Per un’Europa dei Diritti

di Riccardo Spezia
euro%20parliament.jpg L’Europa sostiene di essere uno spazio di democrazia, giustizia e libertà. Ma lo è veramente? Certamente si, nella misura in cui tutti i cittadini degli stati facenti parti l’UE godono dei diritti politici attivi e passivi, libertà di circolazione e sistemi giudiziari “decorosi”. Ma le regole tuttora vigenti sono state pensate per un’Europa dove i cittadini restavano principalmente nei loro stati di origine, magari i più poveri emigravano (e tanti italiani l’hanno fatto dal dopoguerra ad oggi), ma il nucleo centrale dei cittadini manteneva il centro di gravità nella sua “patria” di origine. Ora, la cosiddetta globalizzazione ha portato in Europa una mobilità enorme di lavoratori, in tutti i livelli sociali e culturali, senza molte distinzioni. Alcuni pensano di ritornare un giorno “a casa”, altri invece magari non ci pensano per nulla e considerano i loro nuovi paesi di residenza come la loro nuova casa. Ma indipendentemente da ciò, tutti questi cittadini europei sono privati di molti diritti e in balia di normative bilaterali spesso fumose e incoerenti. Principalmente due questioni mi sembrano importanti: il diritto di voto e il problema dell’armonizzazione previdenziale. Se quest’ultimo aspetto per molti è molto lontano nel tempo e la normativa è poco chiara, per il diritto di voto una cosa è certa: in tutti gli stati (con poche eccezioni) il diritto di voto per le elezioni politiche è legato alla nazionalità. Così cittadini che vivono regolarmente in uno stato diverso dal loro stato di origine, che vi pagano le tasse (e una base pragmatica della democrazia è che gli amministratori del tesoro pubblico sono scelti da chi concorre a formare questo tesoro), e che vivono nel loro quotidiano le scelte, buone o cattive, dei
governi, sono privati dei pieni diritti democratici. I cittadini europei hanno il diritto di votare per le elezioni municipali ed europee (scegliendo) ma non per le elezioni politiche. E non sono pochi, da una prima stima potrebbero essere uno o due milioni. Alcuni, come gli italiani, hanno dei rappresentanti nel loro parlamento nazionale (d’origine direi), altri nulla (come i francesi che possono votare dall’estero per il presidente ma devono venire in Francia o delegare qualcuno nel loro collegio di origine). E poi ci sono tutti i cittadini non facenti parte l’UE che non hanno alcun diritto democratico, sono volutamente emarginati da un sistema basato ancora sul primato ottocentesco della nazionalità.

Alcuni movimenti politici e sociali si battono perché il diritto di voto sia legato alla cittadinanza (nel 2005 l’eurodeputato di Rifondazione Giusto Catania è stato relatore di una mozione molto ampia che includeva anche questi diritti, approvata in commissione ma bocciata poi dall’europarlamento) ma sono minoritari, tacciati di estremismo (e purtroppo devo constatare che solo i partiti comunisti sostengono questo giusto principio di democrazia). Credo che il Partito Democratico, attraverso la porta verso i temi moderni che dovrebbero costituire iMille, dovrebbe iscrivere nelle proprie linee guida il diritto universale dei diritti politici, ovvero diritto di voto (attivo e passivo) legato alla residenza, in Italia e in Europa. Magari cominciando dall’Italia, che potrebbe rompere il muro e non aspettare una ormai lontana costituzione europea, cercando il consenso multilaterale in sede UE ma anche prendendo iniziative coraggiose unilaterali.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

18 Commenti

  1. Concordo pienamente con Riccardo Spezia. Riecheggia il “No taxation without representation” della rivoluzione americana.
    Spingiamo alle estreme conseguenze questo concetto. Si vota solo dove si pagano le tasse. Quindi:
    •no al voto degli italiani all’estero,
    •sì al voto degli immigrati (regolari),
    •nessun diritto di voto agli evasori fiscali (come provocazione).
    Questo è il genere di battaglie per le quali vedo bene iMille.

  2. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    concordo con te, riccardo. La proposta e’ coraggiosa e mi piace.

