di Davide Guadagni
“Mister Smith va a Washington”, vi ricordate? Era un vecchio film di Frank Capra in cui un giovanissimo e sprovveduto James Stewart veniva eletto in parlamento ma, nonostante fosse contrastato dal potere, forte del suo candore, riusciva a combattere la sua battaglia.
Ecco, la nostra storia potrebbe avere questo titolo: “Miss Caporossi va a Roma”.
Paola Caporossi 43 anni è infatti una delle pochissime persone “comuni” ‒ è politologa ma fa la bancaria – che sono state chiamate nel Comitato dei 45 che ha il compito di arrivare alla costituente per il nuovo Partito Democratico.
La prima volta che va al Comitatone a Roma, Santi Apostoli, è il 30 maggio.
E cosa è successo il 30 maggio?
Abbiamo passato cinque ore, fin oltre l’una di notte, per analizzare l’esito delle amministrative usato per ribadire la necessità di un leader forte diverso da Prodi. Che l’argomento fosse un pò fuori tema alcuni, tra cui la sottoscritta, lo ritenevano, ma abbiamo continuato a sperare, sino a tarda notte, che almeno una parte del dibattito potesse essere riservata ad intavolare il discorso sulle regole.
Insomma invece delle regole si cercava il candidato?
E’ stato il tormentone di tutta la serata, e il motivo dei volti scuri con cui i grandi capi sono usciti dalla riunione.
Ma lei che era presente, ci può dire se ha avuto l’impressione che i giochi si facciano altrove?
No, il dibattito era vero, non precostituito, appassionato e diretto tra tutti i leader politici. Ho avuto l’impressione che l’intervento di ognuno venisse ascoltato e soppesato.
Insomma tutto vero.
Sono uscita convinta che ci fosse da ben sperare dal lavoro di questo Comitato, se il dibattito era stato sin dall’inizio così aperto e appassionato. Sono arrivata a credere di non essere stata chiamata a fare da “foglia di fico” ai partiti.
E così vi siete riconvocati.
L’appuntamento successivo doveva essere per l’11 giugno, con ordine del giorno: discussione sulle regole per elezione della Assemblea Costituente. Come APD abbiamo iniziato subito a lavorarci, ed eravamo pronti con una nostra proposta e con un portale (www.primariepd.org/primarie) da offrire come strumento. La riunione, però, è stata spostata al 18 giugno. E noi abbiamo approfittato per lavorare ancora.
E lì cosa è successo?
La riunione è iniziata in ritardo ma con un clima molto più disteso.
Ma avevate avuto in anticipo un documento su cui discutere?
No. Almeno non io, ci è stato distribuito solo lì un decalogo di regole concepito dai tre saggi (Vassallo, Ceccanti, Biasia), filtrato dai tre coordinatori.
Un po’ sleale, ma comunque avevate lo spazio per dibattere.
Beh, la discussione è iniziata alle 16,30 e si è chiusa alle 18 e 30 forse un po’ poco per discutere l’argomento che giustifica l’esistenza del Comitato.
Cioè, la volta scorsa che eravate “fuori tema” siete andati a ruota libera e questa volta che dovevate parlare del motivo per cui esistete potevate parlare solo pochi minuti a testa?
Esatto. E una si chiede: si può lavorare a delle regole serie imponendosi di deciderle due ore dopo? E si risponde sperando che si tratti solo di un preliminare da approfondire.
Beh, se si mette lei a fare domande e risposte io cosa ci sto a fare. In pochi giorni però il quadro è cambiato radicalmente, è arrivato Veltroni, a lei piace?
Sì, ma non ci sarebbe niente di peggio che partecipasse con una sua sola lista, la competizione deve essere vera. Paradossalmente, questa investitura ha stravolto il dibattito e annullato la possibilità di competere da parte di altri per la leadership. Chi avrà l’incoscienza di sfidare uno che ha già stravinto? Ma è proprio a questo punto che servono le regole per dare la possibilità di un rinnovamento nelle liste che eleggeranno i propri rappresentanti all’Assemblea Costituente.
Ma Diesse e Margherita presenteranno ognuno una loro lista?
