Adesso siamo qui

di Emidio Picariello

brescello.jpgChi, come me, ha adesso trent’anni non ha vissuto la contrapposizione politica che prima degli anni settanta ha visto i democristiani e i comunisti fronteggiarsi. L’oggetto del contendere era, a quel tempo, mi dicono le cronache, e la divertente narrazione del Guareschi, come aiutare la gente. A credere a quello che si dice (poi verificare oggi è impossibile, ci si deve fidare) i democristiani avevano una certa visione dell’aiuto che si poteva dare al popolo, i comunisti un’altra. Ma alla fine lo scopo era comune. Poi sono passati gli anni, e qualcosa è cambiato. La forza che nel frattempo la politica aveva acquisito è stata sempre più utilizzata per aiutare gli amici, e non chi ne aveva davvero bisogno. Dagli amici si è passati al migliore offerente, e così arriviamo agli anni di tangentopoli. Lo so, sto saltando sicuramente qualche passaggio, ma mi interessa soltanto, in questa sede, focalizzare qualche aspetto della nostra storia recente. In quegli anni si è sprecata una grande occasione. Gli osservatori internazionali concordano con il dire che la nostra seconda Repubblica non è che, complice un Berlusconi che non poteva permettersi che tutto cambiasse, con la connivenza di tutti gli altri che non potevano permetterselo (anche se forse in minore misura), un prolungamento, una agonia della prima. Quella occasione di svecchiare una classe politica che sistematicamente pensa a sé e ai propri amici è stata, se mi permettete l’espressione forte, buttata ai maiali.

La seconda occasione l’ha sprecata Berlusconi, ma non c’era da aspettarsi altro, da uno che ha sempre pensato solo ai suoi interessi. Lui aveva quello che nessun altro ha: tre televisioni estremamente popolari e molti soldi. Lui ha potuto costituire un partito attingendo ad una base elettorale delusa. In breve ha fatto quello che gli altri partiti avevano fatto in trent’anni, solo che

l’idea di usare questo potere per aiutare altri che non fossero amici (indagati o meno), non l’ha nemmeno sfiorato.

Oggi si presenta una nuova occasione. C’è la possibilità che il Partito Democratico che si sta formando diventi il partito di maggioranza relativa. Se oggi si decidesse di formare un partito nuovo non si potrebbe mai aspirare a raggiungere in breve questo traguardo, a meno di non avere a disposizione il potere mediatico a cui accennavamo. Si possono quindi verificare due fatti: alle primarie, il 90% dei votanti vota le liste presentate da DS e Margherita. Questo vuol dire autorizzare i vertici dei due partiti a considerare l’ipotesi che hanno fatto tutto bene e che è giusto continuare a tenere un atteggiamento clientelare nei confronti del potere. Questo vuol dire il proseguire della deriva qualunquista alimentata dai vari Beppe Grillo, che a questo potere clientelare si sta contrapponendo. L’altra ipotesi è che gli stessi iscritti ai partiti, scocciati dalla prepotenza di chi comanda oggi, votino liste che vengono dalla società civile. Se questo sogno si dovesse realizzare gli attuali vertici capirebbero che è tempo per loro di andarsene. Sarebbero costretti dalle nuove generazioni che all’interno e all’esterno dei partiti aspettano solo di potergli dimostrare che hanno sbagliato tutto (cosa che tutti sanno essere vera, ma difficile da affermare con forza) a fare posto a chi pensa la politica come una cosa pulita, fatta per l’interesse di tutti. In questo senso la scelta di sostenere Veltroni ci permetterà di dire alle persone che noi siamo come loro, dei loro stessi partiti, solo che vogliamo una politica diversa. Con un nostro candidato sarebbe stato difficile far capire che non volevamo solo piazzare uno dei nostri per poi chiedergli dei favori. Ma adesso siamo qui, con delle idee precise, senza nessun interesse che quello che animava Peppone.

Il re è nudo e noi siamo i bambini che lo dicono alla gente.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

10 Commenti

  1. Kerub

    incredibile a dirsi.

    oggi Peppone e Camillo confluiscono nel PD.