    Faccio pero’ l’avvocato del diavolo: l’obiezione che arrivera’ immediatamente sara’ Ma come? Pincopalla passa un anno in Maccheronia, non sa nulla del paese, ci viene solo a lavorare per un anno, e gli viene concesso il diritto di voto quando lui non sa nulla di come funziona il sistema maccheronese e non gli importa nulla del futuro della maccheronia perche’ se ne andra’ tra un po’. No no, alla maccheronia ci pensino a maccheroni, che ci vivono, ci vivranno e ci faran vivere i loro figli.

    il problema e’ quindi tecnico: diritto di voto subito o solo dopo X anni di residenza? (con X da definire)

  3. Caro Filippo,
    penso che innanzitutto bisogna affermare il principio. E poi, a tipiche obiezioni tecniche come questa, risponderei per prima cosa: ma quando Mario residente a Roma si trasferisce a Milano (e normalmente nel mondo civile non esiste differenza tra domicilio e residenza), che fa deve aspettare un tempo X per votare il sindaco?

    Le elezioni quando capitano capitano, non è che si vota tutti gli anni. Se poi uno si trasferisce solo per un anno (e poi chi lo sa mai per quanto tempo ci si trasferisce) e non si sente interessato, bhe non andrà a votare, è un diritto anche astenersi.

    O più semplicemente, alla prima dichiarazione dei redditi si puo’ votare.

    cordialmente,
    riccardo

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Riccardo: passare da Milano a Roma e’ un esempio retorico. Ovvio che li’ sono d’accordo con te. Ma quando passi da Piovarolo alla Sassonia, quando la cultura, la lingua stessa sono diverse e per qualche aspetto incomprensibili, gli avvocati del diavolo ti diranno che ci vuole un certo periodo di adattamento per capire la situazione e le priorita’.

    Io vivo in Olanda, e della politica locale (tutta in olandese) non ci capisco una bega. Male, dirai tu, ti dovevi informare, e’ un dovere dei cittadini. Vero, ti dico io, ma dopo essere passato per tre o quattro stati diversi, magari per uno o due anni al colpo, non e’ poi tanto facile assimilare ogni volta partiti, nomi e prospettive di vita diverse. Anche con tutta la buona volonta’ (e le dichiarazioni dei redditi), io ci metterei una soglia minima prima di poter votare. Una soglia di assimilazione temporale del luogo dove vivi.

  5. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    aggiungo: la soglia che ho in mente io non verrebbe aggiunta per campanilismo o razzismo. Verrebbe posta per responsabilita’, la responsabilita’ che deriva dal votare in maniera consapevole.

  6. Caro Filippo,

    è da un po’ che rifletto alla tipica argomentazione di “un tempo di latenza”, che spesso sposta il problema dalla mancanza di diritti a una pseudo-responsabilizzazione.

    Bisogna stare attenti con questi ragionamenti, infatti se uno li seguisse, gli analfabeti non dovrebbero votare … e poi quelli che non hanno un certo censo, o le donne …
    esagero provocatoriamente, pero’ per cercare di mettere in evidenza che si tratta del problema di cosa concepiamo noi per democrazia.

    poi l’attuazione pratica è un discorso a parte (perché per esempio non parlare di nazionalità doppia europea flessibile?)

    cordialmente
    riccardo

  7. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    riccardo, scusa ma non concordo. :)
    L’applicazione pratica non e’ un discorso a parte. Comunque capisco il ragionamento alla base del tuo discorso. Lasciare al singolo l’autocoscienza di votare se lo ritiene opportuno. Beh, provocatoriamente mi piace :) anche se mi aspetto fiere resistenze ovunque. I campanilismi sono di casa ovunque in europa. Cmq ok, direi che mi hai convinto.

    PS cos’e’ la nazionalita’ doppia flessibile?

  8. Forti resistenze nazionalistiche ci saranno ovunque e ci sono evidentemente.

    La “nazionalità flessibile” europea sarebbe una cosa per la quale è facile ottenere la doppia nazionalità per chi si muove all’interno della UE. Per cui ognuno ha la nazionalità del paese di partenza e puo’ avere una seconda (rapidamente) del paese che lo ospita, una seconda quindi “flessibile” per poter consentire facilmente rientri e ulteriori movimenti. Ovviamente per quanto riguarda il voto ognuno deve scegliere, se votare per il parlamento di origino o ospitante, un po’ come avviene per le europee.