Questo è il rischio che lo stesso Veltroni ha detto ‒ proprio alla nostra ultima riunione – di voler scongiurare. Sancirebbe la morte del nuovo e farebbe rispolverare il manuale Cencelli. Sarebbe un passo indietro. Se facciamo così non ne usciamo, dobbiamo aprirci.
E allora cosa propone?
Mescoliamoci. Stiamo andando a fare un partito nuovo dove saremo tutti insieme? Bene, cominciamo subito, riaggreghiamoci a partire dal basso, dai territori, da presupposti diversi da quelli dell’appartenenza precedente, solo così daremo la possibilità di entrare ai cittadini, ai giovani, alle donne che, fino ad oggi una politica impermeabile aveva respinto.
Mescolarsi è una bellissima cosa, anche APD si mescolerà?
Di sicuro non presenteremo una nostra lista ma ci saremo. Favoriremo l’aggregazione tra le mille istanze che si stanno esprimendo. Perché, anche questo è un rischio, il fiorire di idee e di gruppi può generare una frammentazione dispersiva e inutile che, peraltro favorirebbe chi è già strutturato. Niente di peggio.
Ma tutto questo sarà possibile solo se le regole lo consentiranno.
Certo, le regole saranno fondamentali, cruciali a questo punto, per procedere in una direzione piuttosto che in un’altra. La comparsa del leader in scena può far pensare che quello fosse il problema, quello era un problema. Ora abbiamo l’altro problema quello che serve a consentire la partecipazione a chi vorrà partecipare. Dobbiamo aprire al massimo le possibilità di candidarsi ma a chi si candiderà va garantita l’effettiva possibilità di essere eletto. Non è semplice. Per farlo bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare bene.
Nel film che citavo all’inizio mister Smith vince, e il finale è lieto. Auguri a Paola Caporossi, anche se lei non può contare su Frank Capra.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Mrs Caporossi sembra una persona molto intelligente e degna di fiducia, il sito delle primarie è ben fatto e utile e l’APD sembra una cosa seria.
La domanda è: in che rapporti iMille sono con con questi soggetti? Dato che i punti in comune mi sembrano molti, hanno pensato a unire le forze?
o giodi … io lo propongo da subito e non ho mai ottenuto risposte …
nello spirito “dal basso” ho domandato al sito di APD se ci sono simpatizzanti a Parigi con cui discutere dal vivo … attendo ancora risposte ….
Da una mail ricevuta oggi, mi sembra utile estrarre il motto: “bisogna uscire dal blog”.
Ovvero incontrarsi e conoscersi per fare le cose o tentare almeno. Certo all’estero è difficile, noi ci proviamo …
bella,
r
iMille ‒ Parlare, capire, decidere.
Ho interrotto, per un paio di volte, la conversazioni su massimi sistemi (libertà, bontà, massimi sistemi, partito democratico) con un post intitolato
>
Marco Simoni mi girato un suggerimento.
>
Sono su internet dal ’95. Non amo inserire i post fuori teme e non amo disturbare.
Però il tema, per me, fa saltare tutti gli altri.
E’ stato creato un movimento. Tutto bello e tutto gioia. E’ stato creato in una riunione spontanea di 30 persone. Tutto bello e tutto gioia e tutto contrario alle leggi della probabilità perché 30 persone difficilmente si incontrano per caso… in un’aula di domenica… mah…
In ogni caso va bene anche così, un nucleo di 30 persone è un ottimo seme per una grossa pianta.
Ora esiste questo movimento e questo sito. Di politica so poco, però come vanno le cose … non va bene per niente.
E quindi decido di provare ad impegnarmi ed di dare una mano.
Iniziano ad apparire gli articoli. Inizia ad apparire anche una sorta di linea politica che potrebbe anche andare bene.
Quello che non va bene è che non riesco a capire quando sono stati scelti gli autori di questi articoli, dove si sono incontrate le persone per eleggere un leader, chi tiene le fila.
Come dicevo, non sono un politico, mi occupo di processi produttivi. Ma per mestiere so che dove c’è produzione c’è una leadership.
Su i-mille c’è produzione.
Chi è il leader? Come è stato scelto?
Non rispetto il buon consiglio di Marco Simoni perché ritengo che questo discorso debba essere pubblico. Se potesse avere un post dedicato sul sito dei iMille… bhe… sarebbe di per sé una risposta.
