Ci sono dei momenti che individui come momenti di non ritorno. Per me uno di questi è la costituzione del comitatone dei 45 che dovrebbe far nascere di qui a poco il Partito Democratico. Come tutti sapete ho aderito con entusiasmo all’idea del PD perché credo sia l’unica idea rivolta al futuro che la politica italiana abbia avuto negli ultimi trent’anni almeno. Ma vedere quella lista di nomi, che dovevano essere 30 e hanno finito col diventare 45, che dovevano avere una forte presenza femminile e non ce l’hanno avuta, che dovevano rappresentare il futuro e invece avevano tutti più di 40 anni e quasi tutti più di 50 anni, è stato il segnale che la nostra classe dirigente era ormai irreparabilmente prigioniera della sindrome di Brezhnev.
Una classe politica giurassica in attesa del meteorite che l’avrebbe condotta all’estinzione.
Così ieri mattina a Roma eravamo una quarantina, arrivati da tutta Italia e dall’estero, a tentare di capire di cosa sia fatto un meteorite. Meglio: a tentare di capire come si faccia un meteorite, se un meteorite – quello giusto – possa essere costruito nella cucina di casa. Abbiamo parlato molto, otto ore, forse di più. Ero lì e ho sentito parole estreme: questa è la mia ultima speranza, ha detto qualcuno.
C’era bella gente, belle teste, begli sguardi puliti. C’era Carlo Fayer, consigliere comunale a Roma; c’era Giancarlo Bruno, del World Economic Forum, arrivato apposta da New York; c’era Anna Masutti, avvocata e docente di diritto all’Università a Bologna; c’era Mario Adinolfi, giornalista e blogger; c’era Francesco Grillo, di Vision; c’era Michela Tassistro, neo consigliera comunale di Genova; c’era Marella Reitani, avvocata a Milano; c’erano Valter Gallo, Carlo Traina e Francesco Costa di Pennarossa; c’era Maria Grazia Mattei, imprenditrice nel campo delle nuove tecnologie a Milano; c’era Antonio Sofi, che insegna a Firenze. E poi c’erano quelli che non c’erano: Marco Simoni, Pippo Civati, consigliere regionale della Lombardia, Sandra Savaglio, astronoma in Germania e già cervello in fuga sulla copertina di Time Magazine.
Abbiamo parlato a lungo. E alla fine abbiamo pensato che c’è una speranza in questo paese, che si chiama Partito Democratico. Il partito nuovo. Il partito bambino che sta nascendo. Il partito che “o è il partito delle donne e dei giovani o non è”, come ha detto Anna Finocchiaro all’ultimo congresso dei DS a Firenze, solo qualche settimane fa. Ci siamo detti che le cose finora non sono andate troppo bene, ma che noi vogliamo esserci e vogliamo creare soprattutto uno spazio per chi vorrà esserci. Ci chiameremo iMille, scritto così, con la i piccola e la M grande.
Per creare una lista che partecipi alle primarie per la costituente del PD, che accolga tutti quelli che oggi non ci sono, che non trovano spazio, per coinvolgere nel progetto del Partito Democratico tutti quelli che ritengono che il PD debba essere semplicemente un partito moderno, democratico, laico e di sinistra. Sembrerebbe banale ma, ahimé, non è così.
Avremo un portavoce, Marco Simoni, e una struttura la più aperta possibile. Ci saremo in tutta Italia e faremo in modo che chiunque voglia partecipare e candidarsi possa farlo. Proveremo a costruire un programma fatto dal basso, aperto ai contributi di tutti.
C’è bisogno di tutti, dell’impegno di ciascuno. Rientrando a Mosca quest’oggi leggevo i giornali e la sensazione era tremenda: Prodi stesso diceva che l’aria nel paese è irrespirabile. E’ tempo di aprire, tutti insieme, una finestra.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Vi ringrazio per questo vostro impegno per tutti noi. Ho incontrato Ivan per caso a Milano. Conto su quel sorriso autentico con cui ha risposto al mio invito a “continuare”. Conto su tutti voi, perchè mi sembrate intelligenti. E non è poco, non vi pare?
Se mai servisse: il mio voto c’è.
Massimo
Io votato Ivan alle primarie, tempo fa. Posso vantarmi con gli amici di averci visto lungo?
Grazie per quanto fate, spero di poter dare presto una mano anch’io, appena rientro in Italia.
A presto quindi
Fra