    E poi, lo sai che nell’assurdità delle norme, risiedendo all’estero si ha il diritto per votare per due sindaci? Quello della città “ultima residenza in Italia” e quello della città europea di residenza.

    Comunque, al livello della definizione dei temi de iMille, penso sia più importante porre il problema di diritti democratici in un’europa mobile, dove questa mobilità tocca soprattutto le fasce più giovani, anche se non risparmia i meno giovani, che sono emigrati molti anni fa magari.

    riccardo

    p.s. se hai un po’ di tempo puoi trovare su http://votetrangers.blogspot.com il documento di Giusto Catania dove ci sono risposte a queste domande. Purtroppo il documento, che malauguratamente conteneva troppe cose, non è stato approvato dal parlamento europeo due anni fa circa.

  9. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    ammazza! son 18 pagine di roba. Mi ci devo mettere con calma una domenica. Beh, se non e’ stato approvato perche’ conteneva troppe cose, non sarebbe male riproporlo in nuova forma dopo averlo snellito un po’, per dargli maggiori chances di venire preso in considerazione.

  10. L'altro filippo

    Riccardo,

    ci siamo già incrociati con Filppo sullo blog di Scalfarotto parlando di sistemi universitair.

    Prima di uscire quando ho visto il tuo messaggio e parlavi del voto, non potevo credere ai miei occhi. Fa anni che vado in giro promovendo tale idea. Ma contrariamente a te non ho messo giu’ nessun blog.

    Penso che l’inizaitva vada condotta non solo a Bruxelles con gli eurodeputati ma nelle capiitali con i deputati nazionali;

    Penso che nonostante il tuo blog sia un ultima idea bisogna aprire un sito ad hoc come quello che aprirono l’altr’anno per la campagna http://www.oneseat.eu/

    Io non ho letto il rapporto di cui parla Filippo ma ho affinato l’idea.

    Te l’espongo nel prossimo post.

  11. L'altro filippo

    Riccardo, penso si tratti di procedere passo per passo. Affermare il principio senza dargli forma e sostanza rischierebbe di trasfromare il principio il diritto in una conchiglia vuota come dicono i francesi. L’Europa s’é fatta con delle realizazzion concrete e cosi’ dovra essere. E solo cosi’ potrà funzionare;

    Ecco le linee generali della mia proposta:

    -Estendere unilateralmente il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni provinciali-regionali a tutti i cittadini membri UE residenti nel territorio (perché si puo’ votare per il sindaco di Roma e non per la provincia, quando il Sindaco ha quasi piu’ poteri).

    Credo questo punto possa essere presentato ad un consiglio europeo annunciando la misura unilaterale. Molti paesi seguirebbero. Altri no.
    Ma alla lunga cederebbero
    vedendo che gli altri lo fanno.

    -Elezioni Nazionali. Qui la vicenda si fà piu’ complessa, si tocca al nervo della sovranità nazionale. Ragione per cui propongo di procedere prendendo alcune precauzioni.

    1 -Introdurre un limite di anni di residenza (concretamente 3)

    2-Tale diritto dovrà essere legato inizialmente ad accordi bilaterali (non passerebbe mai al Consiglio dell’Unione Europea). Perché tali accordi. Perché nella mia testa se vivi in Spagna da tre anni e ti concedono il diritto alle legislative spagnole devi perdere provvisoriamente quello a quelle italiane.

    Se da Milano vai a Roma, non puoi votare a Roma ed a Milano. No? La stessa cosa varrebbe per il voto nazionale.

    Se poi torno in Italia riaquisiro’ il diritto senza aspettare 3 anni (in questo consisterebbe il “privilegio” della nazionalità)

    Logicamente questa seconda riforma implicherebbe una modifica della Costituzione (diritto di voto a stranieri comunitari alle legislative)

    Un simile accordo potrebbe concludersi con paesi come Spagna, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Finlandia e financo la Germania. Se questa accetta anche la Francia sarà della partita. Fanta politica…

    Che ne pensate?

    Riccardo come vedi sono pronto a sostenerti in tale iniziativa.

  12. Caro altro-Filippo,

    firmerei la tua proposta all’istante. Se avrai il tempo di leggere la mozione di cui parlo, vedrai che questa mozione andava molto oltre, ma metteva in mezzo anche altre cose soprattutto sui non-comunitari. La mozione era passata in commissione, ma poi bocciata in parlamento, non so i motivi, ma immagino che quando ci stanno molte cose “innovative” è più facile che gli oppositori si alleino.