Il cuore del messaggio è semplice: “se iMille si comportano come gli altri hanno già perso”.
Dobbiamo scegliere un leader (e con lui i suoi collaboratori e le idee di base) lasciandoci infiammare dalle sue idee e dandogli, a torto o a ragione, un mandato definito al termine del quale si tornerà a decidere.
Prima di aver fatto quello, iMille è un movimento come tutti gli altri, forse peggiore, di certo più debole.
Ma io non voglio che sia come tutti gli altri! Quindi interrompo, mi espongo e chiedo.
Ritengo che, se questo discorso generà una discussione (o una risposta) franca, chiara e trasparente, noi diverremo molto più forti. Se non lo farà… beh… in parecchi si risparmierà tempo.
Un abbraccio
Guido
Per favore, “po’” con l’apostrofo. Grazie.
Riccardo, colgo l’occasione per salutarti ancora ma temo che la frase che ti ho scritto in quella mail “bisogna uscire dal blog” non incontri molto favore negli altri Mille, neanche nella sua accezione più umile, cioè incontrarsi tra noi Mille. In due post differenti ho proposto di vederci in maniera informale, anche per capire semplicemente quali facce e quali idee ci sono dietro i nostri nomi e nomignoli ma nessuno pare interessato. Concordo sul fatto che la mia faccia e il mio nome non destino attenzione nè politica nè mediatica ma aderendo a iMille avevo immaginato la possibilità di incontrare e unire le forze con persone stufe di facce e di nomi e desiderose di idee e progetti concreti. L’impressione che ho avuto è che non sia così e che la maggioranza di noi comunque preferisce aspettare comunicazioni e inviti “dall’alto”, se così si può dire, tradendo lo spirito stesso dell’iniziativa. Molte discussioni, già a quarantott’ore dalla nascita de iMille, mi sembravano asfittiche, com’è normale che accada quando si parla troppo e si agisce poco. A più di una settimana si moltiplicano i detrattori, i magnanimi iettatori che comunque ci augurano buonafortuna, i critici della prima e dell’ultim’ora, ogni frase viene analizzata e dibattuta ma il dibattito vero resta piatto, frantumato in post sparsi tra questo e altri blog, limitato a chi ha qualche capacità di esposizione scritta. Personalmente stimo molto i promotori della piccola follia che stiamo cercando di mettere su ma temo che se per ogni mossa aspettiamo la loro imboccata non stiamo costruendo niente nè di moderno nè di democratico. Rinnovo l’invito a chi voglia cominciare a confrontarsi faccia a faccia e progettare una strategia per attirare un minimo di attenzione al di fuori di questo blog. Incontriamoci, contattiamoci, facciamo qualcosa. Oppure l’alternativa è scrivere un pregnante comment a un post. Ma non so quanto questo possa servire a migliorare l’Italia.
Serena Maniscalco
Piaciuto molto sia la bancaria-politica che l’intervista.
Si, anche io con Guido penso che finora sia tutto un po’ opaco.
Anche scrivendo all’indirizzo join@imille.org le lettere non vengono inoltrate a tutta la community, ed è piuttosto seccante doversi limitare a scrivere nei commenti di un blog.
Forse è ancora un peccato di gioventu’, ma penso che una comunitá, specialmente politica, specialmente democratica, dovrebbe adottare metodi piu’ aperti per permettere ai suoi membri di comunicare, contaminarsi, decidere.
Possibilitá tecniche, tra wiki, community, open source etc. ce ne sono a bizzeffe.
Non bisogna avere paura dell’apertura, anche se crea un po’ di casino. O iMille si aprono oppure non je la faranno, IMHO.
concordo con giodi, la mailing list non funziona veramente, non si è abilitati a inviare messaggi a tutti … quindi a che serve?
Se non ci creiamo un forum aperto, sarà difficile uscire dalla piccola comunità del blog, al che imille resterebbero solo un altro blog (come diceva qualcuno).
cordialmente
riccardo
Una provocazione: e se iMille proponessero a Paola Caporossi di rappresentare quelli che sono fuori dalle nomenklature e che vogliono portare rinnovamento (senza voler semplicemente sostituirsi come nomenklatura …) ? Insomma di candidarsi alla segreteria del PD.
cordialmente
riccardo