  2. Emidio

    Sarei orgoglioso di stare nel partito di entrambi. La DC e il PCI (o UDC Margherita e DS, se preferisci) non hanno avuto nulla a che fare con la mentalità che, più o meno fantasiosamente, descriveva Guareschi. Eppure lui era convintamente DC.

  3. Ma iMille ci saranno con una propria lista oppure no visto che ho letto altrove in questo sito che “è ora di pensare al dopo 14 ottobre”? Riformulo: iMille stanno costituendo una di quelle liste di “società civile” che citi o solo un blog di intellettuali come tanti altri a sostegno di Veltroni?
    La scelta di sostenere Veltroni vi permetterà di dire che volete una politica diversa solo nel primo caso; oddio, potrete dirlo comunque ma sarà diverso il vostro peso.

  4. Riccardo, io non so dirti quali saranno le decisioni che si prenderanno alla fine. In linea di massima l`idea e` quella di portare avanti delle idee (se mi concedi il gioco di parole). I mezzi sono solo tali.

  5. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Bella l’analisi. Personalmente l’ho trovata ben fatta. Meglio Peppone, come hai scritto alla fine, lo preferisco Peppone a Don Camillo :)

  6. raoul

    Concordo con il tuo post Emidio. L”Italia del dopoguerra deve essere stata una fucina di dibattito politico che ha coinvolto anche la base. Un dibattito troppo ideologico forse ma molto intenso e coinvolgente. La sfida di oggi sembra essere questa: come creare entusiamo per la politica senza piu’ la carica delle grandi ideologie. Puo’ esistere una politica partecipata e pragmatica allo stesso tempo? Il problema e’ che quando si parla di pragmatismo vengono in mente “tecnocrazia, freddezza, calcolo”. Questa e’ la sfida del PD: generare nuovo entusismo e partecipazione senza piu’ la spinta delle ideologie

  7. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Raoul, io penso che sia proprio il contrario. Il PD deve ripartire dalle ideologie e dalla loro incarnazione nella societa’ moderna. Ora come ora tutte le ideologie vengono svuotate di significato dalla mercificazione dei partiti attuali in favore del favore personale. Bisogna ripartire dalle base, dalle idee, e dal concetto che la politica serve a fare il bene del popolo e non il favore personale e di amici e parenti. Tutto il resto vien da se’.

  8. Il rischio e` quello di non sapere piu` quali sono queste ideologie, nel senso che se comunismo e democrazia-cristiana sono superate, di loro (per quel che mi riguarda soprattutto del comunismo) rimane qualcosa. Questo qualcosa, sono convinto, si chiama riformismo. Il riformismo di sinistra e` la cosa a cui in Europa Zapatero e Blair sono arrivati prima di noi. E noi che aspettiamo, che ci arrivi anche Sarkosy? Che cominci una stagione di riformismo di destra alla quale i nostri politici neofascisti e postsocialisti possano agganciarsi per tornare ad abbarbicarsi alle poltrone e fare il loro interesse privato? Perche` non proporre una alternativa riformista di sinistra alla fine rischia di ridursi a questo.

  9. raoul

    Filippo, penso invece che stiamo dicendo la stessa cosa. Il problema delle ideologie del novecento e’ che erano partite dalla base e per fare il bene del popolo ma poi si sono cristallizzate in concetti astratti allontanandosi irrimediabilmnete della base. Questo e’ cio’ che io chiamo ideologia: un ossequio cieco a idee astratte senza verificare costantemente che quelle idee stiano – come dici tu – facendo il bene della base, della gente.

  10. sottoscrivo in pieno quello che dice Raoul, le ideologie sono belle se portano a dei bei risultati, altrimenti sono solo esercizi di stile. E` maturo capire anche quali sogni bisogna smettere di inseguire per poter ottenere risultati concreti. Volete un esempio: teoricamente potrei essere un no-global, all`atto pratico ormai la globalizazione esiste, per cui vale la pena di adoperarsi perche` siano rispettati i diritti dei lavoratori Nike dell`India, che e` una cosa che si puo` ottenere, piuttosto che battersi perche` la globalizzazione regredisca, che e` un fatto ideologico e impossibile.

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