    Come ho scritto, l’idea era quella di arrivare ad una mozione al parlamento europeo, cosa non facile ovviamente. Se vuoi possiamo sentirci direttamente per mail e provare a lavorare insieme. Anche una cosa tipo il sito che mi hai mandato mi sembra interessante.

    Il post non voleva essere dettagliato e operativo apposta, voleva porre “l’idea” del superamento della nazionalità (almeno al livello europeo) rispetto alla democrazia, come idea moderna che iMille dovrebbero portare nell’arena delle linee guida del PD. Ovviamente poi viene “il governo”, ma non è questo il posto, a mio avviso (è un concetto un po’ criptico forse qui ma penso di essere stato più chiaro in un lungo post in risposta al post di Filippo sull’Università).

    Aspetto tue nuove (e di tutti quanti vogliano essere operativi su questo tema),

    cordialmente
    riccardo

  13. Anonymous

    Riccardo,

    cercheró di mettermi in contatto con te. E cerchero’ con calma di leggermi la mozione che segnalavi

    L’importante e’ avanzare l’idea, e far si’ che il PD faccia sua questa idea e la porti in pratica.

    Se il PD la fa sua, formazioni politiche di altri paesi seguirebbero.

    Tu insomma vuoi sfatare un tabu.
    Oltretuto su questo punto le due anime del PD si fonderebbero.

    Io penso che il diritto dei voto degli extracomunitari alle elezioni locali e quello degli europei alle europee sono due cose distinte , ma parallele.

    Il gradualismo ed il pragamtismo sono fondamentali.

    Solo cosi’ si fa’ l’Europa.

    E quando dico Europa non mi rifersci alle istituzioni di Bruxelles, ma a qualcosa di piu’ alto, un progetto comune, in cui le forze si fondono.

    Io volevo suggerire a Scalfarotto di porre nel suo blog una rubrica Europa, ma poi non l’ho mai fatto.

    Tornando al voto. Ora ti scrivo.

  14. D’accordissimo di andare per passi e per gradi, separando le facce (divide et impera) che fanno parte della stessa medaglia.
    E sì, vedi che ci può essere qualche tema fondamentale (e il concetto di democrazia penso proprio che lo sia) in comune tra le varie anime del PD?
    Gli aspetti, riassumendo sono:

    1) voto degli europei a tutte le elezioni locali, non solo alle municipali;

    2) voto dei non-comunitari nelle elezioni locali;

    3) voto degli europei per le politiche nel paese di appartenenza con “esclusività”, ed eventualmente dando la scelta;

    4) voto completamente legato alla residenza, ma ovviamente questo va concordato al livello internazionale, poiché il cittadino americano (per esempio) non può avere doppio diritto di votare per le elezioni americane e del paese europeo. Si potrebbe iniziare proprio con le elezioni europee, per dare una scossa leggera;

    ma come dice bene “anonymous” è un tabu che bisogna prima sfatare. Penso e spero che dovrebbe essere uno di quei temi di ampio respiro che il PD dovrebbe portare avanti e sui quali il governo italiano potrebbe fare unilateralmente delle scelte coraggiose.

    a presto
    riccardo

  15. L'altro Filippo

    Anomymous ero io….

  16. L'altro Filippo

    Anonymous ero io….

  17. L'altro Filippo

    Piccola parentesi che non tiene nulla da vedere.

    Il voto per gli italiani all’estero deve essere mantenuto ma con modalitá diverse (es.: i morti che votano, le circoscrizioni, ecc.)

    Siamo gli ultimi ad averlo introdotto in Europa. Amici francesi e spagnoli (e senegalesi) gia’ votavano x via consolare da anni, che dico, da decenni. Ed a nessuno e’ saltato in testa di levare il voto ai connazionali che vivono fuori.

    In Francia, si era parlato di fare come negli States, vale a dire legare il diritto di voto degli espatriati al pagamento delle tasse. Ma abolirlo totu court , come propone Philippe no, questo non salta in mente a nessuno.

    Oltretutto la proposta francese fu avanzata non tanto x antipatia x gli emigrati, ma per colpire quelli che se ne vanno a vivere in paradisi fiscali.

    Ora torniamo alla proposta sul voto de comunitari.

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