di Marco Simoni
Sotto la scorza un po' stantia della politica italiana, che sembra paralizzata in coazioni a ripetere mentre da ormai quindici anni il paese è in stagnazione economica, culturale, sociale, si muovono tantissime energie. Se non fosse imprudente per ragioni di privacy mi piacerebbe rendere disponibile la password di accesso all'account email che abbiamo aperto lunedì intorno alle 14.30, join@imille.org, perché tutti si rendano conto direttamente di quanta voglia di partecipazione, competenze da condividere ed energia per un cambiamento, vero, profondo e democratico, esistano in Italia.
Faccio un passo indietro ad uso di chi non frequenti la rete. Sabato sera, una trentina di persone giunte da tutta Italia e da varie parti del mondo (come sapete i nostri migliori cervelli non riusciamo a tenerli dentro i confini) sono usciti da una giornata in riunione, nella quale molte si sono conosciute di persona per la prima volta, affermando di voler partecipare alle Primarie del partito democratico.
Attenzione, tra di loro c'erano uomini e donne della Margherita e dei DS, persone elette nei consigli locali e professionisti indipendenti, professori di Harvard e studenti, precari e dirigenti. Un giornalista di Europa, Mario Adinolfi. Non c'erano quote, ma persone, e abbiamo parlato solo del futuro da costruire. Quel piccolo nucleo rappresentava bene la gran parte di italiani che il centrosinistra non riesce a rappresentare, nonostante ne riceva sempre il voto. Anzi, non sempre. Lo riceve davanti alla minaccia di Berlusconi, ma quando la minaccia è offuscata, come durante le scorse amministrative, chi è distaccato rimane tale, e la destra fatalmente prevale.
Si è scelto allora un nome per aggregare, un nome che facesse capire che i trenta della riunione stavano solo lanciando un sassolino da una montagna di neve. Si è scelto iMille, nome laico e repubblicano, nome che evoca una dose di ardimento, e che ricorda un episodio bello della storia patria. I Mille dunque non sono quei trenta, ma quelli che stanno scrivendo nella casella di posta, a decine, centinaia, in continuazione, dando la loro disponibilità a lavorare, a candidarsi, a partecipare. Tutto ciò anche se finora la notizia è rimbalzata solo in rete.
Questo è il primo articolo che mi trovo a scrivere come portavoce - neutro e temporaneo - de iMille, e sono felice di essere ospitato dal più giovane giornale italiano, che è sempre stato capace di offrire spazio a ciò che di nuovo si muove.
La costruzione di un partito democratico grande, di massa, e vincente, non si fonda su novecenteschi blocchi sociali di interessi omogenei, ma deve basarsi su un mix giusto dove le aspirazioni individuali di libertà e felicità, quelle collettive di giustizia e solidarietà, riescano ad allearsi con il mondo produttivo ed intellettuale che ad esse è naturalmente legato.
L'alleanza sociale ed ideale che dobbiamo costruire ha contorni molto più complessi di quelle a cui siamo stati abituati nel passato. La politica italiana tende drammaticamente a riprodursi in schemi ormai obsoleti, che non funzionano più e mantengono il paese in uno stato di stagnazione.
Per costruire il partito democratico abbiamo bisogno di decine, centinaia e migliaia di nuove persone, che non siano solo elettori, ma militanti ed eletti. Un partito che abbia idee e competenze, nel ventunesimo secolo, non è quello che “ascolta” le persone che hanno idee e competenze. E' quello che consente a queste persone di costruirlo, formarlo, guidarlo.
da Europa