghe in altre città: si esce rincuorati e motivati.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
– 11/07/2007Pubblicato in:







E io che vedendovi andar via me ne sono tornata a casa! :-O
Che figura. Per entrare mi butto dalla finestra di un commento su una cosa che non ho da commentare.
Oggi è mercoledì. Il giorno delle regole. Capiremo ufficialmente se cammineremo tutti in fila per uno, il leader, appoggiandolo o in fila per quattro o cos’altro.
La cosa che mi auguro che appena uscite, le regole, si levi un coro di forte consenso: “va bene così” senza nessun altro commento.
Se in giro ci fosse del fegato ce ne saremmo già accorti. Accontentiamoci.
De André: morire per delle idee va bè, ma di morte lenta, va bé..
Che figura. Per entrare mi butto dalla finestra di un commento su una cosa che non ho da commentare.
Oggi è mercoledì. Il giorno delle regole. Capiremo ufficialmente se cammineremo tutti in fila per uno, il leader, appoggiandolo o in fila per quattro o cos’altro.
La cosa che mi auguro che appena uscite, le regole, si levi un coro di forte consenso: “va bene così” senza nessun altro commento.
Se in giro ci fosse del fegato ce ne saremmo già accorti. Accontentiamoci.
De André: morire per delle idee va bè, ma di morte lenta, va bé..
De Andrè che traduce Brassens, ma il concetto è quello…
a quando la prossima?
Ma a Milano si è parlato solo del leader?
Forse di altre cose ne avete già discusso, tuttavia mi permetto di aggiungere qui tre questioni che sono per me preliminari, nella speranza inoltre che il rischio di cui parlava Panebianco giorni fa sul Corriere della sara, non si avveri per l’ennesima volta. Deludendo molti. (Certo a proprosito del leader io avrei preferito volti nuovi o anche meno nuovi, ma più al margine delle logiche di potere della nostra politica)
Ecco i punti:
1) Rompere con la prassi degli attuali partiti, enti pubblici, sia di destra che di sinistra, che permette che i finanziamenti pubblici nazionali, europei e regionali possono quasi sempre essere drenati da comitati di affari interpartitici ed interistituzionali. Il tutto sotto silenzio. E per questo occorrono (appunto)nuovi volti, giovani che non vogliono perpetuare un sistema, ma cambiarlo. Profondamente.
2) C’è disaffezione e malcontento. Ma qualcosa si muove – i mille! – e allora il secondo punto è costruire insieme le condizioni perchè la società civile guadagni un nuovo ruolo politico, finalmente attivo.
3) Per far questo la politica deve diventare lo spazio pubblico dove è possibile portare e confrontare le proprie ragioni – e solo quelle! -
Non credo alla laicità alla francese, ho molti motivi per sostenere che non è quella la laicità che ci serve, mascherata da una neutralità presunta. Laicità nello Stato per me – che sono laica e questo non contrasta con il fatto che ho una posizione filosofica, dei valori, una fede – significa che lo Stato deve farsi garante della pluralità, del dialogo e del confronto, non solo tra le parti politiche, evidentemente, ma all’interno della società, tra tutti coloro che abitano questo paese – si potrebbe qui discutere la questione complessa della cittadinanza -.
Sciaguratamente in Italia tutti i soggetti politici e non davanti a questioni delicate e importanti si danno battaglia non sulla base di ragioni, ma di posizioni meramente ideologiche.
Faccio un’esempio: il caso Welby ha distolto (quasi) del tutto l’attenzione dal vero nodo della questione in quel particolare ambito di deliberazione etica che è l’etica clinica. Sono finite in secondo piano da una parte la questione dell’autoderminazione del soggetto e dell’alleanza terapeutica, medico-paziente, dall’altra la questione dello sviluppo delle cure palliative. Entrambe le questioni non hanno niente a che vedere con l’eutanasia. L’ Italia come voi sapete è ancora indietro, nonostante l’impegno in questi ultimi 20 anni di molti medici – molti cattolici – sul terreno delle terappie del dolore – e sulla loro effettiva pratica ospedaliera -.
Questo è solo un esempio. Quello che voglio dire è che se il PD non vuole nascere già come una cosa vecchia, deve avere chiare oltre ad alcune linee guida che sono state indicate, le premesse a partire dalle quali dare la spinta per cambiare il modo di fare politica in Italia. E se un cambiamento deve esserci da dove volete che venga? Dai giovani…(con ancora qualche speranza per questo nostro Paese)
Adelante…
Cordialmente
emanuela
http://lovei
Comunque, non è che noi si partecipa solo a riunioni politiche, qui si continua a trovare il tempo anche x disquisizioni di altro tipo, neh.